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    Thumbs up Storie d’integrazione italiana

    Maurizio Blondet
    16/01/1007
    Della coppia italianissima di Erba che ha massacrato la famiglia (italiana) del tunisino (delinquente, uscito con indulto e accortamente assente il giorno della tragedia) sappiamo già tutto. Poi, a Roma, la storia della bengalese che si getta dalla finestra della casa in fiamme; il figlio di lei accusa l'unica italiana convivente (tra una quindicina di extracomunitari) di aver acceso un fiammifero.
    Non basta.
    A Como, il sacrestano del duomo cittadino ferisce a colpi d'ascia un extracomunitario: «Ero stanco di farmi prendere in giro», dice.
    Sempre a Como, un'italiana di 55 anni ferisce a forbiciate una vicina di casa.
    La quale era già nota alla polizia per aver organizzato «festini a luci rosse» (scusate, ma il frasario è dell'ANSA) con minorenni, e distribuzione di droga. La donna ferita è di origine brasiliana.
    Il Papa aveva appena detto: «La realtà delle migrazioni non va mai vista soltanto come un problema, ma anche e soprattutto come una grande risorsa per il cammino dell'umanità. E una risorsa è in modo speciale la famiglia migrante, purché essa venga rispettata come tale, non debba subire lacerazioni irreparabili, ma possa rimanere unita o ricongiungersi, e compiere la sua missione di culla della vita e primo ambito di accoglienza e di educazione della persona umana».
    «Riconosciamo, in particolare - ha aggiunto - le difficoltà della famiglia migrante come tale: i disagi, le umiliazioni, le strettezze, le fragilità».
    Da qui l'appello a sostenere gli immigrati e i congiunti con appositi servizi e normative, e con uno speciale impegno «per le donne e i minori».
    «E' importante - ha scandito il Pontefice - tutelare i migranti e le loro famiglie mediante l'ausilio di presidi legislativi, giuridici e amministrativi specifici, ed anche attraverso una rete di servizi, di punti di ascolto e di strutture di assistenza sociale e pastorale».
    Belle parole.
    Facili da dire, dobbiamo purtroppo precisare, per chi non abita in case minime a contatto con vicini stranieri rumorosi, spesso puzzolenti, invadenti, arroganti, marginali o francamente criminali.
    Facile, quando si ha cultura e si tratta solo con persone colte e di buona educazione.
    Facile credere che l'Italia sia davvero in grado di dare «reti di servizi e punti di ascolto» per gli immigrati, «presidi legislativi» per la loro «fragilità».
    Presidi, l'Italia delle burocrazie inadempienti non ne dà nemmeno ai cittadini italiani di nascita e di storia.
    Ne dà solo a se stessa: auto blù, emolumenti da sogno, voli gratis, attici eccelsi non minacciati dalla vicinanza di tunisini, zingari e brasiliane a luci rosse.



    La verità è che tutti i problemi sociali più roventi sono stati, da sempre, abbandonati alla sopportazione del popolino.
    Come questo popolo ha dovuto fare spazio e arrangiarsi a convivere coi malati mentali violenti che l'ideologia della legge Basaglia «liberò» dai manicomi, ora deve accollarsi gli immigrati; deve essere lui a vedersela con le «fragilità» del losco macho tunisino pregiudicato (a cui dobbiamo pure chiedere scusa per averlo sospettato), della prostituta brasiliana della porta accanto, degli zingari con le loro richieste minacciose di elemosina e coi loro furti (da pochi giorni, 3 milioni di zingari rumeni - nei quartieri alti li chiamano «rom» - sono diventati cittadini UE, niente più visto e passaporto per venire a rubare da noi).
    E per carità, non si mostri alcun segno di insofferenza, perché altrimenti si è «razzisti» e non si è «solidali».
    Ora si pretende che questo popolo tartassato e spremuto dall'alto, risolva da solo i problemi che nascono dal basso, dall'afflusso di uno, due, presto cinque milioni di extracomunutari che anche loro, a modo loro, tartassano e spremono.
    Non foss'altro, perché con le loro famiglie numerose affollano le scarse risorse del servizio sanitario e previdenziale (in tanti comuni, gli immigrati non pagano il super-ticket sanitario), le case popolari, gli appartamenti di periferia che loro possono comprare, e i vecchi pensionati italiani no.

    Questo popolo di cafoni, questo popolo di fellah, che non ha ricevuto educazione e nemmeno istruzione, deve dimostrare lui di risolvere i problemi che gli irresponsabili governanti gli ha creato attorno.
    E con buona grazia.
    La Caritas, che dà i piatti di minestra e prospera nel business dell'accoglienza, altrimenti, accusa; il comune, che dà le case popolari a loro e non ai nostri vecchi, con tanto di mutuo di favore, farà altezzoso la lezione.I politici fanno la ramanzina dalla TV.
    La nostra politica ufficiale è contraria - e giustamente - allo scontro di civiltà.



    Ma qui, pare di vedere l'esordio dello scontro di inciviltà nel vicinato e nelle periferie.
    A colpi d'ascia, a forbiciate ed altre armi alla portata dei fellahin italiani.
    La guerra delle razze nei cortili del sottoproletariato.
    Il quale non vuol capire che gli zingari che lo derubano (rom, nei quartieri alti) «non sono un problema ma una risorsa».
    Il quale è poco comprensivo delle «fragilità» dei nuovi immigrati, forse perché delle sue fragilità non si occupa nessuno.
    Ci vorranno ancora diversi omicidi, incendi, liti di cortile con forbiciate, perché di colpo
    i potenti e i media si accorgano della «emergenza».
    Se ne discuterà, ci si allarmerà, i ministri prometteranno decreti - i testi di legge risolvono tutto, si sa.
    Finirà come «l'emergenza camorra», o «l'emergenza spazzatura» a Napoli, o «l'emergenza ospedali luridi», o «l'emergenza carceri».
    Prima, c'è da risolvere la questione dei PACS.
    Non approvo niente, ovvio, della coppia che massacra la famiglia del tunisino, né della vicina che sforbicia la brasiliana in questo nostro nord culturalmente, socialmente, mentalmente depravato dalla volgarità.
    Ma del sacrestano di Como, ora in galera per tentato omicidio, non posso non condividere almeno la frase: «Sono stufo di farmi prendere in giro».
    Maurizio Blondet




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  2. #2
    Blut und Boden
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf Visualizza Messaggio
    La verità è che tutti i problemi sociali più roventi sono stati, da sempre, abbandonati alla sopportazione del popolino.
    Come questo popolo ha dovuto fare spazio e arrangiarsi a convivere coi malati mentali violenti che l'ideologia della legge Basaglia «liberò» dai manicomi, ora deve accollarsi gli immigrati; deve essere lui a vedersela con le «fragilità» del losco macho tunisino pregiudicato (a cui dobbiamo pure chiedere scusa per averlo sospettato), della prostituta brasiliana della porta accanto, degli zingari con le loro richieste minacciose di elemosina e coi loro furti (da pochi giorni, 3 milioni di zingari rumeni - nei quartieri alti li chiamano «rom» - sono diventati cittadini UE, niente più visto e passaporto per venire a rubare da noi).

    Ma del sacrestano di Como, ora in galera per tentato omicidio, non posso non condividere almeno la frase: «Sono stufo di farmi prendere in giro».
    Maurizio Blondet
    Cerchiobottismo?
    Vedremo...
    Prese alla lettera sono frasi ultracondivisibili.
    Occhio a chi le ha scritte.

  3. #3
    legio_taurinensis
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    Ottimo Blondet, come sempre...anche l'allusione ai fellahin..

 

 

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