GIOVEDI 11 GENNAIO: MOBILITAZIONE GLOBALE DI AMNESTY INTERNATIONAL PER
CHIUDERE GUANTÁNAMO, NEL QUINTO ANNIVERSARIO DELLA SUA APERTURA. A ROMA,
APPUNTAMENTO ALLE 17.30 IN PIAZZA DI PIETRA

In occasione del quinto anniversario dell´apertura del centro di
detenzione di Guantánamo Bay, milioni di soci e di simpatizzanti di
Amnesty International in ogni parte del mondo sono mobilitati a partire da
oggi (giovedi´ 11 gennaio) per chiedere alle autorita´ Usa la chiusura,
una volta per tutte, del campo di prigionia.

Con l´inizio del sesto anno di detenzioni nella base navale Usa in
territorio cubano, Amnesty International rinnova il suo appello affinche´
tutti i detenuti di Guantánamo Bay siano sottoposti a un processo equo
senza ulteriore ritardo oppure siano rilasciati. Manifestazioni e altre
iniziative sono previste in citta´ di piu´ di venti paesi, tra cui
Washington, Tokio, Tunisi, Tel Aviv, Londra, Madrid e Asunción.

A Roma, l´appuntamento e´ alle 17.30 in piazza di Pietra. Al centro della
piazza verra´ allestita una gabbia con detenuti in tuta arancione e
verranno lette testimonianze di ex detenuti di Guantánamo. Seguira´ una
conferenza stampa, alle 18.30, all´interno del Caffe´ Fandango, nella
stessa piazza.

`Nessuna persona puo´ essere posta al di sotto della protezione della
legge e nessun governo puo´ ritenersi al di sopra di essa´ - ha dichiarato
Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International. `Il governo
statunitense deve mettere fine a questa parodia di giustizia. Inoltre, non
basta che i leader mondiali si dicano preoccupati per Guantánamo,
continuando al contempo a portare avanti i loro rapporti con gli Usa come
se niente fosse. La comunita´ internazionale deve esercitare una pressione
efficace sugli Usa affinche´ chiudano Guantánamo e ripristinino il
rispetto per il diritto internazionale´.

`Ogni giorno che passa´ - ha aggiunto Khan - `la crudelta´ del regime di
detenzione a tempo indeterminato raggiunge nuovi picchi. Guantánamo e´
finita per diventare il simbolo di quanto si siano rivelate vuote le
promesse del governo Usa che il rispetto dei diritti umani e della legge
sarebbe stato al centro della risposta agli attacchi dell´11 settembre
2001. Torture, umiliazioni, discriminazione, aggiramento dei tribunali e
disprezzo per i trattati internazionali, nella quasi totale impunita´,
sono parte integrante dei cinque anni di vita di Guantánamo´.

Il primo di oltre 750 detenuti, di piu´ di 45 nazionalita´, e´ arrivato
alla base di Guantánamo l´11 gennaio 2002. In seguito, vi sono stati
trasferiti minorenni anche di 13 anni di eta´, gente che si trovava nel
posto sbagliato al momento sbagliato e decine di persone consegnate agli
Usa da Pakistan e Afghanistan in cambio di taglie di migliaia di dollari.

Cinque anni dopo, a Guantánamo rimangono ancora circa 400 detenuti.
Nessuno di loro e´ stato processato o e´ comparso di fronte a un
tribunale. La loro detenzione e´ illegale. Nessuno di loro sa per quanto
tempo dovra´ stare li´ e questa e´ di per se´ una forma di abuso
psicologico, che si aggiunge agli abusi fisici cui sono sottoposti i
prigionieri. La crudelta´ di una detenzione pressoche´ in isolamento si
estende alle loro famiglie.

Le autorita´ statunitensi hanno definito i detenuti di Guantánamo
`combattenti nemici´ in un conflitto globale. Che il mondo sia considerato
un `campo di battaglia´ lo dimostra il fatto che i prigionieri sono stati
catturati in Gambia, Bosnia, Mauritania, Egitto, Indonesia e Thailandia,
oltre che in Pakistan e Afghanistan.

Sebbene le sue attivita´ siano circondate dal segreto, e´ noto che la Cia
ha gestito un centro d´interrogatorio a Guantánamo. Amnesty International
ha segnalato con preoccupazione alle autorita´ Usa che agenzie di altri
paesi, tra cui Cina e Libia, sono entrate nel centro di detenzione e hanno
preso parte ai maltrattamenti.

Inoltre, alcuni dei prigionieri di Guantánamo sono stati detenuti in
carceri segrete, gestite dalla Cia in altre parti del mondo, prima di
essere trasferiti alla base navale.

`Guantánamo e´ il centro di una ragnatela di prigioni segrete e di
trasferimenti illegali di prigionieri che gli Usa hanno esteso al mondo,
con la complicita´ di altri governi, inclusi quelli europei, del Medio
Oriente e dell´Africa del Nord´ - ha denunciato Khan. `E´ davvero arrivato
il momento che gli Usa e i loro partner in queste attivita´ illegali
smantellino questa ragnatela di segretezza e di violazioni dei diritti
umani´.

`Anziche´ rafforzare la sicurezza, queste pratiche hanno indebolito i
diritti umani e la legge, che rappresentano il migliore antidoto
all´insicurezza, e hanno minato l´autorevolezza degli Usa quando parlano
di diritti umani altrove, come in Darfur´ - ha concluso Khan.

Il governo Usa non solo ha ignorato gli standard internazionali sui
diritti umani, ma ha anche bloccato il controllo giudiziario delle sue
stesse corti. Lo scorso ottobre, il presidente Bush ha posto la propria
firma sull´Atto sulle Commissioni militari, che sottrae alle corti
statunitensi la giurisdizione per ricevere reclami di habeas corpus da
parte di cittadini stranieri detenuti come `combattenti nemici´, compresi
quelli di Guantánamo. L´habeas corpus e´ una garanzia fondamentale contro
la tortura e le detenzioni arbitrarie. Amnesty International chiede che
sia ripristinata e che sia abolito, o ne vengano sostanzialmente mutate le
norme, l´Atto sulle Commissioni militari.