http://www.altravoce.net/2007/01/21/saras.html

Non c'è soltanto l'effetto serra
Dal cromo al benzene
tutti i veleni sparsi dalla Saras


di Carlo Manca

Non c'è solo il biossido di carbonio (CO2), responsabile del famigerato effetto serra. Le emissioni del complesso Saras a Sarroch - finito recentemente sotto il riflettore dei media appunto per i dati sull'anidride carbonica - comprendono tutta una serie di nomi che ai più non dicono nulla, ma che gli esperti conosco fin troppo bene. Si va dal monossido di carbonio agli ossidi di zolfo, dal cromo con i suoi composti agli ossidi di azoto, fino al più noto PM10, le piccolissime polveri sottili prodotte dalla combustione e responsabili di patologie dell'apparato respiratorio e cardio-circolatorio.

I dati sono quelli raccolti dall'Eper, il registro europeo delle emissioni. Dati autocertificati: i controlli sulle emissioni sono infatti a carico prima di tutto degli stessi impianti; l'azione degli enti pubblici competenti arriva dopo, è in poche parole un controllo degli autocontrolli. C'è poi da notare che il registro europeo rileva 50 sostanze inquinanti, a patto che superino una soglia limite stabilita. Implicitamente, la presenza nel registro significa che questo limite è già stato superato, in caso contrario non ce ne sarebbe traccia.

Un po' di numeri. Nell'ultimo rilevamento del 2004, la raffineria Saras occupa il secondo posto (su 80 stabilimenti censiti in Italia) per emissione nell'atmosfera di cromo e composti di cromo (2 tonnellate all'anno). Per quanto riguarda il PM10, su 31 stabilimenti censiti, è al terzo posto per quantità di emissioni annue con 275 tonnellate (al secondo posto c'è un'altra vecchia conoscenza dei sardi, lo stabilimento Alcoa di Portovesme).

E ancora: il sesto posto (su 305 in Italia) per emissioni di ossidi di azoto con 4.430 tonnellate; il settimo per i composti organici volatili non metanici (1.890 tonnellate); l'ottavo per il benzene (20,40 tonnellate); l'11º per gli ossidi di zolfo (8.180 tonnellate); il 24º per emissione di monossido di carbonio con 1.330 tonnellate; il 36º (su 37 in Italia) per cloro e composti inorganici di cloro con 10,60 tonnellate emesse ogni anno. A questi vanno aggiunti gli scarichi diretti nelle acque: cadmio, cromo, nickel, rame, arsenico, benzene, cianuri, eccetera.

Senza contestare i dati assoluti, che per legge vengono forniti dagli stessi gestori degli impianti, la Saras rifiuta però di comparire ai primi posti tra le aziende inquinanti. «Il registro europeo non prende in considerazione la produzione di tutta una serie di stabilimenti italiani, come per esempio alcune grosse centrali elettriche», afferma Maria Teresa Bocchetta, responsabile delle relazioni esterne dell'azienda, di conseguenza neppure il totale delle emissioni nell'aria sarebbe realistico: «Per quanto riguarda l'anidride carbonica, non viene censito più del 42 per cento di ciò che viene immesso nell'atmosfera». Quindi la Saras contribuirebbe all'inquinamento atmosferico in percentuali molto inferiori a quelle indicate nel registro europeo.

L'azienda, del resto, sostiene di aver ridotto sensibilmente le emissioni negli ultimi anni. Stando ai dati disponibili questo è vero, ma solo in parte. La produzione di ossidi di zolfo, per esempio, che secondo le stime fatte dall'azienda in uno studio di impatto ambientale del 1994 (relative alla somma dell'impianto di produzione di energia elettrica, allora ancora da costruire e oggi in funzione, e della raffineria) sarebbe stata di 17.250 tonnellate per anno, era di 11.700 tonnellate nel 2001 e di poco più di 8.100 nel 2004. Un riduzione dovuta, sostiene la Saras, all'utilizzo di combustibili a minor contenuto di zolfo.

Ma accanto a una analoga (anche se quantitativamente minore) riduzione di ossidi di azoto e monossido di carbonio, sono aumentati rispetto al 2001 i dati di emissione del cromo e dei suoi composti (da 0,373 a 2 tonnellate), del nickel e dei suoi composti (da 2,13 a 2,82 tonnellate), del PM10 (da 230 a 275 tonnellate), e del benzene (da 19,40 a 20,40 tonnellate). C'è poi da notare che, a differenza di altre raffinerie italiane, la Saras non denuncia nessun dato come misurato, ma solo come calcolato o, come nel caso del benzene, stimato. Questo perché, come dicono dall'azienda, i dati sono frutto sia di misurazioni precise fatte “a bocca di camino” (cioè al momento della emissione delle sostanze nell'aria) sia di stime.

Ma quali sono gli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla salute dell'uomo? In linea generale, «sono sostanzialmente di due tipi», spiega Luigi Lai, medico cardiologo e attivista di Legambiente: «Per due terzi l'inquinamento dell'aria è responsabile di malattie cardiovascolari (infarti, ictus), mentre per un terzo è causa di malattie respiratorie e tumori, principalmente al polmone. In più vanno considerati gli effetti molto gravi sui bambini, effetti che possono arrivare a comprometterne in certi casi il corretto sviluppo».

Si tratta, insomma, di sostanze tossiche. «Ma tutto dipende dalla loro concentrazione» dichiara Giampaolo Mura, docente del corso di laurea in Ingegneria Chimica dell'Università di Cagliari e anche lui di Legambiente. «Se il biossido di carbonio è responsabile dell'effetto serra ma non ha un effetto sanitario, il monossido di carbonio è un veleno pauroso, è la dolce morte causata per esempio dalle stufe difettose. Gli ossidi di zolfo possono causare asma e problemi respiratori, oltre ai danni ai materiali prodotti dalle piogge acide. I metalli pesanti provocano invece l'insorgenza di tumori, così come il benzene, uno dei cancerogeni più potenti».

E il PM10? «Ha effetti negativi sulla salute, ma ancora peggiori sono quelli delle particelle più piccole, il cosiddetto PM2.5, che è capace di entrare direttamente nel sangue. Ma per le particelle più piccole non ci sono misurazioni». Secondo Mura, in ogni caso, lo stabilimento della Saras non è responsabile della qualità dell'aria di Cagliari (che occupa da anni la parte bassa delle classifiche, in particolare a causa dei superamenti dei limiti di PM10).

Ma non è detto che a Sarroch si sentano altrettanto tranquilli. Proprio qui l'amministrazione comunale ha commissionato uno studio, coordinato dal professor Annibale Biggeri dell'Università di Firenze, che tra le altre cose ha preso in considerazione i dati Istat sulla mortalità dal 1981 al 2001 e quelli sui ricoveri ospedalieri dal 2001 al 2003. I risultati di una prima analisi statistica sono stati pubblicati col nome di “Rapporto Sarroch Ambiente e Salute”. Lo studio mostra una maggiore incidenza di patologie tumorali e respiratorie rispetto alla media regionale, ma «individuare una relazione di causa-effetto con le emissioni industriali nella zona è impossibile», dice Biggeri. La ricerca però, in attesa di conoscere tra qualche mese i risultati finali, prosegue.

http://www.altravoce.net/2007/01/21/saras.html