Chi si sveglia di mattina con un inguercibile sgatoscio
che gli ingromma il cardio,
siede stroncamente sul burlo del giaculo orando
e occhia il metrotempo.
Di poi si leva sfrantato sfricchiandosi le giunture
slurfando in bagorda sorbore di aria.
Sghiozza un lamento mascio mascio
di cafio poco dolce e mezzo freddo,
lo slaga sul piattino mezzo sul marmore…
In appresso suscitandosi si scartoscia dal bugo.
Può essere bastote come assaggio di lavurio
e satisfa il cardio rientrar in elevamotore
nella mocchettura comforto
ove mascio agonar nella pigrozza
infine al tramuntio e tripodiar
la cena la cine e via nottar lo sfumatino
e occhia il metrotempo.
Di slevagiorno come la tempazza di mai.
(Gardo, 1999)