Io sono dell'idea che la tassazione debba avvenire in base al reddito. Che chi guadagna di più, sia anche tenuto a versare più tasse.
Sono convinto che la ricchezza prodotta individualmente derivi non solo da sè stessi ma anche dall'interazione di una comunità a cui, chi guadagna, è debitore.
Credo che queste tasse andrebbero pagate alle sue comunità di riferimento, nella misura in cui queste comunità producono servizi. Al comune, per i servizi comunali, alla regione, per i servizi regionali, a Roma, per quei servizi centralizzati che non possono essere devoluti a entità più piccole (i.e. funzioni politiche e diplomatiche).
Riconosco anche che in situazioni eccezionali di emergenza (terremoti, piogge, etc.) ciascuno debba contribuire a spese straordinarie per comunità che non gli appartengono.
Non capisco invece il dovere di provvedere economicamente on a regular basis a condizioni di disagio dovuto a situazioni non eccezionali per comunità con le quali non si hanno rapporti.
I servizi delle Asl di Catania pagati dagli astigiani. Gli stipendi dei "diversamente occupati" dell'amministrazione pubblica calabrese dalla Lombardia. L'Emilia che si mette le mani in tasca per pagare gli "onorevoli" deputati dell'Assemblea Regionale della Sicilia. Per non parlare delle cosiddette "opere pubbliche".
Forse parlo perché ho ereditato un'impostazione amministrativa all'anglosassone (nella quale la situazione italiana è improponibile), ma le situazioni di responsabilità fiscale "extraterritoriale" le trovo profondamente sbagliate.
Dite la vostra.




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