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    Angry Nomadi/ Il governo prepara un tavolo di confronto

    Lunedí 15.01.2007 09:22

    Il governo si prepara a lanciare un provvedimento di legge sui Rom, i Sinti e le altre comunità nomadi presenti in Italia. Su questo tema è infatti già a lavoro un tavolo interministeriale. Le prime riunioni ci sono state a novembre, quindi prima della doppia emergenza che poi è scattata con gli incendi nei campi nomadi, in particolare quello di Caserta, le tensioni a Milano e soprattutto l'allarme "invasione" legato all"entrata in Europa di Romania e Bulgaria.

    Gli esperti e i politici che si stanno cimentando con la questione ci tengono però - prima di ogni cosa - a distinguere bene i piani: da una parte ci sono infatti i problemi legati ai possibili nuovi arrivi in particolare dalla Romania, dall"altra ci sono le questioni che attendono una soluzione da anni. Ci sono comunità di Rom e Sinti che sono presenti sul nostro territorio da più di trent’anni. Ma è paradossale il fatto che il fenomeno non è ancora conosciuto a pieno, non ci sono i dati aggiornati sulle presenze dei nomadi e soprattutto non esiste nessuna legge nazionale che affronta il tema. Alcune organizzazioni che si occupano dei nomadi da anni – come l’Opera Nomadi, per esempio – stimano in 40mila il numero complessivo dei nomadi in Italia.

    La cifra potrebbe essere però tranquillamente sottostimata per varie ragioni. Prima di tutto perché una parte (anche se magari si tratta di una minoranza) di queste persone continua ad essere molto mobile. L’altro motivo di incertezza a proposito delle cifre riguarda la certificazione dei documenti. Per il Viminale che sta in questo momento raccogliendo i dati ufficiali è anzi il problema più complicato perché molti Rom, pur essendo ormai stanziali, non hanno ancora documenti di riconoscimento, mentre molti genitori non registrano all’anagrafe i propri figli. Altre fonti parlano di almeno 130 mila Rom già presenti in Italia. Problemi simili si riscontrano per i dati sui matrimoni. Per i Rom, in particolare, la famiglia è il centro della collettività.

    Credono alla famiglia e credono al matrimonio, ma le forme in cui si manifestano questi valori sono profondamente diverse rispetto alle nostre. La maggioranza dei Rom si sposa di fronte a decine di componenti della comunità, si organizzano grandi feste nei campi, ma poi non sempre il matrimonio della tradizione Rom viene tradotto in qualcosa di certificabile. Molte coppie, cioè, pur essendo sposate con il rito tradizionale, non ripetono poi la cerimonia né in Chiesa, né al Comune. Sono matrimoni che all’atto della certificazione e delle statistiche rimangono invisibili. Il lavoro del tavolo interministeriale sarà dunque complesso, ma i partecipanti si sono dati due obiettivi minimi, visto che la tematica così densa potrebbe determinare altrimenti una dispersione delle risorse messe in campo.



    I due obiettivi minimi e prioritari sono i seguenti: elaborare in tempi brevi un censimento di tutte le normative, le leggi, i regolamenti che sono stati promulgati sui nomadi a livello dei singoli enti locali. Il comitato interministeriale sta raccogliendo quindi tutte le leggi che a livello locale sono state varate in Italia negli ultimi anni. Il secondo obiettivo è più complesso: produrre un censimento aggiornato e il più reale possibile sulle presenze, sia prima dell’entrata in Europa della Romania, sia dopo la novità dell’ingresso e quindi dei possibili nuovi arrivi da quel paese di gruppi di nomadi Rom. Per quanto riguarda le normative, sono giunte finora al Ministero una decina di leggi regionali già in vigore.

    Si tratta poi, terzo e più complesso obiettivo, di arrivare a una definizione di una legge nazionale (sarebbe una novità assoluta). Il modello che si intende seguire è quello che si sta sperimentando in alcune città italiane. In particolare il caso di Brescia viene considerato con molto interesse dai ministri, sottosegretari ed esperti che stanno lavorando al tavolo. Anche da Milano si traggono spunti, dopo il patto che il sindaco ha firmato con la comunità locale Rom. A Brescia c’è in corso una sperimentazione interessante proprio perché basata su un patto tra il Comune e la comunità nomade che risiede in un campo. Il patto consiste nella decisione – da parte dei nomadi del campo – di contribuire attraverso una tassa speciale alle spese per l’acqua, l’elettricità e in generale la gestione dell’area.

    In cambio del contributo fiscale, che si unisce ai finanziamenti comunali, la comunità ha la possibilità di fruire dei servizi. Ma le altre due questioni centrali che dovranno essere affrontate a proposito dei Rom sono quelle relative alla dispersione scolastica dei minori e soprattutto quella dell’abitazione. Non è affatto vero che i Rom e i nomadi che sono in Italia scelgano per cultura di non abitare in case normali. La loro permanenza nei campi è al contrario uno dei frutti perversi della storica esclusione
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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf Visualizza Messaggio
    Lunedí 15.01.2007 09:22

    Il governo si prepara a lanciare un provvedimento di legge sui Rom, i Sinti e le altre comunità nomadi presenti in Italia. Su questo tema è infatti già a lavoro un tavolo interministeriale. Le prime riunioni ci sono state a novembre, quindi prima della doppia emergenza che poi è scattata con gli incendi nei campi nomadi, in particolare quello di Caserta, le tensioni a Milano e soprattutto l'allarme "invasione" legato all"entrata in Europa di Romania e Bulgaria.

    Gli esperti e i politici che si stanno cimentando con la questione ci tengono però - prima di ogni cosa - a distinguere bene i piani: da una parte ci sono infatti i problemi legati ai possibili nuovi arrivi in particolare dalla Romania, dall"altra ci sono le questioni che attendono una soluzione da anni. Ci sono comunità di Rom e Sinti che sono presenti sul nostro territorio da più di trent’anni. Ma è paradossale il fatto che il fenomeno non è ancora conosciuto a pieno, non ci sono i dati aggiornati sulle presenze dei nomadi e soprattutto non esiste nessuna legge nazionale che affronta il tema. Alcune organizzazioni che si occupano dei nomadi da anni – come l’Opera Nomadi, per esempio – stimano in 40mila il numero complessivo dei nomadi in Italia.

    La cifra potrebbe essere però tranquillamente sottostimata per varie ragioni. Prima di tutto perché una parte (anche se magari si tratta di una minoranza) di queste persone continua ad essere molto mobile. L’altro motivo di incertezza a proposito delle cifre riguarda la certificazione dei documenti. Per il Viminale che sta in questo momento raccogliendo i dati ufficiali è anzi il problema più complicato perché molti Rom, pur essendo ormai stanziali, non hanno ancora documenti di riconoscimento, mentre molti genitori non registrano all’anagrafe i propri figli. Altre fonti parlano di almeno 130 mila Rom già presenti in Italia. Problemi simili si riscontrano per i dati sui matrimoni. Per i Rom, in particolare, la famiglia è il centro della collettività.

    Credono alla famiglia e credono al matrimonio, ma le forme in cui si manifestano questi valori sono profondamente diverse rispetto alle nostre. La maggioranza dei Rom si sposa di fronte a decine di componenti della comunità, si organizzano grandi feste nei campi, ma poi non sempre il matrimonio della tradizione Rom viene tradotto in qualcosa di certificabile. Molte coppie, cioè, pur essendo sposate con il rito tradizionale, non ripetono poi la cerimonia né in Chiesa, né al Comune. Sono matrimoni che all’atto della certificazione e delle statistiche rimangono invisibili. Il lavoro del tavolo interministeriale sarà dunque complesso, ma i partecipanti si sono dati due obiettivi minimi, visto che la tematica così densa potrebbe determinare altrimenti una dispersione delle risorse messe in campo.



    I due obiettivi minimi e prioritari sono i seguenti: elaborare in tempi brevi un censimento di tutte le normative, le leggi, i regolamenti che sono stati promulgati sui nomadi a livello dei singoli enti locali. Il comitato interministeriale sta raccogliendo quindi tutte le leggi che a livello locale sono state varate in Italia negli ultimi anni. Il secondo obiettivo è più complesso: produrre un censimento aggiornato e il più reale possibile sulle presenze, sia prima dell’entrata in Europa della Romania, sia dopo la novità dell’ingresso e quindi dei possibili nuovi arrivi da quel paese di gruppi di nomadi Rom. Per quanto riguarda le normative, sono giunte finora al Ministero una decina di leggi regionali già in vigore.

    Si tratta poi, terzo e più complesso obiettivo, di arrivare a una definizione di una legge nazionale (sarebbe una novità assoluta). Il modello che si intende seguire è quello che si sta sperimentando in alcune città italiane. In particolare il caso di Brescia viene considerato con molto interesse dai ministri, sottosegretari ed esperti che stanno lavorando al tavolo. Anche da Milano si traggono spunti, dopo il patto che il sindaco ha firmato con la comunità locale Rom. A Brescia c’è in corso una sperimentazione interessante proprio perché basata su un patto tra il Comune e la comunità nomade che risiede in un campo. Il patto consiste nella decisione – da parte dei nomadi del campo – di contribuire attraverso una tassa speciale alle spese per l’acqua, l’elettricità e in generale la gestione dell’area.

    In cambio del contributo fiscale, che si unisce ai finanziamenti comunali, la comunità ha la possibilità di fruire dei servizi. Ma le altre due questioni centrali che dovranno essere affrontate a proposito dei Rom sono quelle relative alla dispersione scolastica dei minori e soprattutto quella dell’abitazione. Non è affatto vero che i Rom e i nomadi che sono in Italia scelgano per cultura di non abitare in case normali. La loro permanenza nei campi è al contrario uno dei frutti perversi della storica esclusione
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    Firenze, 15 Gennaio 2007- Stamani al campo nomadi dell'Olmatello si è verificata una zuffa tra due rom "rivali in amore".
    "L'episodio verificatosi stamani al campo Rom dell'Olmatello mette in evidenza il fatto che la fase in cui ci troviamo, ovvero di smantellamento del campo entro il 2008, è quanto mai delicata perché si vanno a rompere gli equilibri fra diversi gruppi di famiglie. Il campo, infatti, arrivato al numero minimo di presenze dalla sua formazione, mette a nudo problemi di convivenza che in qualche modo, con l'alto numero dei presenti, venivano assorbiti. Il Quartiere 5 sta seguendo con grandissima attenzione questa fase di transizione e mi auguro che questa possa essere la più breve possibile e si possano dare al più presto le soluzioni alloggiative secondo un intento già condiviso anche con la Regione Toscana". È quanto ha commentato la presidente del Quartiere 5, Stefania Collesei, sull'episodio. "I servizi sociali del Quartiere 5 hanno già trovato da una settimana una soluzione protetta per la donna che è stata oggetto della rissa di stamattina - ha proseguito la presidente Collesei -. Ora la nostra attenzione è rivolta verso i figli minori. È però necessaria una maggiore assunzione di responsabilità anche da parte delle forze dell'ordine nei confronti di quei soggetti che presentano comportamenti a rischio. È indispensabile la loro collaborazione per la gestione della fase transitoria del superamento del campo, fino alla sua definitiva chiusura".

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    Bologna: anziana malmenata in casa da zingari

    Bologna - Una pensionata bolognese di 80 anni e' stata aggredita e malmenata in un tentativo di rapina ieri a Bologna da tre zingare. Mentre entrava nella sua abitazione di via Michelino una zingara l'ha raggiunta alle spalle e l'ha spintonata fino a farla entrare in casa.
    Subito dopo sono giunte altre due complici che l'hanno avvolta con una coperta colpendola con un pugno allo stomaco per impedirle di chiedere aiuto. Ma la pensionata ha comunque opposto resistenza ed e' riuscita ad attirare l'attenzione del figlio di 52 anni che vive nell'appartamento di sopra.
    L'uomo ha ingaggiato una colluttazione con le tre ladre, descritte di 60, 40 e 20 anni, che sono cosi' state costrette e a fuggire a mani vuote. Nella concitazione degli eventi le tre malviventi hanno anche abbandonato due borsette con dentro effetti personali probabilmente rubate poco prima.

    (Data e ora pubblicazione: 13-01-2007 ~ 14:07)

  5. #5
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    Rho «guerra del carrello» tra zingari e pensionati


    di Michele Perla - domenica 07 gennaio 2007, 00:00
    Una guerra subdola, sorda, silenziosa, senza esclusione di colpi combattuta fra diseredati, fra poveri «vecchi», in tutti i sensi, e nuovi poveri. E in questo periodo di feste va in scena più che mai. Tutti i giorni nei parcheggi dei supermercati di Rho, dove per riportare a posto un carrello della spesa, ovviamente vuoto e quindi con la possibilità di recuperare la moneta contenuta, si è disposti ad affrontare aspri duelli e a subire insulti, sputi, pugni e calci. Nonostante i capelli bianchi, nonostante la palese indigenza. L’ultimo episodio, ma solo in ordine di tempo ovviamente, qualche sera fa nel piazzale dell’Esselunga, nel quartiere Stellanda, appunto a Rho.

    «Zingari e rumeni detengono il monopolio di questa pratica – raccontano alcuni avventori - e quando ti rifiuti di lasciar loro il carrello da riportare indietro, magari ti fanno dispetti, come segnarti l’auto o spezzarti il tergicristallo. Se invece il carrello lo dai davvero, ma a uno dei tanti pensionati italiani che stazionano in questo parcheggio e che ti spezzano il cuore, quasi sicuramente poi scoppia la lite e come niente volano insulti e botte».

    Già, perché chi vive di pensione al minimo, per zingari e stranieri è già più fortunato, e quindi non deve permettersi di rubargli il potenziale euro contenuto nella feritoia del carrello. Due sere fa questa guerra tra i poveri ha mietuto due nuove «vittime»: Nicola di 74 anni e Salvatore di 69. entrambi rhodensi di adozione, ed entrambi alle prese con una «soglia di povertà» ormai superata da un bel pezzo.

    Tutti e due sono stati picchiati senza ritegno, ma soprattutto invitati a togliere le tende. Nicola che se l’è cavata con un occhio nero e con alcuni graffi sul volto, nella caccia al carrello aveva avuto come concorrenti alcuni ragazzini rom. L’aveva spuntata lui, ma poi sono arrivati gli adulti e gliel’hanno fatta pagare. L’altro invece ha dovuto sostenere una violenta colluttazione con un paio di giovani rumeni, nonostante il carrello fosse stato inizialmente affidato a lui. Lui lo ha difeso strenuamente, però ha anche rimediato un sacco di legnate.

    «Fanno pena questi poveri pensionati costretti a inventarsi impensabili

    lavori, per poter integrare i sussidi da fame che non consentono loro di tirare avanti – dicono un po’ tutti -. Il dramma è che anche nella miseria, sembra impossibile ma c’è concorrenza».

    Qualcuno racconta che dietro la caccia al carrello ci sia in realtà un vera e propria organizzazione, a Rho, come in altri comuni dell’hinterland. Un po’ come per il racket dei lavavetri, dove vengono impiegati bambini obbligati a portare a casa a fine giornata somme di danaro prestabilite.

    Gli adulti, che si nascondono, controllano e soprattutto puniscono chi intralcia questo business. Senza guardare in faccia a nessuno, anche se sono anziani, dal volto emaciato e vestiti con abiti dimessi. La lotta per la sopravvivenza infatti non contempla la solidarietà, la comprensione né tanto meno la pietà: chi è più debole soccombe, come in natura.

 

 

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