Alle volte, leggendo i compagni piu' intransigenti, mi chiedo se non abbiano ragione loro.
Se stando nel governo avalliamo scelte che non ci possono trovare consenzienti come il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan, non possiamo rimanere oltre.
Al diavolo i nostri dirigenti, al diavolo la Segreteria ed al diavolo Bertinotti, servi dei padroni!
Chi se ne frega di quel che succede dopo nelle stanze del potere!
Noi siamo quelli che resistono nelle piazze... tra la gente, chissenefrega se faranno un governo di larghe intese per sbriciolare quel poco di "stato sociale" che ci e' rimasto.
Chissenefrega se poi nascera' un altro governo Berlusconi, avra' il solo effetto di portarci nelle piazze!
Noi combatteremo con gli scioperi, saremo forti della nostra base di diseredati e di lottatori convinti per la causa Palestinese!
Ma poi penso che la storia si ripete.
E la mia memoria corre a quegli anni in cui il movimento operaio aveva una consistenza oggi impossibile, perche' allora le industrie c'erano... oggi ci sono solo i call center e poco altro.
E penso che nella mia citta' le lotte degli operai ebbero a subire la piu' grande disfatta di tutti i tempi.
I 35 GIORNI
La FIAT dunque annuncia 24.000 lavoratori in eccesso. Di questi almeno 14.000 devono essere licenziati. Le polveri prendono fuoco, la lotta sindacale si inasprisce. Cgil Cisl e Uil vedono l'aspetto politico dell'offensiva FIAT e temono l’annientamento delle conquiste dei lavoratori.
Ma il 27 settembre, cade il governo Cossiga e la FIAT blocca i licenziamenti. Poco dopo però dà l’annuncio della cassa integrazione, a zero ore, per tre mesi di 24.000 lavoratori a partire dal 6 ottobre. Ma agli operai della FIAT sembra subito che l'azienda voglia decapitare la presenza dei delegati sindacali in fabbrica, attraverso quel provvedimento. Come risposta alle liste di cassa integrazione, il Consiglio di fabbrica di Mirafiori approva una mozione che dà il via al presidio di tutti i cancelli e chiede alle confederazioni di proclamare uno sciopero generale. Dai primi giorni di ottobre davanti agli stabilimenti FIAT, si anima una nuova realtà sociale: il popolo dei cancelli. Da quel giorno è impossibile per chiunque entrare in fabbrica. Con questi avvenimenti prende corpo l’esasperazione dei, già stanchi, colletti bianchi.
LA MARCIA DEI 40.000 COLLETTI BIANCHI.
Il 14 ottobre 1980, il Coordinamento dei capi e quadri FIAT, convoca una assemblea al Teatro Nuovo, di Torino. Ma i colletti bianchi non dibattono solamente e dal teatro esce un corteo silenzioso, che percorre le vie cittadine. Una manifestazione di massa, che passa alla storia come la "marcia dei 40.000". In testa Luigi Arisio, riconosciuto come il loro leader.L’impatto è evidente. I "40.0000" marciatori sfilano in silenzio, con pochi cartelli graficamente ben scritti, procedono ordinatatamente per le vie del centro con le loro giacche, cravatte, soprabiti. Una marcia borghese.
Questo è un avvenimento sociale e politico che cambierà per sempre e radicalmente il mondo del lavoro. Nessuno, né sindacati né potere politico lo hanno previsto, ma la marcia degli impiegati della FIAT segna una sconfitta della lotta operaia. All’annuncio dei 40.000, la FIAT, a Roma, seduta al tavolo delle contrattazioni, non firma l’accordo che prevede la cassa integrazione a rotazione, voluta da governo e sindacati, a favore degli operai.
Il Governo ha fatto una proposta di cassa integrazione , a rotazione, per mitigare la proposta della FIAT. Romiti, forte della protesta degli impiegati, non accetta l'accordo. Una sconfitta del sindacato che anche Luciano Lama, segretario della CGIL, deve ammettere.
Gli operai sosterranno, che è stata la scaltra dirigenza FIAT ad organizzre la manifestazione. Chiamando uno per uno a casa. (E qui posso confermare avendo parlato della cosa con vari colleghi piu' anziani) ndr Ma pilotata o no la marcia dei 40.000 è il grido di dissenso di una maggioranza, fino allora rimasta silenziosa. Un grido, a cui non si puo', non dare ascolto.
L'indomani la gente dei picchetti è raggiunta dalla notizia dell’accordo mancato. È una sconfitta. Sindacati e PCI ammetteranno di aver sottovalutato l'insofferenza dei colletti bianchi, ma sopratutto di non aver puntato in maniera piu decisa al rilancio della FIAT.
Dunque, usciamo dal governo... e facciamo ripetere la storia, in modo assai piu' tragico.
A meno che qualcuno non abbia una ricetta infallibile per il "dopo"
La scriva qui, la analizziamo e se e' il caso... lotteremo tutti per uscire dal goveno




Rispondi Citando
