L’aviazione fa strage di civili. Anche in un villaggio ricostruito dopo lo tsunami.
I caccia governativi hanno bombardato gli sfollati dello tsunami. Poteva essere un altro massacro di civili, come quello di martedì nel villaggio di Padahuthurai: 16 civili morti, di cui nove bambini, e decine di feriti. Il vescovo locale parla di “crimini contro l’umanità”. E’ solo l’inizio della grande offensiva finale con cui il governo cingalese vuole “annichilire” le roccaforti dei separatisti e riconquistare il nord del paese. Il tragico bilancio di 3.500 morti, con cui si è concluso il 2006, rischia di essere un piccolo anticipo di un 2007 iniziato sotto i peggiori auspici.
Alampil era un villaggio di pescatori tamil, a sud di Mullaithivu, sulla costa nord-orientale dello Sri Lanka. Due anni fa fu raso al suolo dallo tsunami. La sua popolazione, decimata. I superstiti vivono da allora in un “villaggio di reinsediamento” poco lontano, fatto di alloggi temporanei – casette di legno e lamiera – che pian piano vengono sostituiti dalle case in mattoni costruite dal Centro di Sviluppo Umano (Hudec) della Caritas di Jaffna.
Strage mancata. Giovedì mattina, intorno alle 7, caccia-bombardieri Kfir (di fabbricazione israeliana) dell’aviazione governativa hanno sganciato sull’insediamento di sfollati otto bombe. Diversi alloggi temporanei sono andati completamente distrutti e molte case di mattoni, appena costruite, sono state gravemente danneggiate. Una delle bombe, caduta vicino al tempio locale (dedicato alla dea nera della morte, Kalì), ha anche centrato il nuovo pozzo che forniva acqua potabile al villaggio.
Sette persone sono rimaste ferite. Un bimbo di 9 anni e un uomo di 61 sono stati ricoverati in gravissime condizioni all’ospedale di Mullaithivu. Poteva andare molto peggio se un drone, un piccolo aereo spia, non avesse sorvolato il villaggio prima dell’alba, mettendo in allerta gli abitanti.
Strage compiuta. Poteva essere un’altra strage di civili innocenti e di bambini, come quella avvenuta solo 48 ore prima a Padahuthurai, un altro villaggio di pescatori nei pressi di Mannar, sulla costa nord-occidentale, raso al suolo da un bombardamento aereo a tappeto. Sedici i morti, tra cui sei bambini, e decine i feriti, molti in fin di vita. L’esercito ha anche fermato alcune ambulanze che stavano trasportando i feriti all’ospedale di Mannar. Delle 35 case di Padahuthurai, ne è rimasta intatta solo una. Il villaggio non esiste più, ridotto a una distesa di macerie annerite. Secondo il governo, era un obiettivo militare legittimo in quanto ospitava una piccola base navale dei Tigri tamil. Una falsità, secondo i portavoce dell’Ltte e gli stessi residenti. E anche secondo il vescovo della locale diocesi, Joseph Rayappu, recatosi in visita nel luogo del massacro. “Quelle dei militari sono bugie sfacciate. Qui è stato commesso un crimine contro l’umanità”.
Le Tigri tamil hanno promesso “pesanti ripercussioni” per questi attacchi. E infatti, venerdì e sabato, due bombe sono esplose a bordo di due autobus, nel sud del paese, uccidendo in tutto 21 persone e ferendone decine.
E’ solo l’inizio. Sono ormai giorni che l’aviazione di Colombo martella senza sosta i territori tamil del nord per preparare il terreno all’offensiva finale contro gli indipendentisti dell’Ltte. Il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Sarath Fonseka, ha detto giovedì che lo scopo è quello di “annichilire” i “barbari separatisti” usando “tutta la forza” possibile per “liberare” il nord del paese. Secondo un editoriale apparso sul quotidiano nazionale locale, Daily Mirror, il governo di Colombo, che ormai considera ufficialmente “defunto” il cessate il fuoco del 2002, intende distruggere tutte le basi delle Tigri nel nord-est del paese entro la metà di febbraio, per poi attaccare le roccaforti dell’Ltte nella penisola di Jaffna all’inizio dell’estate. Insomma, è guerra totale. Il tragico bilancio di 3.500 morti, con cui si è concluso il 2006, rischia di essere un piccolo anticipo di un 2007 iniziato sotto i peggiori auspici.
Fonte:Peacereporter
A luta continua
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