Ho una idea, che mi è venuta sopratutto osservando alcuni fatti di politica estera e l'evoluzione ideologica di alcuni personaggi, come Tremonti.
Ora, 1992-1994. Crolla il sistema, e sorge la domanda: con cosa lo sostituiamo ?
Risposta di sinistra:
Con il progressismo, la grande alleanza delle tasse e della questione morale.
Risposta di destra:
RONNIE, RONNIE, RONNIE !
Fin qui, niente di strano, è una cosa che si vede in tutti i paesi della transizione postcomunista dell'epoca (heer: non sto dicendo che il Nano ha ragione, però effettivamente il sistema statalistico italiano dell'epoca era più vicino a una società dell'est che a una dell'ovest, A LIVELLO DI MENTALITA' E PRATICHE).
Poi, che succede.
I partiti reaganiani hanno una constituency formata da piccoli e medi imprenditori, in parte anche dai grandi, da artigiani e commercianti, insomma dai ceti più dinamici del paese.
I progressisti hanno una base formata da operai e funzionari pubblici, insomma i ceti interessati allo sviluppo ma con moderazione.
C'è poi un blocco conservatore di centro che esprime i ceti messi peggio dalla transizione, clientele e così via.
Vince il blocco reaganiano, che va al governo e si rende conto che fare i reaganiani in questo Paese ... non conviene a sè stesso ! Perchè una base di piccoli commercianti e imprenditori cresciuta sulle svalutazioni competitive e non sulla qualità di massa dovrebbe fare sacrifici per agganciarsi competitivamente e qualitativamente all'Europa ?
Il riflesso è che la cultura politica della destra italiana, lentamente, inizia ad andare verso il Blut und Boden, fino a sfociare nell'attuale mix di paternalismo protezionistico e cattolicesimo conservatore.
La sinistra si unisce al centro e cosa ne viene fuori ? Che l'Italia è in un bloco strutturale, è troppo indietro per realizzare la società della cuccagna che vorrebbero i socialdemocratici de noartri. Quindi ci si butta sul liberismo e sull'Europa, sperando che una forza esterna sblocchi il tappo e che questo permetta di far ripartire la crescita.
Il riflesso è che la cultura politica della sinistra italiana, rapidamente perchè rimasta priva di forti radicamenti intellettuali, inizia a virare verso una sorta di liberismo compassionevole.
Ad oggi il bipolarismo è dunque tra gruppi incrociati di progressisti e conservatori, che esprimono non due scelte IDEOLOGICHE diverse, ma due riferimenti sociali divesi: protezionista la destra, che ha ereditato l'etnonazionalismo leghista, ma anche una parte (degenerata) del socialismo e il conservatorismo compassionevole DC, tendenzialmente liberista la sinistra, che nel ripercorrere Marx sull'ineluttabilità della transizione capitalistica, si è persa per strada, non diversamente dai partiti ex comunisti dell'Europa dell'est.
Che ne pensate ? Potrebbe essere la base della mia tesi di specialistica, anche se ho fatto solo un esame, finora :laugh:




heer: non sto dicendo che il Nano ha ragione, però effettivamente il sistema statalistico italiano dell'epoca era più vicino a una società dell'est che a una dell'ovest, A LIVELLO DI MENTALITA' E PRATICHE).
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