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  1. #1
    E pluribus unum
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    Predefinito Violentò tre donne: condannato a quattro anni col rito abbreviato e libero

    CAPODICHINO: PRIMO PROCESSO PER MOBBING SESSUALE

    Violentò tre donne, condannato e libero

    Quattro anni a un edicolante: minacciava di licenziare le impiegate ostili

    Una l’ha violentata sul luogo di lavoro, lì in edicola, dopo la chiusura del locale. Le altre due dipendenti è riuscito solo a molestarle. Quotidianamente. Troppo facile il ricatto in una città di senzalavoro: se denunciate, vi licenzio. Molestie e violenze sessuali, ecco la condanna che inchioda l’ex edicolante di Capodichino. Quattro anni al termine del processo chiuso con il beneficio del rito abbreviato, per aver molestato tre sue ex dipendenti. Ieri il verdetto del gup Vecchione, che conferma le accuse frutto di un anno e mezzo di indagini del pm Graziella Arlomede. È il primo caso di condanna per «mobbing sessuale», per usare le parole dell’accusa, forte delle dichiarazioni rese a porte chiuse dinanzi ai giudici dalle vittime. Ieri il verdetto di primo grado. Lui, Camillo D.C., il presunto stupratore, è a piede libero dopo un anno di custodia cautelare ai domiciliari. Resta in piedi una storia di ordinarie pressioni esercitate da un datore di lavoro verso le sue dipendenti. Tre quelle che hanno avuto il coraggio di denunciare, anche se nel fascicolo si ipotizzano altre vittime. Le donne sono state assistite dalle penaliste Elena Coccia e da Giorgia De Gennaro. «Non un raptus estemporaneo - si legge negli atti giudiziari - ma un’opera di ininterrotta vessazione sul lavoro: mobbing sessuale, appunto». Nell’inchiesta, gli inquirenti hanno presentato le lettere di contestazione e le punizioni imposte dall’edicolante alle dipendenti. In aula le tre donne hanno parlato di vessazioni fisiche e psicologiche, del tipo «ti faccio continuare a lavorare se mi assecondi», «a fine mese lo stipendio se impari a stare zitta». Non solo parole, non solo accuse verbali. Agli atti anche la registrazione audio delle pressioni sibilate dall’altro capo del telefono alle tre vittime: «Se non mi aspetti, perdi il lavoro». Frasi poco edificanti. Eppure l’edicolante le aveva architettate tutte per imporre la propria presenza nella vita delle proprie collaboratrici. L’ordine di massima era di non sorridere ai clienti, di non ricambiare sguardi e cordialità. L’imputato le aveva pensate tutte. In negozio aveva addirittura piazzato una telecamera per filmare i momenti quotidiani. Alle ragazze diceva, «vi osservo anche quando non ci sono, così sapete che io sono sempre tra voi». Poi le telefonate. Le donne erano costrette a segnalare ogni singolo spostamento. Anche in questo caso, i particolari si fondano - morbosità a parte - nella forza di chi è in grado di dare uno stipendio pulito a fine mese, firmando in busta paga stipendio e contributi. Sarà un probabile processo d’appello a stabilire la fondatezza delle accuse nei confronti dell’edicolante (difeso dalla penalista Maria Gonella), in una vicenda che potrebbe fare da apripista sul piano delle molestie sul luogo di lavoro.



    Il Mattino, 10-01-2007


    http://ilmattino.caltanet.it/mattino...&type=STANDARD

  2. #2
    EUROSIBBERIANO CONVINTO
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    Eh ma questi non sono i veri problemi. Il vero problema è la battaglia contro il velo dell'esimia onorevole santanchè: è così che si difendono le nostre madri, figlie e sorelle, impedendogli per legge di portare il velo, mica perseguendo la spazzatura umana come l'edicolante di capodichino!


    PS: mi auguro che i fidanzati di queste giovani abbiano la stessa mentalità del depravato edicolante di capodichino, e uno di questi giorni gli facciano provare tutto il piacere di una penetrazione indesiderata.

  3. #3
    vae victis
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    Una domanda sorge spontanea chi è stata questa geniale invenzione di scontare la pena di 1/3 con il rito abbreviato?

  4. #4
    E pluribus unum
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    Citazione Originariamente Scritto da kingzorc Visualizza Messaggio
    Una domanda sorge spontanea: di chi è stata questa geniale invenzione di scontare la pena di 1/3 con il rito abbreviato?

    Non manchiamo di ricordarlo: la premiata ditta Flick & Diliberto (quest'ultimo, avendo sulla coscienza personale una nefandezza quale il giudizio abbreviato, si permette anche di disquisire di giustizia con Marco Travaglio - "depenalizzare, depenalizzare, depenalizzare": questa la soluzione del neocomunista - ad Anno Zero).

  5. #5
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da NIHIL Visualizza Messaggio
    CAPODICHINO: PRIMO PROCESSO PER MOBBING SESSUALE

    Violentò tre donne, condannato e libero

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    Una l’ha violentata sul luogo di lavoro, lì in edicola, dopo la chiusura del locale. Le altre due dipendenti è riuscito solo a molestarle. Quotidianamente. Troppo facile il ricatto in una città di senzalavoro: se denunciate, vi licenzio. Molestie e violenze sessuali, ecco la condanna che inchioda l’ex edicolante di Capodichino. Quattro anni al termine del processo chiuso con il beneficio del rito abbreviato, per aver molestato tre sue ex dipendenti. Ieri il verdetto del gup Vecchione, che conferma le accuse frutto di un anno e mezzo di indagini del pm Graziella Arlomede. È il primo caso di condanna per «mobbing sessuale», per usare le parole dell’accusa, forte delle dichiarazioni rese a porte chiuse dinanzi ai giudici dalle vittime. Ieri il verdetto di primo grado. Lui, Camillo D.C., il presunto stupratore, è a piede libero dopo un anno di custodia cautelare ai domiciliari. Resta in piedi una storia di ordinarie pressioni esercitate da un datore di lavoro verso le sue dipendenti. Tre quelle che hanno avuto il coraggio di denunciare, anche se nel fascicolo si ipotizzano altre vittime. Le donne sono state assistite dalle penaliste Elena Coccia e da Giorgia De Gennaro. «Non un raptus estemporaneo - si legge negli atti giudiziari - ma un’opera di ininterrotta vessazione sul lavoro: mobbing sessuale, appunto». Nell’inchiesta, gli inquirenti hanno presentato le lettere di contestazione e le punizioni imposte dall’edicolante alle dipendenti. In aula le tre donne hanno parlato di vessazioni fisiche e psicologiche, del tipo «ti faccio continuare a lavorare se mi assecondi», «a fine mese lo stipendio se impari a stare zitta». Non solo parole, non solo accuse verbali. Agli atti anche la registrazione audio delle pressioni sibilate dall’altro capo del telefono alle tre vittime: «Se non mi aspetti, perdi il lavoro». Frasi poco edificanti. Eppure l’edicolante le aveva architettate tutte per imporre la propria presenza nella vita delle proprie collaboratrici. L’ordine di massima era di non sorridere ai clienti, di non ricambiare sguardi e cordialità. L’imputato le aveva pensate tutte. In negozio aveva addirittura piazzato una telecamera per filmare i momenti quotidiani. Alle ragazze diceva, «vi osservo anche quando non ci sono, così sapete che io sono sempre tra voi». Poi le telefonate. Le donne erano costrette a segnalare ogni singolo spostamento. Anche in questo caso, i particolari si fondano - morbosità a parte - nella forza di chi è in grado di dare uno stipendio pulito a fine mese, firmando in busta paga stipendio e contributi. Sarà un probabile processo d’appello a stabilire la fondatezza delle accuse nei confronti dell’edicolante (difeso dalla penalista Maria Gonella), in una vicenda che potrebbe fare da apripista sul piano delle molestie sul luogo di lavoro.



    Il Mattino, 10-01-2007


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    Andando al link indicato mi compare questo

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  6. #6
    Speriamo non sia tardi
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    Non voglio assolutamente giustificare questa schifezza, però a mio avviso l'articolo riporta qua e là cose contraddittorie, nel titolo si dice primo processo per mobbing sessuale, subito sotto c'è scritto Violentò tre donne, condannato e libero, sotto ancora Quattro anni a un edicolante: minacciava di licenziare le impiegate ostili, insomma, per cosa è stato condannato questo essere spregevole?

  7. #7
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    Già. Era meglio eliminare il rito abbreviato, far spendere un fracco di soldi alla macchina della giustizia, far perdere un sacco di tempo ai magistrati, ricusare il giudice 18 volte e far arrivare il processo alla prescrizione. Molto meglio, no?

  8. #8
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    Il rito abbreviato è un errore.

    Che si trovino altre strada per snellire i processi, ma togliere 1/3 della pena è una cazzata.

    La ratio dietro questo è "Se ti fai condannare in fretta (e ovviamente sei colpevole) ti diamo una mano...."

    E' una stronzata e si rischia tra una cosa e l'altra che un colpevole (tra attenuanti ecc...) finisca per non entrare mai in carcere.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso Visualizza Messaggio
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    http://ilmattino.caltanet.it/mattino/page_view.php


    L'articolo è visibile a tutti: è sufficiente consultare l'edizione di ieri.

  10. #10
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    Leggendo bene l'articolo il farabutto, se confermata la condanna in appello, dovrebbe andare dentro perchè mi sembra di aver capito che era dentro ma solo in custodia cautelare.

 

 
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