Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Ce' Manifestazioni E Manifestazioni

    Poche decine, un centinaio…non è una questione di numeri. Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose col loro giusto nome: è stato un atto di barbarie assoluta.
    Una manifestazione per la pace in Medio Oriente si è trasformata in uno spettacolo indecente, partendo dal vergognoso e già sentito coro d’insulti (dieci, cento mille Nassiriya) al rogo dei tre fantocci avvolti nelle bandiere italiana, americana e israeliana.
    Espressioni di sdegno e condanne verbale da parte delle istituzioni e dei politici…ma non basta.
    Non è più il tempo della tolleranza e delle giustificazioni. I facinorosi manifestanti di indubbia provenienza devono essere isolati da tutti i democratici, specialmente da quelle forze politiche cui fanno riferimento e sulle quali gettano discredito (l’opinione pubblica fa presto ad associarle alla sinistra in genere). Così la destra con Cicchetto e Gasparri ha buon gioco nel paventare una sorta di complicità tra la maggioranza e il governo con i responsabili dell’ignobile misfatto, vista la partecipazione alla manifestazione del segretario del Pdci Di Liberto che sembra chiuda la faccenda con la seguente dichiarazione di condanna: “Chi grida certi slogan è nemico della causa palestinese. Il rogo è opera di quattro imbecilli”.
    Non basta. L’onorevole Di Liberto, per il ruolo che svolge e per l’intelligenza politica che lo contraddistingue, non può parlare così semplicemente di quattro imbecilli, perché sa che non sono quattro imbecilli, considerando, tra l’altro, che non è la prima volta che partecipa a manifestazioni così composite e movimentate.
    Il problema è molto più complesso e investe tutta la sinistra, da quella più moderata a quella radicale, ormai pure essa sinistra di governo, che deve dare delle risposte convincenti.
    Come la democrazia non si esporta con le armi, la pace non s’impone con la violenza. Tanto basta, quindi, perché tutta la sinistra, da Fassino a Di Liberto, dichiari a voce “forte e chiara” che non ha niente in comune con questi facinorosi violenti e insensati; che non parteciperanno mai a nessuna manifestazioni che preveda la loro presenza. Tutto ciò senza doppi giochi e furberie.
    La sinistra per affermare i valori propri non ha bisogno di avvalersi della violenza di pochi “imbecilli”, ma deve distinguersi. Deve isolarli, abbandonarli al loro destino.
    Manifestare con determinazione ma con serenità si può. E Milano ne è la riprova. Forse l’onorevole Di Liberto avrebbe fatto meglio a unirsi ai manifestanti di Milano.
    Ciceruacchio

  2. #2
    repubblicano nella sinistra
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    sono perfettamente d' accordo con Nando.
    Diliberto non se la se la può cavare dicendo "consideravo 50% di possibilità che succedesse questo ma sono andato lo stesso". Se vai ad una manifestazione senza pretenderre filtri efficaci per "imbecilli e delinquenti" non puoi lamentarti se li accomunano a te.
    Ciò premesso il CS dovrebbe avere però più p**le e rinfacciare ai sedicenti intellettuali tipo Massimo Salvadori ( che il Dio Crepitus lo assista come suo beniamino) che il conto bisognerebbe chiederlo anche a chi va in piazza con chi fischia l'' inno nazionale.
    Infine i cd moderati del CS fanno non bene ma strabene ad indignarsi per le volgari e rozze espressioni violente e razziste di certi cortei, purtroppo però non fiatano di fronte a ... come dire ? gerarchie etniche ?.. espresse in maniera molto più raffinata, e per questo più pericolosa , anche dal proprio interno , vedi una persona , per altro di altissimo livello, come Furio Colombo che sostiene " prima viene i ldirtto di israele a difendersi, subito dopo quello dei palestiensi ad avere uno stato".
    Con "teorie" del genere è più difficile prendere a calci ( morali, ma non solo) gli "imbecilli e delinquenti" e i furbastri che li coprono

  3. #3
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Tutto giusto.
    Però da un eccesso si cade subito nell'altro.

    A me da fastidio che i caduti in Iraq vengano definiti "eroi" o peggio ancora "martiri".
    Come militare in congedo di un esercito repubblicano che era fatto in larga misura di coscritti di leva ed era figlio legittimo di quello degli eroi -loro sì- di Cefalonia, ho una idea molto netta di cosa sia eroismo, e di come anche nell'Esercito il Cittadino possa e debba manifestare un consenso o un dissenso e ritenersi personalmente responsabile per ciò che il proprio reparto militare fa rispetto al sentimento prevalente della Nazione.
    Come credente poi e come Cittadino di una Repubblica risorta attraverso l'antifascismo, ho del martirio una concezione legata alla testimonianza personale e volontaria fino al sacrificio consapevole di sé.

    Le vittime passive di un attentato, colpite in conseguenza di una loro azione che era percepita come ingiusta dalla maggior parte dei compatrioti non sono eroi. Arrivano al massimo a rappresentare delle vittime del lavoro. Un lavoro sporco e deprecato da tutti noi.

    Per me sono molto più eroi coloro che rovinandosi la carriera militare e rinunciando alle ricche indennità di missione scelsero per motivi di coscienza di NON partecipare alla missione in Iraq. E ci furono.

  4. #4
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Non basta morire per passare dalla parte del giusto.

    E per un soldato morire in branda senza aver difeso la posizione ed i compagni è comunque una infamia.

  5. #5
    1° Agosto 1537
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    Le incredibili reazioni del regime bipartisan alla manifestazione di sabato scorso sono note.
    Va colto l’unanime segnale di attacco alla libertà di espressione, cioè alla madre di tutte le libertà.
    Il fatto che dei fantocci siano stati incendiati simbolicamente da quattro scalzacani narcisisti, in una manifestazione pacifica come poche, ha dato la stura ad una serie impressionante di dichiarazioni liberticide e forcaiole.
    Ma l’attacco alle libertà democratiche e costituzionali non potrebbe svilupparsi senza la complicità di quella che si vorrebbe “sinistra radicale” di governo”. Il presidente della Camera che ha definito “orribili” gli slogan di Roma non ci risulta abbia usato simili parole per le donne inermi massacrate a Gaza, per i bambini trucidati dall’esercito israeliano, per le vittime delle bombe a grappolo con la stella di David sganciate in Libano.
    Parlare di “missioni di pace”, laddove si partecipa ad un’occupazione militare; sottacere sempre e comunque i crimini di Israele; accettare nei fatti il pensiero unico imperiale è la prassi normale di questa sinistra.
    Il parossismo raggiunto dalle reazioni a questo corteo ininfluente e microscopico dimostra l’assenza di argomenti. Al ragionamento si sostituisce l’insulto, la criminalizzazione, la richiesta di repressione.
    Da alcune parti si chiedono nuove leggi per limitare il diritto a manifestare, da altre parti si vorrebbe tornare all’epoca dei “servizi d’ordine”, come richiesto da Diliberto, l’unico che si è veramente bruciato alla manifestazione di sabato, dato che la sua adesione era talmente strumentale da dover distribuire il suo tempo prezioso tra una fugace apparizione in piazza per la soddisfazione dei cronisti ed il suo voto di fiducia alla finanziaria che aumenta le spese per gli armamenti alla Camera.
    Ora, però, è l’attacco alla libertà di manifestare che deve essere respinto.
    Compiere un passo indietro su questi principi fondamentali equivale a negare la democrazia.

  6. #6
    laico progressista
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    Strozzi, potresti essere l'idolo dei disubbidienti col Che stampato in fronte....

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Strozzi, potresti essere l'idolo dei disubbidienti col Che stampato in fronte....
    No, non io, ma Robert Kennedy, nei mitici anni ’60 Bob era in testa a cortei che urlavano “Johnson boia” e bruciavano bandiere statunitensi dove al posto delle stelle c’erano piccole svastiche (e anche fantocci con le fattezze di Johnson e successivamente di Nixon, Kissinger ecc..) e nessuno si scandalizzava. Ora prendo atto che la democrazia ultra-malata degli Usa anni ’60 era comunque superiore a quella italiana di oggi.

  8. #8
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    Se l'applicheranno andremo anche noi a protestare?

    " Monito dell’Antitrust che chiede anche orari liberi e maggiore pubblicità

    ROMA
    Vendita in ipermercati, orari liberi e maggiore pubblicità: questi i tre passaggi-chiave per per ridurre i prezzi dei carburanti. È quanto sostiene l’Antitrust in una segnalazione a Parlamento, Governo e Regioni, nella quale si chiede la rimozione dei vincoli locali all’apertura della rete distributiva: «Rimuovere tutti i vincoli che bloccano l’evoluzione del mercato della distribuzione dei carburanti per aumentare la competitività del settore e ridurre il prezzo industriale, in Italia costantemente più elevato della media di 15 paesi UE». Questo chiede l’Antitrust in una segnalazione approvata nella riunione odierna e inviata al Governo, al Parlamento e alle Regioni.

    L’Autorità sottolinea che, nonostante la necessità di ristrutturare e modernizzare la rete di distribuzione dei carburanti sia da tempo enunciata quale priorità degli interventi del legislatore nel settore, i progressi ottenuti sono stati insufficienti. Dai 39.000 punti vendita del 1980 si è arrivati agli attuali 25.000, numero comunque particolarmente elevato. L’erogato medio per impianto è notevolmente inferiore alla media europea, solo una esigua percentuale di distributori è dotata di impianti self-service mentre si registra una presenza del tutto marginale degli operatori della Grande Distribuzione Organizzata.

    Ecco i suggerimenti dell’Antitrust:

    IPERMERCATI
    Secondo l’Autorità per ottenere un’effettiva razionalizzazione e ristrutturazione della rete, che abbia benefici effetti per i consumatori in termini di minor costo del prodotto e migliore qualità del servizio, occorre utilizzare la leva della grande distribuzione organizzata-GDO, la cui presenza è inferiore allo 0,5% sul totale dei punti vendita e all’1% in volume. In Germania, nel Regno Unito ma soprattutto in Francia, dove la percentuale delle vendite di carburante attraverso il canale della GDO supera in volume il 50% del totale, i punti vendita da essa gestiti si caratterizzano per elevati volumi di erogato e prezzi di vendita inferiori rispetto ai punti vendita delle imprese petrolifere. In Italia, una volta eliminati i vincoli normativi che frenano l’ingresso di nuovi operatori dotati di adeguate risorse e incentivi, quali quelli della GDO, si potrebbe creare quella pressione concorrenziale necessaria ad un’effettiva modernizzazione della rete, convertendo i guadagni di efficienza in una riduzione dei prezzi e in un miglioramento della qualità del servizio a beneficio dei consumatori.

    BARRIERE BUROCRATICHE
    L’Antitrust ricorda come già nel novembre 2004 avesse trasmesso una segnalazione al Parlamento, al Governo e alle Regioni, per sottolineare come gli obiettivi di razionalizzazione e liberalizzazione del settore non fossero stati conseguiti nella misura necessaria. Da allora però non è seguita alcuna modifica della legislazione nazionale, nè di quelle regionali nella direzione auspicata. Al contrario, gli ampi margini di discrezionalità riconosciuti alle Regioni sono stati utilizzati, per lo più, in modo assolutamente difforme rispetto ai suggerimenti di riforma all’epoca formulati. La legge nazionale, segnala l’Autorità, impone restrizioni quantitative all’entrata di nuovi operatori (distanze e superfici minime obbligatorie), lasciando che siano le Regioni a determinare i criteri per l’installazione dei nuovi impianti in base a parametri quali l’erogato totale regionale, i veicoli circolanti, il numero di abitanti, il numero punti vendita esistenti, i flussi di traffico, la stagionalità della domanda per motivazioni turistiche, distanze e superfici minime. Nel concreto, le amministrazioni regionali hanno adottato misure di pianificazione dell’offerta che hanno cristallizzato gli assetti distributivi esistenti, favorendo di fatto gli interessi degli operatori già presenti sul mercato e limitando l’entrata di operatori più efficienti. L’Autorità sottolinea peraltro come obiettivi quali la tutela del paesaggio o la sicurezza stradale sono già tutelati da altre norme nazionali e locali. Ulteriori obiettivi, come la prossimità del servizio, potrebbero essere efficacemente perseguiti incentivando la localizzazione in zone disagiate o mal servite attraverso interventi di sussidio diretto. Ugualmente, l’obiettivo della riduzione del numero di impianti e il conseguente aumento dell’erogato medio si può conseguire più efficacemente attraverso la pressione concorrenziale generata da una maggior liberalizzazione del settore ed eventualmente, ma solo in via residuale, con strumenti alternativi quali incentivi diretti alla chiusura di impianti considerati inidonei.

    LIBERALIZZARE GLI ORARI
    Anche con riferimento alle limitazioni all’esercizio dell’attività, come l’imposizione di un orario massimo giornaliero, di un intervallo di durata variabile tra la fascia antimeridiana e quella pomeridiana, di turni di chiusura obbligatoria (ad esempio successivi all’apertura domenicale), la maggior parte delle previsioni vigenti a livello regionale risulta improntata ad un irrigidimento delle già stringenti prescrizioni fissate dalla legislazione nazionale. L’imposizione di orari massimi riduce la possibilità di scelta dei consumatori mentre garantisce agli operatori già presenti sul mercato la stabilizzazione della clientela. La GDO che intende ampliare l’offerta del proprio centro commerciale con un punto vendita di carburanti è poi costretta ad osservare discipline diverse di orari, con la paradossale situazione che quando il centro commerciale/ipermercato risulta aperto la relativa stazione di servizio è chiusa e viceversa.

    TRASPARENZA PER I CONSUMATORI
    Nella segnalazione l’Autorità chiede che sia eliminata la pubblicazione quotidiana dei prezzi consigliati da ogni società petrolifera che determina condizioni di trasparenza del mercato utili solo alle società petrolifere. Per aiutare invece realmente il consumatore a scegliere occorre individuare strumenti che pubblicizzino i prezzi effettivamente praticati dai gestori nei singoli punti vendita, con una diffusione locale: ad esempio, informative su Internet, sulla cronaca locale dei quotidiani o cartelloni sulla rete autostradale o su quella ad alta percorrenza"
    Ciceruacchio

 

 

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