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  1. #1
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    Predefinito Napoli: cronache di una giornata qualunque

    Roghi, barricate, proteste, rabbia nella città-discarica



    L'emergenza rifiuti:

    Oltre un terzo della spazzatura depositata resta ogni giorno per strada Caos in periferia, a Ponticelli gli abitanti si scagliano contro i vigili del fuoco

    Da Ponticelli a Scampia, da Bagnoli a Coroglio, la periferia è un’unica grande discarica. I vigili del fuoco corrono da un rogo all’altro: la gente non ne può più della puzza, della sporcizia e appicca fuoco alle montagne dei rifiuti. Il rimedio è peggiore del male: l’aria diventa irrespirabile, satura di gas tossici. Ma chi si dibatte nei ghetti di casa nostra è pronto a tutto, è capace di tutto. E così venerdì sera a Ponticelli, al parco Conocal, un gruppo di abitanti ha scagliato uova fradice e bottiglie contro i vigili del fuoco arrivati a spegnere le fiamme. «Capita spesso che le pattuglie diventino un bersaglio», spiegano alla centrale operativa. E ancora venerdì notte tre vigili sono rimasti feriti perché è esplosa una bombola depositata tra la spazzatura data alle fiamme: sono finiti al Cardarelli e guariranno in cinque giorni. Secondo i tecnici ogni giorno resta a terra circa un terzo della spazzatura depositata. Ma le cifre non bastano a raccontare il dramma. Non dicono che quell’immondizia si accumula spesso nelle stesse strade, strade dove non passano i cortei delle auto blu, dove non arrivano i turisti, dove le macerie delle strutture abbandonate si mischiano ai rifiuti. Non dicono che ci sono quartieri dove gli spazzini sono solo un vago ricordo e i cavalcavia finiscono nel vuoto se va bene e in montagne di immondizia se va male. E così via delle Brecce a Sant’Erasmo, un tempo cuore della Napoli che produce, è ora solo un enorme tappeto di sacchetti di plastica bruciacchiati dove i contenitori di alluminio si mischiano a valige sfondate, a copertoni semi distrutti e a residui di frutta marcia. Ma il peggio si incontra più avanti. Basta entrare al parco Conocal per capire (capire, non giustificare) come la rabbia diventi vandalismo. Enrico Lettieri è uno dei leader del comitato inquilini. Dal suo balcone al centro del rione realizzato con i fondi della ricostruzione, la strada appare una grande distesa di contenitori rovesciati e spazzatura bruciacchiata. «I vigili del fuoco vanno e vengono - spiega tranquillo - qualcuno appicca il fuoco e qualcun altro chiama i vigili. Tra la puzza dei rifiuti e quella degli incendi l’aria resta comunque irrespirabile». Al centro dello spiazzo, tra i rovi, i resti di un edificio che sembra uscito da un bombardamento. «Doveva essere una scuola - spiega Lettieri - nell’86 era stata ultimata e si discuteva se farne un nido o un’elementare. Una notte la vandalizzarono. Ora ci vanno i drogati e i ragazzi ci impiccano i cani». Nel giardino i televisori giacciono sui frigoriferi e sui divani abbandonati. Quelli del comitato hanno chiesto prima di ristrutturare l’edificio, poi di abbatterlo: in ventuno anni non hanno ottenuto né l’una né l’altra cosa. E la spazzatura si accumula, si moltiplica, trabocca nella strada dove i bambini corrono sulle mini moto arrivate con la befana facendo la gimkana tra i sacchetti sfondati e i contenitori destinati alla carta e pieni di qualsiasi altra cosa. «Gli spazzini dovrebbero arrivare tre volte al mese - conclude Lettieri - ma noi non li vediamo mai». Poco più avanti c’è una scuola, la Bordiga: se qualcuno non provvederà a togliere i rifiuti domani i ragazzi per entrare dovranno scavalcare i rifiuti.

  2. #2
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    Ladri in ospedale, rubati anche gli idranti

    L'emergenza sanità

    Fusti di rifiuti tossici dimenticati nei viali o nei cantinati del Policlinico Federiciano; quadri elettrici a pezzi al Cardarelli; postazioni antincendio spaccate dalla ruggine, prive di manichette e con i rubinetti rotti, spesso da anni, al Monaldi e nel Policlinico di piazza Miraglia. Le carenze organizzative degli ospedali cittadini rappresentano un problema costante, soprattutto per i vigili del fuoco, costretti a intervenire anche più volte a settimana nei nosocomi cittadini per spegnere principi d’incendio in sgabuzzini e sottoscala sui quali i dipendenti non hanno gli strumenti per intervenire. La giustificazione è molto spesso a portata di mano di chi invece sarebbe dovuto intervenire per evitare il crac disorganizzativo della struttura sanitaria: «Che volete da noi? Prendetevela con i ladri se in caso di fuoco non siamo in grado di usare le postazioni antincendio perché hanno portato via le manichette». Sorpresa e stupore per i furti nel Monaldi quando all’arrivo dei carabinieri le postazioni antincendio erano vistosamente fuori uso. Meraviglia nel Policlinico federiciano per il disservizio che nel corso dei mesi ha fatto correre più volte i vigili del fuoco nei cantinati. La fine di un turno di lavoro e la fretta di tornare a casa quasi giustificano i bidoni di rifiuti ospedalieri che un dipendente abbandona nel posto in cui si trovava a passare. Furti falsi e furti veri, come quelli registrati nel Policlinico della Seconda Università dove le manichette antincendio installate giovedì mattina nel viale antistante dell’edificio due sono state rubate nella stessa notte. Furti veri, come quelli degli estintori prelevati da un signore in tuta da lavoro dalla chirurgia toracica della Seconda Università. «Vi riportiamo subito quello carico». Ma la ditta di manutenzione ha poi smentito di aver mandato un proprio incaricato. Sporcizia e caos organizzativo che alla fine fanno fare crac all’immagine assistenziale dei nostri ospedali. Problema serio affrontato ieri mattina anche dal direttivo regionale dell’Anmdo, associazione dei medici di direzione sanitaria. «L’igiene ospedaliera è rappresentata da tutti quegli adempimenti che sono parte integrante dei compiti e delle attività di tutti i professionisti e rappresentanti della sanità. L’igiene ospedaliera non è un mero coacervo di compiti ispettivi-repressivi, facenti capo alla sola figura del direttore sanitario che ne è il primo garante. Ma è un complesso di norme igienico-sanitarie, di comportamenti e di percorsi assistenziali che necessitano di costante applicazione e collaborazione e sensibilità da parte degli operatori impegnati nella prevenzione di eventi infettivi». Capisala, medici, direttori di strutture complesse e capi dipartimento sono corresponsabili del degrado dei nostri ospedali. Al pari di chi, in ogni struttura sanitaria, dirige il servizio di prevenzione aziendale e di sicurezza che dovrebbero garantire la migliore risposta possibile con un “autocontrollo” che dovrebbe scattare automaticamente. Autocontrollo che quasi sempre non funziona nei viali e nelle corsie d’ospedale affidati alla sorveglianza di guardie giurate incapaci di lasciar fuori questuanti pronti a chiedere mance e a vendere ai ricoverati oggetti di ogni tipo. E a bloccare ladri d’auto, di computer e a denunciare chi, senza motivo, vandalizza le strutture.

    Il Mattino, 14-01-2007

  3. #3
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    Inciampa su un lampione caduto, anziana in ospedale

    L’ACCUSA: È VENUTO GIÙ PRIMA DI NATALE, MA NESSUNO L’HA TOLTO DAL MARCIAPIEDI

    Incidente alla Loggetta. E a Castellammare un palo si abbatte sulle auto: tragedia sfiorata

    Inciampa su un palo della luce e finisce in ospedale. Brutta avventura per una donna di ottant'anni, Luisa Disa, che a causa di un lampione caduto a terra - e abbandonato sul marciapiedi da molti giorni - si è procurata contusioni in diverse parti del corpo. È accaduto venerdì pomeriggio all'altezza del civico 7 di via Guglielmo Scognamiglio nella zona della Loggetta, a Fuorigrotta. Sono da poco passate le sei, è già scuro, e Luisa esce di casa per gettare carta e giornali vecchi. I bidoni bianchi della raccolta differenziata sono circondati da cumuli di rifiuti. Luisa, per raggiungerli, è costretta a fare un giro più lungo. Mentre tenta di salire sul marciapiedi non si accorge di un palo della luce steso a terra, inciampa e cade sul selciato. « «Ho sentito le grida d'aiuto di mia madre - racconta la figlia Enza De Vita - sono corsa fuori perché pensavo che la stessero rapinando o che fosse stata investita. Invece era lì, vicino all'immondizia, stesa a terra dolorante». Alcuni vicini dicono che il palo, di circa quattro metri d'altezza, sia caduto già da un po' di tempo, sicuramente prima di Natale. La base è completamente devastata dalla ruggine, all'interno si vede ancora il filo che porta la corrente elettrica. «Improvvisamente mi sono ritrovata a terra, ancora coi giornali in mano - ricorda Luisa - credevo di essermi rotta un femore. Poi ho capito che invece ero inciampata su quel palo della luce, c'è mancato poco che non finissi con la testa contro il muretto». Poi la corsa in ospedale, al Fatebenefratelli, dove le è stata riscontrata una forte contusione all'anca - ne avrà per quattro giorni - e dovrà tornare per altri accertamenti. Molti lampioni della zona, tra via Scognamiglio e via Mario Gigante, versano in condizioni disastrose. Una lunga fila di pali verdi, tutti della stessa altezza, con le basi più o meno corrose dalla ruggine. E tra i vicini esplode la polemica: «Una struttura ad alto rischio che nessuno si è preoccupato di rimuovere - denunciano - ma qualcuno si deve essere accorto del cedimento, perché è avvenuto a due passi dai cassonetti dell'immondizia. A Capodanno hanno incendiato i rifiuti, sono intervenuti i vigili del fuoco: possibile che nemmeno loro abbiano visto quel palo?». E ieri mattina, a Castellammare, si è sfiorata la tragedia. un lampione corroso dalla ruggine si è abbattuto sulle auto in sosta nei pressi di via Cosenza, strada centralissima e affollata di studenti e pendolari. Nessuno, per fortuna, è rimasto ferito.

    Il Mattino, 14-01-2007

  4. #4
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    se sei napoletano dovresti essere abituato ad articoli di questo tipo
    Ora però da te mi aspetto commenti e suggerimenti che mettono in luce la tua voglia di cambiare lo stato delle cose partecipando.
    Così rimarrebbe una sterile denuncia peraltro neanche tua.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da relazzarone Visualizza Messaggio
    se sei napoletano dovresti essere abituato ad articoli di questo tipo
    Ora però da te mi aspetto commenti e suggerimenti che mettono in luce la tua voglia di cambiare lo stato delle cose partecipando.
    Così rimarrebbe una sterile denuncia peraltro neanche tua.

    Non sono napoletano; più che una forma di denuncia (ovviamente non è la mia: la fonte degli articoli è Il Mattino, come riportato), è una segnalazione di accadimenti grotteschi concentrati in una sola giornata nella più grande città del meridione d'Italia.

  6. #6
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    Facendo un copia e incolla non rendi trasparente il tuo obiettivo. Sarebbe sempre opportuno inserire commenti personali per dar luogo ad una discussione

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da relazzarone Visualizza Messaggio
    Facendo un copia e incolla non rendi trasparente il tuo obiettivo. Sarebbe sempre opportuno inserire commenti personali per dar luogo ad una discussione

    L'obiettivo è informare (risulta abbastanza evidente); proprio l'inserimento di articoli scevri da commenti personali è, in relazione al fine, una garanzia di trasparenza.

  8. #8
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    Questo è un thread da rilievo , l'unica nota la faccio sul titolo , sarebbe dovuto essere Napoli terzo mondo.

  9. #9
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    Ci penserà O' Vesuvio.


    Vesuvius escape plan 'insufficient'

    Vesuvius is the most heavily monitored volcano in the world.

    Within 20km (12 miles) of its crater live almost three million people - and every one of them, say the geologists, is at risk.
    Their evidence comes from research, now completed, which shows that 4,000 years ago Vesuvius erupted with such ferocity that huge areas of land around the volcano were uninhabitable for decades.
    Geologists say the evidence that has been uncovered since 2001 should have encouraged Italian authorities to change the evacuation plan they are rehearsing.
    VOLCANO GUIDE



    How they form and erupt


    But vulcanologist Giuseppe Mastrolorenzo from the Vesuvius Observatory says civil emergency planners are still ignoring the worst-case scenario.
    "It is politically negative to talk about the cataclysmic event," he says.
    "The authorities have been told what could happen. But the evacuation plans they have in place still do not go anywhere near far enough."

    Avalanche of ash
    Mr Mastrolorenzo and his team took us to a disused quarry not far from Naples where they have been busy collecting samples.

    The walls are made from solidified ash, at least 20m (66ft) high. Over thousands of years this ash has solidified into porous rock.
    It is the deposit of a Stone Age eruption, a cataclysmic, Plinian eruption, much bigger than the type that destroyed Pompeii in 79AD.

    When the volcano exploded, it sent a cloud of superheated dust and ash high into the stratosphere, which eventually collapsed over a radius of 25km (15 miles).
    The avalanches of hot ash raced down the slopes of the volcano at several hundred kilometres an hour, destroying everything in their path.
    Within the city of Naples they found deposits of this ash up to 3m (10ft) deep.
    Last time it all happened very slowly... We left briefly in 1944 and then we came back to our houses


    Giuseppe
    San Sebastiano resident


    "We have found footprints of people trying to escape," says Mr Mastrolorenzo.
    "And a Stone Age house with plates of food abandoned in a hurry. As they ran they were pelted with rock that was falling from the air.
    "Before we made this discovery we had no idea the city of Naples would be threatened. We never had evidence for a blast extending into the Neapolitan area and beyond it."
    Tight roads
    From a helicopter we could see the difficulty the civil planning authorities will face.
    The slopes of the volcano are covered with farms, small towns and high-rise flats.
    Beneath Vesuvius' crater is a vast chamber of molten magma


    The so-called "red zone" - the area that would be evacuated first - includes 18 towns. And they are connected by narrow, winding and often heavily congested roads.
    Guido Bertolaso is the head of civil protection and in the past few months his team has been practising with residents and local authorities the evacuation routine.
    "In any situation where civil protection is involved there is always a criticism," he said.
    "We work knowing full well that the entire region will be affected. We know what to do. Our big challenge is communicating that to the local people."
    Refugee crisis
    The plan assumes at least 600,000 people would need to be evacuated. It would take 72 hours and the evacuees will mostly be sent to other parts of the country.
    But the experts say the evacuation plan should include Naples, and they believe people in the city are not adequately prepared for what would unfold.
    Tests on the volcano show Vesuvius is a ticking time bomb. Ten kilometres beneath its crater there is a 400 sq km chamber of molten magma.
    Vesuvius is regarded as one of the world's most dangerous volcanoes

    When it forces its way through the fractures of the Earth's crust the result will be disastrous.
    The authorities would get between 20 days and two weeks' notice. But the dilemma that would face those implementing the plan is when to start their evacuation.
    In San Sebastiano, a town that was partially destroyed in 1944 by the lava from the last eruption, one elderly resident, Giuseppe, told me he believed he would have plenty of time to go.
    His memories are of a lava flow that moved at 5km/h.
    "Last time it all happened very slowly," he says.
    "And then it stopped. We are not afraid. We left briefly in 1944 and then we came back to our houses."
    But there will be no quick return if Vesuvius erupts as it did 4,000 years ago.
    When this next explosive, Plinian eruption comes - as one day it will - this will not just be Campania and Italy's problem, it will be Europe's as well.
    There will be three million refugees. It will change climates and weather patterns across the continent. And it will turn the green, fertile landscape around Naples into a lifeless desert, to which Giuseppe and his friends will certainly not want to return.

  10. #10
    trilex
    Ospite

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    il buon governo del csx......no vabbe' non infierisco.

 

 
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