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  1. #1
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    Talking Romagnoli-segretario MSFT-si candida sindaco nella Little Jerusalem


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  2. #2
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    Romagnoli candidato a sindaco per la CDL nella Little Jerusalem (Pitigliano-Toscana)

    Leder della destra radicale italiana mette a segno la sua prima candidatura a Sindaco, e lo fa con la CDL, nella regione più rossa d’Italia, La Toscana.
    Una notizia fresca di pagina, quella che sta scuotendo tutto l’ambiente del centrosinistra e del centrodestra toscano. Romagnoli, giovane europarlamentare della Fiamma Tricolore, nonché presidente indiscusso della stesso partito, candidato per tutto il centrodestra nel comune di Pitigliano.
    Pitigliano, la roccaforte a nord d’Israele, la Little Jerusalem, la colonia ebraica, chiamatela come vi pare, ma questo piccolo comune, che non supera neppure 15mila abitanti, è considerato l’avamposto europeo della comunità ebraica. Si intravede un rapporto un po’ difficile fra il presidente di un partito con storiche posizioni neofasciste e la più grande comunità semita d’Italia, che comunque non si fa intimorire e prende di petto la proposta. Le due posizioni infatti si sono già incontrati per un caffe a casa della presidentessa della comunità ebraica Elena Servi, Servi che oltre tutto è stata invitata, dallo stesso Romagnoli, a candidarsi nella sua lista.
    Romagnoli ha dichiarato che intende costituire una lista trasversale che rappresenti il meglio della cittadinanza, anche di sinistra se ve ne di bisogno, con l’intento di sconfiggere l’amministrazione rossa uscente.
    AN FI e gli altri partiti della CdL hanno già dato il loro parere favorevole alla candidatura e pare che nulla la possa ostacolare.
    4th Gennaio 2007

  3. #3
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    GLI EBREI A PITIGLIANO

    Pitigliano, che ospitò gli ebrei forse fin della fine del quattrocento, divenne per loro un importante centro di rifugio nell’Italia centrale, insieme ai vicini luoghi feudali,a seguito delle restrizioni dovute alle Bolle papali del 1555 e 1569 nello Stato Pontificio e ai provvedimenti del Granduca di Toscana del 1570 e 1571.
    Infatti rimasero immuni alle restrizioni i piccoli feudi indipendenti al confine tra Toscana e Lazio, come la Contea di Pitigliano degli Orsini e quella di Santa Fiora degli Sforza e di Castellottieri degli Ottieri, oltre al Ducato di Castro dei Farnese.
    In questi piccoli staterelli si rifugiarono numerose famiglie di ebrei, che potevano qui vivere più liberamente ed esercitare le loro attività, a cominciare dal prestito di denaro.
    Numerosi furono i banchieri ebrei e tra questi spiccarono i familiari del famoso medico David de Paris, al servizio degli Orsini di Pitigliano e degli Sforza di Santa Fiora.
    Anche a Pitigliano il gruppo ebraico si consolidò tanto da erigere un Tempio nel 1598.
    Quando, ai primi se seicento, i Medici aggregarono al Granducato di Toscana anche le piccole Contee nel confine meridionale, gli ebrei qui residenti furono confinati nei ghetti.
    Ma ben presto, rendendosi conto del loro notevole ruolo economico e commerciale, la condizione degli ebrei fu migliorata con la concessione di fondamentali privilegi personali.
    Così gli ebrei di questa zona conservarono anche la possibilità di possedere beni stabili, del tutto eccezionale all’epoca.
    Nel frattempo, verso Pitigliano si indirizzò una lenta, ma costante immigrazione di ebrei dai centri vicini, man mano che i gruppi e le Comunità ebraiche, che vi risiedevano, andavano in decadenza o scomparivano.
    Significativo è l’arrivo di ebrei dalla città di Castro, distrutta 1649 e di cui Pitigliano fu moralmente l’erede.
    Altri ebrei giunsero da Scansano, Castellottieri, Piancastagnaio, Proceno e poi nel settecento da Santa Fiora e Sorano, le cui Comunità ebraiche si avviavano alla fine, mentre Pitigliano rimaneva l’unica Comunità ebraica in Maremma.
    Nella seconda metà del settecento, la riforma illuministica dei Lorena, nuovi Granduchi di Toscana, permisero anche agli ebrei di accedere parzialmente alle cariche comunali. Così a Pitigliano gli ebrei ebbero i loro rappresentati nel Consiglio comunitario.
    A Pitigliano, unica erede delle “città rifugio” del territorio, le favorevoli condizioni conservatesi per secoli resero possibile lo svilupparsi di eccezionali rapporti di convivenza e di tolleranza tra la popolazione ebraica e quella cristiana, tanto che la cittadina venne designata come la “piccola Gerusalemme”.
    Lo straordinario rapporto tra cristiani ed ebraici fu definitivamente cementato da un singolare episodio del 1799, quando il popolo e i maggioranti cristiani difesero gli israeliti dai soprusi dei militari antifrancesi, che volevano saccheggiare il Ghetto.
    A ricordo dell’accaduto, la Comunità ebraica istituì un’apposita cerimonia, celebrata ogni anno nella sinagoga fino a qualche decennio fa.
    Si apriva così l’Ottocento, il secolo di maggiore espansione demografica, economica e culturale degli ebrei di Pitigliano, che raggiunsero un’alta percentuale (fino al 12%) sull’intera popolazione pitiglianese.
    Le istituzioni della Comunità ebraica si rafforzarono con la fondazione di una Biblioteca e del Pro Istituto Consiglio per opere caritative, grazie al generoso lascito nel 1854 di Giuseppe e Fortunata Consiglio.
    Pitigliano fornì rabbini a varie importanti Comunità italiane e personaggi di levatura regionale al mondo ebraico, come i fratelli Flaminio e Ferruccio Servi, fondatori del “Vessillo Israelita”, primo giornale ebraico italiano, e Dante Lattes una delle più forti e poliedriche dell’ebraismo italiano del Novecento.
    Per motivi commerciali Pitigliano divenne a sua volta centro di disseminazione di ebrei in numerosi paesi della Maremma toscana e laziale. Ma tutti rimasero legati alla Comunità di Pitigliano, alla cui Sinagoga usavano tornare per le maggiori festività religiose.
    Le mutate condizioni economiche e sociali determinarono nel Novecento una lenta, ma costante, emigrazione degli ebrei pitiglianesi verso città e centri più grandi, finche le leggi razziali e le persecuzioni dell’ultima Guerra Mondiale accelerarono la fine della Comunità, la cui ultima fiammella si spense con la chiusura della Sinagoga nel 1960.
    Ma durante la guerra molti ebrei si salvarono grazie alla generosa protezione della popolazione locale, che offrì ospitalità, rifugio ed assistenza nonostante i rischi evidenti nel momento più buio della storia.
    Si chiudeva così degnamente la lunga vicenda di rapporti di tolleranza, di stima e molto spesso di amicizia e di affetto tra cristiani ed ebrei, che costituiscono il valore fondamentale dell’esemplare esperienza pitiglianese.
    Perciò a Pitigliano, nonostante che gli ebrei siano oggi ridotti a poche unità, quell’antico rapporto continua in altre forme; da restauro e conservazione dei monumenti ebraici (Sinagoga, forno degli azzimi, bagno rituale, cimitero, museo ebriaco,) alla scelta di produrre vino kasher nella Cantina Cooperativa di Pitigliano, alla fondazione dell’Associazione “La Piccola Gerusalemme”, che ha come fine la promozione di iniziative per la valorizzazione della storia di Pitigliano.

  4. #4
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    « Nel 2004 sono stato ricevuto alla Knesset, il parlamento israeliano, ed ho anche visitato le famiglie colpite dal terrorismo islamico »

    Luca Romagnoli. 02/03/2006

    http://www.ucei.it/uceinforma/rasseg...o/020306_2.asp

  5. #5
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    Il cerchio si chiude. Dopo Matrix, senza onore e senza pudore.

    Dal sito http://www.cultrura.net/

    Fascisti ma, fascisti però...
    (Sempre attuali queste righe ‘dispittose’ che ci vennero trasmesse un anno fa. Non potevano mancare nel novero delle nostre scorrerie.)
    Ora che i “cuori neri” palpitano a più non posso e che “il sangue dei vinti” spumeggia, lutulento e querulo, riandiamo con la memoria a un libro di qualche anno fa, Fascisti immaginari: catalogo di chi e di ciò che è fascista.

    Immaginiamo con quale commozione l’‘Ambiente’ abbia accolto questo incipit della sua epopea. Fuori dalla gogna (dei vinti), fuori dalla fogna. Si scopre finalmente che hanno anche loro i propri fari di luce (a parte “la tomba con il nome del Duce”). Hanno i loro Autori con l’a maiuscola. Hanno la loro intellighenzia. Non sono soltanto dei poveracci, sconfitti, umiliati da chi le parole e il cervello li sa usare sul serio, almeno a scopo offensivo. Hanno i loro miti fondanti, i loro padri (per lo più putativi), una loro fisionomia. Non sono solo quei quattro gatti di ultrà dell’Hellas Verona o della Lazio, con il braccio irrigidito nel saluto che fu, e uno svastica tatuato sulla nuca glabra. No: c’è l’Adelphi, che, prima, pubblicò tutto Nietzsche (con tanto di addomesticamenti, sviste, errori, refusi, idiozie, ma non importa). C’è Battisti, Lucio (“tu chiamale, se vuoi, emozioni”). C’è Pierino Buscaroli con la sua lacrimevole storia del padre epurato, goffo nella propria manierata misantropia, ma che tutti, nell’’ambiente’ sopportano perché ce n’è così pochi bravi a usare la penna. Ci sono i musici, musicanti, musicisti che si sono autodefiniti ‘alternativi’. C’è Frodo. Chi? Freda? Magari! No, proprio Frodo, l’hobbit, il custode dell’anello, che vaga ramingo nella sua terra, di mezz’età ormai. Ah i Campi Hobbit, che dovevano levare l’anima di tante giovani speranze agli Dei del nuovo Stato! C’è Franco Cardini, filo-qualsiasi-cosa, persona di esemplare memoria corta. Incredibilmente c’è John Fante, il narratore squisito e sfortunato di Chiedi alla polvere, che, da un Walhalla dove non sarà, senz’altro vorrebbe autoescludersi dal novero. Adesso che Nietzsche si può, c’è Nietzsche, ma rigorosamente Colli-Montinari, perché ancora nessuno la sa davvero la storia dell’edizione critica e dell’edizione italiana.
    Ci sono i cattolici tradizionalisti e i maghi, i verginelli e gli sciupafemmine, i machi e i froci. Gli Evoliani, i Gentiliani e gli Spiritosi (nel senso del filosofo Ugo Spirito).
    C’è tanto sentimentalismo. Tanta nostalgia. Ci sono tante buone parole. Tanta autocritica (ma non ne erano gli altri i detentori del monopolio?)
    Ah, se il Duce li avesse visti! In lacrime di fronte alla protervia dei vincitori. Imbelli. I prestigiatori dell’abiura, smaniosi di abiurare. Doppi, tripli, quadrupli. Fascisti con i reduci, camerati nella sezione del partito, di destra ai congressi, antifascisti in televisione, forse pure di sinistra con l’amante marxista – ma non ci è dato di saperlo per certo. Rigorosamente non-nazisti, perché una cosa è Mussolini e un’altra Hitler. Prestigiatori dei distinguo. Fascisti ma, fascisti però.
    In realtà non lo sanno nemmeno loro chi sono. Sanno che cosa vogliono. Che cosa bramano, affamati. Vogliono essere riconosciuti. Anche per quello che non sono. Vogliono essere qualcuno. Vogliono la loro parte di gloria. Sanno che è meglio, a tale fine, fare i buoni, gli innocenti (gli scemi, insomma), i comprensivi, i tolleranti. E allora no, le leggi razziali furono un errore. Mussolini non era razzista ma venne traviato da quel lupo di Germania. Mussolini non voleva... Mussolini non... Non Mussolini.
    Epperò chi glieli toglie i loro due 28! Il 28 ottobre, dove si va in osteria per la cena anniversaria della marcia su Roma. “Avanti Arditi, le fiamme nere...” (con molto moto) E il 28 aprile, dove invece si va in chiesa a piangere su quel capo penzolante che lasciò tutti attoniti, e ancora lascia. Eh sì, perché nessuno di costoro ebbe il men che minimo moto di vendetta. Non il facondo Almirante, nascosto nella casa dell’amico ebreo. Non i bravi ragazzi della X Mas, lindi e belli nelle loro caserme a due passi dal Duce rovesciato. Mussolini dovette aspettare che fossero le femmine a vendicare il suo fascismo. La Petacci naturalmente. E Alfa Giubelli, la valchiria di Crevalcore, che ammazzò il sindaco del suo paese, il quale a sua volta, nel ’45, le aveva ammazzato la madre. O l’erinni che a Pola uccise il comandante inglese accusandolo di aver venduto la città agli Slavi. Icone – quelle sì - di un fascismo solo immaginario.

  6. #6
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    Un neofascista all´assalto di Pitigliano, la «piccola Gerusalemme»Osvaldo Sabato


    Una provocazione. Solo una provocazione, senza nessuna possibilità di catturare simpatie politiche. La probabile candidatura a sindaco di Pitigliano del leader della Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli (nella foto), non sembra avere molto appeal, non è argomento di discussione nei bar e nei circoli della cittadina maremmana, arroccata su un cucuzzolo di tufo, nota come la piccola Gerusalemme, per la presenza della sua storica comunità ebraica. Il paradosso potrebbe essere proprio questo: un esponente della destra radicale, molto vicino ai movimenti neonazisti negazionisti dell´olocausto, cerca, come afferma il sindaco uscente del centro sinistra, Augusto Brozzi «di farsi una verginità». Impresa non facile. Perché in questo piccolo comune della Maremma la cultura ebraica è ancora forte, non a caso in giunta c´è anche un assessore, Diva Bianchini, che ha una delega specifica alle tradizioni ebraiche.

    A Pitigliano la colonia ebraica numericamente non è delle dimensioni di qualche anno fa, molti si sono spostati ed hanno qui solo la seconda casa. Questi piccoli numeri però non cancellano la storia della Piccola Gerusalemme, perché qui da più di cinquecento anni il profumo del vino prodotto con il metodo Kosher è ancora molto forte, come le cerimonie che si celebrano nella Sinagoga. «Ma lui cosa sa di tutto questo. Francamente non ho capito dove vogliono arrivare con questa l´operazione...» chiosa il sindaco Brozzi. Romagnoli dice di essere stato a Pitigliano nel 1990, quando fece una gita con la sua fidanzata. Sono sufficienti questi ricordi rosa, per giustificare il suo sbarco nella rossa Pitigliano? Non è solo una questione di colori, ma di sensibilità politica. Quella di Romagnoli sembra una operazione di restyling, di facciata, di immagine, con pochissime chance di andare in porto. È sufficiente fare uso della memoria: in questo angolo della Toscana a metà degli anni ottanta l´allora Msi presentò quattro candidati, ma presero solo pochi voti. L´obiettivo della Fiamma è di fare le cose più in grande rispetto ai cugini di Forza Nuova che ad Altopascio, comune della lucchesia, ha un assessore al welfare nella giunta del sindaco forzista Maurizio Marchetti.

    Ma che tipo di accoglienza potrebbe trovare a Pitigliano l´europarlamentare neofascista, che alle amministrative di primavera potrebbe tentare la carta di diventare sindaco? Quella di Romagnoli è una forzatura messa in piedi dal segretario regionale della Fiamma Tricolore e consigliere comunale di Pitigliano, Maurizio Nucci. Ne è convinto il sindaco Augusto Brozzi. L´esponente locale del movimento neofascista per cercare di sdoganare Luca Romagnoli lo ha addirittura accompagnato per un caffè a casa di Elena Servi, presidente dell´associazione "La Piccola Gerusalemme" e madre di Enrico Spizzichino, attuale delegato della comunità ebraica di Livorno. «Questo ragazzo (Nucci ndr), che è anche figlio di un mio ex alunno, mi chiese di incontrare Romagnoli e una sera è venuto a trovarmi verso l´ora di cena» racconta la professoressa Servi. L´europarlamentare della Fiamma, con il suo colonnello pitiglianese, si fermò una ventina di minuti e dopo andarono via convinti di aver in tasca il via libera della colonia ebraica.

    Alla signora Servi, Romagnoli aveva anche proposto di mettersi in lista «ma io ho risposto di no...» replica lapidaria. «Anche se non considero colpevoli quelli di oggi su quanto è stato ieri, rappresentano comunque una ideologia che per noi non è stata tanto dolce».

    Forza Italia che si dimostra disinteressata al caso a differenza di An e Udc che si dicono pronti per una lista civica alternativa. «Come centro sinistra non abbiamo problemi perché siamo oltre il 70%» rintuzza il sindaco diessino Brozzi. Come dire che non c´è battaglia

  7. #7
    Mujâhid_Jihâd
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    Oggi funziona così, se vuoi far politica devi kippizzarti e andare a pregare (Shaytan) in Sinagoga.

    L'unica strada percorribile è l'antagonismo extraparlamentare ed extraistituzionale, altrimenti bisogna 'piegarsi'...

  8. #8
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    "...dalla perplessità e dallo scoramento si esce soltanto con l'azione. Quale poi debba essere quest'azione ce lo indicano, giorno per giorno, le necessità del momento e le esigenze dell'ora.
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    Citazione Originariamente Scritto da Mujahid_Jihâd Visualizza Messaggio
    Oggi funziona così, se vuoi far politica devi kippizzarti e andare a pregare (Shaytan) in Sinagoga.

    L'unica strada percorribile è l'antagonismo extraparlamentare ed extraistituzionale, altrimenti bisogna 'piegarsi'...
    Personalmente trovo che tu abbia perfettamente ragione.

  9. #9
    alfredoibba
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    L' antagonismo extraparlamentare è l' unica strada valida, anzitutto ideologicamente e moralmente, e foriera di risultati, quando arriverà il momento.Nei nostri giorni vedo impossibile un cambiamento politico; bisogna nel nostro piccolo assumere una condotta quanto più possibile disadattiva per contribuire a far crollare il sistema o almeno a offenderlo, e continuare gradualmente la propaganda politica per fare aggregazione tra simili ed essere pronti quando arriverà il fatidico momento.

  10. #10
    Idealismo da bere
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    bisogna prepararsi fin da adesso, in modo che, quando arrivi l'occasione propizia, ci si trovi preparati, e si possa sfruttarla.

 

 
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