In politica interna e nello scenario mondiale, quale futuro per la Terza Posizione?

Solve et Coagula: due principi apparentemente opposti che insieme reggono il mondo.

Non è un’opposizione vera e propria ma una polarità che ritroviamo un po’ ovunque: con Dioniso e Apollo o con Shiva e Vishnu. I quali formano la Trimurti con Brahman, il Principio che è Origine e Sintesi di ogni cosa.

I principi solvente e coagulante si differenziano e si caratterizzano anche nelle attitudini umane. Il primo detta la spinta alle innovazioni, agli sbalzi; il secondo alla prudenza, alla conservazione.

Il primo è ottimista (anche se per delusione scade spesso nel nichilismo), il secondo è pessimista.

Noi moderni abbiamo l’abitudine di pensare che uno sia progressista e l’altro reazionario. Ed è parzialmente vero.

Ma Solve e Coagula hanno bisogno l’uno dell’altro, perché si limitano e si sostengono a vicenda.

Del resto nessuno può essere progressista senza diventare corrosivo, scriteriato e diluirsi nel nulla.

Nessuno può essere reazionario senza ingrigirsi, incartapecoririsi e paralizzarsi in una vera e propria sclerosi. Spinti all’estremo questi due principi sono principi di annientamento.

Per renderli fertili e vibranti serve una Sintesi, per tenerli semplicemente a freno serve un Compromesso. Ed è questa la differenza che intercorre fra Centralità e Centrismo



Uno schema storico discutibile



La storia può anche essere letta come conflitto fra questi due principi, un conflitto che dà sempre vita o a una Sintesi o a un Compromesso. Mai al trionfo definitivo di alcuno dei due, cosa che sarebbe impossibile per definizione.

Si tratta comunque di uno schema di lettura approssimativo e mai sufficiente. Se andiamo all’Antica Roma tardo-repubblicana, è impossibile stabilire se siano più “solventi” o “coagulanti” i populares o gli optimates. Anche nello stesso schieramento altro è Silla altro Pompeo, così come nel fronte opposto ben diversi tra loro sono i due Gracchi (Tiberio è praticamente un tradizionalista e Gaio un sovversivo). Catilina, Cesare, Marco Antonio e Augusto (tutti populares) si differenziano non poco tra di loro rispetto a questo criterio di valutazione. Anche nel Medio Evo, nell’opposizione irriducibile fra Guelfi e Ghibellini, gli elementi progressisti e quelli conservatori in ambo gli schieramenti sovrabbondano. I due campi si differenziano per la matrice spirituale, culturale e metafisica che nel Ghibellinismo è tradizionale e nel Guelfismo sovversiva. Ma qui si entra in un altro ordine di idee e di valutazioni che non sono sovrapponibili. La confusione che si fa spesso tra questi concetti e quelli di cui parliamo (progressismo e conservazione) ha ingenerato non pochi malintesi fuorvianti.

Un paio di esempi per tutti: Cesare ei Cesaricidi, Napoleone e i Restauratori: la sovversione, intesa come elemento spirituale, culturale e anche politico, si trova in questi casi nel campo della conservazione che non è affatto vero che sia meno sovversiva di quanto lo sia il progressismo. 1



L’equivoco dell’89



Il grande equivoco nasce con la Rivoluzione Francese. Il solve che la provoca diviene il motore inarrestabile di una macchina senza guida; chi se ne rende conto cerca allora di darsi un piano coagulante con gli Immortali Principi che vorrebbero fare tabula rasa del passato e produrre l’impossibile: creare una nuova stabilità che si fondi sul desiderio corrosivo reso perenne. In risposta chi è reazionario rovescia lo schema anziché infrangerlo, e produce la Controrivoluzione. Ovvero l’idea che si debba controbattere sempre e comunque ogni vento di novità. Si accetta così, anche dalla parte reazionaria, la Rivoluzione Francese come elemento cardine della storia e si contrappone in modo lapidario il coagula al solve, proponendo per paradiso terrestre un museo delle cere.

Nessuno sfugge però al destino dettato dall’essenza delle sue scelte (e non dalle proclamate etichette): sicché a spazzare via quel Napoleone che aveva rettificato la Rivoluzione Francese e soggiogato ogni focolaio sovversivo ci pensa proprio la Controrivoluzione che, nel sussiego delle statue di cera, rimodella l’Europa sulla finanza cosmopolita e sostituisce così la passione che accompagnava le truppe napoleoniche con un’infezione, anzi con un’epidemia mortifera senza precedenti.



Il secolo delle passioni sociali e nazionali



Con l’avvento del Capitalismo, frutto della Restaurazione molto più che della Rivoluzione, si entra nel lungo secolo delle passioni sociali e nazionali.

Interviene anche la Rivoluzione Industriale a modificare il quadro sociale, politico, culturale, addirittura esistenziale delle genti.

Sono secoli di vitalità e di combattimento; li possiamo liquidare ricorrendo a schemi di comodo. Ma quanto ci sia di progressista e quanto di reazionario nei movimenti socialisti e nazionalisti che si battono contro l’ordine costituito è davvero arduo stabilirlo. 2

Il parlamentarismo si alimenta della contrapposizione fra le parti, delle quali esprime sempre il Compromesso; pertanto, a partire dalla Restaurazione e poi anche nelle susseguenti monarchie costituzionali e repubbliche, le opposizioni destra-sinistra e progresso-reazione vengono reiterate incessantemente benché spesso ci sia grande confusione al loro interno e nessuno schieramento corrisponda ad alcunché di preciso.

L’ordine borghese, che ordine non è perché non conosce l’Auctoritas, si fonda su due fattori che destabilizzano entrambi la società: il concetto di guerra civile (quando non c’è viene introdotto) e quello della minaccia esterna. Sono queste due preoccupazioni, unite all’insicurezza cittadina, che spingono la gente ad appoggiare spaventata, “in mancanza di meglio” una casta di ladri e affaristi che non perseguono una comunità di destino e quindi non rappresentano altro che i loro interessi privati. 3

Per uscire da questa impasse (che si fonda su di una variante di quello schema duale sul quale il Papato aveva assicurato la sua stabilità dopo la doppia usurpazione anti-imperiale compiuta da Ambrogio e dai Guelfi) si deve assolutamente scompaginare lo schema destra-sinistra, progresso-conservazione. 4 Ovvero si deve gettare a gambe all’aria il Compromesso e imporre la Sintesi. Che è quanto fece Benito Mussolini.



Una felice definizione



André Malraux, intellettuale gollista di prim’ordine, molto vicino ai comunisti, definì i fascisti “pessimisti attivi”: è una definizione che mi garba, essendomi io sempre definito un pessimista entusiasta. È molto più di una semplice definizione perché attesta in due parole l’avvenuta sintesi.

Il pessimismo (storico, cosmico) rimanda alla Reazione pre-controrivoluzionaria ed offre una versione del Coagula non troppo spiacevole. L’attivo rimanda invece al Solve, alla volontà di cambiare, di mettere sempre tutto in discussione, senza mai perdere la bussola.

È così che si spiega l’anti-destra e l’anti-sinistra del Fascismo che è Centro contro il centro.

La presenza egemone a sinistra di un altro polo rivoluzionario e socialista, ovvero di quello comunista5, indusse Mussolini a scegliere di posizionarsi a destra, ma non senza una prolungata incertezza. 6

Per questo si è potuto immaginare il Fascismo come elemento reazionario. Eppure in un solo caso esso si lasciò coinvolgere, prendendo partito (anche per motivazioni geopolitiche) nello scontro fra Fronte Rosso e Reazione e questo avvenne nella guerra civile in Spagna.

Tuttavia in America Latina l’unica esperienza dichiaratamente fascista, quella di Peron, optò sempre e comunque per un’intesa con l’estrema sinistra ed ebbe per nemica la curia, gli industriali,

i latifondisti e lo stato maggiore militare.





Né Fronte Rosso né Reazione



“Né Fronte Rosso né Reazione” questo splendido slogan nazionalsocialista, ripreso durante gli Anni di Piombo da Terza Posizione (nome non a caso di matrice peronista), rappresentava una sorta di formula magica. Induceva a non lasciarsi coinvolgere in una qualsiasi delle due forbici, bensì a propugnare una sintesi popolare, trasversale. Che, essendo Nec Nec ma prendendo quanto di buono, ma comunque di stravolto, esisteva in ambo gli schieramenti, sarebbe stato anche un Et Et.

In particolare l’esperienza storica tedesca è rivelatrice su quante affinità e complicità intercorrevano fra gli stati maggiori dei due schieramenti rivali. 7

Ed è rivelatore anche quanto estremamente progressista ed estremamente reazionario al contempo riuscì ad essere quel Reich che, pure, nella sua particolare interpretazione degli opposti fu al contempo né l’una né l’altra cosa.

Ma torniamo ai tempi di TP. Allora il Fronte Rosso e la Reazione (benché quest’ultima avesse come stato maggiore l’intelligentia modernista e il primo avesse dei riflessi del tutto reazionari) si ritrovavano non solo negli schieramenti interni ma anche sulla cartina internazionale grazie al bipolarismo Usa-Urss.

Oggi che il sistema sovietico è imploso tutto è cambiato8. In apparenza.



Fronte Global e Reazione



Le apparenze ingannano, è risaputo. Figurarsi in un mondo che vive di apparenze e di atteggiamenti.

Sicché ben pochi osservatori hanno notato come, rimescolate le carte, lo stesso identico schema duale sia stato comunque conservato. Solo che i soggetti sui quali si fonda oggi il sistema globale vanno definiti Fronte Liberal e Reazione.

Il Fronte Liberal è quello dell’ottimismo global, del Dio Mercato, dei diritti civili, dell’intolleranza salutista, del progressismo tecnologico e capitalista ed è, finalmente, capeggiato da quegli stessi che qualche decennio fa dovevano gestire ob torto collo il fronte dei reazionari ma che furono sempre progressisti.

Nel Fronte Liberal ci sono gli imperialisti americani, le lobbies dei diritti civili, gran parte dei comunisti, in particolare i trotzkisti. Si badi: questo Fronte Liberal è del tutto trasversale fra “destra” e “sinistra” così come lo è la Reazione: la scelta dell’uno o dell’altro schieramento da parte delle singole lobbies è dettato solo da calcoli aritmetici. 9

Nella Reazione si trovano i prudenti, i moralizzatori, i paurosi di ogni cambiamento ma anche quegli intransigenti che distruggerebbero subito l’Occidente per sostituire il Corano alla Bibbia.

D’altronde non potrebbe essere diversamente: la loro accusa all’Occidente si fonda anch’essa su di un postulato controrivoluzionario, antiprogressista tout court. Vedono come lume tutto quanto sia buio, come risposta al caos il rigore dei codici e non la spina dorsale eretta dell’uomo autocentrato.

Inoltre nello schema internazionale, pur di salvare il dualismo, l’Islam (integralista…) ha soppiantato il comunismo, Teheran ha preso il posto che fu di Mosca. Anche se esistono altri “cattivi” come Cuba e la Corea del Nord ma anch’essi in fondo sono oggi reazionari in quanto fondamentalisti. 10

Nell’armata brancaleone reazionaria, oltre ai singoli risparmiatori che forniscono probabilmente l’unico elemento sano dell’insieme, si trovano associazioni controrivoluzionarie e moraliste, confessionalisti di ogni parrocchia, quasi tutti gli emarginati, i gracchianti, i tragicicatori, gli apocalittici. Anche se, ovviamente, parte di essi sta tranquillamente fra i “liberal”; e non parliamo solo degli ultrasinistri.



L’equivoco dei Pacs



Non vi è antagonismo fra i due poli, né sul piano interno né su quello internazionale, nel quale, magari, vige al massimo un po’ di rivalità.

Essi si mantengono perché, in uno schema collaudatissimo, con quel “due” si tiene in piedi l’uno diviso e informe dell’ordine borghese.

Ognuno dei due schieramenti si compenetra e sorregge l’altro così come le carte da gioco che i bambini usano per formare una tenda indiana.

Soltanto la morale tra le due greggi si differenzia fra morale del Solve e morale del Coagula. Ma la contrapposizione resta a livello di base e mai di vertice, in quanto il Compromesso tritura tutto e lo rende assolutamente uguale.

Si pensi ai Pacs. Ha perfettamente ragione Paolo Poli quando dice che sono il frutto di una mentalità conservatrice: quella di banalizzare e rendere contrattuale qualunque trasgressione nel nome del diritto civile. Quelli che si contrappongono ai Pacs (che non sono solo contratti per unioni omosessuali) non in quest’ottica ma in un’ottica reazionaria non hanno capito gran che. Non si avvedono che la famiglia contemporanea è già un Pacs. Che tutto viene trascinato verso il basso: non già dall’antagonista che hanno identificato, ma da questo e dal suo alleato, ovvero colui a quale il reazionario si affida. 11



Che futuro per la Terza Posizione?



Oggi non si può esprimere un terzo polo, né men che meno confonderlo con la Terza Posizione. Il terzo polo è la Balena Bianca, è il baricentro del Compromesso.

Non è nel posizionamento in questo o quello schieramento, né al di fuori di essi (nel presunto “antagonismo” privo di consistenza) che si trova oggi la risposta.

Perché la risposta non sta nei gesti ma nei fatti, non negli slogan ma nelle Idee.

Ancora una volta è la confusione presente nel regno delle apparenze, la sopravvalutazione degli atteggiamenti, che ha mandato fuori strada, nel nome di un falso problema, tutti coloro che si vorrebbero eredi della Terza Via.

Il problema non è dove ci si posiziona ma come e perché.

La soluzione quindi è nell’autocentratura. Nel riconoscimento – come assolutamente uguali, complementari e rifiutabili – del Fronte Liberal e della Reazione intesi come quello che sono: eguali espressioni della Sovversione e dell’iniquità.

Partendo di qui, e gettando alle ortiche qualsiasi tentativo di difesa di ruderi, di “valori” che in realtà sono già minati, orientandosi invece a una precisa Idea del Mondo e appropriandosi della vera storia della Rivoluzione italiane ed europea che si può ripartire. 12

Rifiutando ogni schema di contrapposizione duale, sia interno che estero, e facendosi invece fucina d’innovamento, di alchimia.

Sui metodi e gli obiettivi (lobbistici, metapolitici e politici) mi sono più volte espresso.

Quel che è fondamentale, però, è quello che c’è prima degli obiettivi, ovvero la presenza costante a sé. E dunque la necessità d’intendersi sempre e comunque trasversali, a qualunque schieramento si aderisca per opportunità tattiche. Si deve intervenire a trecentosessanta gradi se possibile, o comunque nel raggio di azione consentito, armati dell’ostinazione di un incondizionato Nec Nec che sia però capace di vita, come negli anni delle Rivoluzioni Nazionali e Sociali, all’ Et Et.

Cioè ad un’alternativa nuova che sia al contempo dominatrice del solve e del coagula, che sia quindi pessimista e attiva.

Ovvero alla Sintesi che è l’unica alternativa reale al Compromesso. A quel compromesso che ogni presa di posizione controrivoluzionaria, moralista, minimalista, fondamentalista o confessionalista, non fa che rendere più forte.

Allora, solo allora, finalmente ci fucileranno.





Qualunque presa di posizione effettuata su capisaldi già franati, su manifestazioni apparenti di un Principio, fondata su affermazioni verbali e comportamentali è una Parodia. Che fare quadrato per difendere o restaurare un gradino meno basso nella discesa dovuta alla perdita di centro, contrariamente alle intenzioni, acceleri la caduta lo spiega perfettamente Guénon che di certo non è un rivoluzionario….
Nel movimento socialista dell’Ottocento erano presenti un’enormità di motivi arcaici. La concezione progressista della storia, contrariamente a quanto si creda in generale, non era propria nemmeno a Marx che era un grande estimatore del Medio Evo.
Sull’argomento del collante terroristico dell’oligarchia si è ottimamente espresso lo svizzero Eric Werner nel suo “L’avant-guerre civile” e nell “Après-démocratie”.
Sull’argomento vedi il mio “Nuovo Ordine Mondiale tra imperialismo e Impero” edito dalla Barbarossa.
A ben vedere il comunismo sta al fascismo in schema “chiastico” esso è ottimista (fino alla disperazione nichilista) e, contemporaneamente, la sua azione indefessa è mortifera, paralizzante e porta alla catalessi. Reazione e Progresso nei due partiti emersi dal socialismo rivoluzionario hanno preso strade davvero diverse.
Mussolini fu tentato più volte di presentarsi a sinistra prima del ’22 (e anche D’Annunzio del resto). Dal ’22 al ’25 aprì in modo particolare a sinistra. Riconobbe da subito la Russia Leninista (che aveva intrattenuto rapporti con Fiume) e mantenne con il leader sovietico rapporti privilegiati che vennero inizialmente negati ai comunisti italiani.
Rivelatore, in particolare, sulle alleanze fra industriali, comunisti, socialdemocratici, parte degli Jünkers e ala strasseriana del Nazionalsocialismo, alleanze in chiave anti-hitleriana un libro non tradotto in Italiano. “Hitler démocrate” di Léon Degrelle.
Bizzarro ma vero: l’ala più avanzata dello schieramento oligarchico tra il 1946 e il 1990 dovette stringere alleanza con tutte le reazioni per equilibrare il peso del Fronte Rosso che, con slogan molto più ottimistici dei suoi antagonisti, era di fatto molto più reazionario di essi.
Mastella, i Radicali, la Lega e i Pensionati hanno giocato spesso a pendolo, proprio per queste ragioni. Di fatto non esiste alcuna discriminante ideologica, identitaria o di appartenenza fra i due cartelli. Tranne forse l’anticomunismo che però non è universale a destra.
La Cina, che è pur sempre un gigante comunista, non ha mai preso realmente il posto dell’Urss come spaventapasseri. Forse questo lo si deve al fatto che l’alleanza con gli Usa nella gestione mondiale del narcotraffico suggerisce prudenza in materia.
Per esempio chi si schieri categoricamente dalla parte della Controrivoluzione, dunque del clero, viene costantemente ingannato sul piano dell’immigrazione laddove la Caritas, che sempre alla Chiesa fa capo, svolge un ruolo di prim’ordine nella promozione e nell’inquadramento del fenomeno. Ma anche il Papato stesso va nella direzione opposta visto che sta facendo di tutto per far entrare la Turchia nell’Unione Europea malgrado il comune sentimento di rifiuto dell’opinione pubblica. Insomma i reazionari servono solo per lasciar sfiatare. Ogni giorno che passa, del resto, si ritrovano a far quadrato su quello che solo il giorno prima stavano osteggiando… Ciò avviene perché il Padrone di ambo gli schieramenti è lo stesso, o se preferite, perché il Padrone di ogni organizzazione internazionale e oligarchica sta in ambo gli schieramenti e, quindi, utilizza i suoi militanti come meglio crede. È anche la ragione per la quale si può tranquillamente essere fascisti e cristiani (ne abbiamo migliaia di esempi) ma mai fascisti e clericali. Al di là delle concezioni filosofiche, religiose e metafisiche, non si possono seguire due padroni. Uno dei quali internazionalista.
Abbiamo recentemente dedicato a questo un articolo abbastanza esaustivo: “La chiamavamo Weltanschauung