Il Governo Berlusconi. Federalismo Fiscale, finalmente Enti Locali più autonomi.
La legge sul federalismo fiscale fissa la cornice normativa generale della riforma che concede autonomia impositiva agli enti locali. Il federalismo fiscale è una dottrina filosofica ed economica per cui c'è una proporzionalità diretta fra le tasse riscosse in una determinata area geografica e le imposte effettivamente utilizzate nella stessa area. Il principio generale è: spendi quanto incassi. Nella riforma federalista ci sono però correttivi per evitare che le Regioni con scarso o insufficiente gettito fiscale si trovino senza risorse per l'erogazione dei servizi essenziali. Il governo ha due anni di tempo per approvare i decreti attuativi al fine di tradurre in pratica i principi federali e altri due anni per eventuali norme correttive. Inoltre, è prevista a partire dall'approvazione della legge una fase transitoria di cinque anni. Il termine ultimo per l'attuazione è fissato in sette anni.
Uno degli obiettivi della legge è ridurre gradualmente la pressione fiscale, e uno dei decreti attuativi dovrà proprio fissare il limite massimo della pressione fiscale complessiva sui contribuenti. Gli enti locali, avendo una maggiore autonomia impositiva, potrebbero infatti numerare la pressione fiscale. Il governo, quindi, fissando il limite mas imo, stabilirà una sorta di armonizzazione dei livelli impositivi.
Gli enti locali, comunque, potranno imporre nuove tasse per finanziare opere e progetti. Ma per evitare il ricorso eccessivo alla tassazione locale, i fondi perequativi garantiranno comunque alle aree con minor gettito fiscale risorse per le spese essenziali. Attraverso il cosiddetto "fisco di vantaggio", il governo centrale potrà stanziare risorse per le aree depresse e svantaggiate. Il federalismo fiscale prevede premi e incentivi per le amministrazioni virtuose, e invece sanzioni e penalizzazioni per chi spreca le risorse pubbliche.
* L'accesso al finanziamento per gli enti locali cambia considerevolmente. Gli enti locali avranno infatti autonomia impositiva e accesso al gettito erariale, in particolare all'Iva. Viene invece cancellata la riserva di aliquota Irpef, gestita attualmente a livello centrale per permettere alle Regioni di finanziare i servizi. Oltre ai poteri speciali per Roma, è prevista la possibilità di istituire città metropolitane nei comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. L'iter viene avviato dal Comune stesso d'intesa con la Provincia. Sono previsti referendum con esito vincolante fra i cittadini. Poi ci sono i passaggi nelle competenti commissioni parlamentari. Istituita la città metropolitana, la Provincia cesserà di esistere.
Oltre al sistema incentivi-sanzioni, il ddl fissa poi l'abolizione della cosiddetta "spesa storica". Agli enti locali i servizi erogati non saranno più rimborsati secondo il principio delle risorse utilizzate, ma sulla base di costi standard predefiniti, ai quali le amministrazioni dovranno uniformarsi al massimo entro cinque anni. L'attuazione della riforma sarà monitorata da una commissione parlamentare bicamerale. Sui costi della riforma ancora non ci sono dati certi: la copertura finanziaria sarà determinata caso per caso con l'approvazione dei decreti attuativi.
* La riforma federalista dovrà comunque essere compatibile con il Patto di stabilità e crescita e l'istituzione delle nuove città metropolitane non dovrà comportare nuovi oneri per le finanze pubbliche.
* Il federalismo fiscale è il risultato di un lungo percorso, e dimostrerà come soltanto il rapporto stretto tra amministratori e amministrati, realizzato nelle istituzioni locali, sia in grado di garantire un controllo e una migliore trasparenza nella spesa pubblica e quindi un livello più alto di democraticità delle scelte politiche. È la definitiva pietra tombale sul capitalismo di Stato che finanzia e sostiene le imprese nei settori più disparati col denaro pubblico, alterando in questo modo lo sviluppo di una forte e sana iniziativa privata. Lo Stato è infatti l'istituzione più lontana dai cittadini, cui tutti sentono di poter chiedere senza percepire nell'immediato le ripercussioni di una politica che dilapida i soldi pubblici. Per lo stesso motivo lo Stato è il centro di potere dove meglio possono annidarsi le pratiche partitocratiche e le grandi lobby economiche. Il decentramento amministrativo e finanziario dovrebbe dunque costituire l'antidoto agli sprechi.
* Il federalismo fiscale rappresenta, infine, il primo atto della realizzazione di un disegno più complessivo di modernizzazione delle strutture dello Stato. Il passo successivo dovrà necessariamente essere quello di bilanciare il rafforzamento della periferia con un forte potere centrale, ad esempio col presidenzialismo o comunque con la costruzione di un progetto politico più ampio che preveda l'aumento dei poteri del premier, con la possibilità di sciogliere le Camere d'accordo con il presidente della Repubblica e di cambiare i ministri. Poi, si dovrà eliminare il bicameralismo perfetto con l'introduzione del Senato federale.




Rispondi Citando
