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  1. #1
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    Predefinito Pd: Mussi, Idea Fallita Che Procede Per Inerzia

    "L'idea del partito democratico e' un'idea manifestamente fallita, che procede per inerzia". Lo ha detto il Ministro per l'Universita' e la ricerca scientifica a margine della presentazione del 'manifesto dei valori per la sinistra italiana', in corso a Firenze. "Il nostro no - ha concluso Mussi - con il passare dei giorni, si va sempre piu' rafforzando".

  2. #2
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    Ha ragione. Oramai ogni giorno che passa sempre più persone che erano favorevoli al PD (come il sottoscritto e molti altri del forum, ma anche l'intellighenzia di sinistra) si stanno rendendo conto che il Partito Democratico ha perso la spinta propulsiva del "sogno" nato alle Primarie di Ottobre.

    Il PD è sempre più una somma di percentuali e un tentativo delle oligarchie diessine e Margherite di sopravvivere, non inventando nulla di nuovo, ma riciclandosi in un polpettone senza capo ne coda.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da willy Visualizza Messaggio
    "L'idea del partito democratico e' un'idea manifestamente fallita, che procede per inerzia". Lo ha detto il Ministro per l'Universita' e la ricerca scientifica a margine della presentazione del 'manifesto dei valori per la sinistra italiana', in corso a Firenze. "Il nostro no - ha concluso Mussi - con il passare dei giorni, si va sempre piu' rafforzando".
    Integro il post di willy con il bollettino del Correntone che ricevo ancora:

    11 Gennaio 2007

    Fabio Mussi al Manifesto

    Prima riforma:
    basta con i riformisti


    Sostiene Piero Fassino intervenendo all'assemblea dell'area A sinistra per il socialismo europeo, la componente di sinistra dei Ds, che «c'è un'enfatizzazione strumentale della dialettica tra radicali e riformisti della maggioranza». Secondo Fassino chi enfatizza «vuole dimostrare l'inconciliabilità delle posizioni e dunque la necessità di cambiare governo».
    Replica Fabio Mussi - ormai in veste di candidato alla segreteria per l'ex correntone ora unito all'area di Cesare Salvi, agli ambientalisti di Fulvia Bandoli e ai laburisti di Valdo Spini - che il modo migliore di evitare le strumentalizzazioni è «evitare di alimentarle». E invece anche nei Ds «il riformismo è diventato uno slogan ossessivo». Tanto che ormai «il nostro è l'unico paese al mondo in cui si discute di riformismo e non di riforme» e dove «si racconta la favola di una finanziaria figlia dei ricatti dei massimalisti quando è servita per il rientro rapido nei parametri di Maastricht». La «rivincita dei riformisti» è attesa per domani al vertice di Caserta, dove ci sarà anche il ministro dell'università Fabio Mussi.
    Ministro Mussi, chi vincerà tra riformisti e radicali?
    Non so se da Caserta si uscirà con vincitori e vinti. Io spero che ne esca rafforzata l'unità politica del centrosinistra. E il profilo innovatore del governo, che per me significa piena e buona occupazione, formazione e ricerca, sviluppo sostenibile, una strategia di riduzione della flessibilità. Ma lo scontro tra riformisti e radicali è solo una caricatura allestita da sceneggiatori interessati, ci sono persino degli editoriali che fanno l'elenco dei riformisti e dei massimalisti. La verità è che quando si passa al merito delle riforme il campo è molto più mosso.
    Non sarà una sfida ma per ottenere qualcosa sull'università lei ha dovuto minacciare le dimissioni. Fassino, allora, era tra i riformisti o tra i radicali?
    Sono mesi che Fassino e il mio partito dicono che università e ricerca sono una priorità, poi nella finanziaria non è andata esattamente così. Lunedì sera nell'incontro con i ministri dei Ds ho detto che il primo partito dell'Unione non si può preoccupare solo della coalizione, ma deve esercitare pienamente la sua funzione. Se vuole una cosa perché ci crede veramente quella cosa deve ottenerla.
    Cioè lei dice che i Ds non tirano a sinistra?
    Dovrebbe farlo e non lo fanno. Dovrebbero avere una funzione di proposta e riuscire a mettere sulle proposta una forza politica.
    Altra sfida evidente, al punto che si mette in discussione il programma, è quella sui diritti delle coppie di fatto.
    Che sui temi etici sia necessario un compromesso ci può stare. Ma il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto non è materia eticamente sensibile. Appartiene alla sfera dei diritti delle persone che hanno diritto di scegliere stile di vita e comportamento sessuale che vogliono. Per cui nessun compromesso, si dovrà applicare il programma.
    Le pensioni sono il terreno di caccia preferito dei riformisti. La sinistra Ds come si appresta al confronto sull'ennesima riforma?
    Il problema c'è per le pensioni minime e per le pensioni dei giovani. L'innalzamento dell'età pensionabile non è un tabù e la previdenza complementare per me è una buona cosa, ma tutto deve essere fatto con calma e nel quadro di interventi sul mercato del lavoro. Quando si parla del finanziamento del sistema previdenziale si trascura che l'ingresso al lavoro sempre più tardi dei giovani e il fatto che siano precari sono le prime ragioni dell'impoverimento del sistema.
    Come sta andando la fusione tra le varie anime della sinistra? In alcune città si segnalano delle difficoltà...
    C'è qualche ruggine antica ma sono cose marginali, l'esperimento sta andando bene. Trovo molto interesse, molta gente dappertutto, presumo che ci sia ascolto e un buon risultato al congresso. Il problema è con la maggioranza, non c'è ancora nessun accordo sulle regole del congresso e non possono imporcele.
    Ha molto sofferto per l'addio di Nicola Rossi al partito?
    Francamente mi è dispiaciuto, Rossi è un interlocutore interessante. Faccio notare che dopo tutte le campagne sugli 'scissionisti di sinistra' la prima rottura è venuta da destra. E con grande clamore. Invece quando uscì da sinistra Pietro Folena, che pure era stato coordinatore della segreteria, non ebbe tanta attenzione. L'enfasi della stampa serve a tirare nella direzione di Rossi. Però se i Ds vanno in quella direzione si sfasciano.
    Fassino non è poi così distante dalle analisi di Rossi.
    Rossi è molto lucido nella diagnosi sulla crisi della politica. Quando dice che cosa sono diventati i partiti, compreso quello dal quale si è dimesso, dice tante verità. Poi sbaglia nell'indicare una risposta così a destra. Ma per esempio prima del vertice di Caserta i Ds non hanno fatto nessuna assemblea di partito, hanno solo riunito i ministri. Perché il club di quelli che discutono è sempre più ristretto.


    Il Manifesto - Andrea


    -------------------------------------

    12 Gennaio 2007

    Sinistra DS Firenze

    Paolo Bagnoli:
    Il destino dei Ds e dei socialisti


    A sinistra. Per il socialismo. È il titolo del manifesto che dà vita alla nuova area congressuale Ds che verrà presentata stasera al Palaffari di Firenze da Mussi, Spini, Bandoli, Villone e altri. La questione socialista in Italia è irrisolta. D’Alema, ammettendo le ragioni dei margheritini che non vogliono essere annessi nella famiglia europea del socialismo, l’ha ritenuta legittima riconoscendo che nemmeno i DS lo sono divenuti. C’è da domandarsi a cosa sia servita l’adesione all’Internazionale socialista e al Pse se non a legittimare il post-comunismo. La questione socialista sarà risolta in Italia quando esisterà un soggetto politico di cultura e metodo socialista che ricopra quello che era il luogo del Psi. Ciò significa che, se grazie a modifiche statutarie è permesso anche a chi non è socialista di avere titolo per far parte del Pse, ciò non vuol dire che quella forza sia l’equivalente italiano di quello che i socialisti, i socialdemocratici ed i laburisti europei sono, ognuno, nei propri Paesi. Oltretutto ci sembra che vi sia un qualche stridente logico tra l’accanimento nel ricercare i modi per non fuoriuscire dal Pse e le dichiarazioni sulla morte del socialismo.
    In discussione non è la conciliabilità tra il Pd e il Pse, bensì se si vuole o no che in Italia vi sia un soggetto che non sia né post-comunista né genericamente riformista, ma che si proclami “socialista”. Un soggetto che sia quello che avrebbero dovuto essere prima il Pds e poi i Ds. La battaglia nel partito in vista del congresso, per chi non condivide la scelta della maggioranza, non è quindi solo contro il Partito democratico, ma per la creazione di uno spazio socialista riconoscibile, per valori, cultura, prassi e funzione. È chiaro a tutti che non vi sarà un approdo berlusconiano della transizione italiana. Secondo i fautori del Pd sarà assicurato dal nuovo soggetto. Il ragionamento ci pare sotteso dalla paura del berlusconismo. Ora, poiché tra i Ds e Margherita la somma fa solo il 25%, come si può pensare che, al di là di Berlusconi, si possa battere la destra con un partito privo di una sua propria cultura politica che non si materializza nel ricorso continuo al termine “riformismo”? La cultura politica nasce dalla storia, si alimenta della tradizione e nel caso di un soggetto di sinistra, piaccia o non piaccia, ha la matrice socialista. c’è sempre quella comunista, ma allora tanto valeva tenere in piedi il Pci.
    Di sicuro il socialismo europeo deve riprendere forza e profilo, ma questo deve essere un terreno di applicazione del socialismo italiano considerato che certe funzioni riformatrici possono essere assolte solo dai socialisti. Con il cattolicesimo democratico si deve collaborare, ma nella chiarezza anche l'autonomia dei cattolici sarebbe meglio tutelata.

  4. #4
    lidt skarpere
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    Una buona notizia.

  5. #5
    are(a)zione
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    mussi ha come sempre un'ottima visione politica delle cose in seno al suo (diciamolo pure) moribondo partito.

    il PD non si farà mai, è inutile che se la girino ancora tanto

  6. #6
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    Non l'avrei mai pensato ma non posso che concordare con il post di Asti che riporta quello che dicono Mussi e altri e, in particolare:

    nei Ds «il riformismo è diventato uno slogan ossessivo». Tanto che ormai «il nostro è l'unico paese al mondo in cui si discute di riformismo e non di riforme»

    Dovrebbero avere una funzione di proposta e riuscire a mettere sulle proposta una forza politica. Altra sfida evidente, al punto che si mette in discussione il programma, è quella sui diritti delle coppie di fatto. Che sui temi etici sia necessario un compromesso ci può stare. Ma il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto non è materia eticamente sensibile. Appartiene alla sfera dei diritti delle persone che hanno diritto di scegliere stile di vita e comportamento sessuale che vogliono. Per cui nessun compromesso, si dovrà applicare il programma.

    L'innalzamento dell'età pensionabile non è un tabù e la previdenza complementare per me è una buona cosa, ma tutto deve essere fatto con calma e nel quadro di interventi sul mercato del lavoro. Quando si parla del finanziamento del sistema previdenziale si trascura che l'ingresso al lavoro sempre più tardi dei giovani e il fatto che siano precari sono le prime ragioni dell'impoverimento del sistema.

    Ha molto sofferto per l'addio di Nicola Rossi al partito?
    Francamente mi è dispiaciuto, Rossi è un interlocutore interessante. Faccio notare che dopo tutte le campagne sugli 'scissionisti di sinistra' la prima rottura è venuta da destra.

    Rossi è molto lucido nella diagnosi sulla crisi della politica. Quando dice che cosa sono diventati i partiti, compreso quello dal quale si è dimesso, dice tante verità. Poi sbaglia nell'indicare una risposta così a destra. Ma per esempio prima del vertice di Caserta i Ds non hanno fatto nessuna assemblea di partito, hanno solo riunito i ministri. Perché il club di quelli che discutono è sempre più ristretto.

    La questione socialista in Italia è irrisolta. La questione socialista sarà risolta in Italia quando esisterà un soggetto politico di cultura e metodo socialista che ricopra quello che era il luogo del Psi.

    In discussione non è la conciliabilità tra il Pd e il Pse, bensì se si vuole o no che in Italia vi sia un soggetto che non sia né post-comunista né genericamente riformista, ma che si proclami “socialista”. Un soggetto che sia quello che avrebbero dovuto essere prima il Pds e poi i Ds.

    La battaglia nel partito in vista del congresso, per chi non condivide la scelta della maggioranza, non è quindi solo contro il Partito democratico, ma per la creazione di uno spazio socialista riconoscibile, per valori, cultura, prassi e funzione.

    La cultura politica nasce dalla storia, si alimenta della tradizione e nel caso di un soggetto di sinistra, piaccia o non piaccia, ha la matrice socialista.

    Con il cattolicesimo democratico si deve collaborare, ma nella chiarezza anche l'autonomia dei cattolici sarebbe meglio tutelata.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    Prodi ha detto che il miglior candidato europeista in Francia sarebbe Bayreau, e Mussi lo ha rimproverato per non essersi accodato alle scelte del Partito Socialista francese.
    Allora proprio non ci siamo capiti: Il PD non e' il nuovo nome del partito socialista.
    infatti. giusto, però ci entrate voi. Io voto Ségolene

  8. #8
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    assolutamente no. Prodi è libero di esprimersi e Bayreau è un'ottima persona. questo però conferma ogni cosa sul pd

  9. #9
    Obama for president
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    Citazione Originariamente Scritto da antonio Visualizza Messaggio
    Prodi ha detto che il miglior candidato europeista in Francia sarebbe Bayreau, e Mussi lo ha rimproverato per non essersi accodato alle scelte del Partito Socialista francese.
    Allora proprio non ci siamo capiti: Il PD non e' il nuovo nome del partito socialista.
    se è per quello anche la lanzilotta sostiene segolene

 

 

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