IN INDIA E' L'ANNO DELL'ITALIA
02/01/2007 | Il Sole 24 Ore | INDIA |
Marco Masciaga
Nel 2007 il Sistema Paese dedicherà al Subcontinente le grandi azioni promozionali. Obiettivo: avvicinare le Pmi al nuovo boom economico dell'Asia.
Il ministro del Commercio internazionale Emma Bonino è atteso domani a New Delhi per una visita preparatoria in vista della proclamazione ufficiale, tra poco più di un mese, del 2007 come "Anno dell'Italia in India". Un progetto che tecnicamente si presenta come una serie di iniziative legate alla missione guidata dal presidente del Consiglio Romano Prodi in programma a febbraio, e che nei fatti si annuncia come una delle più ambiziose iniziative politico-commerciali mai intraprese dal nostro Paese. A prendervi parte, a fianco del premier, ci saranno tre ministri (Fabio Mussi per la Ricerca, Antonio Di Pietro per le Infrastrutture, oltre alla Bonino), i vertici di Confindustria eAbi e una delegazione di imprese a cui hanno già aderito circa 300 società. L'obiettivo è rafforzare la presenza delle grandi aziende, e coinvolgere le piccole e medie imprese non ancora presenti in India.
"Da tempo lavoriamo al superamento di alcuni degli ostacoli che si frappongono tra le nostre Pmi e i potenziali soci e clienti indiani spiega - Carlo Calenda, l'assistente del presidente di Confindustria per gli affari internazionali -. In questa ottica stiamo collaborando con le associazioni industriali locali per avere supporto nella selezione dei partner. Parallelamente abbiamo accresciuto il livello di assistenza fornito alle società già presenti sul territorio e, a livello governativo, abbiamo sollevato una serie di questioni di carattere regolamentare che oggi complicano la vita agli imprenditori di entrambi i Paesi". Ma, ci tiene a precisare Calenda, nel Subcontinente non ci sono solo ostacoli: "Fare affari in lndia è più facile che altrove, la domanda interna è forte, le barriere linguistiche sono modeste e le controparti sono imprenditori veri, non il Governo o azionariati indecifrabili".
Le due visite saranno anche l'occasione per mettere a fuoco le prospettive del nostro settore bancario, e per sensibilizzare il Governo indiano sul tema delle barriere tariffarie e non, una questione tecnicamente di pertinenza Ue ma che interessa da vicino prodotti del made in Italy come i marmi pregiati, il vino e gli alimentari freschi.
Mentre l'imminente visita del ministro Bonino si svolgerà tra New Delhi e Mumbai, la missione di febbraio della delegazione guidata dal presidente Prodi toccherà 4 città. In una prima fase (11-12 febbraio), le aziende dell'Ict faranno tappa a Bangalore, dove, oltre a una serie di incontri B2B con potenziali partner locali, è in programma la firma di un memorandum d'intesa tra STMicroelectronics e quattro università indiane. Negli stessi giorni le imprese del tessile/pelle, delle infrastrutture e dell'agroindustria si daranno appuntamento a Kolkata (ex Calcutta) per una serie di seminari tecnici e incontri per mettere a punto delle partnership. In un secondo momento (13-14 febbraio) le due delegazioni convergeranno su Mumbai. La chiusura della missione avrà carattere più politico e sarà a New Delhi, dove oltre al summit trai due primi ministri è in programma anche la prima riunione dell'Indo Italian Ceo Forum, l'advisory board voluto dal presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo e quello di Tata Motors RatanTata. Tra i settori da cui gli organizzatori della missione italiana si aspettano di più c'è quello dell'agroindustria. Le ragioni risiedono in parte nella progressiva apertura del settore retail alla grande distribuzione, e in parte nello stato di arretratezza del food processing, fino a un anno fa capace di trasformare non più del 2% dell'output agricolo. "L'ltalia ha grandi capacità in tutte le fasi, dalla catena del freddo al packaging, dalla trasformazione dei prodotti alla logistica - spiega un funzionario al lavoro sul progetto - e l'India è un mercato immenso e bisognoso del nostro know-how".
Un altro settore prioritario è quello delle infrastrutture. Per fare il salto verso il manifatturiero avanzato, l'India ha bisogno di strade, porti, aeroporti, ferrovie. L'investimento considerato necessario dalla Confederation of Indian Industries è di 331 miliardi di dollari in 5 anni, di cui circa la metà potrebbe essere di provenienza estera. "In questo settore, fuori dai facili entusiasmi, bisogna fare dei distinguo - ammonisce però Calenda -: a fianco delle grandi aziende che sono già presenti in India dobbiamo portarne altre, ma con cautela. Credo che i nostri margini di crescita risiedano nei settori a maggiore valore aggiunto come la gestione dei porti, la segnaletica ferroviaria e i sistemi aeroportuali. Su altri ambiti come le autostrade ho qualche dubbio, in particolare sulla possibilità di poter rientrare degli investimenti attraverso il pagamento dei pedaggi".
L'altro grande terreno di collaborazione dovrebbe essere quello del tessile e della pelle, dove il nostro Paese gode già di una posizione di rilievo nella fornitura dei macchinari e potrebbe accrescere il livello di collaborazione nel settore dei prodotti semilavorati e finiti: i margini per accrescere la delocalizzazione, il sourcing e la vendita di prodotti di alta gamma sono considerati ampi. Oltre al settore della componentistica auto che dovrebbe godere dell'effetto traino dell'accordo tra Fiat Auto e Tata Motors, le altre aree di interesse sono l'arredamento e la difesa. Nel primo caso il mercato sta già dando dei segnali interessanti sul fronte degli stili di consumo, mentre nel secondo il nostro Paese da tempo raccoglie risultati sui mercati asiatici.
Le prospettive di crescita dei settori del turismo e del cinema potrebbero invece dipendere in parte le une alle altre. L'Italia sarà l'unico country partner di Frames, la fiera dell'audiovisivo in programma a marzo a Mumbai, e da tempo punta a ospitare un Oscar del cinema indiano. Se questi sforzi mettessero il nostro Paese sulla mappa delle location scelte dalle produzioni bollywoodiane, le ricadute potrebbero coinvolgere anche il sistema turistico.
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