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    oro e porpora
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    Predefinito Una feroce guerriglia ha fermato un impero

    ESTERI
    IL COMMENTO

    Una feroce guerriglia
    ha fermato un impero


    di EUGENIO SCALFARI

    Arriveranno tra pochi giorni a Bagdad ventimila nuovi soldati americani armati di tutto punto per riprendersi la città. Il presidente Bush ha rotto gli indugi valendosi dei suoi poteri di capo delle forze armate e ha riaperto una guerra che quattro anni fa aveva dichiarato vinta, sfidando il contrario parere della maggioranza dell'opinione pubblica e del Congresso. Vuole sconfiggere il terrorismo e la guerriglia sunnita. Vuole difendere la democrazia irachena e la nazione americana.

    Ieri gli ha fatto eco il premier britannico Tony Blair annunciando che molte altre guerre dovranno esser combattute prima di poter arrivare ad una pace duratura. Previsioni da brividi all'inizio d'un nuovo anno già appesantito da altri cupi vaticini su mutamenti climatici d'una natura diventata improvvisamente matrigna. Riusciranno i due campioni dell'Occidente armato nei loro intenti? Che cosa si deve augurare l'Occidente pacifico che assiste da spettatore a questa deriva, confessando nei fatti la sua impotenza a far sentire efficacemente la sua voce?

    Anzitutto i dati di fatto e le ipotesi che ne derivano. La democrazia in Iraq non esiste. Il voto massiccio d'un anno fa non ha significato granché: gli elettori sono andati alle urne sfidando le minacce del terrorismo, in obbedienza ai loro capi tribali e agli incitamenti dei leader religiosi sciiti. La guerriglia è continuata ancor più intensa in tutto il centro del paese e soprattutto nella capitale dove si addensano poco meno di cinque milioni di abitanti su ventisette milioni di iracheni.

    I comandi militari Usa annunciano ora una guerra casa per casa per riconquistare la capitale, ma sanno che ventimila uomini sono insufficienti nonostante la schiacciante superiorità tecnologica di cui sono dotati. Se effettivamente si combatterà strada per strada e casa per casa, il numero delle vittime militari e civili sarà altissimo e l'esito quanto mai incerto.

    Sul terreno, alla fine, gli americani vinceranno ma la guerriglia si sfilerà. È già accaduto in parecchie e più limitate occasioni e accadrà di nuovo. Un esercito regolare non ha mai debellato la guerriglia; la può annientare se lo scontro si verifica in una deserta pianura, ma non in montagna e tantomeno in una città, anzi in una metropoli come Bagdad.

    La guerriglia si sfilerà, resterà acquattata per qualche tempo, aspettando che l'esercito occupante torni nei suoi alloggiamenti e riapparirà peggio di prima, con più odio di prima, con più reclute di prima. I suoi alleati esterni non cesseranno di aiutarla. La potenza americana sarà coinvolta in altri conflitti, le guerre preannunciate da Blair si accenderanno nei punti sensibili della vasta regione che va dal Caspio al Sinai, con conseguenze nefaste non solo sugli assetti politici ma anche su quelli economici. I movimenti fondamentalisti deturperanno ancor più il volto già malconcio delle religioni.

    Eventi simili si sono già visti molte volte, a cominciare dalla guerra di Napoleone contro la rivolta spagnola fino alla ritirata dell'Armata rossa dall'Afganistan, per non parlare del Vietnam. I dati di fatto attuali e la memoria storica non fanno insomma presagire niente di positivo per Bush e Blair.

    * * *
    Esistono tuttavia altre ipotesi che prospettano sbocchi meno catastrofici di quelli fin qui indicati. Esse si fondano sull'attendibile convinzione che la Casa Bianca e l'amministrazione americana non siano nelle mani d'un gruppo di imbecilli guidati da un esaltato. Sarebbe tragico per il mondo intero se fosse così e che sia invece così non è credibile anche se le capacità politiche di Bush non siano state finora particolarmente brillanti.

    L'ipotesi principale prevede che l'amministrazione Usa sia ormai convinta delle necessità di aprire un franco confronto con i due paesi "canaglia", Siria e Iran, o almeno con uno di loro. Ma che, per render possibile il negoziato in condizioni accettabili per gli Usa, sia necessario prima un colpo di forza a Bagdad; una sorta di forte pugno sul tavolo prima di cominciare una partita globale per la normalizzazione dell'intera regione mediorientale che abbia conseguenze positive anche in Libano e in Palestina.

    Un'ipotesi subordinata e non necessariamente alternativa prevede invece che il pugno sul tavolo battuto a Bagdad serva a consentire una parziale "exit strategy" delle forze americane dall'Iraq. Dopo aver sgominato la guerriglia sul terreno e aver mantenuto l'occupazione dei quartieri sensibili della capitale per alcuni mesi, le truppe Usa passerebbero la mano al governo iracheno (probabilmente mutato nella sua compagine) e si ritirerebbero in alcune piazze forti già predisposte, diminuendo sostanzialmente gli effettivi e restando in quegli accantonamenti per gli anni necessari.

    Se queste ipotesi "costruttive" si avverassero, l'attenzione si sposterebbe sul negoziato con Damasco e Teheran; con quest'ultimo soprattutto perché è a Teheran il nocciolo del problema mediorientale, è lì la forza politica e ideologica sciita e le sue propaggini libanesi e perfino afgane.

    Che Teheran aspiri ad ottenere il rango di prima potenza regionale è evidente e dichiarato. Che questo rango poggi sul possesso dell'energia nucleare è un altro dato di fatto. Oppure sul disarmo nucleare simultaneo di tutti i paesi della regione e cioè Israele e Pakistan.

    Ma su questo punto Washington non può decidere da sola; deve coinvolgere inevitabilmente Israele, Arabia Saudita e anche Russia ed Europa. Negoziato dunque molto lungo ed estremamente complesso, con alle spalle le grandi potenze emergenti dell'India e della Cina. Insomma una sorta di Yalta su scala semi-planetaria. Il tutto - ironia della storia - messo in moto dall'insensata decisione americana della guerra preventiva contro Saddam Hussein e dalla resistenza altrettanto imprevista della guerriglia sunnita nelle strade della capitale e nelle province centrali di quel disgraziato paese.

    La storia ha di questi sbocchi imprevedibili, dove gli eventi sfuggono alla logica della causalità per entrare in quella del caso e del capriccio, della fierezza e della crudeltà, del freddo calcolo e della stupidità incalcolabile.

    * * *
    L'Occidente europeo ed europeizzante (per dire quella vasta parte dell'opinione americana che non ama Bush e non concorda con la sua politica) non ha alcun interesse ad una clamorosa sconfitta Usa in Medio Oriente che fornirebbe al terrorismo un impatto formidabile nella regione con ripercussioni sulle diaspore musulmane e un tasso elevato di destabilizzazione sociale nel nostro continente.
    Ma l'Europa non ha neppure alcun interesse a favorire una politica di guerre a catena, una più rischiosa e coinvolgente dell'altra. Sarà anche un po' vile questa nostra vecchia Europa, come la tacciano di essere i neo-conservatori di qua e di là dell'Atlantico, ma è anche saggia e potrebbe trarre dal ruolo cui sarebbe chiamata a compiere passi avanti decisivi verso una maggiore integrazione politica di cui si sente ora più che mai la mancanza.

    Vada come vada, l'ipotesi del pensiero unico, del mondo unipolare, dell'unica forza egemone e guardiana degli assetti imperiali su tutto il pianeta, è ormai tramontata prima ancora d'essersi compiutamente attuata. Una guerra-guerriglia locale in un ex protettorato britannico ha fatto crollare un disegno che aveva alle spalle una potenza economica, politica, tecnologica e militare immensa.

    La remora - scrisse Victor Hugo in una pagina dei Miserabili - è quella piccolissima cosa che può fermare una grandissima nave. Appunto. Nella storia è spesso accaduto, a dispetto d'ogni filosofia.

    (14 gennaio 2007)

    http://www.repubblica.it/2007/01/sez...ro-impero.html

  2. #2
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    Non imbecilli guidati da un esaltato: mafiosi del petrolio che guidano un presidente criminale.

    L'Occidente europeo ed europeizzante (per dire quella vasta parte dell'opinione americana che non ama Bush e non concorda con la sua politica) non ha alcun interesse ad una clamorosa sconfitta Usa in Medio Oriente che fornirebbe al terrorismo un impatto formidabile nella regione con ripercussioni sulle diaspore musulmane e un tasso elevato di destabilizzazione sociale nel nostro continente.
    La sconfitta fornirebbe agli arabi iracheni quello che il petrolio ha fornito ai texani, e le ripercussioni sono economiche: gli USA senza petrolio sono finiti.

    Stiamo come nei tempi di Mussolini, con un massacro ed un'alleanza col più grande criminale di guerra.

  3. #3
    oro e porpora
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    Citazione Originariamente Scritto da sintierra Visualizza Messaggio
    La sconfitta fornirebbe agli arabi iracheni quello che il petrolio ha fornito ai texani, e le ripercussioni sono economiche: gli USA senza petrolio sono finiti.
    Se poi pensiamo che molte nazioni produttrici di petrolio (Iran in primis) stanno adottando come moneta di riferimento l'euro e non più il dollaro, ecco spiegate molte delle stupide azioni compiute dall'attuale leadership della Casa Bianca.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da adso88 Visualizza Messaggio
    Se poi pensiamo che molte nazioni produttrici di petrolio (Iran in primis) stanno adottando come moneta di riferimento l'euro e non più il dollaro, ecco spiegate molte delle stupide azioni compiute dall'attuale leadership della Casa Bianca.
    Basterebbe un minimo di logica per capirlo,
    Il paese più fondamentalista è l'Arabia Saudita, ...Altro che le corti della Somalia.
    MA agli alleati tutto è permesso, basta che usino il dollaro e che facciano arricchire le compagnie americane.
    Ma è solo propaganda e disinformazione o in fondo sanno che se non lasciano fare a Bush quello che fà, il loro benessere è finito?

  5. #5
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    Non è guerriglia ma guerra civile dove gli eserciti stranieri di volta in volta sono usati dalle fazioni che si scontrano in Iraq per i loro scopi e strategie

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da sintierra Visualizza Messaggio
    Basterebbe un minimo di logica per capirlo,
    Il paese più fondamentalista è l'Arabia Saudita, ...Altro che le corti della Somalia.
    MA agli alleati tutto è permesso, basta che usino il dollaro e che facciano arricchire le compagnie americane.
    Ma è solo propaganda e disinformazione o in fondo sanno che se non lasciano fare a Bush quello che fà, il loro benessere è finito?
    Guarda caso i benpensanti laici o cristiani (possano riscaldarsi il culo a tremila gradi!)rompono i coglioni all'Iran scandalizzati di continuo, ma mai sprecano una parola per le condizioni in cui versa l'alleato saudita, ove tra l'altro è difficile anche ottenere un visto per visitarlo......forse esistono due parametri di giudizio riservati all'Islam?La coglionaggine e l'ignoranza soprattutto dei filosionisti non ha limiti.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Boogeyman Visualizza Messaggio
    Non è guerriglia ma guerra civile dove gli eserciti stranieri di volta in volta sono usati dalle fazioni che si scontrano in Iraq per i loro scopi e strategie
    No, non è solo "guerra civile", e il fatto che Bush abbia deciso di inviare i soldati QUASI INTERAMENTE NELLA CAPITALE BAGDAD la dice lunga sul "controllo" che gli americani hanno sul territorio...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ulver81 Visualizza Messaggio
    Guarda caso i benpensanti laici o cristiani (possano riscaldarsi il culo a tremila gradi!)rompono i coglioni all'Iran scandalizzati di continuo, ma mai sprecano una parola per le condizioni in cui versa l'alleato saudita, ove tra l'altro è difficile anche ottenere un visto per visitarlo......forse esistono due parametri di giudizio riservati all'Islam?La coglionaggine e l'ignoranza soprattutto dei filosionisti non ha limiti.
    A confronto con l'Arabia Saudita l'Iran è uno stato laico...

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da beppe2 Visualizza Messaggio
    A confronto con l'Arabia Saudita l'Iran è uno stato laico...
    Quoto....d'ora in poi non tollererò mai più post dedicati ai prezzolati dell'università di teheran, alla sharya in Iran, ai coglioni ignoranti che vedono i Mullah a Teheran, alle povere donne iraniane private del diritto di svenderla al miglior offerente.........fin quando non si citerà il fedele alleato di Ryad.....

  10. #10
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