Il CPE aderisce all’appello per il ritiro dei soldati italiani dall’Afghanistan
http://www.cpeurasia.org/com-ritirosoldati.htm
Il Coordinamento Progetto Eurasia (CPE) aderisce all’appello (v. sotto) lanciato dalla rivista “Il Dialogo” (www.ildialogo.org) per un immediato ritiro dei soldati italiani dall’Afghanistan.
Il CPE denuncia il ruolo servile svolto dai militari italiani, mandati a svolgere compiti che con l'«interesse nazionale» hanno poco a che fare, mentre in realtà servono gli interessi strategici ed economici degli Stati Uniti, che occupano l’Italia con oltre 100 basi militari e che in Afghanistan perseguono l'obiettivo di stabilirsi nel cuore dell'Eurasia per prevenire un'integrazione a livello grande-continentale che li vedrebbe inesorabilmente sconfitti. In Afghanistan si gioca una partita fondamentale per il controllo della massa continentale eurasiatica poiché il controllo di quel Paese garantisce una posizione ottimale a ridosso di Russia, Cina e India.
Il CPE denuncia altresì la farsa del «ritiro dall'Iraq» sbandierato dal centro-sinistra, quando questo era già stato preparato dal precedente governo 'guerrafondaio'... Un finto-pacifismo, questo, che purtroppo ancora inganna molta gente in buona fede, ma non certo chi è disposto a firmare questo appello.
Il CPE proclama il diritto del popolo afghano all’autodeterminazione, e, al contempo, il sacrosanto diritto di resistere ad un'aggressione militare alla quale partecipano anche degli italiani: un resistente afghano che difende la propria terra e la propria gente merita infinitamente più rispetto di pseudo-mercenari per i quali vengono organizzati funerali di Stato, nemmeno fossero «eroi della Patria».
Chi sostiene le ragioni dell’impegno militare in Afghanistan (sebbene affiancato a quello «umanitario»), sostiene che «il ritiro avrebbe conseguenze disastrose per il paese». Eppure trattasi dello stesso argomento che ogni volta viene usato per continuare un'occupazione militare, con tutti i benefici che comporta per gli occupanti e chi collabora con loro. Lo sentiamo ripetere anche per l'Iraq, come se Usa e GB ci stessero per 'spirito di servizio', per «evitare la guerra civile», dicono, quando invece ci sono più che fondati sospetti che ad aizzarla siano proprio loro assieme ai loro collaboratori. Del resto, se un paese viene lasciato in pace, che cosa può accadere? Certo, il temutissimo «caos», altrimenti detto «l'ingovernabilità»… Ma almeno, dopo un ritiro degli occupanti (ma sono da considerare tali oppure dobbiamo chiamarli «liberatori»?), ed un regolamento di conti interno, alla fine emergerebbe un ordine stabile dettato dal più forte, che era quello, guarda caso, dei Taliban in Afghanistan, o delle Corti islamiche in Somalia. Senonché, questi soggetti «non ci piacciono», quindi dobbiamo intervenire sempre in nome del Progresso, della Democrazia, dei Diritti umani ecc., paraventi di più concreti e prosaici obiettivi (ad es., come volevasi dimostrare, il petrolio iracheno - nazionalizzato dal famigerato Ba'th - verrà fatto sfruttare a condizioni vantaggiose alle multinazionali, per lo più Usa).
Appello per il ritiro dei soldati italiani dall’Afghanistan
I primi firmatari : Marco Sodi, Tiziano Cardosi , Doretta Cocchi , Nella Ginatempo , Gigi Ontanetti , Letizia Santoni , Leonard Shaefer , Mirco Tomasi .
Ha aderito all’appello Padre Alex Zanotelli
In Afghanistan è in corso dal settembre 2001 una guerra di aggressione , avviata con la legittimazione della vaghissima risoluzione ONU 1.368 e poi dall’ agosto del 2003 condotta dalla Nato .
Una guerra di fatto volta al controllo strategico e allo sfruttamento delle risorse economiche dell’ area e contraria dall’ inizio alla legalità internazionale , alla quale il Governo Italiano ha aderito violando l’ articolo 11 della Costituzione Italiana .Una scelta che è stata decisa per mera subordinazione e viene sostenuta per "non essere esclusi dal governo del mondo" . Come si legge dal sito della difesa del Governo Italiano alla voce "Sviluppo dell’operazione" troviamo esplicitato il vero significato di questa guerra : "l’operazione militare è parte della guerra globale che impegna la grande coalizione nella lotta contro il terrorismo, denominata ’global War against Terrorism’ . La guerra include, per definizione, la distruzione di vite umane e l’accettazione della soppressione dei propri simili come "mezzo di risoluzione delle controversie". Dalla fine del 2001 ad oggi , la guerra in Afghanistan ha causato più di 50.000 vittime.
Questa ci pare una semplice descrizione dello stato di cose: una constatazione, non un’interpretazione. La "guerra al terrorismo" è una realtà insensata poiché si traduce in aggressione armata ad un paese . L’idea d’ instaurare con le armi democrazia e diritti, ha esibito nei fatti il suo fallimento. Anche per chi non la "ripudia", anche per chi la sostiene, la guerra in Afghanistan non riesce a enunciare propri obiettivi condivisibili, realistici, raggiungibili. Né la guerra al terrorismo, né la condizione dei diritti delle donne Afgane , né la lotta al narco-traffico, hanno prodotto dei risultati apprezzabili, anzi assistiamo oggi sotto il governo dell’ Alleanza del Nord , sostenuto dagli Usa , ad un forte peggioramento sia della sicurezza del paese, in mano ormai ai terribili signori della guerra,sia delle condizioni delle donne Afgane, prive di libertà come al tempo del regime Talebano, sia all’ aumento dei traffici illeciti di droga .
L’Italia potrebbe realisticamente essere un soggetto attivo di politica internazionale connotato da una volontà incondizionata di pace, da un assoluto ripudio della guerra .
Confermando la partecipazione alla guerra in Afghanistan, il governo Prodi rinuncia a costruire questa identità per sottomettersi e conformarsi a scelte già risultate devastanti. La disponibilità alla guerra non è "un" tema paragonabile ad altri, ma definisce in maniera essenziale e decisiva la natura culturale fondante dei soggetti politici che compongono il Governo attuale , il quale ha varato una finanziaria che stanzia 1 miliardo e 700 milioni di euro in sostegno alle spese militari.
Il movimento per la pace - e dunque contro la guerra - non ha "governi amici" a priori. Deve in ogni caso sottrarsi a "comprensioni" o "crediti di fiducia".
Il nostro più netto rifiuto degli orientamenti governativi sull’Afghanistan non esprime soltanto coerenza nelle convinzioni. Include una richiesta e una proposta: il ritiro delle nostre truppe dal fronte di guerra e l’assunzione da parte del nostro Paese di un ruolo internazionale di forte discontinuità con la precedente gestione di centrodestra, nel tentativo di porre rimedio agli immani disastri compiuti dalla missione militare.
I primi firmatari :
Marco Sodi, Tiziano Cardosi , Doretta Cocchi , Nella Ginatempo , Gigi Ontanetti , Letizia Santoni , Leonard Shaefer , Mirco Tomasi .
Ha aderito all’appello Padre Alex Zanotelli
Per ADESIONI : Marco Sodi cell.328 / 0339384 mail : anatole2003@libero.it
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Giovedì, 21 dicembre 2006


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