Lavoriamo per l'Assemblea Costituente
L'invito del Presidente della Repubblica al dialogo suona sempre bene, ma finisce per diventare una litania inutile e controproducente, che vanifica e indebolisce la parola della massima carica dello Stato, quando non è corroborata da un terreno fertile e inseminato, o da una proposta utile che, in campo istituzionale, egli ha tutta l'autorità per offrire.
Sulla legge elettorale, questo limite appare evidentissimo.
E' del tutto inutile che le forze politiche cerchino di mettersi d'accordo su una legge che è fondamentale per il buon funzionamento della politica, della democrazia e del Paese, ma che tocca sul vivo gli stessi interessi di ogni singolo partito.
Dal '93 ad oggi, questi tentativi sono riusciti male (o non sono riusciti affatto) ed hanno prodotto soltanto pessime soluzioni.
D'altronde l'unico sistema che ha retto per quasi cinquant'anni è stato il proporzionale puro. Ha retto perché era "puro", cioè senza regole particolari che non fossero quelle di una rappresentanza fotografica del Paese, e perché per questo tutti i partiti si sono sentiti mediamente tutelati.
E' stato poi rivoluzionato, poiché la corruzione smascherata da Tangentopoli ne ha denunciato i limiti in termini di clientelismo, di malaffare e di precarietà di governi.
Da lì in poi, è stato un susseguirsi rovinoso.
Lo strumento decisionale sulle regole del gioco è rimasto infatti in mano agli stessi giocatori (i partiti), che per districare i nodi delle loro contraddizioni, degli squilibri e degli interessi divergenti, hanno usato le tecniche peggiori: da un lato il referendum, cioè il metodo di indirizzare a colpi di mannaia un meccanismo estremamente delicato e complesso come quello elettorale; e dall'altro la mediazione di basso profilo, che salvasse gli interessi di tutti, a scapito di quelli del Paese.
Così è scaturito il Mattarellum, cioè una sorta di maggioritario uninominale (sancito superficialmente dal popolo referendario, sulla base di un rigetto irrazionale nei confronti del sistema precedente), con correzione proporzionale, cioè con paracadute per tutti. Un sistema che ha polarizzato l'Italia in due schieramenti, spaccando diametralmente tutte le culture politiche sulla base del binomio destra-sinistra, costringendo anche i simili a combattersi mortalmente malgrado sfumate differenze e sensibilità. Un sistema che ha dato respiro ad un nascente populista come Berlusconi per compattare due Italie in suo nome, tra i pro e i contro. Un sistema che ha costretto ad alleanze impensabili e innaturali da una parte e dall'altra, e che ha dato vita a maggioranze parzialmente stabili, ma con governi rissosi e improduttivi. Un sistema che ha favorito l'alternanza, ma che ha conferito al Paese indirizzi parabolici, innescando riforme e controriforme ad ogni cambio di esecutivo (giustizia, pensioni, televisioni, scuola etc.). Infine, un sistema che ha moltiplicato all'inverosimile le formazioni politiche, spesso capaci di celarsi in sede elettorale, o di contrattare candidature sicure, per ricomparire poi in parlamento in una composizione sempre più arlecchina e frammentata (soprattutto a sinistra).
L'insoddisfazione per il Mattarellum, apparso subito come un risultato mediocre, se non pessimo, ha spinto i partiti, già all'indomani della sua approvazione, a proseguire il dibattito sul suo perfezionamento (o cambiamento radicale), fino ad arrivare all'istituzione della commissione Bicamerale di dalemiana memoria. Un organo parlamentare in cui l'incidenza dei partiti, attraverso i propri delegati in commissione, restava preminente. La Bicamerale si trasformò così in un vero e proprio foro boario, dove le proposte di legge si mescolavano a ricatti e concessioni politiche, e le regole della democrazia venivano barattate con le peggiori mercanzie legislative. L’iniziativa dette l’unico frutto di screditare i suoi promotori, di mettere a nudo le bassezze della politica, e di ibernare per diversi anni il dibattito sulle riforme.
Si arriva così al 2005, al varo della nuova legge, denominata “porcellum” dal suo stesso promotore.
Essendo impensabile un accordo tra i partiti, ed essendo improponibile proseguire sulle orme del precedente sistema, il “porcellum” è nato tra le mura della sola coalizione di maggioranza, attraverso un accordo (sempre di infimo profilo), tra i suoi partiti, preoccupati soprattutto di tutelare i propri interessi specifici, di garantirsi il successo elettorale, di limitare un’eventuale sconfitta, e comunque di impedire una lunga durata al possibile governo avversario. Il tutto, sempre a scapito dell’interesse nazionale.
La nuova legge, accanto all’involontario merito di aver introdotto un nuovo meccanismo potenzialmente più efficace (un proporzionale con sbarramenti e premio di maggioranza), si è fondata però su regole, vincoli e cavilli del tutto illogici per il buon funzionamento del governo, che hanno avuto il solo senso di sparigliare le carte e creare ostacoli e confusione all’economia del sistema.
Risultato: il parlamento si è autonominato senza consentire all’elettore di scegliere; i partiti si sono ulteriormente moltiplicati, la maggioranza regge solo alla camera e la governabilità resta appesa ad un filo.
Oggi, i partiti tornano a parlare di riforme, sollecitati anche dal Capo dello Stato.
I dodici anni che abbiamo alle spalle ci insegnano che il copione è già tristemente noto, e il cielo della politica si rifà scuro e minaccioso.
Del resto, all’orizzonte si scorge con orrore il ricorso della storia: stessi personaggi, stessi mezzi, stessi metodi. Il buon Mariotto Segni che agita la mannaia referendaria, il Presidente della Repubblica che lancia benzina sul terreno arroventato, il coro polifonico dei partiti che dicono tutto e il suo contrario, la superficialità con cui si presentano modelli derivati dall’estero e appiccicati all’Italia, l’affiorare di proposte-petchwork pronte a sostanziare il prossimo “schifellum” di turno.
In questo marasma che non ha vie d'uscita, esiste una sola soluzione.
Una strada che l’associazione “Società Aperta” sta proponendo da tempo, per voce del suo presidente Enrico Cisnetto, e che come repubblicani sensibili all’interesse del Paese dovremmo sostenere con forza: l’Assemblea Costituente.
Serve una strada nuova, capace di farci uscire dal tunnel nel modo più giusto e ragionevole.
Gli italiani possono designare un organo composto di esperti, parlamentari competenti, figure di eccellenza della società. Un organo capace di agire indipendentemente dai giocatori, che sappia discutere e individuare le regole per il buon funzionamento del Paese. Il progetto di legge di Società Aperta prevede l’elezione di 250 membri costituenti con metodo proporzionale in un unico collegio nazionale, sulla base di liste di candidati.
In questo modo l’Assemblea Costituente sarebbe uno strumento davvero efficace:
- perché sottrarrebbe la questione elettorale dalle manfrine, le giravolte, gli interessi, le doppiezze che accompagnano il dibattito parlamentare su questo tema, spostandolo su un luogo lontano da condizionamenti;
- perché sarebbe espressione della volontà popolare, essendo lo specchio degli indirizzi di massima prevalenti nell’opinione pubblica;
- perché si concentrerebbe sul problema, con l’interesse di definire una proposta seria, qualunque fosse l’indirizzo prevalente;
- perché sarebbe dotata di tutta l’autorità possibile, essendo eletta direttamente dal popolo.
Facciamo una cosa utile. Cominciamo a firmare una petizione per la sua istituzione su www.societa-aperta.org, e mettiamo il tema al centro della proposta politica di tutti i repubblicani.




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