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    Predefinito Ebbene.... usciamo dal governo!

    Alle volte, leggendo i compagni piu' intransigenti, mi chiedo se non abbiano ragione loro.
    Se stando nel governo avalliamo scelte che non ci possono trovare consenzienti come il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, non possiamo rimanere oltre.
    Al diavolo i nostri dirigenti, al diavolo la Segreteria ed al diavolo Bertinotti, servi dei padroni!
    Chi se ne frega di quel che succede dopo nelle stanze del potere!
    Noi siamo quelli che resistono nelle piazze... tra la gente, chissenefrega se faranno un governo di larghe intese per sbriciolare quel poco di "stato sociale" che ci e' rimasto.
    Chissenefrega se poi nascera' un altro governo Berlusconi, avra' il solo effetto di portarci nelle piazze!
    Noi combatteremo con gli scioperi, saremo forti della nostra base di diseredati e di lottatori convinti per la causa Palestinese!

    Ma poi penso che la storia si ripete.
    E la mia memoria corre a quegli anni in cui il movimento operaio aveva una consistenza oggi impossibile, perche' allora le industrie c'erano... oggi ci sono solo i call center e poco altro.

    E penso che nella mia citta' le lotte degli operai ebbero a subire la piu' grande disfatta di tutti i tempi.

    I 35 GIORNI
    La FIAT dunque annuncia 24.000 lavoratori in eccesso. Di questi almeno 14.000 devono essere licenziati. Le polveri prendono fuoco, la lotta sindacale si inasprisce. Cgil Cisl e Uil vedono l'aspetto politico dell'offensiva FIAT e temono l’annientamento delle conquiste dei lavoratori.
    Ma il 27 settembre, cade il governo Cossiga e la FIAT blocca i licenziamenti. Poco dopo però dà l’annuncio della cassa integrazione, a zero ore, per tre mesi di 24.000 lavoratori a partire dal 6 ottobre. Ma agli operai della FIAT sembra subito che l'azienda voglia decapitare la presenza dei delegati sindacali in fabbrica, attraverso quel provvedimento. Come risposta alle liste di cassa integrazione, il Consiglio di fabbrica di Mirafiori approva una mozione che dà il via al presidio di tutti i cancelli e chiede alle confederazioni di proclamare uno sciopero generale. Dai primi giorni di ottobre davanti agli stabilimenti FIAT, si anima una nuova realtà sociale: il popolo dei cancelli. Da quel giorno è impossibile per chiunque entrare in fabbrica. Con questi avvenimenti prende corpo l’esasperazione dei, già stanchi, colletti bianchi.

    LA MARCIA DEI 40.000 COLLETTI BIANCHI.
    Il 14 ottobre 1980, il Coordinamento dei capi e quadri FIAT, convoca una assemblea al Teatro Nuovo, di Torino. Ma i colletti bianchi non dibattono solamente e dal teatro esce un corteo silenzioso, che percorre le vie cittadine. Una manifestazione di massa, che passa alla storia come la "marcia dei 40.000". In testa Luigi Arisio, riconosciuto come il loro leader.L’impatto è evidente. I "40.0000" marciatori sfilano in silenzio, con pochi cartelli graficamente ben scritti, procedono ordinatatamente per le vie del centro con le loro giacche, cravatte, soprabiti. Una marcia borghese.
    Questo è un avvenimento sociale e politico che cambierà per sempre e radicalmente il mondo del lavoro. Nessuno, né sindacati né potere politico lo hanno previsto, ma la marcia degli impiegati della FIAT segna una sconfitta della lotta operaia. All’annuncio dei 40.000, la FIAT, a Roma, seduta al tavolo delle contrattazioni, non firma l’accordo che prevede la cassa integrazione a rotazione, voluta da governo e sindacati, a favore degli operai.
    Il Governo ha fatto una proposta di cassa integrazione , a rotazione, per mitigare la proposta della FIAT. Romiti, forte della protesta degli impiegati, non accetta l'accordo. Una sconfitta del sindacato che anche Luciano Lama, segretario della CGIL, deve ammettere.
    Gli operai sosterranno, che è stata la scaltra dirigenza FIAT ad organizzre la manifestazione. Chiamando uno per uno a casa. (E qui posso confermare avendo parlato della cosa con vari colleghi piu' anziani) ndr Ma pilotata o no la marcia dei 40.000 è il grido di dissenso di una maggioranza, fino allora rimasta silenziosa. Un grido, a cui non si puo', non dare ascolto.
    L'indomani la gente dei picchetti è raggiunta dalla notizia dell’accordo mancato. È una sconfitta. Sindacati e PCI ammetteranno di aver sottovalutato l'insofferenza dei colletti bianchi, ma sopratutto di non aver puntato in maniera piu decisa al rilancio della FIAT.

    Dunque, usciamo dal governo... e facciamo ripetere la storia, in modo assai piu' tragico.

    A meno che qualcuno non abbia una ricetta infallibile per il "dopo"
    La scriva qui, la analizziamo e se e' il caso... lotteremo tutti per uscire dal goveno

  2. #2
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    per intanto.... qualcosa si ottiene al governo.... molto altro e' da ottenere

    ROMA - Il discorso di Romano Prodi sulla previdenza e, in particolare, lo stop alle voci di introduzione di disincentivi per chi andrà in pensione, fa tornare il sereno tra governo, sindacati e sinistra radicale, pronti fino a ieri a dare battaglia.

    Oggi la stessa Inps definisce le ipotesi di penalizzazioni per chi lascia il lavoro in anticipo "semplici elaborazioni e studi risalenti a prima dell'estate, che fanno parte delle attività di routine di specifici uffici dell'Istituto". Studi, precisa ulteriormente una nota, che "non sono stati commissionati nè dal ministero del Lavoro nè da altri rappresentanti del governo".

    Non a caso lo stesso ministero del Lavoro proprio questa mattina ha fatto sapere che "le ipotesi circolate su possibili interventi sono prive di fondamento e premature". E che le notizie riportate dai giornali "sono totalmente estranee al lavoro del dicastero e che si tratta di indicazioni che mortificano l'impegno di concertazione con le parti sociali".

    L'applauso alla precisazione del premier è pressochè unanime, e parte proprio dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che solo ieri adombrava uno sciopero generale. ''Ci fa piacere, ed è un bene per il paese, che il presidente del Consiglio abbia smentito oggi l'ipotesi di disincentivare l'uscita dal lavoro appena maturati i requisiti per la pensione". La smentita, spiega sempre Bonanni, si trasforma in una precondizione sufficiente "per poter discutere di eventuali interventi correttivi sul sistema previdenziale, a partire dalla rivalutazione delle pensioni, senza progetti già confezionati''.

    E se la proposta di Prodi piace anche alla Uil il cui segretario Luigi Angeletti la definisce ''da condividere'', l'applauso della Cgil è solo velato dal timore che nelle parole del premier possa nascondersi una revisione dei coefficienti del sistema contributivo. "Diamo atto a Prodi di aver tranquillizzato sul percorso e sul tema dei disincentivi rispetto ai quali ha smentito efficacemente la ridda di voci che si sono susseguite nei giorni scorsi", dice la segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini.

    Più preoccupante, invece, per la dirigente sindacale, è l'affermazione del presidente del consiglio circa il fatto che non si può prescindere dall'invecchiamento della popolazione: "Auspichiamo che le parole di Prodi non siano una premessa per la revisione dei coefficienti del sistema contributivo". E' evidente, conclude "che non accetteremo mai lo scambio con il ripristino dell' anzianità pagato dai lavoratori più giovani che andranno inevitabilmente e naturalmente in pensione molto più tardi".

    Più flessibile appare il giudizio di Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria, secondo il quale "il criterio degli incentivi e dei disincentivi può essere interessante e da seguire con attenzione, ma - rileva - il vero problema, il nodo di fondo è ancorarlo ad una età di riferimento che consenta l'equilibrio del sistema. Il problema è definire da quale anno far partire incentivi e disincentivi".

    Anche la sinistra radicale è soddisfatta. Il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena spiega che "Prodi ha escluso il ricorso ai disincentivi, che renderebbero inevitabile un conflitto inutile e dannoso nella maggioranza e con i sindacati, e ha segnalato l'importanza di intervenire sulla disastrosa situazione pensionistica dei lavoratori più giovani".

    Dello stesso avviso il segretario del Pdci Oliviero Diliberto che, pur sottolineando la necessità di eliminare lo scalone previdenziale dei prossimi anni aggiunge: "Apprezzo le parole positive del presidente del consiglio Prodi. Sul problema delle pensioni è giusto procedere senza fretta e con un'ampia discussione nel paese e fra i lavoratori, sgombrando il campo da disincentivi e cose

  3. #3
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    Prodi conferma le ragioni dell’Unione, ma manca la politica

    Graziella Mascia

    E' un Prodi rassicurante e sobrio, quello che incontra la stampa per fare un bilancio di questi mesi e indicare le prossime iniziative del governo.
    Nessuno strappo, nessuna scelta, sui nodi che caratterizzano il confronto dentro l’Unione, ma la rassicurazione che sugli stessi si cercherà con determinazione la giusta mediazione.
    La differenza con le conferenze stampa berlusconiane, notano i giornalisti, si manifesta immediatamente nella gestione della conferenza stampa stessa. Non ci sono le agendine in regalo per gli invitati, non ci sono sorprese, non ci sono promesse che fanno sognare, non c’è il personaggio brillante che vuole a tutti i costi trasmettere ottimismo. Ma tutti i partiti della coalizione di maggioranza possono trovare, nelle parole di Prodi, le ragioni che hanno consentito di far nascere l’Unione e - anche diversamente l’uno dall’altro - la conferma che questo governo durerà.
    Parla di crescita e di riforme, ma sulla riforma (cosidetta) della previdenza, più discussa e più temuta dai lavoratori fa riferimento solo agli incentivi per prolungare l’età pensionistica.
    Conferma l’impegno in Afghanistan, ma ammette le difficoltà della missione, considerando necessaria una conferenza internazionale per fare un bilancio.
    Dice no alla pena di morte per Saddam Hussein, a cui contrappone la politica del dialogo nella risoluzione delle controversie internazionali, ma non si spinge a fare promesse per il Medio Oriente. Il protagonismo italiano sullo scenario internazionale per le politiche di pace, dichiara, è costretto a scegliere la strada del realismo dei piccoli passi.
    Non ci sono scoop sui temi controversi, ma la sua abilità, da vera scuola democristiana, si manifesta soprattutto sui temi “eticamente sensibili”, come i pacs e l’eutanasia.
    Dunque, potremmo dire, ogni soggetto della maggioranza può trovare elementi per essere moderatamente soddisfatto.
    Ma potrà, questa conferenza stampa, risolvere dubbi, critiche, disagi che attraversano l’elettorato dell’Unione e recuperare quei consensi che tanto fanno discutere politologi e opinionisti?
    Forse no. Non solo perché il merito delle questioni affrontate corrisponde esattamente alle “ambiguità”, anche positive, contenute nella finanziaria, ma perché rimane aperta la “missione” di questo governo.
    Verosimilmente, dunque, ognuno continuerà a spingere, affinché la barra del programma dell’Unione si sposti da una parte o dall’altra. Da confindustria alle gerarchie ecclesiastiche, dal sindacato a ogni singola categoria, ognuno proverà a far valere le proprie ragioni. Ma se la forza di Romano Prodi è proprio quella di non scegliere, tenendo aperta una discussione perenne, questa mancanza di un “centro”, nella complessità delle politiche e dei programmi del governo, è la ragione per cui anche chi dovrebbe gioire per i benefici della finanziaria - come confindustria o l’operaio Fiat - rimane fortemente critico.
    In altre parole, rimangono aperte le questioni della coesione sociale e della crisi della politica.
    Eugenio Scalfari prova ad affrontare il tema con la proposta di una “dittatura democratica”, come se si trattasse di tenere a bada i troppi protagonismi ministeriali o l’esagerato pluralismo della coalizione. Il presidente del consiglio risponde privilegiando il terreno della collegialità, ma l’esperienza della finanziaria ci fa dire che il rischio è di sacrificare proprio il ruolo del parlamento e la partecipazione democratica.
    E’ vero che il decreto governativo oggi corregge gli errori più clamorosi del maxiemendamento, quelli relativi alla prescrizione dei reati contabili e alla assimilazione delle energie alternative ai cosiddetti termovalorizzatori. Ma non cancella altri problemi della finanziaria, come quelli dell’università, laddove da una parte stabilizza i precari e dall’altra regala 100 milioni di euro all’università privata.

    E soprattutto non può risolvere il problema di fondo, cioé quello della struttura della finanziaria stessa. Quando la legge più importante dell’anno parte da 216 articoli con 600 commi e si conclude con un maxiemendamento di 1.385 commi, è evidente che il ruolo del parlamento è pressoché inesistente. Così come è evidente che ogni segmento di società tenderà a far rientrare nel calderone il proprio interesse di nicchia, a scapito di una strategia generale.
    Ecco dunque, che il tema della rappresentanza politica e istituzionale, già minata dalle grandi questioni che attengono ai luoghi di decisione tecnocratici dei processi di globalizzazione capitalista, viene amplificato dalla parcellizzazione e dalla disgregazione sociale, frutto anch’esse delle logiche di primato del mercato.
    In questo contesto anche il nostro paese conosce la degenerazione delle lobbies, della passivizzazione, subisce cioé un processo di “americanizzazione” della società.
    In questa chiave Romano Prodi può rappresentare un populismo di sinistra in versione italiana.
    La risposta a tutto ciò, limitandoci a parlare di finanziaria, non può essere dunque la revisione del regolamento parlamentare per ridurre i tempi di discussione e approvazione della stessa, ma riguarda i suoi contenuti.
    Già dal confronto su questo tema si misurerà l’idea della politica con cui affrontare il rapporto dell’Unione con il proprio elettorato, il blocco sociale che si vuole rappresentare. La legge elettorale sarà la sua conseguenza.
    Così, il movimento cui facciamo spesso riferimento potrà rappresentare per tutti, e non solo per la sinistra alternativa, un riferimento prezioso per affrontare la crisi della politica o, al contrario, un ingombro da rimuovere. Ma, in questo secondo caso, non basteranno gli artifizi delle regole per far tacere domande e aspettative, che l’Unione e il governo Prodi stessi hanno sollecitato.

    Liberazione - 29 dicembre 2006

  4. #4
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    Ma torniamo per un attimo a riflettere sui fatti.
    Siamo sicuri di essere noi a voler uscire dal governo o piuttosto non sia il gioco dei poteri forti a farci sostenere questa ineluttabile scelta?

    Propenderei per la nostra precisa "volonta' politica" , se da piu' parti non venisse invocato il cosidetto "governo di larghe intese" volto essenzialmente ad escludere le aree piu' radicali attualmente al governo.

    Siamo sicuri che vogliamo uscire noi dal governo piuttosto che i "poteri forti" di sempre non vogliano escluderci per poter fare i loro "PORCI COMODI" in tutta tranquillita'?

    Sarebbe interessante anche avere una risposta in tal senso....

    Quando serviva al fine, l'estremismo extraparlamentare e' stato finanziato, foraggiato e sostenuto dai "nemici del comunismo"

    E' la storia, ed e' la storia che si ripete...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Antiglobal Visualizza Messaggio
    Ma torniamo per un attimo a riflettere sui fatti.
    Siamo sicuri di essere noi a voler uscire dal governo o piuttosto non sia il gioco dei poteri forti a farci sostenere questa ineluttabile scelta?

    Propenderei per la nostra precisa "volonta' politica" , se da piu' parti non venisse invocato il cosidetto "governo di larghe intese" volto essenzialmente ad escludere le aree piu' radicali attualmente al governo.

    Siamo sicuri che vogliamo uscire noi dal governo piuttosto che i "poteri forti" di sempre non vogliano escluderci per poter fare i loro "PORCI COMODI" in tutta tranquillita'?

    Sarebbe interessante anche avere una risposta in tal senso....

    Quando serviva al fine, l'estremismo extraparlamentare e' stato finanziato, foraggiato e sostenuto dai "nemici del comunismo"

    E' la storia, ed e' la storia che si ripete...
    Ma allora a questo punto perchè non ci dici la tua idea di comunismo. Passa per Mastella ministro della giustizia e per la finanziaria di Padoa Schioppa?

    Sei della corrente falce e mastella?

    A me pare che i poteri forti il loro comodi se li stiano comunque ampliamente facendo visto che ad esempio con il governo amico margheriton-diessino con una spruzzata (ma proprio poca) di comunismo rifondarolo la missione in Afghanistan è stata ampliamente rifinanziata ed è divenuta operativamente missione di guerra a livello "combat".

    Mi pare che quei pochi punti della finanziaria che dovevano andare verso il popolo come la tassa sui suv o le licenze dei taxisti dopo le solite proteste cavalcate dai populisti postfascisti e dal centrodestra siano stati modificati e ritirati. Anche qui Rifondazione Comunista è stata determinante. E l'indulto? Per fortuna che c'eri tu ad impedire un simile scempio per i reati contabili. Berlusconi per impedire che il compare Previti finisse al gabbio se l'è inventate tutte, solo l'Unione (corrente falce e mastella) c'è riuscita in una botta sola a togliere dai guai il lestofante.
    Allora prevedi che voi riformisti continuerete ancora per molto ad essere così incisivi coi poteri forti o forse ora è il caso che vi diate una calmata per non dover svelare l'eccessivo comunismo che serpeggia ultimamente nel governo?

    Mi permetto di risponderti nonostante io non sia di PRC perchè ho appreso con divertimento proprio in questi giorni che nemmeno tu hai la tessera del partito dunque ho considerato che tu puoi parlare della linea del PRC esattamente come me.

    A luta continua

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Mi permetto di risponderti nonostante io non sia di PRC perchè ho appreso con divertimento proprio in questi giorni che nemmeno tu hai la tessera del partito dunque ho considerato che tu puoi parlare della linea del PRC esattamente come me.

    A luta continua
    Te lo ha detto matteomatteo in un orecchio, di' la verita'...
    Se io ho la tessera o no e' un fatto che riguarda me e la sezione territoriale dove sono/non sono iscritto... non riguarda ne' te ne matteomatteo...

    Ed ora, se volessi rispondere nel merito e proporre qualcosa di percorribile... ritenta, sarai piu' fortunato.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Antiglobal Visualizza Messaggio
    Ma torniamo per un attimo a riflettere sui fatti.
    Siamo sicuri di essere noi a voler uscire dal governo o piuttosto non sia il gioco dei poteri forti a farci sostenere questa ineluttabile scelta?

    Propenderei per la nostra precisa "volonta' politica" , se da piu' parti non venisse invocato il cosidetto "governo di larghe intese" volto essenzialmente ad escludere le aree piu' radicali attualmente al governo.

    Siamo sicuri che vogliamo uscire noi dal governo piuttosto che i "poteri forti" di sempre non vogliano escluderci per poter fare i loro "PORCI COMODI" in tutta tranquillita'?

    Sarebbe interessante anche avere una risposta in tal senso....

    Quando serviva al fine, l'estremismo extraparlamentare e' stato finanziato, foraggiato e sostenuto dai "nemici del comunismo"

    E' la storia, ed e' la storia che si ripete...
    Certo è la storia che si ripete, niente di nuovo sotto il sole. Lo scontro tra la socialdemocrazia ed il marxismo è vecchio quanto il movimento operaio. anche le opzioni in campo son sempre le stesse, partecipazione ai governi di collaborazione di classe (fronte popolare) o fronte unico tra partiti di sinistra sulla base di un programma di transizione, tralascio le posizioni dei settari alla Ferrando e cioè mai al governo.
    Basterebbe che tu osservassi la fine che ha fatto il Partito Comunista Francese per trarre le dovute conclusioni su quale sarà la sorte di Rc continuando con questa politica. Ma non c'è bisogno di andare tanto lontano, basta guardare in Italia, ricordi la precedente esperienza del governo Prodi? Sai chi ha avallato la precarizzazione del lavoro? Ti ricorda qualcosa il pacchetto Treu? sai chi ha fatto il maggior numero di privatizzazioni dal dopo guerra in poi?
    Ma non andiamo così indietro guardiamo a cosa fa Rc nelle giunte comunali o regionali. A Sassuolo l'assessore alla casa ordina lo sgombero di un palazzo di immigrati che lavoravano ed ad avevano acquistato una casa, per motivi di ordine pubblico. A Padova Rc si fa complice della ghettizzazione degli imigrati e della costruzione di un muro che neanche una giunta leghista avrebbe avuto il coraggio di fare. Di esempi ce ne sarebbero tanti ma il più esplicativo è certamente quello della regione Puglia dove il "compagno" Vendola, portato come bandiera e simbolo di questa alleanza con la borghesia progressista, costringe alle dimissione Petrella perchè voleva far tornare l'acquedotto pugliese in mani pubbliche dacciandolo di ideologismo.
    Questo è il risultato di un'alleanza innaturale ed opportunista, per non parlare poi delle conseguenze a livello di militanza di partito oramai completamente inesistente ed talmente su logiche istituzionali che sta diventando solo un comitato elettorale con la complicità di finte opposizioni interne quali l'ernesto.
    La prima cosa da fare è ritornare tra la gente, fare inchiesta, capire cosa realmente bolle in pentola. Tornare a costruire una vera sinistra all'interno della CGIL, lavoro oramai completamente abbandonato, creare collettivi nelle università e nelle scuole e spiegare che non possiamo continuare a votare le missioni di guerra, che non possiamo continuare a votare le finanziarie dei padroni, che non possiamo continuare a votare i tagli all'istruzione pubblica ed alla sanità, che non possiamo continuare a votare le erogazioni di soldi pubblici alle scuole dei preti, che non possiamo continuare ad avallare politiche di continuità col precedente governo che sia Berlusconi a farle noi saremo con i lavoratori che scenderanno nelle piazze a difendere i loro diritti.
    L'unico modo per non avere cattivi padroni è non avere padroni

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Antiglobal Visualizza Messaggio
    Te lo ha detto matteomatteo in un orecchio, di' la verita'...
    uhm, no.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Antiglobal Visualizza Messaggio
    Ma torniamo per un attimo a riflettere sui fatti.
    Siamo sicuri di essere noi a voler uscire dal governo o piuttosto non sia il gioco dei poteri forti a farci sostenere questa ineluttabile scelta?

    Propenderei per la nostra precisa "volonta' politica" , se da piu' parti non venisse invocato il cosidetto "governo di larghe intese" volto essenzialmente ad escludere le aree piu' radicali attualmente al governo.

    Siamo sicuri che vogliamo uscire noi dal governo piuttosto che i "poteri forti" di sempre non vogliano escluderci per poter fare i loro "PORCI COMODI" in tutta tranquillita'?

    Sarebbe interessante anche avere una risposta in tal senso....

    Quando serviva al fine, l'estremismo extraparlamentare e' stato finanziato, foraggiato e sostenuto dai "nemici del comunismo"

    E' la storia, ed e' la storia che si ripete...
    Fai una mortale confusione tra governo e parlamento (la presenza in quest'ultimo non la mette in discussione nessuno, ciò non toglie che entrare in parlamento non significhi "andare al governo con chiunque"), prima chiarisciti le idee su questo punto, poi parliamo. La scusa dell'UDC non regge, al senato non ci sarebbero i numeri, e se te lo vogliono mettere in culo con le larghe intese lo fanno, mezzo ministero di Ferrero o meno. Cos'è che ci ha fatto ottenere in più la presenza al governo rispetto a quello che avremmo ottenuto stando indipendenti in parlamento?? Te lo dico io: una poltrona di presidente della camera, nient'altro,

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da ulianov Visualizza Messaggio
    basta guardare in Italia, ricordi la precedente esperienza del governo Prodi? Sai chi ha avallato la precarizzazione del lavoro? Ti ricorda qualcosa il pacchetto Treu? sai chi ha fatto il maggior numero di privatizzazioni dal dopo guerra in poi?
    .....
    La prima cosa da fare è ritornare tra la gente, fare inchiesta, capire cosa realmente bolle in pentola. Tornare a costruire una vera sinistra all'interno della CGIL, lavoro oramai completamente abbandonato, creare collettivi nelle università e nelle scuole e spiegare che non possiamo continuare a votare le missioni di guerra, che non possiamo continuare a votare le finanziarie dei padroni, che non possiamo continuare a votare i tagli all'istruzione pubblica ed alla sanità, che non possiamo continuare a votare le erogazioni di soldi pubblici alle scuole dei preti, che non possiamo continuare ad avallare politiche di continuità col precedente governo che sia Berlusconi a farle noi saremo con i lavoratori che scenderanno nelle piazze a difendere i loro diritti.
    Non solo mi ricordo della pietra miliare della precarizzaione, ma anche della "riforma" Dini...
    Cionondimeno non posso non pensare a quando c'era il PCI all'opposizione e le lotte che abbiamo vinto.
    Ma una importante l'abbiamo persa.... e se l'abbiamo persa con i numeri e con le forze di allora, io credo che neanche se ci mettessimo 24 ore su 24 "casa per casa" come disse Berlinguer in punto di morte, non riusciremmo a conquistare quei numeri ed a vincere.
    Ti faccio un esempio.
    Io sono un sesto livello CCNL TLC, col che ho una retribuzione "superiore" ad un operaio di 5 livello.
    Ebbene, la mia "capacita" di rimanere senza reddito per scioperi si aggira al massimo su 5 giorni al mese.
    I compagni di allora riuscivano a resistere oltre 35 giorni... fai un po' tu.
    Certo, ricostituire il consenso e' importante, forse ci si riesce pure ad arrivare ai livelli di allora.
    Ma sono cose lunghe... e questi qui ci ammazzano da ieri.

 

 
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