Quali sono gli elementi che caratterizzano una buona qualità della vita?
Ci sono alcuni elementi ben chiari come per esempio la possibilità di avere un reddito sufficiente a vivere dignitosamente il quale soddisfi i bisogni primari come mangiare, vivere in una casa decente, comprarsi vestiti; poter soddisfare anche altri bisogni non strettamente primari come avere un pc, l'automobile, comprarsi libri, farsi un viaggio di tanto in tanto. Un altro elemento chiaro è che occorre una impostazione della società rivolta a promuovere la qualità della vita: questa impostazione manca per esempio se si deve vivere ammassati in grandi città sovraffollate, se si vive immersi nell’inquinamento e nel rumore costante, in un ambiente di cemento privo di sufficienti aree verdi. Ci sono anche altre questioni che entrano in gioco come l'educazione a comprendere se stessi e gli altri, l'educazione (ed il tempo) a mangiare e cucinare piatti sani e gustosi, pretendere la qualità della propria abitazione.
Una delle questioni fondamentali per la qualità della vita ma che attualmente socialmente risulta meno ovvia è il possesso del proprio tempo: un numero di ore quotidiane nelle quali si è liberi di scegliere cosa fare. Il proprio tempo libero quindi è la vera e propria libertà: maggiore è il numero di ore libere, più si è liberi. Per essere liberi dunque non è sufficiente il diritto di poter eleggere questo o quell'altro politico alle elezioni ogni certo numero di anni.
Nelle ore di tempo non-libero come per esempio nel lavoro dipendente si vive da automi avendo il dovere di eseguire determinati compiti in un determinato luogo e in un determinato modo, sotto la direzione ed il controllo di qualcuno. Il lavoro ha anche un lato nobile di adempiere al proprio dovere di contribuire alla società, ciò non toglie che durante l’orario di lavoro non si è liberi.
Attualmente l’organizzazione sociale europea priva quasi totalmente i lavoratori dipendenti del loro tempo libero con le 40 ore settimanali, 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana (in molti casi si richiede anche il sabato mattina). Per 5 giorni alla settimana si è impegnati per il lavoro dalla mattina alla sera, con un orario spezzato, solitamente nella fascia oraria dalle 08.00 alle 19.00, comprendendo il tempo del pranzo e dei viaggi casa-lavoro lavoro-casa; si torna a casa all'ora di cena e le 2-3 ore rimanenti della giornata finiscono inevitabilmente per essere impiegate in un riposo “vegetativo” ovvero di smaltimento della fatica e dello stress per la giornata passata al lavoro e nel viaggio casa-lavoro-casa. Tolto il tempo per sbrigare gli altri obblighi inevitabili come le necessità della casa e della famiglia il tempo libero per un lavoratore dipendente si riduce quasi a zero. Vivere pienamente praticando attività extralavorative per un lavoratore è estremamente difficile, così che gradualmente questa situazione di difficoltà, caratterizzata da una costante fretta quotidiana e da stanchezza, conduce le persone a vivere unicamente per lavorare: il lavoro diviene un fine e non un mezzo.
Si sente spesso qualche politico o intellettuale lamentarsi dello scarso livello culturale dei cittadini europei, oppure della scarsa attività fisica che consentirebbe un maggiore stato di salute, addebitando queste situazioni alla volontà individuale. In realtà risulta essere una responsabilità che va addebitata in modo sostanziale alle 40 ore dei contratti di lavoro dipendente validi per la quasi totalità dei lavoratori europei.
Ovviamente questa situazione sociale porta con sé avvilimento, alienazione, insoddisfazione cronica, abbruttimento interiore ed esteriore. Come ci si può sentire soddisfatti e sereni se 5 giorni alla settimana si è privati sistematicamente della possibilità di poter scegliere come impiegare il proprio tempo di vita? Come ci si può sentire soddisfatti se la propria prospettiva di vita è quella di veder passare la propria vita dalla mattina alla sera rinchiusi in uffici, fabbriche o in giro per lavoro per poi ritrovarsi spossati, privi di energia e tempo per fare cose scelte di propria volontà? Siamo forse macchine da lavoro? Dove è il tempo per godersi il creato, per rivolgersi alla riflessione e alla contemplazione, per realizzare e vivere le proprie passioni?
Per una vita di qualità è condizione assolutamente necessaria la riduzione dell'orario lavorativo obbligatorio settimanale a 30 ore (6 ore al giorno per 5 giorni alla settimana). Il lavoro è un mezzo, non un fine.
Catechismo cattolico, articolo n.2428: Nel lavoro la persona esercita e attualizza una parte delle capacità iscritte nella sua natura. Il valore primario del lavoro riguarda l'uomo stesso, che ne è l'autore e il destinatario. Il lavoro è per l'uomo, e non l'uomo per il lavoro. Ciascuno deve poter trarre dal lavoro i mezzi di sostentamento per la propria vita e per quella dei suoi familiari, e per servire la comunità umana.
(FONTE: Catechismo della Chiesa Cattolica - Il settimo comandamento)
Il concetto centrale, va ribadito, non è "quanto è faticoso lavorare 8 ore": il discorso della differenziazione-valorizzazione dei lavori particolarmente faticosi è un altro discorso. Anche nell’ipotesi che le persone stessero dalla mattina alla sera in un ufficio a svolgere poche mansioni sarebbe comunque tempo non-libero perché il lavoratore in una giornata di lavoro non ha tempo libero da dedicare a se, non ha tempo in cui sceglie cosa fare: anche nell’esempio appena fatto dell’impiegato con poco lavoro in ufficio tale lavoratore deve comunque riguardare faccende di lavoro già svolte, prepararsi per faccende future, non può mettersi a fare gli affari suoi come uscire a fare una passeggiata o andare a praticare uno sport. Il concetto è appunto quello di avere una parte della giornata in cui si è noi stessi a decidere cosa fare e non il nostro datore di lavoro.
Le 30 ore (6 ore al giorno per 5 giorni alla settimana) implicano l'enorme differenza che davvero si può fare un turno unico: per esempio dalle 8 alle 14 oppure dalle 14 alle 20. In questo modo il lavoratore possiede la mattina o il pomeriggio, è libero in queste ore.
In queste ore di tempo libero il lavoratore può scegliere cosa fare delle propria vita: per esempio può scegliere di praticare uno sport, di dedicarsi alla cultura, di stare con i propri amici, di coltivare una propria passione artistica. Anche impiegare queste ore libere semplicemente seduti su una panchina dei giardini pubblici sarebbe comunque un modo di impiegare il tempo molto migliore di quello dell'essere rinchiusi in fabbrica o in ufficio tutto il giorno, tra rumore, scartoffie, ad eseguire compiti per obbligo: renderebbe le persone molto più sane. Con le 30 ore finalmente l'uomo potrebbe lavorare, adempiendo al suo dovere sociale e anche dedicarsi a se stesso, godendosi appieno la vita in maniera sana, piuttosto che correre e correre in perenne stato di fretta e stanchezza non concludendo di fatto granché per se stesso.
Le 30 ore sono un modo sano per gestire la famiglia: tutti e due i coniugi possono lavorare e hanno il tempo per vivere davvero la propria famiglia, per stare insieme e per educare i propri figli. Con le 40 ore uno dei coniugi è quasi sempre costretto a lasciare il lavoro per potersi occupare dei figli mentre l'altro coniuge vive la famiglia solo a sera e per uno o due giorni la settimana (il sabato e la domenica). Le 40 ore portano molto facilmente alla dipendenza economica di un partner verso l’altro ed al suo sacrificio della carriera. In molti altri casi entrambi i genitori lavorano dalla mattina alla sera e i figli crescono da soli o con i nonni.
A livello sociale alcune conseguenze delle 30 ore sono la crescita culturale, l'innalzamento del livello di salute e di benessere interiore. Più l'orario lavorativo è esteso più sono diffusi stress psichico, malessere fisico ed ignoranza.
Le 30 ore sono una proposta attualmente sostenuta da una piccola parte del mondo politico. Se il popolo avesse ben chiaro che non c'è libertà se si deve lavorare dalla mattina alla sera allora le 30 ore ci sarebbero. Invece tuttora a parte il lamentarsi della "fretta" con cui si vive poi però il popolo non fa presente con adeguata forza questa necessità vitale al mondo politico. Su questa poca coscienza collettiva del problema influisce anche il fatto che non tutti sono afflitti direttamente da questo problema e pertanto non riescono ad averne chiara coscienza: ci sono lavoratori autonomi che possono in un certo modo organizzare il proprio tempo libero, ci sono i giovani che ancora studenti o appena entrati nel mondo del lavoro non percepiscono il problema, ci sono casalinghe, pensionati che ormai non sono più toccati dal problema, lavoratori a tempo parziale, ci sono i politici stessi che sono del tutto fuori da questa problematica. Influisce anche molto una cultura consumista che fa prediligere lavorare di più per avere qualche soldo per comprarsi il vestito firmato piuttosto che avere due ore di tempo libero per dedicarsi ad una vita sana.
Le 30 ore devono essere un principio assoluto costituzionale cosi come lo sono altri diritti fondamentali dell'uomo. Al di là del fatto che ci sarebbe meno ricchezza o più ricchezza nazionale questa libertà dell'uomo non è negoziabile ovvero non dovrebbe esserlo. A cosa serve l'enorme sviluppo tecnico e tecnologico se questa civiltà non è in grado di far fare una vita decente alle persone dandogli un po' di tempo libero per fare quello che si vuole della propria vita?
Fermo restando quanto affermato sulla priorità della vita sana rispetto ai bisogni produttivi del profitto soffermiamoci brevemente sulla questione della realizzabilità economica. Perché per esempio si sostengono le 30 ore piuttosto che le 20 ore? Perché diminuire l’orario lavorativo settimanale di 10 ore non pregiudica sostanzialmente il sistema economico e basta per garantire un adeguato tempo libero al lavoratore dipendente. Portare l’orario settimanale sotto le 30 ore invece potrebbe sconvolgere radicalmente il sistema economico e al momento non ci sono soluzioni efficaci di realizzabilità. Ciò non toglie che se in futuro grazie all’ulteriore sviluppo tecnico-tecnologico ciò diventasse realizzabile allora sarebbe certamente auspicabile.
Innanzitutto rileviamo come le stesse critiche di irrealizzabilità economica sono le stesse critiche che sono state fatte puntualmente ogni volta che è stato ridotto l’orario lavorativo settimanale, passando gradualmente dalle circa 50 ore settimanali, fino alle 40 ore istituite nel secolo scorso; ogni volta che si riduceva di 2 o 4 ore, certe voci rappresentanti certi interessi economici prefiguravano il disastro sociale. All’inverso invece, assieme alla riduzione dell’orario e insieme a interventi sociali si è visto un progressivo aumento del benessere sociale.
Le 30 ore settimanali significa semplicemente lavorare 2 ore in meno al giorno. Un simile calo di produzione che grandi sconvolgimenti può comportare? Sappiamo tutti quanto sia alto lo spreco e l’alto livello di consumismo in Europa. Inoltre è proprio sbagliato il modo attuale di pensare: come dire, voi sareste d’accordo se i politici vi dicessero "il sistema economico esige che d'ora in poi respiriate un po' di veleno ogni giorno, non ci possiamo fare niente"? Prima si fissano quali sono i diritti fondamentali umani (e avere un po' di tempo libero è un diritto fondamentale; avere una casa è un altro) e poi, su questi diritti, si cerca di organizzare e massimizzare il sistema economico. La questione del tempo libero è una cosa che fa la differenza tra una comunità umana flaccida, ignorante, abbruttita, depressa, malaticcia e una comunità umana sana e forte.
Ci sono molte ipotesi concrete su come realizzare le 30 ore innanzitutto osserviamo cosa cambierebbe.
40 ore di lavoro alla settimana sono circa 160 ore al mese, 30 ore alla settimana sono circa 120 ore al mese. Ad una tariffa oraria minima di 7 euro l'ora abbiamo nel primo caso uno stipendio mensile di 1.120 euro (che appunto è circa lo stipendio minimo attuale in Europa per i contratti a tempo pieno) e nel secondo di 840 euro. Ci sono 280 euro di differenza. Ovviamente se ci si fermasse qui sarebbe un problema per i lavoratori con lo stipendio minimo che già fanno fatica ad arrivare alla fine del mese.
Questa riforma va affiancata con altri interventi, ovvero quei 280 euro che mancano andrebbero finanziati diciamo in parte con un aumento della tariffa oraria ottenuto attraverso una riduzione delle tasse sulle imprese che attualmente sono estremamente alte; per la parte restante con una riduzione degli oneri sociali sul lavoratore anche questi attualmente molto alti che impediscono alle aziende di aumentare gli stipendi. Il minore introito per l’erario Statale può essere coperto con una politica di bilancio più attenta agli sprechi pubblici i quali oggi sappiamo benissimo essere alti in tutta Europa e anche con una più attenta politica antievasione fiscale.
Ovviamente vanno anche resi efficaci i controlli sul rispetto degli orari di lavoro ma questo si può fare a costo zero attraverso segnalazioni anonime dei lavoratori stessi agli enti pubblici che già esistono e che già hanno il compito di verificare sul rispetto della legislazione del lavoro con varie classi di sanzioni.
Non dimentichiamo poi che, come scritto poco sopra, le 30 ore danno finalmente la possibilità di fare un turno unico: questo vuol dire che un lavoratore fa un viaggio in meno ogni giorno per andare al lavoro e quindi risparmia anche sulle spese per il carburante del proprio mezzo di trasporto.
Ecco questo è un esempio di come le 30 ore potrebbero essere applicate, facendo le cose seriamente, senza alcun sconvolgimento economico sociale, inducendo semplicemente una leggera riduzione del quantitativo di produzione nazionale. Stiamo parlando di una cifra da coprire di circa 280 euro mensili a lavoratore quindi non è un obiettivo fantasioso o campato per aria, anzi è del tutto fattibile manca solo la volontà politica collettiva.




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