CHIEDIMI SE SONO ( NEO)FASCISTA. RAO NELLA FOSSA DEI GIOVANI LEONI DI AG, E IL CORTOCIRCUITO DELLE IDENTITA’: “LEGGIAMO DRIEU, CELINE, BRASILLACH POUND… MA NON PERCHE’ ERANO FASCISTI. TU GLIELO HAI CHIESTO A POUND SE ERA FASCISTA?”. IL GIORNALISTA: “GUARDATE CHE TIFAVANO TUTTI PER IL TERZO REICH. SE NEGATE CHE FOSSERO FASCISTI FALSIFICATE LA STORIA”
Domanda da un milione di dollari: “Ma cos’e’ il fascismo?”. Caspita. Nicola Rao non ha ancora risposto, che subito gliene arriva un’altra niente male: “E il neofascismo cos’è?”. Non si è ancora ripreso che arriva il colpo di grazia: “I giovani di An fanno ancora parte di questa storia?”. Se partite da questi interrogativi vi siete fatti già un’idea del tenore del dibattito che c’è stato per la prima presentazione di La Fiamma e la celtica, lunedi’ pomeriggio a Roma, presso il palazzo dell’informazione. A organizzare l’evento, quasi in casa era stata l’eurodeputata di An Roberta Angelilli, che aveva invitato due consiglieri comunali di An, come Federico Guidi e Luca Malcotti. In platea c’erano anche vecchie conoscenze della destra romana come Giampiero Rubei e Carlo Breschi, ma, soprattutto molti militanti e dirigenti di Azione giovani romana. In particolare del forte coordinamento di “Roma Est” (Montesacro, Parioli, Trieste-Salario), guidati dal presidente provinciale di Ag, Federico Iadicicco, leader di Sommacampagna.
Alè: si comincia rilassati, con parole di elogio e apprezzamento per il libro da parte dei dirigenti del partito. Rao punzecchia l’Angelilli: “Nella tua relazione ha sempre detto circolo, invcece di sezione, anche se parlavi delgi anni settanta, e “destra” invece che “fascismo”. Non sarà che hai il correttore automatico del politicamente corretto?”. Lei ride e promette: “Chiederò il diritto di replica”. Interviene anche Luca Telese, che ricorda le iniziali resistenze del sistema editoriale quando era uscito ‘Cuori neri’. Dubbi (persino sulle copertine) che rendevano impensabile il successo di vendite sia di Cuori che della Fiamma: “Se anche il libro di Rao è giunto alla quarta ristampa – sottolinea Luca – vuol dire che il mondo della destra, dopo aver conquistato la cittadinanza politica ha acquistato protagonismo anche in libreria. Comunque senza Cuori non ci sarebbe stata la Fiamma e la celtica, per questo i due libri sono cugini”. Prende poi la parola il presidente di Ag romana, Iadicicco, e dice: ‘’Io non mi soffermerei sulle parole. Sul definirsi fascisti, neofascisti o altro. Direi semplicemente che questo libro parla anche di noi, del nostro mondo, della continuità umana e politica che noi rappresentiamo con chi ci ha preceduti'’.
Segue Malcotti. ‘’Non capisco perche’ ci si debba fermare al passato. E non guardare all’oggi e al futuro. Non ha piu’ senso restare imbrigliati a un discorso nostalgico ma vivere appieno il presente in maniera moderna e propositiva. Senza voler rinnegare le proprie radici. Del resto - ricorda Malcotti - anche la Nuova destra di Tarchi negli anni settanta-ottanta proponeva il superamento del neofascismo e tu- dice rivolto a Rao - ne hai parlato nel tuo libro, a differenza di quanto non hai fatto nei confronti della destra giovanile degli anni ottanta-novanta e quella attuale'’. La replica :'’Scusa Luca, ma sia De Marzio, che nel ‘76, avvio’ la prima scissione dal Msi con Democrazia nazionale, sia la Nuova destra della fine degli anni settanta, proponevano si un superamento del fascismo verso nuove prospettive, ma non hanno mai negato, ne’ rinnegato le proprie radici. Non operavano alcuna cesura storica e politica con la propria storia, come invece ha deciso di fare An a Fiuggi nel ‘95′’.
A quel punto alcuni giovani militanti di Ag in sala fremono. Uno chiede a Rao: ‘’Ho un dilemma: cos’e’ il fascismo, cosa il neofascismo, cosa siamo noi? I compagni mi dicono che sono fascista o neofascista, Lei dice che io non lo sono… Mi chiarisca i dubbi, anche perche’ dalla sua risposta decidero’ se comprare o meno il suo libro'’. Rao sorride e si limita a replicare: “Se vuoi risposte piu’ chiare alle tue domande devi leggere il libro…”. Ma il ping pong continua. Un altro ragazzo di Ag ricorda che la sua organizzazione sta facendo una grande battaglia per le radici giudaico-cristiane nella Costituzione europea e contro la droga, una battaglia forte e impegnativa. ‘’Non e’ forse fascismo questo?'’, si chiede. “No - gli risponde Rao la battaglia contro la droga e’ una cosa di buonsenso, ma la fanno anche i gollisti, in se non ha nulla di fascista…” E aggiunge: “Quando io parlo di cesure con il proprio
passato, alludo anche a modelli, icone, miti, autori di riferimento che An ha deciso di cancellare. Non so, ad esempio, se nelle vostre sezioni, si leggano ancora Pound, Brasillach, Celine o Drieu… A questo punto arriva il meglio. Interviene un ragazzo magro, capelli lunghi, di buone letture, eloquio appassionato (e forse anche nervoso). Dice: ‘’Lei ha detto che non sa se leggiamo quegli autori. Invece noi li leggiamo ancora, ma li depuriamo dalla parte attinente al fascismo, per immergerci nell’aspetto letterario e stilistico della loro opera. Celine, ad esempio, mica era fascista, Pound mica era fascista'’.
Rao lo interrompe per dire: “Guarda che Pound era fascista eccome!”. Replica il giovane letterato di Ag: ‘’Che ne sa lei che era fascista? Mica ci ha parlato con Pound. Glielo ha detto lui che era fascista?'’. Rao ribatte:'’Pound era fascista perchè il suo impegno culturale e politico lo dimostravano. Perche’ lo ha dichiarato piuì volte. Perche’ bisogna conoscere la storia prima di parlare. Quanto agli altri autori, se voi li depurate dei loro riferimenti al fascismo, cosa resta? L’aspetto letterario, dite? Pensavo foste dei militanti politici, non degli studiosi di letteratura… Anche perche’, se ci fermassimo solo all’aspetto letterario, allora ci sarebbero centinaia di autori piu’ significativi di quelli che leggete. Sapete cosa lega Brasillach, Pound, Drieu e gli altri? Non certo lo stile letterario –osserva Rao ironico - ma proprio il loro sentirsi fascisti o addirittura nazionalsocialisti. Il loro aver creduto e sperato nella vittoria del Terzo Reich durante la guerra. Se eliminate questo aspetto, nessun altro li terra’ insieme. Non so se leggete Adriano Romualdi (in platea annuiscono, sì, sì, lo leggono), ebbene anche Adriano Romualdi sperava in una rinascitra del fascismo, anzi del nazionalsocialismo sul modello delle Waffen SS. Questa e’ la verita’”.
Di nuovo Rao chiede: “Voi leggete anche Evola, immagino (altri cenni di assenso in sala, lo conoscono, certo). Non c’e’ dubbio che per Evola il fascismo fosse soltanto uno dei tanti momenti in cui si e’ manifestata quella che lui definisce ‘Tradizione’. Ma Evola e’ colui che aspetta in Germania Mussolini dopo che e’ stato liberato dalle SS di Skorzeny. Evola aveva rapporti profondi con il mondo nazionalsocialista. Se negate a voi tutto questo, fate una operazione di falsificazione storica che non vi porta da nessuna parte”. Il dibattito più acceso inizia proprio ora. Alcuni ragazzi criticano Rao per aver dedicato un capitolo ai centri sociali di destra e a casaPound e non ad Azione giovani. Lui insiste: “ma scusate, quelli di Casapound continuano a definirsi fascisti, voi no! E pur scrivendo e sapendo che molti di voi ancora si sentono parte della storia del neofascismo, non posso non rilevare che, dopo Fiuggi, le iniziative e le azioni politiche del vostro movimento si pongono, dichiaratamente, fuori dal fascismo…”.
A questo punto, il coup de Theatre: chiede la parola GiampieroRubei, (vecchio rautiano, proprietario del famoso locale jazz Alexanderplatz) e dice: ‘’Evola mori’ sulle mie braccia. Poco prima che si spegnesse, vidi una bellissima foto che ritraeva una vetta innevata. Gli chiesi il permesso di poterla prendere in suo ricordo. Lui me lo accordo’. La estrassi dalla cornice. E dietro trovai questa scritta: ‘’Con devozione, al maestro Evola. Herbert Kappler”. Sì, proprio Kappler. Mica De Gaulle.


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