Fenomenologia di un Cavaliere
di Cinzia Sciuto
In un libro di Pierfranco Pellizzetti l'analisi del mutamento culturale della società italiana, dall'identificazione collettiva nel "mediocre banale", incarnato da Mike Bongiorno, a quella nel "mediocre mannaro" il cui esemplare-tipo è Silvio Berlusconi
Quando un uomo, che in un altro paese occidentale con una minima tradizione liberaldemocratica sarebbe rimasto al massimo a costruire palazzine a Milano, in Italia diventa capo del governo e leader del maggiore partito, controlla di fatto quasi l'intero panorama mediatico e domina la scena politica per più di un ventennio, allora è il caso di cominciare ad analizzare il fenomeno e a porsi delle domande.
Una Fenomenologia di Berlusconi è dunque oggi necessaria per tentare di cogliere le ragioni del precipizio umano, politico e civile in cui è precipitata l'Italia. Quando Umberto Eco scrisse nel 1961 la famosa Fenomenologia di Mike Bongiorno, il tentativo era proprio quello di cogliere nel personaggio Bongiorno - oggi inspiegabilmente divenuto eroe della patria, tanto da meritare addirittura i funerali di Stato - i tratti che lo rendevano così irresistibilmente adorato dal pubblico televisivo.
L'elemento principale di questa collettiva identificazione Eco lo individuava soprattutto nella "mediocrità assoluta" incarnata da Bongiorno. Nella Fenomenologia di Berlusconi che ci propone oggi Pierfranco Pellizzetti (presentazione di Furio Colombo, Manifestolibri, pp. 128, 14 euro), si individua un imbarbarimento di questo modello: dal "mediocre banale", incarnato da Mike Bongiorno, siamo passati al "mediocre mannaro", il cui esemplare-tipo è ovviamente Berlusconi. Se con Bongiorno, scriveva Eco, "lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti", con Berlusconi l'italiano medio(cre) vede magnificati non tanto i propri limiti, quanto i propri vizi, le proprie perversioni, le proprie aberrazioni. I 'valori' della mediocrità mannara sono "egoismo, ostentazione, iperconsumismo, menefreghismo, superficialità, provincialismo". La totale mancanza di indignazione popolare di fronte al trattamento che il nostro presidente del Consiglio riserva alle donne, per fare solo un esempio, rivela che è stato persino superato il modello del perbenista piccoloborghese che si scandalizza facilmente. Berlusconi ha sdoganato i comportamenti machisti che la morale comune, seppur ipocritamente, condannava.
Se dal saggio di Pellizzetti, Berlusconi non ne esce certamente bene, non ne escono meglio gli italiani. Pellizzetti rivela infatti il circolo vizioso che si è creato tra il Berlusconi creatore dell'immaginario collettivo a cui si rivolge - in fondo è lui l'artefice di quella televisione di cui Mike Bongiorno era l'emblema e che invitava alla mediocrità come ideale, oggi ulteriormente degenerata - e l'Italia che, sulla scorta di quell'immaginario ormai divenuto dna, lo esalta. Finito di leggere il pamphlet di Pellizzetti, si ha, infatti, paradossalmente, la sensazione di aver letto un saggio non tanto su Berlusconi, quanto piuttosto sull'Italia di questi anni. E l'amarezza si acuisce, perché se la "banalità mannara" non è un mero tratto dell'uomo Berlusconi, ma è diventata il carattere dominante degli italiani, il compito di risollevare le sorti civili di questo paese è ben più arduo di quel che potevamo pensare.
Fenomenologia di un Cavaliere | L'espresso





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