Soldi e armi da Bush a Fatah. Ma non erano terroristi?
Il richiesto sostegno americano a Fatah ed al suo leader, Abu Mazen, è
arrivato a destinazione; altre ipotesi su sospette alleanze si fanno sempre più solide... A sollevare il sospetto di un golpe in Palestina ai danni di Hamas, che aveva appena vinto le elezioni, fu uno dei più tenaci neo-con di stanza alla Casa Bianca: Elliott Abrams, uno di quelli, per intenderci, che non hanno ancora rinnegato l'invasione dell'Iraq. Abrams ricevette infatti una delegazione di uomini d'affari palestinesi ai quali propose nientemeno che un "duro colpo" ad Hamas; un colpo, golpe, realizzato cacciando i vincitori delle elezioni con la violenza e con armi fornite dagli americani.
Affermazioni presto ridotte dall'ufficialità a cose dette tanto per parlare, ma Mark Perry e Alastair Crooke scrivono in un articolo molto dettagliato che, da un anno a questa parte, gli USA hanno armato Fatah contro Hamas. La misura di questo intervento va ben al di là degli oltre ottanta milioni di dollari promessi negli ultimi giorni ad Abu Mazen alla luce del sole; ma non si tratta di segreti. Giordania ed Egitto, paesi che hanno materialmente consegnato migliaia di fucili (3000 la prima e 1900 il secondo) e relativo munizionamento, hanno pesantemente criticato l'iniziativa anche di recente. Anche al Pentagono ritengono che l'idea non funzionerà. Secondo la teoria di Abrahms, armare Fatah avrebbe portato alla resa di Hamas. Niente del genere all'orizzonte. Abu Mazen e Mohammad Dahlan, terminali delle forniture, non commentano. Proprio la collaborazione con Dahlan ha suscitato ilarità nell'entità sionista, ancora di più che abbiano fatto ricorso ai buoni uffici del discusso finanziere Mohammad Rashid.
Una strana coazione a ripetere, per gli USA sempre impossibile fare qualcosa
di diverso dal fornire armi alle opposizioni dei paesi che hanno governi sgraditi e spingerli a golpe militari. Questo a prescindere da quanto possa suggerire la situazione sul campo o l'esperienza; a volte sembra lo spettacolo di una mosca che continua a sbattere contro il vetro.
Pare che si sia arrabbiato addirittura Rumsfeld, quando lo è venuto a sapere, era agosto, sul finire dell'aggressione israeliana al Libano. Sembra che fosse infuriato perchè giudicava l'iniziativa controproducente. Rumsfeld non c'è più, mentre l'idea di provocare una guerra civile in Palestina è ancora lì.
Rumsfled, che ha una certa esperienza del fallimento di questo espediente, venne invitato ad occuparsi dell'Iraq, dove la stessa politica sta portando ben oltre il bagno di sangue.
Il compito di occuparsi della Palestina toccava al Dipartimento di Stato retto dalla Rice (ora in compagnia di Negroponte), che aveva appena finito di occuparsi dell'attacco al Libano coprendo le responsabilità israeliane con il veto all'ONU e con l'edulcorazione dei vari documenti internazionali che chiamavano ad una risoluzione della crisi, dai quali scomparve qualsiasi riferimento a responsabilità israeliana.
Mentre la Rice appare contrita per l'escalation di violenza a Gaza, la lista dei furiosi nei confronti del piano che sta portando alla guerra civile si allunga. Oltre alla scontata ostilità Giordana (metà della popolazione è palestinese) ed egiziana, anche lo "Stato di Israele" è ora platealemente contrario; Olmert aveva a lungo tergiversato, andando contro l'opinione dei suoi stessi esperti, abbracciando inizialmente l'iniziativa. "Israele" aveva consentito alle forze di Fatah di addestrarsi in due campi appositamente preparati, così come non aveva limitato gli spostamenti dei militanti e delle armi. Ora l'evidenza di migliaia di palestinesi armati e pronti a sparare ha acceso qualche lampadina in più. Lampadine che friggono alla CIA, incaricata dell'operatività della faccenda che non gradisce e dice che non funzionerà. Lampadine che si accendono nelle commissioni contabili perchè i soldi sarebbero stati presi dalle casse della "Middle East Partnership Initiative".
Tutti e due i programmi sono gestiti dal Dipartimento di Stato, che già usa le ONG americane come se fossero brigate di fanteria (ma pagandole molto di più) e ha dimostrato di non fare troppo caso alla burocrazia, ma destinare i soldi stanziati in iniziative d'aiuto, per comprare armi ed addestrare cittadini stranieri a rovesciare un governo eletto regolarmente, non si può. C'è un divieto, più volte aggirato dall'amministrazione Bush, che impedisce che la spesa in materiale bellico possa essere imputata ai capitoli di bilancio
intitolati agli aiuti internazionali. Di solito Bush usa quei soldi per pagare decine di "programmi di addestramento" alle forze armate di parecchi e pessimi governi nel mondo. La fama dei consulenti militari americani parla da sola e in questo modo se ne vanno i contributi della generosa America.
In proposito, secondo una ricerca, non un sondaggio, l'immagine di paese generoso, ha presa soprattutto all'interno. Il risultato della ricerca dice che secondo gli americani il loro paese destina circa il 25% del bilancio in assistenza ad altri popoli e paesi. Peccato che gli USA non raggiungano nemmeno lo 0.7%, soglia concordata dai paesi ricchi come contributo "onesto" ai paesi poveri. Se poi i soldi li spendono per riempire di Kalashnikov Fatah o altri eserciti, la forbice tra il percepito e la realtà si dilata e dimostra l'ottimo lavoro compiuto dal sistema dei media.
La situazione a Gaza ha spinto alcuni commentatori ad accusare Hamas di non essere in grado di mantenere "la sicurezza" nella Striscia; i signori che hanno sostenuto accuse del genere sono americani, israeliani o mentitori professionali nel caso di altre provenienze; quasi non resta nemmeno il margine minimo per l'immancabile stupido a confermare la regola. Un articolo apparso a Natale su Haaretz riferisce che lo Shin Bet, il servizio segreto israeliano ha stabilito che è proprio Fatah che si sta disintegrando e che non avrebbe alcuna possibilità di vincere le elezioni chieste da Abu Mazen.
In ogni caso colpisce che ancora una volta, in una situazione come quella di Gaza che è poco meno di una prigione a cielo aperto, sotto embargo totale e anche illegale, tutto quello che si può fare è mandare armi a Fatah perchè
spari ad Hamas, con il rischio concreto di spaccare Fatah in incontrollabili fazioni sparanti o di provocare carneficine. C'è da augurarsi che i palestinesi sappiano rendersi conto del pericolo e rifiutare questo disegno, tocca ad Abu Mazen dimostrarsi qualcosa di più di un burattino e assumersi la sconfitta e la pacificazione o ai palestinesi in quanto popolo rifiutarne la rilevanza politica. Alla fine di questo capitolo del dramma palestinese, saranno come sempre palestinesi, le lampadine che si bruceranno per sempre con l'energia fornita dalla premiata ditta.
Un'altra rissa scatenata da Bush & Condy, che aveva una volta un progetto che si chiamava "nuovo medioriente". Purtroppo il nuovo è peggio del vecchio e di nuovo non hanno mostrato proprio niente, anche la legge-truffa con la quale ruberanno il petrolio dell'Iraq è un triste deja-vu.
Dovremmo preoccuparci di avvertire anche quelli preoccupati per le bombe atomiche, che le armi leggere sono la classe d'arma più letale mai costruita.
Praticamente eterne, utilizzabili fino oltre l'usura, riciclate e commerciate anche quando sono pezzi da museo.
Niente di eccezionale, niente attacchi alla Siria, all'Iran, ma un sacco di operazioni "minori" ad aumentare la tensione e diffondere l'insicurezza in un'area vastissima. Israele in Libano, l'Etiopia in Somalia, ma anche la Francia in Africa Centrale, fino alle armi per Fatah e per le fazioni irachene. Questo è il menù della War on Terror. Le armi atomiche servono a chiedere 100 miliardi di dollari per ammodernare l'arsenale atomico per riprendere la corsa agli armamenti nucleari. Bush dice che saranno più potenti di quelli vecchi. Anche questa è una truffa già vista. Per il settore nucleare americano le vacche sono, e saranno, più grasse che per quello petrolifero. Perchè rovinare gli affari tirando bombe atomiche?
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