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    Arrow Iraq, ingiustizia è fatta

    | Martedì 9 Gennaio 2007 - 16:16 | Salvatore Macca |

    Se c’è un caso che invoca giustizia da Dio e vendetta dagli uomini, è quello che riguarda Saddam Hussein e l’Iraq. Il crimine odioso e scellerato, che si è ora tragicamente concluso, ebbe inizio il giorno in cui il presidente pro tempore degli U.S.A., W.George Bush, spalleggiato da alcuni criminali come lui, e cioè il segretario alla difesa Ronald Rumsfeld, il vice presidente Cheney, il capo del governo britannico Toni Blair, e altri personaggi di minore rilievo, con un premeditato disegno di aggressione per fini di speculazione affaristica, cominciarono ad agitare uno spettro, quello della paura, usando toni apocalittici, talmente rozzi, però, che avrebbero dovuto mettere in guardia chiunque.
    Si sosteneva, niente di meno, che Saddam Hussein stava per attaccare, di lì a poco, “con armi di distruzione di massa”. Ma chi? E quanti? E quando, stava per attaccare? E in che consistevano le micidiali, terribili armi apocalittiche? Nulla di nulla dicevano su queste “bazzecole” di non secondaria importanza, gli ineffabili banditori della notizia, devastante più delle misteriose armi! Ma come mai, pur dando una simile notizia, più che idonea, in apparenza, a creare allarme in tutto il mondo, evitavano accuratamente di fornire i dettagli indispensabili per una verifica? La risposta è facile, perché si trattava di una bufala, già chiara per se stessa, dato che, dopo la c.d. “guerra del Golfo”, a Saddam non erano rimasti nemmeno gli occhi per piangere, nemmeno delle pistole scacciacani. Figuriamoci poi se poteva possedere armi di distruzione di massa ed era così avanti nella loro messa a punto da poterle addirittura utilizzare! In tal modo si è avuta l’ennesima dimostrazione delle scarsa considerazione in cui tenevano il mondo gli organizzatori del complotto in danno di Saddam Hussein; un complotto che si sarebbe rivelato fra i più sanguinosi di quelli immaginati e attuati dalla perfidia anglosassone in altre occasioni. Coi miei scritti non esitai a contestare la notizia, sottolineandone, con la logica e con dati di fatto, la sua assoluta inverosimiglianza, o meglio, la sua falsità spudorata, confermata dal non meno spudorato affarista Ronald Rumsfeld, che ebbe l’impudenza, in televisione, di elencare, con cinico e mostruoso compiacimento, i vantaggi che sarebbero derivati agli U.S.A. dall’attacco, si noti, non ancora avvenuto, alla nazione presa di mira dai delinquenti, dalla ricostruzione degli edifici e delle attrezzature irachene distrutte dai bombardamenti! Nel dirlo, gli luccicavano di gioia perfino le lenti degli occhiali poste avanti i suoi ridenti occhietti miopi di piccolo, grande mascalzone.
    Ho detto prima che una tale notizia, inverosimile nel contenuto e comunicata al mondo in una forma talmente rozza da farla apparire subito come una vera e propria bufala grossolana, si sarebbe dovuta accogliere da tutti con sarcasmo e beffarda ironia, tali da coprire di ridicolo e scoraggiare dall’insistere i furbastri promotori. Invece no! Tutti d’accordo, anche le sinistre, inizialmente almeno. Tutti cupidi, se non altro in odio a Saddam, ritenuto antidemocratico e fascista, di compiacente servilismo e di succube acquiescenza. E dunque, invece di reagire con atteggiamenti severamente e fermamente critici, prestarono manforte al giuoco perverso, da cui tante lacrime e sangue sarebbero derivati a decine di migliaia di famiglie, comprese americane ed inglesi, vittime della guerra. Tutti d’accordo, anzi, prima fra tutti, l’italietta di Berlusconi, al quale non pareva vero che per lui fosse giunta l’occasione di farsi bello col suo padrone e imperatore Bush, fiero e pago di ricevere da lui, e di poter ricambiare, le esaltanti e onorifiche pacche sulle spalle.
    Ma nessuno fermò il prepotente affarista, il criminale Bush, nemmeno la onesta, e forse troppo ingenua, docilità di Saddam Hussein che, forte della propria buona fede, consapevole della infondatezza delle accuse pretestuose, e convinto di riuscire a smontare la trappola odiosa ordita contro di lui, mise tutto il suo territorio a disposizione della pignolesca attenzione degli ispettori dell’ONU, i quali, passando da una sceneggiata all’altra per camuffare il proprio disagio e la propria pavidità, e nella totale docilità dell’inquisito, non poterono fare a meno di riconoscere la infondatezza delle accuse. Ed era, doveva essere, per gli ispettori O.N.U., quello il momento in cui avrebbero dovuto parlare forte e chiaro! Niente armi di distruzione di massa, e, di conseguenza, niente attacchi contro l’Iraq, né subito, né dopo, né mai, minacciando le dimissioni ove l’aggressione fosse avvenuta! Ma per fare certe cose ci vogliono uomini, uomini veri, quelli con gli attributi, disposti anche a perdere cariche e prebende per il trionfo della giustizia e della verità. Ma in questa vicenda uomini veri non ce ne furono! Né ci fu giustizia, né ci fu verità!
    Il resto è noto. L’ONU si rivelò per quella che era, e cioè uno strumento vile ed inetto al servizio esclusivo degli U.S.A. e dei loro sordidi interessi, un gregge di ometti senza coraggio e senza spina dorsale. Come, a suo tempo, era stata la c.d. Società delle Nazioni (S.d.N.), dominata e manovrata dai prepotenti del tempo, negli anni fra le due guerre mondiali. E dunque, nonostante i timidi tentativi di sostenere la inesistenza di qualsiasi motivo che giustificasse l’attacco all’Iraq, lo stesso ebbe luogo ugualmente e si sviluppò sulle città e sulle popolazioni indifese, mancando al Presidente Saddam Hussein i mezzi e le armi per una efficace protezione. Gli U.S.A e la G.B., col plauso di pochi Stati, Italia compresa, diedero l’avvio ad attacchi aerei indiscriminati, terrificanti e terroristici, cagionando migliaia di vittime fra la popolazione civile e immani distruzioni; usando perfino bombe da quattro tonnellate, caricate su aerei fatti appositamente decollare dalla Gran Bretagna! E poi l’invasione del territorio, l’assassinio dei due figli maschi del Presidente, i cui cadaveri martoriati vennero esposti impietosamente, come trofei di caccia, al pubblico ludibrio; cadaveri che rivelavano i segni delle torture subite per ottenere indicazioni sul rifugio del Padre, che infatti poco dopo venne catturato. Seguirono le odiose umiliazioni a lui inflitte, sopportate con estrema dignità, stoica fermezza e superbo coraggio da grande Capo.
    Rivelatasi in tutta la sua dimensione la falsità dell’accusa di un imminente uso di armi di distruzione di massa, Bush e Blair, nello stile disinvolto tipico dei ciarlatani, invece di levare le tende e tornare a casa con le pive nel sacco, cominciarono ad affermare che avevano attaccato l’Iraq per portarvi la democrazia, confidando nell’insipienza e nella scarsa memoria di chi aveva il dovere di rinfacciare ad essi che il motivo dichiarato dell’attacco era stato un altro, che sapevano essere inesistente, e che lo statuto dell’ONU vietava di interferire nelle questioni interne dei singoli Stati, e men che meno di intervenire per modificare i loro ordinamenti, democratici o meno che siano. E dunque, lungi dal ritirarsi rapidamente, rimasero pervicacemente, e vi sono ancora, nel territorio iracheno, devastato dall’aggressione e dalla successiva guerriglia, organizzata dal fiero popolo iracheno, che gli aggressori definiscono terrorismo per salvare la faccia.
    E infine la farsa di un processo manovrato dagli U.S.A., e una condanna a morte per impiccagione, come si usa per i delinquenti comuni. L’accusa, un vero, autentico pretesto, quella di aver processato e condannato degli attentatori che avevano cagionato vittime e danni. Come se fosse una colpa, per un capo di Stato, quella di difendere le istituzioni coi mezzi che la legge gli offre dagli attacchi illegali e terroristici. La Corte giudicante è stata scelta e manovrata dai suoi nemici americani e inglesi, ed è stata succube di essi, che così avranno l’alibi, ipocrita e sfrontato, di affermare che i responsabili della condanna e dell’esecuzione non furono essi, ma gli stessi Iracheni
    Questi i fatti in sintesi rapida. Ecco ora le conclusioni.
    1-U.S.A. e G.B. mentirono al mondo e ai loro stessi popoli, nell’affermare, consapevoli che stavano mentendo, che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa e che era in procinto di usarle.
    2-Si dice che chi è bugiardo è anche ladro. In questo caso, i ladri sono anche bugiardi. Ma se mente un capo di Stato o di governo, la cosa è molto grave, e il mentitore è un miserabile ometto senza dignità e senza onore, indegno di rivestire la carica, e non un uomo, né tanto meno un uomo degno di rispetto. Tali sono Bush e Blair.
    3-Chi crede ai bugiardi a occhi chiusi, senza esercitare le doti della critica e dell’intelligenza o, peggio, per servilismo e vanità, è uno stolto. Berlusconi credette a Bush e a Blair, che sono bugiardi.
    4-Chi, servendosi di menzogne e di falsità da lui stesso create, se ne avvale per attaccare con le armi un popolo e il suo capo sapendoli innocenti, è un criminale, un disonesto, e un perverso, indegno di rappresentare uno Stato, gli U.S.A., che ha la singolare pretesa di esercitare la leader ship sul mondo intero, e merita di essere processato e condannato. Di ciò sono meritevoli Bush e Blair, avendo agito nel modo ora descritto, che si stanno sottraendo, per la viltà e la inettitudine degli altri Stati, al pagamento del debito contratto verso l’Iraq, le sue popolazioni, il suo Presidente e il mondo che hanno ingannato in modo perverso e inqualificabile.
    5-I militari della coalizione che ha aggredito l’Iraq hanno fatto uccidere dei prigionieri di guerra, quali erano i due figli maschi del Presidente, dopo averli torturati per estorcere ad essi informazioni, cosa che è contraria alle leggi di guerra. Anche altri prigionieri furono oggetto di maltrattamenti, umiliazioni e torture, a Guantanamo e in territorio iracheno. Bush e Blair, capi degli eserciti aggressori, oltre a essere civili senza onore, sono anche soldati senza onore.
    6-Il sequestro di persona di un Capo di Stato, quale era Saddam Hussein, fu un atto selvaggio ed incivile, altamente criminale, e Bush e Blair che lo ordinarono agirono da criminali di guerra.
    7-Il giudizio a cui è stato sottoposto il sequestrato Presidente Saddam Hussein, è nullo per la illegittima costituzione della Corte, per essere gli addebiti contestati nulli e del tutto arbitrari, avendo il diritto, un capo di Stato, quale egli era all’epoca in cui furono processati gli autori di un sanguinoso attentato, di difendere, coi mezzi offerti dalle leggi vigenti, l’ordine e la sicurezza dello Stato. Come hanno dunque potuto rinfacciare, Bush e Blair, a Saddam Hussein, atti da lui legittimamente compiuti, pur essendo, proprio essi, responsabili di un’aggressione fondata su falsità e menzogne, che hanno causato alla popolazione irachena e ai loro stessi popoli, decine di migliaia di morti, danni e rovine immani, sangue e dolore! Altro che alcune decine di attentatori a suo tempo fatti processare e condannati da Saddam Hussein! Quindi, la condanna e l’esecuzione del Presidente, hanno posto in essere soltanto un volgarissimo e brutale omicidio, di cui dovranno rispondere Bush e Blair. A Berlusconi e al suo ministro Martino, che aderirono entusiasticamente all’attacco, si deve rimproverare la leggerezza e la superficialità del giudizio, errato, sui citati capi di Stato e sulle loro iniziative. Anch’essi avranno per sempre sulla coscienza le vittime di una guerra di aggressione, compresi i soldati italiani caduti in Iraq e a Nassiria, di recente fatti oggetto di dileggio sacrilego da individui degenerati dell’estrema sinistra italiana.
    8- Bush, prima dell’attacco all’Iraq, quando si rese conto che gli ispettori dell’ONU, sia pure timidamente, apparivano contrari all’attacco, osò dichiarare in televisione che avrebbe attaccato l’Iraq, con o senza il parere favorevole dell’ONU, ostentando così grande disprezzo per tale istituzione e per le altre nazioni aderenti. E’ lui, quindi, che dovrebbe essere condannato e impiccato.
    Stigmatizzo fortemente le male femmine, uomini e donne, di alcune reti televisive che, ricalcando i toni del loro padrone, Bush, e ubbidendo ai suoi ordini repellenti, hanno dato la notizia del delitto con enfasi odiosa, rivelatrice di uno squallido livello morale ed umano, esclamando, in apertura, “giustizia è fatta!”
    Rivolgo ora il mio pensiero rispettoso a Saddam Hussein, autentico grande martire, vittima innocente della prepotenza e della sopraffazione anglo americana, e dell’ingiustizia terrena, che sembra sia la vera e unica signora del mondo; a Saddam Hussein, che ha saputo affrontare la morte con grande coraggio e superba dignità, che rappresenterà per sempre, nella storia di questi anni, un esempio per tutti e un motivo di eterna vergogna per gli autori del misfatto, e per gli Stati di appartenenza, U.S.A. e G.B., compiuto contro di lui, la sua Terra e il suo popolo. Sono certo che i suoi connazionali lo vendicheranno in modo esemplare, punendo come meritano chi ne volle e determinò la morte e i suoi carnefici.

    •   Alt 

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    "Democrazia " barbara di fine anno

    | Martedì 9 Gennaio 2007 - 16:14 | Alberto Figliuzzi |

    L’anno appena finito sarà senza dubbio ricordato come quello che, insieme ai tanti più o meno suggestivi spettacoli che fioriscono durante le feste natalizie, può annoverarne anche uno particolarmente macabro, quale è una impiccagione “in diretta”; però, in fin dei conti, sovrastata da luminarie e botti e quindi anch’essa “digerita”, magari con un bicchiere di prosecco in più, insieme ai piatti forti del cenone di S. Silvestro. E infatti non ha scomposto più di tanto, il brutale assassinio di stato di Saddam Hussein, l’ormai onnipervasivo, superficialissimo american way of life, al massimo mitigato, in Europa, con astratti, retorici e ininfluenti richiami umanitari, non sempre da “anime belle”, ma spesso insinceri e formulati in mero ossequio formale ai dettami delle due più diffuse religioni, quella cristiana e quella “laico-buonista”.
    Del resto, lo sanno tutti anche se molti per prudenza non lo dicono, i “produttori” se non anche i “registi” della raccapricciante rappresentazione, purtroppo niente affatto fiction, sono loro, i potenti oligarchi senza scrupoli, che guidano gli United States of America, e che, illuminati esportatori, com’è notorio, della libertà e della democrazia in ogni angolo della terra, hanno voluto sbarazzarsi, con l’anno vecchio, secondo la migliore tradizione, di ciò che più non serviva e che anzi poteva ancora ostacolare le “splendide sorti e progressive” del nuovo Iraq. Ma, rispettosissimi, com’anche questo è risaputo, dei costumi e delle istituzioni dei paesi nel territorio dei quali, per disinteressate ragioni umanitarie, fanno accampare di tanto in tanto i loro eserciti, si sono generosamente astenuti dall’imporre le sofisticate e collaudatissime tecnologie della camera a gas, della sedia elettrica o della iniezione letale telecomandata messe solitamente e premurosamente al servizio degli inquilini dei “bracci della morte”, permettendo invece l’impiego, secondo consuetudine locale, della corda al collo, autenticamente folkloristica e senz’altro degna di emulazione, naturalmente con esito non tragico, in qualche spericolato e realistico numero nei frequentatissimi circhi di fine anno.
    Non clown dal volto dipinto, ma autentici boia incappucciati erano purtroppo quelli che hanno con impeccabile professionalità manovrato la forca per far crepare sull’istante un uomo di grande coraggio e dignità, nonché dalla lucida mente; e forse, anche se non visti, non mancavano nemmeno autentici tirapiedi, operanti in piena sintonia con quelli, metaforicamente tali, membri del governo e dell’apparato giudiziario, in maniera lampante al servizio, volenti o nolenti, dei padroni a stelle e strisce. Di simili figuri, i cui disegni, insieme alle personali ambizioni, sono quasi sempre ben più esecrabili delle eventuali malefatte del “dittatore” da abbattere, è d’altronde piena la storia ed anche nella recente vicenda dell’Iraq non sarebbe stata possibile l’invasione e la perdurante occupazione militare senza l’appoggio di complici, traditori, arfasatti e servi sciocchi.
    Sul fatto che se il tanghero texano e la sua cagna avessero voluto essere clementi il presidente Saddam sarebbe ancora in vita non è possibile perciò dubbio alcuno; ed infatti nemmeno i più zelanti fans degli americani si permettono di mettere in discussione che il processo, con conseguente condanna ed esecuzione, sia stato sommario dall’inizio alla fine, non rispettoso delle più elementari norme giuridiche, sfacciatamente di parte, insomma uno strumento di eliminazione fisica e basta. Ma come escludere, allora, in tali condizioni, che gli stessi capi d’accusa, se non privi di fondamento e comunque da accertare in una situazione di normalità, siano stati comunque esagerati in modo tale che l’esito della storia fosse scontato? Come asserire aprioristicamente e apoditticamente, contro ogni più elementare logica e decenza, le colpe di un imputato che era nello stesso tempo il nemico vinto e ridotto in catene da coloro che lo giudicavano?
    Evidentemente per Saddam non poteva valere, là dove si trovava, la formula in dubio pro reo, ma almeno ci si sarebbe atteso dai nostrani campioni di scienze giuridiche e politiche, dai sottili disquisitori di questioni etiche, e soprattutto dagli intransigenti difensori della sacralità della vita così come dai digiunanti assertori della dignità della morte, vibrate e pertinenti proteste; le quali invece o sono mancate o sono state assai fievoli ed espresse esclusivamente sulla base di generiche ragioni umanitarie e di opportunità politica o di richiami alla coerenza liberale e democratica, nella implicita condivisione quindi di tutte le premesse accusatorie. Così, sulla bocca di tanti delicati commentatori preoccupati per l’ “accanimento informatico”, intrecciata ad espressioni di rammarico non già per l’orrenda morte data all’uomo e allo statista Saddam Hussein, bensì per la non esemplare manifestazione di civiltà di un paese che si dice essere incamminato, pur nella devastazione sociale e nella violenza, verso modelli occidentali, ecco la perentoria affermazione di una stretta parentela ideale tra l’appena defunto “tiranno” e Hitler, cioè di una perfetta affinità tra nazionalsocialismo tedesco e socialismo nazionale del partito Baath iracheno. Ciò volendo significare, implicitamente o esplicitamente, a costo di lampanti castronerie, che pur essendo quanto successo da deplorare, in fondo un personaggio così, tanto incline al “male assoluto” (finito anch’esso tra corde e forche grazie sempre all’eroico “arrivo dei Nostri”), come ogni malvagio despota se l’è proprio cercata. Un accostamento, è evidente, in grado di scoraggiare chiunque avesse voglia di spendere qualche parola non già di generica pietà per un condannato messo a morte, bensì di positiva valutazione per l’uomo politico. Insomma, nonostante le riserve, non a caso blande e tutt’altro che intransigenti, tra i docili fruitori degli allineati mezzi di comunicazione viene diffusa l’idea che in fondo la “festa” sia stata fatta ad un autentico demonio, in merito alle cui asserite azioni sanguinarie magari domani si vieterà, come oggi si fa con quelle addebitate al più grande satanasso del trascorso Reich, che qualche mente curiosa voglia ficcarci il naso. Un demonio che, chissà come, tale però non era fino a quando, essendosi permesso di agire contro gli interessi dei padroni del pianeta, coi quali per più tempo si era inteso, è diventato su due piedi il cattivo col quale prendersela; quindi, dopo l’oscuro 11 settembre, il bersaglio più indicato per dimostrare, in mancanza dell’inafferrabile e misterioso Bin Laden, che la grande America non sopporta la mosca al naso e sa anche mettere a tacere, al fine di difendere la sua reputazione, chi conosce cose troppo compromettenti.
    Molte, in poche parole, le deliberate omissioni, nel valutare il dramma appena consumato, da parte del variegato mondo legato non solo mani e piedi, ma persino nei neuroni delle sue teste, al carro dei prepotenti; troppe le realtà non viste, di conseguenza, dai tanti ingenui in buona fede che seguono la corrente. Solo poche domande per tutte, alle quali si evita di rispondere o che vengono addirittura respinte con sufficienza come inammissibili: se le violenze quotidiane, le devastazioni, il conflitto civile, la disgregazione sociale sono comunque da considerare, come si dice, un prezzo inevitabile da pagare alla instaurazione della tanto osannata democrazia, perché retrospettivamente non valutare secondo un analogo criterio l’imposizione dell’ordine, ad un mondo pronto a sbranarsi in conflitti religiosi ed etnici, da parte di un “dittatore” capace invece di imporre una laica modernità, di allontanare il suo popolo dal fanatismo, di trasformarlo in una effettiva libera nazione libera da avide ingerenze esterne? Meno democratico Saddam, nella sostanza, dei tanti opportunisti che nel nome della democrazia l’Iraq e tante altre parti del mondo quotidianamente saccheggiano? Ed ancora, secondo quale giustizia sarebbe lecito mettere a fuoco e severamente punire gli asseriti crimini di Saddam mettendo invece sotto silenzio, dopo qualche iniziale condanna, non tanto questo o quell’episodio turpe commesso da soldataglie dalla psiche alterata, bensì la stessa logica criminale di una aggressione non motivata, di cui prevedibilissime erano le conseguenze in termini di morte e distruzione? Forse agli Stati Uniti e ai suoi presidenti non potrebbero facilmente essere imputati, in futuro, da parte di immaginari (e auspicabili!) marziani occupanti, in nome di una retta legge, delitti contro l’umanità? E perché sarebbe delittuoso, come sotto l’esecrato dittatore, coniugare l’idea socialista con la nazione piuttosto che concepirla succube, là dove qualcosa di tale idea ancora resta, dei modelli economici e politici atlantici? Così pure, per quale ragione, come si è anche sentito nelle frettolose biografie dello statista “giustiziato”, bollare negativamente quale “eversiva” la politica petrolifera da lui intrapresa sol perché non rispettosa della inesauribile voracità americana?
    Insomma, al cospetto dei pigmei morali proni all’invasore, che, di notte, come lestofanti, lo hanno fisicamente ammazzato, e di quanti, per non meno grave viltà intellettuale, si distinguono ora per capolavori di equilibrismo in ipocriti e imbarazzati giudizi affidati alla potente e complice macchina mediatica, tutte le colpe, vere o presunte, di Saddam Hussein appaiono più piccole e lontane rispetto alle ragioni di fondo della sua ferma azione politica, che la sua impavida morte contribuisce ad esaltare.

 

 

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