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Discussione: L'Erba del Ruanda

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    Arrow L'Erba del Ruanda

    di Ugo Bardi - 15/01/2007

    Fonte: aspoitalia.net



    Nei commenti che appaiono sui giornali a proposito della strage di Erba, i perpetratori sono spesso definiti "mostri". L'etimologia della parola indica qualcosa di straordinario, di inusitato, appunto da "mostrare".

    Eppure, le foto degli assassini di Erba, le parole che sono loro attribuite, il loro comportamento, sono cose che non sembrano tanto straordinarie; piuttosto sembrano una folle parodia della normalità.

    In effetti, il comportamento dei mostri di Erba potrebbe essere più "normale" (inteso come comune) di quanto non sembri. Pochi dei commentatori di questi giorni hanno visto negli eventi di Erba il parallelo con un evento recente, simile anche se più su larga scala; le stragi in Ruanda del 1994.

    Se a noi sembra incredibile, inusitato, inspiegabile, che una coppia di persone normali massacri a coltellate i propri vicini di casa; in Ruanda è successo esattamente questo, soltanto non una volta ma abbastanza volte da fare un totale di, forse, un milione di vittime. Anche li', i vicini di casa hanno massacrato i loro vicini di casa. Coloro che si ritenevano parte dell'etnia detta "Hutu" hanno massacrato quelli che ritenevano parte dell'etnia detta "Tutsi", persone che parlavano la stessa lingua e che vivevano nello stesso paese da secoli e secoli. La follia della vicenda è ancora maggiore se pensiamo che gli Hutu hanno allegramente massacrato non solo i Tutsi, ma anche altri Hutu.

    La ragione degli eventi del Ruanda ancora oggi ci sfugge. Non riusciamo a capire cosa possa essere accaduto che ha trasformato in maniaci omicidi tante persone che avevano famiglie, genitori, figli, case e una vita che non poteva essere troppo diversa da quella di tutti quelli che hanno le stesse cose. Gli stessi assassini, interrogati qualche anno dopo i fatti, non sembrano in grado di rendersi conto bene di quello che è successo. Sembra che si siano trovati a vivere in un incubo; in uno di quei brutti sogni dove le regole della vita normale non valgono più per essere sostituite da regole mostruose che tuttavia sembrano normali nel mondo folle e perverso del sogno. Un sogno sanguinoso che era una folle parodia della normalità.

    Questa folle parodia della normalità, dove ci si libera di un vicino di casa come se fosse un animale pericoloso, sembra essere alla base della strage di Erba altrettanto bene di quelle del Ruanda. Ma come ci possiamo spiegare questa discesa nella follia, questa perdita di ogni contatto con i riferimenti morali di una cultura, la nostra e come quella Ruandese, anch'essa tradizionalmente cattolica, che dovrebbero accettare, in principio, l'idea di "ama il prossimo tuo come te stesso"? E comunque l'idea che il prossimo non si uccide a coltellate quando è fastidioso non è patrimonio esclusivo del cattolicesimo ma di tutti gli uomini di buona volontà di questo disgraziato pianeta.

    Jared Diamond nel suo libro "Collapse" del 2005 si è provato a fare un'analisi della situazione Ruandese e di cercare i motivi che hanno portato al collasso sanguinoso della società. La visione di Diamond è stata discussa e anche criticata, ma c'è qualcosa di giusto nel quadro che dipinge di un paese che aveva esaurito le sue risorse. Il Ruanda era, ed è tuttora, uno dei paesi più fertili e più popolati dell'Africa, ma queste stesse caratteristiche lo avevano portato a sovrasfruttare il suolo. A causa dell'erosione, l'agricoltura era arrivata al collasso e la discesa nella follia è stata la reazione di gente che non vedeva altri sbocchi che il farsi spazio a spese dei propri vicini. Così è stata la discesa nella follia della coppia assassina di Erba che, evidentemente, non vedeva altro spazio a sua disposizione che quello che poteva ottenere eliminando i propri vicini.

    Il Ruanda non è stato l'unico esempio di follia omicida collettiva nella storia; è solo il più vicino a noi nel tempo. Ce ne sono stati molti altri, Diamond nel suo libro ne riporta alcuni. Qui, vale la pena di ricordare soltanto quello della Germania degli anni 1920, esausta, disperata e umiliata, che non ha trovato di meglio che rifugiarsi nella follia nazista per poi fare su larga scala ai gli stati vicini quello che un giorno la coppia di Erba avrebbe fatto ai vicini di pianerottolo.

    La coppia assassina di Erba ci può sembrare mostruosa e rara; il caso del Ruanda remoto per la distanza e la differenza di cultura; il caso della Germania una follia particolare e forse irripetibile che pure ha preso un popolo vicino a noi culturalmente e geograficamente. Ogni evento nella storia è particolare e può essere un'eccezione. Ma, presi tutti insieme, questi casi e quelli che riporta Diamond, disegnano un quadro preoccupante.

    Viviamo in un mondo che sembra aver perso ogni riferimento a una visione della vita non basata esclusivamente sulle risorse materiali. Per questo, forse siamo più vulnerabili allo stress da carenza di risorse di quanto non vogliamo ammettere e, forse, la follia omicida che sta percorrendo il mondo in questo momento, è causata proprio da questo (e la coppia assassina di Erba ne è una piccola ma non isolata manifestazione). Stiamo diventando mostri anche noi? Chissà?

    •   Alt 

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    Da Erba a Caserta. L'Italia del non detto
    di Carlo Gambescia - 15/01/2007

    Fonte: Carlo Gambescia [scheda fonte]




    Chi si occupa di analisi sociale non può non porsi la seguente domanda: c ’è un legame sociologico e culturale tra quel che è accaduto a Erba e Caserta? La questione può apparire stramba e perfino provocatoria, magari mirata a colpire solo una certa parte della classe politica, quella a sinistra. Se però il lettore avrà la pazienza di seguire il nostro ragionamento, potrà accorgersi che le cose non stanno così.
    Che cosa è successo a Erba? Un episodio di inaudita violenza. E che cosa indica? Che spesso la violenza più feroce colpisce all'improvviso, accanendosi sempre sui più deboli: donne e bambini. Di questo fatto si sono date finora le interpretazioni più differenti. C’è chi vi ha visto una “pura” esplosione di follia. E chi l’ha giudicato un frutto avvelenato dell’ odio razziale. E, infine, chi vi ha scorto, la disgregazione della “sana” vita di provincia. Una cosa però non è stata ricordata. Che dietro l’esplosione di violenza, l’odio razziale, la distruzione dei legami sociali c’è un nuovo modello socioculturale, in grande espansione: quello del farsi giustizia da soli, dando ascolto a un riflesso carnivoro... Si tratta di un modello estraneo alla tradizione europea continentale (basata sul rispetto del monopolio pubblico della violenza) e a quella europea mediterranea, meno rispettosa delle norme, ma dove in passato anche la faida più violenta rinviava a vincoli di tipo comunitario.
    A Erba, ha avuto il suo battesimo del fuoco, il modello dell’ individuo in guerra con tutti, a partire dagli “odiati” vicini di casa. Insomma, siamo davanti al modello americano del giustiziere “solitario”, un essere "carnivoro" per eccellenza (ai limiti della pura animalità), ma celebrato continuamente da cinema e televisione. E, di riflesso, sempre più condiviso a livello di immaginario collettivo, grazie al ruolo giocato dalla pervasiva megamacchina comunicativa Usa.
    Ora, per farla breve, quando una società si va americanizzando, o comunque inizia a subire l’ influenza di una cultura esterna, c’è il rischio che ne recepisca insieme, e confusamente, gli aspetti positivi e negativi. Urgono perciò scelte selettive: i media “locali” e la cultura "autoctona" sono chiamati a svolgere un ruolo critico e di contrasto. In Italia però si preferisce non dire…
    Che cosa è successo a Caserta? Un episodio politico di puro valore mediatico. E che cosa indica? Che la politica è ormai ridotta a poca cosa. O se si preferisce a pubblipolitica: a presentazione e vendita pubblicitaria di decisioni politiche di nessun impatto. Dell’incontro si sono date le interpretazione più disparate. C’è chi vi ha visto lo scontro tra riformisti e radicali. Chi vi ha scorto il tentativo prodiano di ergersi a leader assoluto. E chi, infine, come l’opposizione di centrodestra, ne ha colto il valore pubblipolitico, guardandosi bene però dal riconoscere le responsabilità di Berlusconi, il primo in assoluto a introdurre in Italia il modo americano di far politica.
    Nessuno - ripetiamo nessuno - ha però colto il dato di fondo. Che la politica italiana somiglia sempre di più a quella americana, basata sulla gestione dell’esistente e sull’assenza di reali politiche di raccorciamento delle distanze sociali. Ormai, anche nell’ Italia politica, tutto si riduce per un verso, all’eccesso di riflettori puntati su eventi poco produttivi di decisioni redistributive, e per l’altro, a discussioni politico-giornalistiche su questioni di cortissimo respiro. E qui una cosa deve essere chiara: accettare gli attuali vincoli di bilancio - subiti bovinamente a destra e sinistra - significa rinunciare al varo di qualsiasi politica economica degna di questo nome (nei campi dell’istruzione, delle ricerca, della salute, dei lavori pubblici, del lavoro). Il che ci riporta al problema della politica-spettacolo all’americana, “tutto fumo e niente arrosto”, se ci si passa l’espressione… Tuttavia, se è vero, come abbiamo visto, che una società che si americanizza, o che comunque subisca un mutamento culturale di derivazione esterna, lo fa confusamente (mescolando bene e male), perché allora non individuare e contrastare gli aspetti negativi di questo processo ? Perché continuare a non dire?
    A questo punto risulta chiaro, quanto il legame tra Erba e Caserta, sia rappresentato dall’americanizzazione dei costumi sociali e politici. E, ovviamente, dall’ influsso negativo che questa trasformazione culturale va esercitando sulla società italiana. Un legame debitamente occultato dai media e dalla parte meno critica, se non del tutto servile della cultura. Si preferisce tacere.
    Si dirà, ecco il solito intellettuale antiamericano in cattiva fede. Perché non ricorda anche agli aspetti positivi del processo? Certo. Ma non è quel che già fanno giornali e televisioni quotidianamente… Che senso avrebbe unirsi al coro degli entusiasti? La questione che ci interessa e compete è un’altra: può una società democratica reggersi sul non detto e sull’accoglimento acritico di un’ altra cultura?
    Ecco, la vera lezione che si può ricavare, da eventi come quelli di Erba e Caserta.
    http://www.ariannaeditrice.it/artico..._articolo=7900

 

 

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