La sinistra radicale non ci sta. E alza le barricate contro le spinte centriste dell'Ulivo, ovvero di Ds (in particolare del segretario Fassino) e della Margherita. Il summit della maggioranza di giovedì e venerdì sarà il vero banco di prova per la tenuta della coalizione e del presidente del Consiglio. Prodi, infatti, è sempre più stretto tra le richieste di Quercia e Dl e i paletti posti da Rifondazione, Pdci e Verdi. Nell'entourage del premier si parla chiaramente di irritazione per le ultime uscite di Fassino ("il governo si gioca tutto nei prossimi cinque mesi"), in quanto vengono viste a Palazzo Chigi come una sorta di spada di Damocle sulla testa del Professore e dell'esecutivo.
"Pensiamo che sia possibile trovare una mediazione di alto livello tra forze diverse e quindi sono contrario a ultimatum, come ha risposto anche Prodi. Non è in cinque mesi che si risolve tutto". Il capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato, Giovanni Russo Spena, intervistato da Affari, replica seccamente agli appelli di Ds e Margherita sulle riforme. E poi attacca: "Mi pare che stia emergendo un estremismo di centro che vuole fare a meno della sinistra alternativa. Penso alla Convenzione proposta da Amato sulla legge elettorale e alla controriforma sulle pensioni. Al contrario questa maggioranza e questo governo vivono sull'unità tra moderati e alternativi. Ecco il vero punto chiave".
"Condivido che c'è un problema di un salto di qualità nei prossimi mesi. Infatti c'è da mettere al centro dell'azione di governo la lotta alla povertà e alla precarietà, la questione della casa... ovvero tutte quelle misure che sono degne di una coalizione riformista", aggiunge sempre ad Affari il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero (Prc). Le parole di Fassino? "Bisogna vedere nei contenuti che cosa si intende per riformismo".


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