http://www.regione.sardegna.it/docum...0219105451.pdf
UNIONE SARDA
19 febbraio 2007
Sardara. La richiesta dei genitori: non vogliamo una lingua in posizione subalterna
«Il sardo è cultura, studiamolo bene»
Lettera alla scuola: deve essere inserito nei piani di studio
>>Un gruppo di genitori si è rivolto all’Istituto comprensivo di Sardara per chiedere che la lingua sarda venga inserita nei piani di studio.
«La lingua sarda è un patrimonio che non deve essere lasciato morire. Per
farlo rivivere e recuperarlo è necessario che la scuola la smetta di continuare
a snobbarlo e che si decida di inserirlo nei piani di studio». Come dire:
ragazzi, arriva l’ora del sardo. È la sintesi di una petizione, indirizzata al
dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Sardara, Giuseppina Miceli.
Porta la firma di cento genitori di bambini dell’infanzia e della scuola
primaria. Mamme e papà che hanno deciso di dire basta a «una lingua relegata
in posizione subalterna, solo come fiore all’occhiello di un’identità folclorica,
buona solo per contixeddus de forredda, dicius, poesias e recitine di fine anno».
A Sardara chiedono l’uso del sardo come lingua veicolare, per l’oggi e per
il domani, come finalmente possibile sulla base delle leggi dello Stato, della
Regione e delle Carte internazionali. «Sinora - dice uno dei papà, Gian
Paolo Pisu - la nostra lingua è stata tagliata fuori dalle normali attività didattiche. Soffocata da iniziative che non hanno insegnato ai nostri figli ad
esprimersi in limba, a tramandare un patrimonio dalle radici antiche e forti.
Così facendo, fra qualche anno, il sardo sarà una lingua da museo, da
esibire come repertorio storico, fotografia di un passato lontano». E suggerisce metodi e strumenti. «Se proprio non si vuole sconvolgere l’assetto
delle materie, si potrebbe insegnare in sardo la storia della Sardegna o la religione o magari la geografia. Per i bambini della materna sarebbe sufficiente
che gli insegnanti lo usassero nelle attività ludico-didattiche: una lingua
tanto più s’impara quanto più si parla». Un’operazione, fra l’altro, a costo zero, ma che consentirebbe di raggiungere gli obiettivi della legge che
affida alla scuola il compito «di promuovere con decisione l’uso del sardo».
La legge regionale, in dieci anni di vita ha finanziato progetti per uno costo
complessivo di circa un milione di euro, ma si trova ancora a fare i conti
con ragazzi che lo masticano poco e male e quel poco che sanno l’hanno
imparato dai nonni o dai genitori anziani. «Un’assurdità - conclude Pisu -.
Ancora di più se pensiamo che i figli degli immigrati, quelli che hanno un
colore diverso della pelle, imparano subito la nostra lingua natìa».
E l’Istituto cosa ne pensa? «L’iniziativa - spiega la preside Miceli - è sicuramente meritevole. Il problema, di fatto, è strategico: si vuole o no una
lingua scritta e parlata di riferimento? Allora non si può prescindere da uno
standard, come non si può prescindere da docenti preparati. Come farebbero
gli alunni ad imparare ciò che non sa il maestro? Comunque sia, la proposta verrà studiata dagli organi collegiali. Saranno loro a decidere».
SANTINA RAVÌ
http://www.regione.sardegna.it/docum...0219105451.pdf




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