Da Il Piccolo del 15 dicembre 2006, pag.5
Gran Bretagna, Francia e Olanda bloccano le trattative per l’adesione all’.Ue, Il capo del nazionalisti radicali si fa fotografare con dignitari siriani.
Serbia: niente Europa e la destra sposa l’Islam
A Belgrado il nemico degli anni Novanta diventa l’alleato nella guerra contro l’Occidente.
TRIESTE - La Serbia resta fuori dall'Europa. L'ha deciso l'Ue che, per ora, ha sospeso i negoziati di associazione e stabilizzazione con Belgrado. E per i prossimi 10 anni Bruxelles sembra adesso proprio un miraggio. L'Italia, gran mentore dell'ingresso dell'ex «impero» di Milosevic nell'Unione, ha dovuto cedere alle pressioni contrarie e oltranziste di Gran Bretagna, Francia e Olanda che sì sono opposte a ogni concessione nei confronti della Serbia fino a dopo le elezioni politiche del 21 gennaio prossimo (la situazione è molto incerta con una dura battaglia in atto tra liberali, centristi e nazionalisti) e fino a quando non vi saranno progressi concreti nelle indagini per la cattura del generale Ratko Mladic accusato della strage di Srebrenica e che, secondo il Tribunale internazionale dell'Aja sull'ex Jugoslavia (Tpí), gode ancora di protezione in Serbia. Per l'Italia, invece, sarebbe stato sufficiente condizionare la firma dell'accordo finale al compimento degli impegni assunti dai governi democratici della nuova Serbia con il Tpi.
E la reazione a Belgrado è sconclusionata. A tal punto che gli ultranazìonalisti del Partito radicale sfoderano addirittura la spada dell'Islam. che fu il loro principale nemico nello scannatoio balcanico degli anni Novanta per scatenare una campagna contro l'Occidente: l'Europa, dunque, e gli Stati Uniti. È come se in Israele s'iniziasse a inneggiare ad Hamas. Ma non basta. I radicali, infatti, hanno addirittura pubblicato il primo numero in lingua araba del proprio manifesto ideologico, il settimanale «Velíka Srbjija», ossia «Grande Serbia», tanto per fugare ogni dubbio. Ma siccome è noto che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi ecco l'intoppo. Gli stampatori, infatti, sono incorsi in un imbarazzante errore grafico dimenticando di orientare le pagine in senso opposto rispetto a quello in cui siamo abituati a leggere, visto che la lingua del profeta Maometto va letta da destra a sinistra.
Ma poco importa per l'ideatore del progetto - l'attuale leader dei radicali e, qualche anno fa, mancato presidente della Serbia per un pugno di voti - Tomislav Nikolic che sulla copertina del pamphlet appare a Damasco sotto braccio ad alti dignitari del potere siriano. Quel potere che fa drizzare i peli a Washington e premier israeliano Olmert. A promuovere l'iniziativa era anche Anjad Migati, eccentrica figura d'intellettuale balcanico di radici musulmane e ora cooptato nelle schiere del «turbo-nazionalismo» serbo.
L'opposizione revanscista serba, dunque, è pronta a rivedere la propria ideologia antiislamica, valida per avallare le stragi in Bosnia qualche anno fa, tra cui appunto quella di Srebrenica, e oggi sbandierata per contrastare le velleità secessioniste della provincia a maggioranza albanese del Kosovo, ma negata nel nome della comune sfida all'inviso Occidente che prima l'ha bombardata e oggi le chiude la porta in faccia dell'Unione europea.
Più pacate, invece, e diplomaticamente corrette le reazioni del premier serbo, il nazionalmoderato Vojislav Kostunica. La ripresa dei negoziati è saltata per «la rigida resistenza di alcuni Stati delll'Ue - ha commentato Vladeta Jankovic, consigliere diplomatico del primo ministro -: si è trattato di un esito prevedibile» malgrado pochi giorni fa la Nato abbia deciso di togliere il veto verso Belgrado e d'invitare la Serbia ad aderire con altri Stati balcanici ai programmi di «Partenrship for peace» malgrado l'irrisolto dossier Mladic.




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