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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Lavoriamo per l'Assemblea Costituente

    Lavoriamo per l'Assemblea Costituente


    L'invito del Presidente della Repubblica al dialogo suona sempre bene, ma finisce per diventare una litania inutile e controproducente, che vanifica e indebolisce la parola della massima carica dello Stato, quando non è corroborata da un terreno fertile e inseminato, o da una proposta utile che, in campo istituzionale, egli ha tutta l'autorità per offrire.
    Sulla legge elettorale, questo limite appare evidentissimo.

    E' del tutto inutile che le forze politiche cerchino di mettersi d'accordo su una legge che è fondamentale per il buon funzionamento della politica, della democrazia e del Paese, ma che tocca sul vivo gli stessi interessi di ogni singolo partito.
    Dal '93 ad oggi, questi tentativi sono riusciti male (o non sono riusciti affatto) ed hanno prodotto soltanto pessime soluzioni.
    D'altronde l'unico sistema che ha retto per quasi cinquant'anni è stato il proporzionale puro. Ha retto perché era "puro", cioè senza regole particolari che non fossero quelle di una rappresentanza fotografica del Paese, e perché per questo tutti i partiti si sono sentiti mediamente tutelati.
    E' stato poi rivoluzionato, poiché la corruzione smascherata da Tangentopoli ne ha denunciato i limiti in termini di clientelismo, di malaffare e di precarietà di governi.

    Da lì in poi, è stato un susseguirsi rovinoso.
    Lo strumento decisionale sulle regole del gioco è rimasto infatti in mano agli stessi giocatori (i partiti), che per districare i nodi delle loro contraddizioni, degli squilibri e degli interessi divergenti, hanno usato le tecniche peggiori: da un lato il referendum, cioè il metodo di indirizzare a colpi di mannaia un meccanismo estremamente delicato e complesso come quello elettorale; e dall'altro la mediazione di basso profilo, che salvasse gli interessi di tutti, a scapito di quelli del Paese.

    Così è scaturito il Mattarellum, cioè una sorta di maggioritario uninominale (sancito superficialmente dal popolo referendario, sulla base di un rigetto irrazionale nei confronti del sistema precedente), con correzione proporzionale, cioè con paracadute per tutti. Un sistema che ha polarizzato l'Italia in due schieramenti, spaccando diametralmente tutte le culture politiche sulla base del binomio destra-sinistra, costringendo anche i simili a combattersi mortalmente malgrado sfumate differenze e sensibilità. Un sistema che ha dato respiro ad un nascente populista come Berlusconi per compattare due Italie in suo nome, tra i pro e i contro. Un sistema che ha costretto ad alleanze impensabili e innaturali da una parte e dall'altra, e che ha dato vita a maggioranze parzialmente stabili, ma con governi rissosi e improduttivi. Un sistema che ha favorito l'alternanza, ma che ha conferito al Paese indirizzi parabolici, innescando riforme e controriforme ad ogni cambio di esecutivo (giustizia, pensioni, televisioni, scuola etc.). Infine, un sistema che ha moltiplicato all'inverosimile le formazioni politiche, spesso capaci di celarsi in sede elettorale, o di contrattare candidature sicure, per ricomparire poi in parlamento in una composizione sempre più arlecchina e frammentata (soprattutto a sinistra).

    L'insoddisfazione per il Mattarellum, apparso subito come un risultato mediocre, se non pessimo, ha spinto i partiti, già all'indomani della sua approvazione, a proseguire il dibattito sul suo perfezionamento (o cambiamento radicale), fino ad arrivare all'istituzione della commissione Bicamerale di dalemiana memoria. Un organo parlamentare in cui l'incidenza dei partiti, attraverso i propri delegati in commissione, restava preminente. La Bicamerale si trasformò così in un vero e proprio foro boario, dove le proposte di legge si mescolavano a ricatti e concessioni politiche, e le regole della democrazia venivano barattate con le peggiori mercanzie legislative. L’iniziativa dette l’unico frutto di screditare i suoi promotori, di mettere a nudo le bassezze della politica, e di ibernare per diversi anni il dibattito sulle riforme.

    Si arriva così al 2005, al varo della nuova legge, denominata “porcellum” dal suo stesso promotore.
    Essendo impensabile un accordo tra i partiti, ed essendo improponibile proseguire sulle orme del precedente sistema, il “porcellum” è nato tra le mura della sola coalizione di maggioranza, attraverso un accordo (sempre di infimo profilo), tra i suoi partiti, preoccupati soprattutto di tutelare i propri interessi specifici, di garantirsi il successo elettorale, di limitare un’eventuale sconfitta, e comunque di impedire una lunga durata al possibile governo avversario. Il tutto, sempre a scapito dell’interesse nazionale.
    La nuova legge, accanto all’involontario merito di aver introdotto un nuovo meccanismo potenzialmente più efficace (un proporzionale con sbarramenti e premio di maggioranza), si è fondata però su regole, vincoli e cavilli del tutto illogici per il buon funzionamento del governo, che hanno avuto il solo senso di sparigliare le carte e creare ostacoli e confusione all’economia del sistema.
    Risultato: il parlamento si è autonominato senza consentire all’elettore di scegliere; i partiti si sono ulteriormente moltiplicati, la maggioranza regge solo alla camera e la governabilità resta appesa ad un filo.

    Oggi, i partiti tornano a parlare di riforme, sollecitati anche dal Capo dello Stato.

    I dodici anni che abbiamo alle spalle ci insegnano che il copione è già tristemente noto, e il cielo della politica si rifà scuro e minaccioso.
    Del resto, all’orizzonte si scorge con orrore il ricorso della storia: stessi personaggi, stessi mezzi, stessi metodi. Il buon Mariotto Segni che agita la mannaia referendaria, il Presidente della Repubblica che lancia benzina sul terreno arroventato, il coro polifonico dei partiti che dicono tutto e il suo contrario, la superficialità con cui si presentano modelli derivati dall’estero e appiccicati all’Italia, l’affiorare di proposte-petchwork pronte a sostanziare il prossimo “schifellum” di turno.

    In questo marasma che non ha vie d'uscita, esiste una sola soluzione.
    Una strada che l’associazione “Società Aperta” sta proponendo da tempo, per voce del suo presidente Enrico Cisnetto, e che come repubblicani sensibili all’interesse del Paese dovremmo sostenere con forza: l’Assemblea Costituente.
    Serve una strada nuova, capace di farci uscire dal tunnel nel modo più giusto e ragionevole.
    Gli italiani possono designare un organo composto di esperti, parlamentari competenti, figure di eccellenza della società. Un organo capace di agire indipendentemente dai giocatori, che sappia discutere e individuare le regole per il buon funzionamento del Paese. Il progetto di legge di Società Aperta prevede l’elezione di 250 membri costituenti con metodo proporzionale in un unico collegio nazionale, sulla base di liste di candidati.

    In questo modo l’Assemblea Costituente sarebbe uno strumento davvero efficace:
    - perché sottrarrebbe la questione elettorale dalle manfrine, le giravolte, gli interessi, le doppiezze che accompagnano il dibattito parlamentare su questo tema, spostandolo su un luogo lontano da condizionamenti;
    - perché sarebbe espressione della volontà popolare, essendo lo specchio degli indirizzi di massima prevalenti nell’opinione pubblica;
    - perché si concentrerebbe sul problema, con l’interesse di definire una proposta seria, qualunque fosse l’indirizzo prevalente;
    - perché sarebbe dotata di tutta l’autorità possibile, essendo eletta direttamente dal popolo.

    Facciamo una cosa utile. Cominciamo a firmare una petizione per la sua istituzione su www.societa-aperta.org, e mettiamo il tema al centro della proposta politica di tutti i repubblicani.

  2. #2
    repubblicano nella sinistra
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    Paolo ma hai letto cosa stai proponendo di firmare ?!


    L'Assemblea è competente per l'esame e l'approvazione di una legge di revisione della Costituzione, escluso l'articolo 139, anche al fine di conformarla all’ordinamento dell’Unione europea ed alla sua Carta dei diritti fondamentali.

    # L’Assemblea è composta da 250 componenti, di cui quattro riservati alla circoscrizione estero.
    # L’Assemblea è eletta in base al sistema proporzionale, nell’ambito di un’unica circoscrizione nazionale, secondo liste concorrenti e con espressione del voto di preferenza.


    8.
    (Approvazione del progetto).

    1. Sulla base dei progetti presentati ai sensi dell'articolo 7, l'Assemblea approva, a maggioranza assoluta dei propri componenti, entro diciotto mesi dalla prima seduta, una legge di revisione costituzionale nelle materie di cui al comma 1 dell'articolo 2.
    2. La legge può contenere disposizioni transitorie e finali necessarie alla sua attuazione.
    3. In deroga all’articolo 138 della Costituzione la legge di cui al comma 1 non è soggetta a referendum popolare.


    Qui sta proponendo di far modificare anche la parte 1° della costituzione con il 50% +1 e senza referendum confermativo.

    Sono sconvolto ! Neppure a berlusconi è mai venuto in mente una cosa del genere, d' altra parte da un ambiente frequentato da Giacalone, Giavazzi Ichino, Debenedetti ... non ci si poteva aspettare nulla di diverso.

  3. #3
    laico progressista
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    Questa la proposta di Società Aperta


    Istituzione di un’Assemblea Costituente
    per la revisione della Costituzione



    Lineamenti essenziali della proposta

    - Assemblea costituente, non commissione bicamerale, né commissione di esperti;
    - mandato pieno, salvo l’art. 139 cost.;
    - elezione con metodo proporzionale;
    - divieto di interferenze con il parlamento.

    PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

    Art. 1.
    (Istituzione dell'Assemblea).
    E' istituita l'Assemblea per la revisione della Costituzione, di seguito denominata "Assemblea"

    Art. 2.
    (Competenze).
    L'Assemblea è competente per l'esame e l'approvazione di una legge di revisione della Costituzione, escluso l'articolo 139, anche al fine di conformarla all’ordinamento dell’Unione europea ed alla sua Carta dei diritti fondamentali.
    E' precluso all'Assemblea l'esame di atti di indirizzo o di sindacato ispettivo nei confronti del Governo.
    A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino allo scioglimento dell'Assemblea, ai sensi del successivo articolo 8, è precluso al Parlamento l'esercizio del potere di revisione costituzionale nelle materie attribuite alla competenza dell'Assemblea stessa.

    Art. 3.
    (Composizione ed elezione).
    L’Assemblea è composta da 250 componenti, di cui quattro riservati alla circoscrizione estero.
    L’Assemblea è eletta in base al sistema proporzionale, nell’ambito di un’unica circoscrizione nazionale, secondo liste concorrenti e con espressione del voto di preferenza.
    Ai fini della composizione delle liste i presentatori delle stesse si uniformano ai principi stabiliti dall’articolo 51 della costituzione in materia di pari opportunità tra uomini e donne.
    I comizi elettorali per la elezione dei componenti dell’Assemblea sono convocati con decreto del Presidente della Repubblica, entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge. Il decreto di convocazione dei comizi è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non oltre il cinquantesimo giorno antecedente quello della votazione.
    Salvo quanto stabilito nel comma successivo, il procedimento elettorale, la votazione, le operazioni elettorali, le surrogazioni, il contenzioso e le sanzioni elettorali sono disciplinati dalle disposizioni dei titoli III, escluso l’art. 12, quarto comma, IV, V, VII ed VIII della legge 24 gennaio 1979, n. 18
    Ai fini della assegnazione dei seggi alle singole liste, l'ufficio elettorale divide la cifra di ciascuna lista per 1, 2, 3, 4 e così via, sino a concorrenza del numero dei seggi da assegnare, e quindi sceglie, tra i quozienti così ottenuti, i più alti, fino alla concorrenza dei seggi da assegnare, disponendoli in una graduatoria decrescente; si determinano in tal modo i quozienti più alti e, quindi, il numero di seggi spettanti ad ogni lista. Qualora, sulla base delle disposizioni di cui al presente comma, le liste delle minoranze linguistiche - di lingua francese della Valle d'Aosta, di lingua tedesca della provincia di Bolzano e di lingua slovena del Friuli-Venezia Giulia - non ottengano neppure un seggio, gli ultimi tre seggi assegnabili sono comunque attribuiti in ragione di uno per ciascuna delle suddette liste, purchè ognuna di esse abbia ottenuto una cifra elettorale non inferiore a 50 mila.

    Art. 4.
    (Elettorato attivo e passivo).
    Sono elettori dell'Assemblea i cittadini che entro il giorno fissato per la votazione sono iscritti nelle liste elettorali per l'elezione della Camera dei deputati.
    Sono eleggibili all'Assemblea i cittadini aventi i requisiti di eleggibilità alla Camera dei deputati.

    Art. 5.
    (Incompatibilità e status dei componenti dell'Assemblea).
    La carica di membro dell'Assemblea è incompatibile con quella di membro di governo, presidente di regione e di provincia autonoma, di componente di una delle due Camere e di rappresentante italiano al Parlamento europeo; ai componenti dell'Assemblea si applicano altresì le norme in materia di incompatibilità previste dalla legge per i membri del Parlamento della Repubblica.
    Le situazioni di incompatibilità di cui al comma 1 sono risolte con opzione espressa entro trenta giorni dal verificarsi delle stesse; in mancanza dell'opzione il membro dell'Assemblea è dichiarato decaduto.
    Al membro dell'Assemblea che cessa di farne parte a seguito di opzione o decadenza subentra il candidato che nella stessa lista e nella stessa circoscrizione segue immediatamente l'ultimo eletto.
    L'Assemblea giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità.
    Ai componenti dell'Assemblea si applicano le disposizioni di cui agli articoli 67 e 68 della Costituzione; ad essi è corrisposta l'indennità spettante ai componenti della Camera dei deputati, ai sensi della legge 31 ottobre 1965, n. 1261.

    Art. 6.
    (Organizzazione e disciplina dei lavori).
    Nella prima seduta l'Assemblea, presieduta provvisoriamente dal decano per età, elegge tra i suoi componenti il Presidente, tre vicepresidenti e quattro segretari, che ne costituiscono l'Ufficio di presidenza.
    L’Assemblea emana il proprio regolamento interno. Fino alla sua emanazione, i lavori dell'Assemblea sono disciplinati dalle disposizioni del regolamento della Camera dei deputati vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, in quanto applicabili.
    L'Assemblea può demandare lo svolgimento di funzioni referenti a Commissioni composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi in essa costituiti.
    In Assemblea e nelle Commissioni di cui al comma 3 le votazioni hanno luogo a scrutinio palese, salvo quelle riguardanti persone, che si effettuano a scrutinio segreto.

    Art. 7.
    (Iniziativa legislativa).
    Ciascun membro dell'Assemblea può presentare progetti di legge nelle materie riservate alla competenza dell'Assemblea stessa.
    Sono altresì assegnati alla competenza dell'Assemblea tutte le proposte e i disegni di legge presentati alle Camere nelle stesse materie fino alla data di entrata in vigore della presente legge.

    Art. 8.
    (Approvazione del progetto).
    Sulla base dei progetti presentati ai sensi dell'articolo 7, l'Assemblea approva, a maggioranza assoluta dei propri componenti, entro diciotto mesi dalla prima seduta, una legge di revisione costituzionale nelle materie di cui al comma 1 dell'articolo 2.
    La legge può contenere disposizioni transitorie e finali necessarie alla sua attuazione.
    In deroga all’articolo 138 della Costituzione la legge di cui al comma 1 non è soggetta a referendum popolare.

    Art. 9.
    (Funzionamento dell'Assemblea).
    L'Assemblea ha sede in Roma e si avvale delle strutture e del personale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
    L’Assemblea può avvalersi della collaborazione stabile di trenta esperti, scelti in ragione della loro competenza.
    Le spese di funzionamento dell'Assemblea sono poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
    L'Assemblea è sciolta dal giorno successivo a quello della promulgazione da parte del Presidente della Repubblica della legge di revisione costituzionale.

    Art. 10.
    (Entrata in vigore).
    La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

  4. #4
    laico progressista
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    Citazione Originariamente Scritto da lucrezio Visualizza Messaggio
    Paolo ma hai letto cosa stai proponendo di firmare ?!


    L'Assemblea è competente per l'esame e l'approvazione di una legge di revisione della Costituzione, escluso l'articolo 139, anche al fine di conformarla all’ordinamento dell’Unione europea ed alla sua Carta dei diritti fondamentali.

    # L’Assemblea è composta da 250 componenti, di cui quattro riservati alla circoscrizione estero.
    # L’Assemblea è eletta in base al sistema proporzionale, nell’ambito di un’unica circoscrizione nazionale, secondo liste concorrenti e con espressione del voto di preferenza.


    8.
    (Approvazione del progetto).

    1. Sulla base dei progetti presentati ai sensi dell'articolo 7, l'Assemblea approva, a maggioranza assoluta dei propri componenti, entro diciotto mesi dalla prima seduta, una legge di revisione costituzionale nelle materie di cui al comma 1 dell'articolo 2.
    2. La legge può contenere disposizioni transitorie e finali necessarie alla sua attuazione.
    3. In deroga all’articolo 138 della Costituzione la legge di cui al comma 1 non è soggetta a referendum popolare.


    Qui sta proponendo di far modificare anche la parte 1° della costituzione con il 50% +1 e senza referendum confermativo.

    Sono sconvolto ! Neppure a berlusconi è mai venuto in mente una cosa del genere, d' altra parte da un ambiente frequentato da Giacalone, Giavazzi Ichino, Debenedetti ... non ci si poteva aspettare nulla di diverso.
    Si può certamente eccepire sulla formulazione puntuale della proposta, ma l'iniziativa mi sembra pienamente legittima, necessaria ed efficace.

    Le obiezioni che poni le condivido.
    Non sono un esperto, ma forse la proposta potrebbe essere emendata in questo senso:


    Art. 2.
    (Competenze).
    L'Assemblea è competente per l'esame e l'approvazione di una proposta di legge di revisione della Costituzione, escluso l'articolo 139, anche al fine di conformarla all’ordinamento dell’Unione europea ed alla sua Carta dei diritti fondamentali.
    E' precluso all'Assemblea l'esame di atti di indirizzo o di sindacato ispettivo nei confronti del Governo.
    A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino allo scioglimento dell'Assemblea, ai sensi del successivo articolo 8, è precluso al Parlamento l'esercizio del potere di revisione costituzionale nelle materie attribuite alla competenza dell'Assemblea stessa.

    Art. 8.
    (Approvazione del progetto).
    Sulla base dei progetti presentati ai sensi dell'articolo 7, l'Assemblea approva, a maggioranza assoluta dei propri componenti, entro diciotto mesi dalla prima seduta, una proposta di legge di revisione costituzionale nelle materie di cui al comma 1 dell'articolo 2.
    La proposta di legge viene sottoposta alle due camere per l'approvazione finale e a referendum confermativo, secondo quanto disposto dall'art. 138 della Costituzione.


    In questo modo il Parlamento resta sovrano e non vengono provocate forzature costituzionali.
    Rimane l'incognita di un Parlamento che rischia di bocciare a priori una proposta di legge non sua, ma allo stesso tempo c'è la responsablità dello stesso Parlamento ad approvare una legge che proviene da un'istituzione incaricata dal popolo ed espressione della sua volontà di indirizzo.
    Probabilmente, una bocciatura parlamentare finirebbe per screditarsi agli occhi dell'opinione pubblica.

    In ogni caso, pur se perfettibile, la proposta di Società Aperta rappresenta la sola via d'uscita. Serve un organo competente in materia, svincolato dalle mercanzie e dagli interessi particolari dei partiti. E si tratta di un'opzione che diversi partiti proposero anche in alternativa alla Bicamerale. Non mi pare uno scandalo. A mio avviso è un'ottima idea.

  5. #5
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    Vediamo se ho capito: basta trovare una maggioranza anche trasversale di 126 persone su 250 per cambiare qualsiasi parte della Costituzione senza doppio passaggio e senza applicazione del 139, esautornado il Parlamento e senza conferma popolare.

    Questo strano Organo sarebbe eletto una tantum con sistema proporzionale, dovrebbe legiferare entro 18 mesi dal proprio insediamento, ma a quanto pare dopo tale evento NON è obbligato a sciogliersi (la formulazione all'art. 9 "dal giorno successivo a quello di promulgazione della legge" è facilmente aggirabile), NON ha una durata determinata e i suoi membri potrebbero autotrasformarsi in eletti a vita (o anche rivendicare un mandato perpetuo trasmissibile per via ereditaria, basterebbe inserire una norma transitoria).

    Per sincerarsi che la proposta sia il parto non di aspiranti golpisti ma di pericolosi imbecilli lo dimostra l'involuta e oscura ambiguità di intenti dell'ultimo comma dell'art.3: "Qualora ... le liste delle minoranze linguistiche ... non ottengano neppure un seggio, gli ultimi tre seggi assegnabili sono comunque attribuiti in ragione di uno per ciascuna delle suddette liste, purchè OGNUNA di esse abbia ottenuto una cifra elettorale non inferiore a 50 mila" (in altre parole la tutela della rappresenza delle minoranze linguistiche si realizzerebbe con l'assegnazione di tre seggi -non si sa bene a chi- solo nel caso particolare in cui venisse presentato a livello nazionale un numero imprecisato di distinte liste autoriferite alle minoranze riconosciute, nessuna eleggesse un rappresentante ma tutte superassero una determinata quota di voti validi . . . e che quel giorno a Forlimpopoli piovesse).

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Si può certamente eccepire sulla formulazione puntuale della proposta, ma l'iniziativa mi sembra pienamente legittima, necessaria ed efficace.

    Le obiezioni che poni le condivido.
    Non sono un esperto, ma forse la proposta potrebbe essere emendata . . .

    Beh, se ognuno può girarla come preferisce allora tanto varrebbe proporre di investire di una riforma elettorale sotto forma di Legge ordinaria ed eventualmente di specifiche e limitate revisioni costituzionali, LA STESSA ASSEMBLEA CHE ELEGGE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, esentandola dalla doppia lettura, ma assoggettandola pur sempre al 139.

    Si può proporre, tanto è evidente che per qualunque di queste proposte bisognerebbe fare tutti i passaggi di una Legge di revisione costituzionale che attribuisse tali poteri.

    Si fa prima ad inciuciarsi per fare una Legge elettorale un po' meno sconcia di quella che abbiamo ora.

  7. #7
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    Penso che la costituzione vada bene com'è (a parte qualche modifica tipo l'eliminazione delle provincie).
    Il problema in Italia è la classe politica, e per cambiarl occorre cambiare il sistema elettorale, non la costituzione.

    Il sistema proporzionale è sicuramente quello che meglio rappresenta il popolo. Ma non garantisce certo una buona governabilità, in 50 anni la durata media dei governi è stata di 6 mesi.

    Il sistema maggioritario "all'italiana" ha consentito governi più duraturi, ma composti da coalizioni improponibili, che più che a governare sono impegnate a cambiare quello che aveva fatto il governo precedente "come per dispetto".
    Inoltre c'è sempre il problema dei piccoli partiti che possono minacciare la crisi di governo. (vedi lega nord e rifondazione)

    Un sistema maggioritario bipartitico o tripartito come in USA o Inghilterra mi pare invece impossibile da attuare in Italia.

  8. #8
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    Sono sconvolto ! Neppure a berlusconi è mai venuto in mente una cosa del genere, d' altra parte da un ambiente frequentato da Giacalone, Giavazzi Ichino, Debenedetti ... non ci si poteva aspettare nulla di diverso.[/QUOTE Lucrezio]

    Ah giusto amico Lucrezio, perchè gli interlocutori naturali dei repubblicani sono naturalmente Fassino, la Binetti, la Bindi e il mitico Artullo. Questi si veri riformisti impeganti sulla strada del sole dell'avvenire: il mitico Partito Democratico. Chiedere a Nicola Rossi o a Riccardo Illy per conferma.

  9. #9
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    Intanto i summentovati puzzoni NON stanno sostenendo di conferire pieni poteri di riscrittura della Costituzione ad un consesso di 250 con regole poco chiare.
    E io neppure.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da LUCIO Visualizza Messaggio
    Intanto i summentovati puzzoni NON stanno sostenendo di conferire pieni poteri di riscrittura della Costituzione ad un consesso di 250 con regole poco chiare.
    E io neppure.

    Le regole devono essere chiarissime, è pacifico. E in ogni caso sempre meglio affidarsi a 260 eletti direttamente dal popolo che a 10 o 15 capipartito.

 

 
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