| Venerdi 12 Gennaio 2007 - 13:43 | Siro Asinelli |

Venezuela, Bolivia, Cuba e Nicaragua unite nella lotta “anti imperialista, anti coloniale e anti neoliberista”. Nella centralissima Plaza de la Fe della capitale nicaraguese Managua, i leader dei quattro Paesi latinoamericani hanno arringato la folla giunta ad ascoltare il primo discorso pubblico da neo presidente del Nicaragua di Daniel Ortega, icona indiscussa della lotta sandinista all’arroganza Usa. Assente soltanto Castro, ancora in convalescenza, che ha comunque inviato un’alta rappresentanza a salutare e celebrare la vittoria di Ortega.
E il mandatario boliviano Evo Morales Ayma ha voluto iniziare il suo discorso partendo proprio da Cuba, esempio della resistenza anti yankee: “Il popolo cubano, il suo governo e il suo comandante prima erano soli a lottare, mentre ora siamo milioni a muoverci per liberare l’America Latina e combattere contro l’ingiustizia. Per questo – ha concluso – voglio esprimere con grande soddisfazione il mio appoggio alla lotta anti imperialista”.
Tanta enfasi populista, ma anche tanta concretezza: il Nicaragua ha aderito all’ALBA, progetto alternativo a quello neoliberista dell’ALCA lanciato da Washington.
Una strada segnata dall’attiva cooperazione in tutti i settori dello sviluppo economico e sociale, con l’attivazione di fondi di solidarietà tra i Paesi aderenti e interventi strutturali massicci sulle economie in difficoltà. Un piano concreto di sviluppo e di rafforzamento dell’unità latinoamericana che il capo di Stato venezuelano Hugo Chávez Frias ha voluto estendere ai Paesi ‘amici’.
La scena, com’era prevedibile, è stata tutta per il primo mandatario di Caracas: “Sono venuto oggi in Nicaragua con il cuore gonfio di emozioni e giubilo”, ha esordito il presidente reduce, poche ore prima, dalla cerimonia per l’insediamento del suo terzo mandato consecutivo da cui ha lanciato il progetto per il “Socialismo del XXI secolo”. “Vi porto l’abbraccio infinito e profondo della Rivoluzione Bolivariana”. Una Rivoluzione, lo dicono le urne, ma lo dicono anche le tante voci di opposizione sorte un po’ in tutto il continente, che non accenna a fermarsi.
Al centro del processo di indipendenza ed autonomia dell’America Latina, nei discorsi tanto di Chávez quanto di Morales, vi è la difesa a spada tratta della riappropriazione delle risorse economiche da parte dei popoli. Un processo che i leader di Caracas e La Paz stanno concretizzando con l’avvio di progetti di nazionalizzazione delle risorse energetiche ed il varo di riforme agrarie atte a sottrarre alle oligarchie filo Usa il monopolio della produttività.
L’America Latina è indubbiamente scossa da un fremito di libertà che si sta concretizzando, finalmente, in una nuova visione del continente in cui si cerca una più salda unità di intenti per rompere il gioco del divide et impera attuato dall’imperialismo di Washington per tutto il secolo XIX. E se da una parte le forze si concentrano nella riappropriazione delle risorse nazionali, dall’altra un elemento nuovo si impone all’attenzione del mondo: l’affacciarsi – legittimo – del blocco bolivariano sul palcoscenico internazionale.