ROMA - Il governo sale, ma Prodi scende. Gennaio porta una crescita di consensi per l'esecutivo, ma non altrettanto per il presidente del Consiglio.
Mentre gli italiani sembrano amare un po' di più alcuni ministri che, per la prima volta, vengono premiati in termini di affidabilità. Quanto ai partiti, ridimensionamento dei Ds (non dei ministri della Quercia, però) e di tutti i grandi partiti, bene la sinistra radicale. Sono questi i risultati del sondaggio sulla "fiducia" realizzato da Ipr Marketing e che si può leggere nel dettaglio su Repubblica. it. Il lungo trend negativo del governo che aveva toccato il fondo a dicembre con la Finanziaria, registra infatti una inversione di tendenza di 4 punti percentuali in un mese: oggi su 100 intervistati 42 lascerebbero in custodia le chiavi della propria automobile a Palazzo Chigi. A dicembre erano solo 38. Un segnale ottimista che non riguarda il premier: 38 intervistati su 100 hanno "molta o abbastanza fiducia" nel premier, mentre 57 ne hanno "poca o nessuna". A dicembre lo apprezzava il 42%, a luglio il 58%. Insomma Prodi, in sei mesi, ha perso 20 punti.
Ma per la prima volta da settembre, ben 15 titolari di dicastero su 25 si vedono premiati. Con alcune sorprese. La prima riguarda l'aumento di popolarità delle donne ministro. Cresce il consenso di Emma Bonino (seconda nella classifica con il 58%, sorpasso su Di Pietro). Bene anche Livia Turco e Barbara Pollastrini. Il secondo exploit è di Fabio Mussi (+6%), accelera Pierluigi Bersani (+5%). Chi in auge c'è sempre stato e, secondo Ipr Marketing è destinato a rimanerci, è Massimo D'Alema. Il ministro degli Esteri resta saldo al primo posto nella classifica della fiducia con il 66% (immutato rispetto a dicembre). Al contrario, l'altro vicepremier Francesco Rutelli oggi può contare sul 49% di fiducia al dodicesimo posto. A luglio Rutelli aveva il 64% dei consensi. Infine continua la debacle di Tommaso Padoa-Schioppa penultimo con il 30%. A luglio si fidava di lui il 71% degli intervistati. Sui singoli partiti l'indagine rivela la vitalità dei piccoli e mostra la difficoltà dei Ds, penalizzati dal dibattito interno. Nell'Unione crescono le formazioni più piccole: Prc (+7%), Pdci (+5%), Verdi (+2%), radicali (+2%). Mentre la Quercia cala del 4% e la Margherita dell'1%. A destra bene solo la Lega Nord (+3%).




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