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    Predefinito Moni Ovadia: "Fermiamo il baratro"

    Moni Ovadia
    Se l’escalation dovesse proseguire, il baratro del conflitto totale si aprirebbe sotto i nostri piedi





    scritto per noi da
    Moni Ovadia

    La grande stampa anglosassone ha l’indiscutibile merito della chiarezza. Quando è necessario evita l’uso di perifrasi e congeda l’abituale understatement britannico. Giovedì 11 gennaio, The Independent, ha titolato a piena pagina: “Il ritorno di Terminator” e con la stessa schiettezza ha proseguito nel sottotitolo: “Così dentro il cimitero dell’Iraq, George Bush, comandante in capo, sta per inviare altri 21.000 dei suoi soldati. La marcia della follia continua…”. Il Terminator che siede alla Casa Bianca, non mostra nessun segno di resipiscenza. Nessuna catastrofe, nessun fallimento lo inducono ad un’analisi critica.

    Le migliaia di innocenti vittime irachene, il sangue dei tremila e più soldati statunitensi morti per le sue bugie, l’evidente disfatta e l’impossibilità di realizzare i suoi progetti, l’aumento esponenziale delle attività terroristiche, sono per lui semplici dettagli. Bush riuscirà a fare rimpiangere a tutto il mondo il periodo della guerra fredda, l’equilibrio del terrore che ha impedito il peggio. Ma non basta. Da che questo presidente ha assunto la sua carica, si è impegnato a riattizzare la vocazione militarista, ha dato fiato al pensiero reazionario che vuole dividere il mondo in impero del male e impero del bene e ha devastato il terreno della politica. Pretende di imporre al miliardo di mussulmani, un modello di società estraneo e di impiantarlo con tecniche da laboratorio con un delirio di onnipotenza degno del dottor Mabuse. Uomini di ben altro calibro, da Napoleone in avanti, hanno fallito in tentativi simili.
    Milioni e milioni di arabi e musulmani non hanno la minima intenzione di sottomettersi ad un progetto di sedicente democrazia portata con le armi, si opporranno con ogni mezzo e finiranno per avere ragione della potenza occupante come sempre accade alla fine e faranno polpette dei governi impostigli, anche se è la superpotenza a imporli.

    Il senatore democratico Edward, ha già dichiarato che l’Iraq è il Vietnam di Bush e non è difficile prevedere che in Afganistan, la bandiera stelle e strisce farà la stessa fine del vessillo rosso con la falce e martello dell’Unione Sovietica.
    E se l’escalation dovesse proseguire, pur di fare quadrare il cerchio fino a prevedere l’uso dell’arma nucleare, il baratro del conflitto totale si aprirebbe sotto i piedi di ciascuno di noi in questo piccolo pianeta.
    In questo clima inaugurato dal cow-boy texano, il ricorso alla bomba atomica, magari tattica, viene preso in considerazione da altri. Alcune sere fa, la nostra televisione pubblica ha trasmesso un’agghiacciante intervista con lo storico israeliano Benny Morris, che con piglio asciutto da esperto serio di conflitti dell’aria mediorientale, spiegava che il governo israeliano avrebbe dovuto considerare di distruggere gli impianti nucleari iraniani non con un attacco convenzionale - che non otterrebbe lo scopo di privare l’Iran della capacità di proseguire il suo programma di arricchimento dell’uranio - ma con un attacco nucleare che toglierebbe a quel paese per anni la possibilità di fabbricare un ordigno atomico.

    Benny Morris giustifica la sua idea con l’assoluta certezza che l’Iran si prepari a lanciare la bomba su Israele non appena l’avrà fabbricata perché i leader fanatici iraniani sono così fanatici e pazzi al puntò da non preoccuparsi minimamente se il loro paese sarà raso al suolo da una prevedibile rappresaglia.
    Il mondo intero manifesterebbe esecrazione nei confronti di Israele e pazienza, ma almeno lo Stato Ebraico sarebbe salvato dall’olocausto nucleare.
    Ho avuto modo di conoscere personalmente Benny Morris a Milano in occasione di un incontro sul dramma israelo-palestinese, al quale ero stato invitato come moderatore. Morris è uno storico serio; la sua opera, Vittime, pubblicata in Italia nel 2001, è una pietra miliare.
    Ma dopo lo scoppio della seconda intifada, sembra aver perso la testa imboccando le posizioni più oltranziste fino ad arrivare a queste dichiarazioni che mi paiono farneticanti. Ha perso la testa al punto di definire esecrazione, l’incubo da terza guerra mondiale in cui il mondo precipiterebbe se Israele facesse uso dell’arma atomica contro l’Iran. L’”esecrazione” costringerebbe israeliani, ebrei, statunitensi e occidentali in genere, a rifare la civiltà occidentale in bunker sotterranei e il pianeta diventerebbe un inferno di odio e morte.

    Diamoci da fare tutti perché il prossimo presidente Usa sia almeno un politico pragmatico che faccia ritornare la superpotenza al senso della politica. Altrimenti l’”esecrazione” ci seppellirà tutti.

    http://www.peacereporter.net/dettagl...c=0&idart=7099


  2. #2
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    Predefinito

    Moni Ovadia
    Caro Marco, ti scrivo





    Caro Marco, questa settimana scelgo di dedicare la mia rubrica settimanale sull’Unità alla mail che hai spedito sul sito del quotidiano PeaceReporter, rivolta a me.
    Trattandosi di un ambito pubblico, ritengo di avere il diritto di riferire le tue precise parole:

    ''Zio, quando è troppo è troppo. Ma vaffanculo, va bene che per mangiare devi essere antisemita, ma stai esagerando. Comunque ti voglio bene anche se sei un coglione!''.

    Il tono schietto della tua missiva mi ha messo allegria, mi è familiare. Come sai, la mia compagnia teatrale è composta per gran parte da musicisti avvezzi al linguaggio da caserma. Accetto con buona disposizione d’animo il vaffanculo e anche il coglione, non è certo la prima volta e non sarà l’ultima. Ma visto i tempi che corrono, non me ne vorrai se abbandono le facezie e approfitto delle tue parole per affrontare un argomento doloroso con deliberata durezza. Mi rivolgi l’ignobile accusa di essere antisemita e, per sovramercato, aggravi l’addebito con l’attribuzione “per vivere” che rende l’insulto ripugnante. Ritieni di potere ripetere la tua gravissima accusa davanti ad un tribunale rabbinico? Ti sentiresti di misurarti con le tue parole calunniose anche davanti ad un tribunale penale? Io credo di no.

    L’antisemitismo è un comportamento criminale preciso e, dopo lo sterminio nazista, è stato accolto nelle legislazioni dei paesi civili come reato passibile di carcerazione. Tu davvero condividi quella sottocultura isterica di quegli ebrei che criminalizzano con il marchio infamante dell’antisemitismo chiunque non la pensi come loro sulle questioni che riguardano la politica del governo di Israele? Che ravvedono in ogni critica al suo operato la preparazione di un nuovo sterminio di ebrei e per questa ragione fanno di ogni persona, ebreo o no, che esprime il suo libero pensiero, un criminale nazista? Se è così, caro Marco tu hai nel tuo cuore e nella tua mente il virus pestilenziale della mentalità totalitaria che ha generato la bestia del nazionalismo, del nazifascismo e dello stalinismo. Sono queste le ideologie che hanno assassinato avversari, critici e dissidenti. Scegli tu in quale di queste elette schiere che hanno provocato inenarrabili sofferenze ad ebrei ed ad altri esseri umani ti vuoi collocare. Chi dà a te e a tutti gli starnazzatori che cercano di zittirmi vomitandomi addosso da anni violenze verbali fasciste - della cui cultura ti sei, o ti hanno nutrito -, il diritto di giudicare me e i miei sentimenti? In base a quale arbitrio pensate che io non partecipi alle sofferenze degli israeliani colpiti dal terrorismo, sotto le bombe degli Hezbollah, e non viva con angoscia e dolore le morti che subiscono? Da quando siete i padroni della verità assoluta?

    La differenza fra me e voi, sta nel fatto che io, di fronte all’aggressione di Hezbollah, ritengo non lungimirante la scelta militare, soprattutto per la vera sicurezza di Israele. Ma c’è un’altra grande differenza fra me e voi ed è questa: io vedo e partecipo anche alle sofferenze dei civili libanesi, difendo i diritti dei palestinesi e mi oppongo all’occupazione e alla colonizzazione delle loro legittime terre, mentre voi avete vedete solo la vostra parte, avete gettato alle ortiche i valori universali della Torah per un ebraismo tribale che si riassume in questo slogan: “Questo è bene o è male per Israele?”. E per voi il bene di Israele è la politica del governo in carica. Vi inebriate dello spirito di maggioranza e negate il diritto della minoranza, in particolare a quella non conformista, di esprimere il proprio libero pensiero. La vostra idea di democrazia non va oltre il vostro naso.

    Io sarei dunque antisemita e perché? Ho mai criminalizzato o anche solo calunniato gli ebrei in quanto tali? L’ho fatto con gli israeliani in quanto popolo, o nazione, o paese? Mi sono flagellato per essere ebreo io stesso? Ho negato la natura criminale del fanatismo islamista? Mai!
    Sono forse antisemita per avere dedicato gran parte della mia vita a cantare la cultura ebraica ed i suoi radiosi valori? O per avere esercitato fino in fondo il pensiero critico come ci insegna il Talmud che aborre l’idolatria della calunnia? Le mie critiche sono sempre state di natura politica o ideale, caro Marco, mentre la tua lettera mi dimostra che tu, in questo momento, ascolti solo il gorgoglio delle tue viscere e questo mi riempie di profonda tristezza. Io ti voglio bene per tutto questo, non malgrado.

    tuo Moni
    http://www.peacereporter.net/dettagl...dt=&idart=6079

 

 

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