IL MASSACRO DELL'HOTEL KING DAVID
L'esplosione all'Hotel King David del 22 luglio 1946 (Palestina), che provocò la morte di 92 inglesi, arabi e ebrei, e il ferimento di altre 58 persone, non fu un atto di "ebrei estremisti" ma un massacro premeditato attuato dall'Irgun, in accordo con i maggiori esponenti politici ebrei in Palestina la Jewish Agency e il suo capo David Ben-Gurion.
Secondo Yitshaq Ben-Ami, un ebreo palestinese, che ha passato 30 anni in esilio dopo la nascita di Israele, ha investigato sui crimini della feroce cricca a capo del movimento sionista interno.
L'Irgun ha concepito un piano per attaccare l'Hotel King David all'inizio del 1946, ma la luce verde fu data solo il primo luglio. Secondo il Dr. Sneh, l'operazione venne personalmente approvata da Ben-Gurion, dal suo auto-esilio in Europa. Sadeh, l'ufficiale alle operazioni dell'Haganah, e Giddy Paglin, il capo delle operazioni dell'Irgun con il consenso di Menachem Begin, che aveva dato agli inglese 35 minuti di tempo per evacuare l'edificio, senza dar loro la possibilità di disinnescare l'ordigno.
La motivazione della Jewish Agency, era la distruzione delle prove, che gli inglesi avevano raccolto, e che indicavano che l'ondata di terrore in Palestina non era solo un'azione di un ristretto gruppo come l'Irgun e la banda Stern, ma vennero commessi in collusione con l'Haganah e il gruppo Palmach che erano sotto il controllo del gruppo dirigente delle istituzioni sioniste stesse, note come Jewish Agency.
Così parecchi civili innocenti morirono nel massacro dell'Hotel King David, e ciò come parte del normale agire nella storia oltraggiosa del sionismo: un atto criminale fu compiuto, attribuito a un gruppo isolato, ma sempre sotto la diretta autorizzazione delle massime autorità sioniste, cioè la Jewish Agency, durante il Mandato in Palestina o poco prima l'istituzione del governo di Israele.
Quel che segue è una dichiarazione fatta alla Casa dei Comuni da parte del primo ministro inglese Clement Attlee: il 22 luglio 1946, uno dei più vili e feroci crimini registrati nella storia è stato compiuto. Riferiamo che l'esplosione del King David Hotel s Gerusalemme. 92 persone hanno perso la vita in questo attacco proditorio, 45 i feriti, tra cui molti alti ufficiali, cadetti e personale d'ufficio, sia uomini che donne. Il King David Hotel era usato come ufficio del segretariao del governo in Palestina e come quartier generale dell'esercito inglese. L'attacco è stato compiuto il 22 luglio, alle 12.00, quando gli uffici sono pieni. Gli attentatori camuffati da lattai, hanno trasportato esplosivo in contenitori di latte, mettendoli nel basamento dell'Hotel e sono fuggiti.
Il Capo Segretario del Governo di Palestina, Sir John Shaw, dichiaò alla radio: come capo del Segretariato, la maggior parte dei morti e dei feriti erano del mio staff, li conoscevo personalmente da undici anni. Erano più che colleghi. Inglesi, Arabi, Ebrei, Greci, Armeni; ufficiali anziani, poliziotti, miei sottoposti, il mio autista, furieri, guardie, uomini e donne, giovani e vecchi, erano miei amici.
Nessuno potrebbe desiderare di avere sottoposti più efficienti, leali e onesti di queste comuni persone dignitose. Il loro unico crimine era la loro fedele, imparziale e umile servizio rivolto alla Palestina e al suo popolo. Per questo sono stati ricompensati con una strage sanguinosa.
Sebbene membri della Irgun'vai Leumi si assumessero la responsabilità di questo crimine, resero pubblico, più tardi, che avevano ottenuto il consenso e l'approvazione del comando dell'Haganah, e di conseguenza quella della Jewish Agency.
Il Massacro dell'Hotel King David scioccò la coscienza del mondo civile. Il 23 luglio, Anthony Eden, leader dell'opposizione Conservatrice, pose una questione nella Casa dei Comuni, al Primo Ministro Attlee, del Labor Party, chiedendo perché non avessa fatto alcuna dichiarazione sulla strage di Gerusalem. Attlee rispose: che ogni sforzo era stato fatto per identificare e arrestare gli attenatori. Il lavoro di racupero dei resti, che venne immediatamente organizzato, continua. I parenti delle vittime sono state avvertite per telegramma al più presto e con la più accurata informazione possibile. La Casa dei Comuni desidera esprimere le più profonde condoglianze con i parenti delle vittime e dei feriti in questo vile attentato.
IL MASSACRO DI BALDAT AL-SHAIKH
30-31 Gennaio 1947 (Palestina)
Questo massacro venne attuato a seguito di una controversia sorta tra operai palestinesi e sionisti, presso la raffineria di petrolio di Haifa, che causò la morte di parecchi palestinesi e il ferimento e il decesso di circa 60 sionisti. Un grande numero di operai arabi palestinesi vivevano a Baldat al-Shaikh e a Hawasa, site nel sud-est di Haifa. Conseguentemente, i sionisti pianificarono l'attacco a Baldat al-Shaikh e Hawasa, come la risposta per vendicare i sionisti uccisi nella raffineria:
1. la notte tra il 30 e il 31 gennaio del 1947, una forza mista composta dal Primo battaglione della Palmakh e dalla brigata Carmelie (circa 150 o 200 terroristi sionisti), sotto il comando di Hayim Afinu'am lanciò un raid contro le due città.
2. Concentrarono l'attacco sui sobborghi di Baldat al-Shaikh e Hawasa. Attaccando di sorpresa le case in prima fila, mentre i loro abitanti dormivano; le bombardarono con le granate, quindi entrarono dentro e spararono con le pistole-mitragliatrici.
3. L'attacco terrorista provocò la morte di circa 60 civili, uccisi nelle loro case, parecchi erano donne, vecchi e bambini.
4. L'attacco durò un'ora, dopo di ché i sionisti si ritirarono alle 2:00 del mattino, dopo avere attaccato le case di numerosi civili.
5. secondo il rapporto scritto dal capo dell'operazione terroristica, "gli attaccanti scivolarono nella città e iniziarono a lavorare nelle case. E dato che le armi erano dirette dentro le stanze, fu impossibile impedire il ferimento di donne e bambini."
IL MASSACRO DI YEHIDA
13 Dicembre 1947 (Palestina)
Uomini del villaggio arabo di Yehiday (presso Petah Tekva, il primo insediamento sionista che sia mai stato stabilito) riuniti in un cafè locale, videro una pattuglia dell'esercito inglese entrare nel villaggio, si rassicurarono, dato che il giorno prima i terroristi ebrei avevano assassinato 12 palestinesi. I quattro veicoli si fermarono davanti il cafè, ne scesero degli uomini in divisa cachi ed elmetto. Tuttavia, divenne presto chiaro che non erano giunti a proteggere il villaggio. Con la mitragliatrici, sparraono contro la folla raccolta nel cafè. Qualcuno degli invasori piazzò bombe nelle case, mentre altri terroristi camuffati lanciarono granate contro i civili.
Sembrò che gli invasori potessero annientare i cittadini, ma una vera pattuglia inglese giunse a sventare la ben organizzata azione di killeraggio. Il risultato poteva essere ben più alto dei sette arabi assassinati. In precedenza, lo stesso giorno, 6 Arabi vennero uccisi e altri 23 feriti quando una bomba artigianale esplose tra la folla che stava presso la porta di Damasco a Gerusalemme. A Jaffa un'altra bomba uccise altri sei Arabi e ne ferì 40.
IL MASSACRO DI KHISAS
18 Dicembre 1947 (Palestina)
Due autocarri dell'Haganah, trasportava dei terroristi attraverso il villaggio di Khisas (sul confine Libanese-Siriano) sparando con le mitragliatrici e gettando granate. 10 civili Arabi venenro uccisi nel raid.
IL MASSACRO DI QAZAZA
19 Dicembre 1947 (Palestina)
5 bambini Arabi vennero assassinati quando dei terroristi ebrei fecero esplodere una casa del villaggio Mukhtar.
IL MASSACRO DEL SEMIRAMIS HOTEL
5/7/1948 (Palestina)
La Jewish Agency aumentò la campagna del terrore contro gli Arabi Palestinesi.
Decisero di perpetrare un massacro sanguinoso bombardando il Semiramis Hotel nel quartiere Katamon di Gerusalemme, allo scopo di scacciare i Palestinesi da Gerusalemme. Il massacro del Semiramis Hotel, del 5 gennaio 1948, fu una diretta responsabilità del leader della Jewish Agency David Ben-Gurion e dei capi dell'Haganah Moshe Sneh e Yisrael Galili. Se il massacro fosse stato compiutoin tempo di guerra, sarebbero stati condannati a morte per la loro criminale responsabilità assieme ai terroristi che piazzarono l'esplosivo.
Una descrizione del massacro del Semiramis Hotel da parte dei documenti dell'ONU, è qui presentata, così come il rapporto della Polizia Palestinese, spedito al Colonial Office di Londra.
5 gennaio 1948. I terroristi dell'Haganah effettuano il più barbaro attacco alle 1.00 del mattino di lunedì, il Semiramis Hotel nel quartiere Katamon di Gerusalemme, uccidendo persone innocenti e ferendone parecchie. La forza terrorista della Jewish Agency fece esplodere l'entrata dell'hotel con una piccola bomba e quindi piazzò delle bombe nel basamento dell'edificio. Perciò a causa dell'esplosione, l'edificio crollò sui residenti. Quando i terroristi si ritirarono, iniziarono a sparare sulle case del vicinato. Gli assassinati furono: Subhi El-Taher, Mussulmano; Mary Masoud, Cristiana; Georgette Khoury, Cristiana; Abbas Awadin, Mussulmano; Nazira Lorenzo, Cristiana; Mary Lorenzo, Cristiana; Mohammed Saleh Ahmed, Mussulmano; Ashur Abed El Razik Juma, Moslem; Ismail Abed El Aziz, Mussulmano; Ambeer Lorenzo, Cristiano; Raof Lorenzo, Cristiano; la famiglia Cristiana di Abu Suwan, sette membri, marito, moglie e cinque bambini.
Accanto a questi assassinati, 16 altri furono feriti, tra cui donne e bambini. Di seguito il testo del cablogramma dell'Alto Commissario per la Palestina al Colonial Office riguardo il massacro.
Gerusalemme. 01.17, Città. Alle 01.17 circa, una granata è stata gettata nel Semiramis Hotel, quartiere di Katamon, causando danni superficiali, ma non perdite umane. Durante la conseguente confusione, una carica è stata piazzata nell'edificio, e esplose un minuto dopo, demolendo completamente metà dell'edificio. Testimoni hanno dichiarato che gli attentatori provenivano dalla Upper Katamon Road, su due taxi. Quattro persone sono scese dal primo taxi, e un'altra, apparentemente per coprire i primi, dal secondo. Vestivano tutti abiti europei.
IL MASSACRO DI DAIR YASIN
9/4/1948 (Palestina)
Le forze delle bande sioniste Tsel, Irgun e Hagana, attuando la strategia terrorista di uccisione di civili, allo scopo di ottenre i loro obbiettivi. Entrarono nel villaggio la notte del 9 Aprile 1948. Loro compito era di scacciare i Palestinesi dalla loro terra, raccogliendo gli abitanti inermi, distruggendo le loro case e bruciandoli nelle loro case, rendendo chiaro al mondo intero in quale abisso di barbarie si fosse gettato il sionismo. L'attacco iniziò quando i bambini dormivano nelle braccia dei lro padri e delle loro madri. Nelle parole di Menachim Begin sono descritti gli eventi: "gli Arabi combatterono tenacemente in difesa delle loro case, delle loro donne e dei loro figli."
Il combattimento si svolse di casa in casa, e quando gli ebrei occupavano una casa, la facevano esplodere, spingendo gli abitanti a uscire o ad affrontare la morte. Credendo alla minaccia, le prsone lasciavano le case nel terrore e sperando di salvare donne e bambini. Ma ciò che le bande Stern e Irgun era quello di abbattere chiunque finisse nel raggio delle loro armi. Quindi, in un quadro di barbarie come pochi l'umanità ha potuto vedere, tranne la sua parte più depravata, i terroristi iniziarono a gettare bombe mano nelle case, allo scopo di fare uscire o seppellire chiunque fosse dentro. Gli ordini che essi ricevettero, era quello di distruggere ogni casa. Dopo avere usato gli esplosivi, le bande Stern e Irgun uccidevano chi trovavano ancora vivo. Le esplosioni continuavano nello stesso modo barbaro fino al pomeriggio del 10 Aprile 1948.
Una volta raccolti i civili , che erano sopravvissuti, li misero accanto alla base dei muri e negli angoli, quindi li mitragliarono. Circa 25 uomini vennero prelevati dalle case caricati sugli autocarri e condotti nel "tour della vittoria", nei sobborghi di Judah Mahayina e di Zakhroun Yousif. Alla fine del tour, gli uomini vennero portati in una cava di pietre, tra Tahawwu'at Shawul e Dair Yasin, e qui vennero assassinati a sangue freddo. Allora i "combattenti" di Etsel e Layhi portarono su autocarri le donne e i bambini in qualche modo sopravvissuti, portandoli alla porta Mendelbaum. Finalmente, una unità dell'Hagana giunse e seppellì in una fossa comune circa 250 corpi di arabi, parecchi di essi donne, bambini e vecchi.
Una donna che sopravvisse al massacro, di nome Halima Id, descrisse ciò che accadde alle sue sorelle. "vidi un soldato catturare mia sorella Saliha al-Halabi, incinta di nove mesi, puntò il suo mitra sulla sua schiena, quindi vuotò il caricatore sul suo corpo. Quindi si trasformò in un macellaio, prese un coltello e squartò il suo ventre per poter macellare il bambino, con il suo coltello da nazista. In un'altra località del villaggio Hanna Khalil, una ragazza, all'epoca, vide un uomo brandire un grosso coltello e squartare dalla testa al ventre il corpo della sua vicina Jamila Habash. Quindi uccise il vicino Fathi nello stesso modo, all'ingresso della casa. Una donna di 40 anni, di nome Safiya, descrisse come venne assalita da un uomo che improvvisamente aprì i suoi pantaloni e le balzasse addosso. "iniziai a gridare e a agitarmi. Ma le donne attorno me subirono lo stesso destino. Dopo che ci strapparono i vestiti, così che potessero afferrare il nostro seno e i nostri corpi, con gesti troppo orribili da descrivere." Alcuni soldati tagliarono le orecchie alle donne, per avere un piccolo ricordo...
Una volta giunte le notizie del massacro, una delegazione della Croce Rossa cercò di visitare il villaggio. Tuttavia, fu loro permesso di visitare il posto, solo il giorno dopo. Nel frattempo i sionisti cercavano di coprire l'evidenza del loro crimine. Raccolsero il maggior numero possibile dei corpi smembrati delle vittime, li gettarono nel pozzo del villaggio e lo chiusero. Quindi cambiarono le segnaletiche che conducevano al villaggio, in modo da impedire alla delegazione della croce rossa di trovare il villaggio. Tuttavia la delegazione trovò ben presto la strada giusta, e trovarono i corpi di 150 donne bambini e vecchi. In aggiunta ai corpi ritrovati nel pozzo, furono scoperti i corpi seppelliti nella cava, mentre altri corpi giacevano ancora nelle strade e negli angoli del villaggio, tra le rovine delle case. In seguito, il capo della banda terrorista dell'Hagana che prese parte al seppellimento dei corpi dei civili palestinesi, scrisse che il suo gruppo non intraprese alcuna operazione militare contro i massacratori, poiché volevano istillare la paura nei cuori degli arabi. Perciò scelsero un villaggio pacifico, disarmato, al fine di spargere il terrore tra gli arabi e costringerli alla fuga.
IL MASSACRO DI NASER AL-DIN
13-14 Aprile 1948 (Palestina)
Un contingente del Lehi e Irgun entrò in questo villaggio (presso Tiberiade) entrò la notte del 13 Aprile vestito come soldati Arabi. All'entrata al villaggio, la gente si avvicino loro per ringraziarli, allora i terroristi fecero fuoco, uccidendo ognuno di essi. Solo 40 persone sopravvissero. Tutte le case vennero rase al suolo.
IL MASSACRO DI TANTURA
15 Maggio 1948 (Palestina)
"Da testimoni e informazioni che ho, da testimoni ebrei e arabi, e da alcuni soldati presenti, almeno 200 persone del villaggio di Tantura sono stati uccisi dalle truppe israeliane...
"Dato il numero, è uno dei più grandi massacri" Teddy Katz uno storico israeliano dice che Tantura, presso Haifa nel nord della Palestina, aveva 1,500 residenti all'epoca. Più tardi venne demolita allo scopo di costruire un parcheggio vicino alla spiaggia e al Nahsholim kibbutz.
Fai Tanji, ora ha 73, rifugiato in un campo nella West Bank, proviene da Tantura dice: Avevo 21 anni, presero un gruppo di 10 uomini, li allinearono al muro del cimitero e li uccisero. Quindi presero un altro gruppo, uccisi, trascinarono via i corpi, e così via. Dice Tanji. Aspettavo il mio turno di morire con sangue freddo, vedevo gli uomini cadere davanti a me.
Katz dice che altri Palestinesi furono uccisi nelle loro case, e in altri punti del villaggio. A un certo punto, dice, i soldati sparavano a tutto ciò che si muoveva.
IL MASSACRO DI BEIT DARAS
21 Maggio 1948 (Palestina)
Dopo parecchi tentativi falliti di occupare questo villaggio, i sionisti mobilitarono un grande contingente e circondarono il villaggio. La gente di Beit Daras decise che donne e bambini dovevano andarsene. Appena donne e bambini lasciarono il villaggio, l'esercito sionista li massacrò nonostante sapesse che si trattava di donne e bambini che lasciavano il villaggio per evitare la battaglia.
IL MASSACRO DELLA MOSCHEA DI DAHMASH
11 luglio 1948 (Palestina)
Dopo che 89th Battaglione Commando Israeliano, comandato da Moshe Dayan occupò Lydda, gli israeliani dissero agli arabi, con l'altoparlante, che dovevano riunirsi nella moschea per essere al sicuro. Per rappresaglia a un attacco con bombe a mano, effettuato dopo la resa, che aveva provocato la morte di parecchi soldati israeliani, 80-100 Palestinesi vennero massacrati nella moschea, i loro corpi furono lasciati decomporsi, per 10 giorni, sotto il sole d'estate. La moschea è oggi abbandonata. Questo massacro provocò panico e terrore nella popolazione araba di Lydda e Ramle, che ricevettero l'ordine di abbandonare le due città, dopo che vennero spogliati dei loro beni personali da parte dei soldati israeliani.
Yitzak Rabin, Comandante della Brigata, disse: - non si deve può evitare l'uso della forza e minacciare l'uso delle armi, per spingere gli abitanti fino a dieci/quindici miglia , presso il punto cui la popolazione può incontrare la Legione araba. Molti dei 60.000 abitanti di Lydda e Ramble trovarono rifugio presso i campi di Ramallah, circa 350 morirono per disidratazione, durante la marcia. Molti sopravvissero bevendo la propria urina. Le condizioni nei campi richiesero altre vite.
IL MASSACRO DI DAWAYMA
29 Ottobre (Palestina)
L'esercito israeliano massacrò brutalmente circa 100 donne e bambini, precipitandoli da una scarpata di questo villaggio posto nel lato occidentale delle montagne di Hebron. Mr. Walid Khalidi, autore di "tutto quel che rimane" dice che gli abitanti palestinesi di Dawayma affrontarono lil più grande massacro israeliano, uno, ancora oggi, dei più sconosciuti.
Ciò che segue è un estratto della descrizione del massacro pubblicato nel giornale israeliano Al ha Mishmar, riportato su "tutto quel che rimane".
I bambini venivano uccisi sfondandogli il cranio con i bastoni. Non vi era una casa senza un morto, un ufficiale ordinò di mettere due vecchie in una casa e di farla esplodere con loro dentro. Il geniere incaricato si rifiutò, allora di lasciare la donna e facesse ciò che diavolo voleva. Un soldato gridava che aveva violentato una donna e che l'aveva uccisa!
L'ex capo del villaggio di Dawayma, intervistato nel 1984 dal giornale israeliano Hadashot, riportato da Mr. Khalidi, offre un'altra descrizione: La gente scappava, e chiunque veniva visto nelle case, veniva ucciso. I soldati israeliani uccidevano anche per le strade. Fecero esplodere la mia casa, in presenza di testimoni oculari, i carri armati fecero fuoco, abbandonai il villaggio subito. Dopo le 10.30, due carri armati demolirono la moschea di Darawish. Circa 75 vecchi erano là dentro, per la preghiera del venerdì. Vennero tutti uccisi.
Circa 35 famiglie si nascosero nella cava di Dawayma, secondo il capo villaggio, e quando le forze israeliane le scoprirono gli dissero di uscire, in fila e iniziarono a camminare, allora spararono con le mitragliatrici dai due lati della fila. Quindi raccolsero i corpi, li misero in una cisterna e la seppellirono.
IL MASSACRO DI HOULA
26/10/1948 (Libano)
Houla si trova nel sud del Libano, a pochi chilometri dal confine israeliano. Quando i volontari arabi giunsero a liberare la Palestina dall'occupazione israeliana, stabilirono il quartier generale a Houla, su una collina da cui si vedeva la Palestine. La forza aveva condotto con successo la difesa dei villaggi Libanesi, ma i combattenti si ritirarono improvvisamente il 26 Ottobre 1948." "I militanti ebrei attaccarono le due città, per vendicarsi dell'aiuto che i residenti avevano dato alle forze di resistenza. Il 31 Ottobre ebrei militanti, vestiti con abiti tradizionali arabi, entrarono nel villaggio. Gli abitanti li accolsero pensando che fossero volontari arabi che ritornavano. Si sbagliavano.
I militanti radunarono 85 persone e li tennero i alcune case, spararono contro i civili, uccidendoli tutti tranne tre. Ma ciò non bastò. I militanti ebrei fecero esplodere le case con i cadaveri all'interno. confiscarono le proprietà. I tre che sopravvissero, di cui uno è ancora vivo, e gli altri fuggirono a Beirut. Secondo l'armistizio, tra il Libano e Israele del 1949, gli abitanti del villaggio ritornarono. Trovando le loro case in rovina e le loro fattorie bruciate. Houla rimase sotto occupazione israeliana, è sopportò la brutalità e il vandalismo degli israeliani verso il Libano. Solo 1,200 dei 12,000 abitanti rimase nel villaggio. Il massacro di Houla fu uno della serie di massacri commessi dagli israeliani contro i civili Libanesi.
IL MASSACRO DI SALHA
1948 (Libano)
Dopo aver spinto la popolazione nella moschea del villaggio, le forze di occupazione ordinarono loro di mettersi faccia al muro, e allora spararono su di loro, trasformando la moschea in un macello. 105 furono i martiri.
IL MASSACRO DI SHARAFAT:
7 Febbraio 1951(Palestina): i soldati israeliani attraversarono il confine armistiziale del villaggio a 5Km da Gerusalemme e fecero esplodere le case le capo villaggio e dei suoi vicini. 10 i morti (due vecchi, 3 donne e 5 bambini) 8 i feriti.
IL MASSACRO DI QIBYA
14-15/10/1953 (Palestina)
Nella notte del 14-15 Ottobre 1953, questo villaggio fu oggetto di un brutale attacco israeliano condotto da unità dell'esercito regolare, come parte di una azione pianificata in cui molti tipi di armi vennero usate. La sera del 14 Ottobre, un reparto militare israeliano di circa 600 soldati si mosse verso il villaggio. Arrivati, circondarono il villaggio, isolandolo dagli altri centri arabi. L'attacco iniziò concentrato, con un indiscriminato tiro dell'artiglieria sulle case del villaggio. Il fuoco continuò finché la forza principale giunse nei sobborghi del villaggio. Nel frattempo, altre unità condotte nei centri arabi vicini come Shuqba, Badrus e Na'lin allo scopo di distrarli e prevenire ogni tipo di aiuto al popolo di Qibya. Minarono parecchie strade per isolare il villaggio completamente. Unità della fanteria israeliana attaccarono gli abitanti della cittadina, unità di genieri piazzarono esplosivi nelle case e le fecero saltare in aria, con le persone all'interno.
Tutto ciò sotto la protezione dei fanti, che spararono su chiunque voleva fugire. Questo atto di brutalità continuò fino alle 4:00 del 15 Ottobre 1953, a quel punto le forze nemiche si ritirarono nella base di provenienza. Ciò che segno in modo particolare la memoria dei sopravvissuti, fu ciò che videro: una donna araba seduta in una pila di detriti e che guardava il cielo con lo sguardo perso. Fra il cumulo della casa distrutta spuntavano piccoli piedi e piccole mani; ciò che restava dei suoi sei figli, mentre il corpo di suo marito, martoriato dalla pallottole, giaceva nella strada di fronte a lei.
Questo vile attacco terrorista provocò la distruzione di 56 case, la moschea, la scuola, e i serbatoi d'acqua. Inoltre 67 cittadini morirono, sia uomini che donne, con molti feriti. Il terrorista Ariel Sharon, il comandante dell'unità "101" che prese parte all'attacco terrorista, dichiarò che gli ordini dei suoi capi, parlavano chiaramente su come dovevano essere trattati i cittadini arabi del villaggio. Disse: "gli ordini erano chiarissimi: Qibya doveva essere l'esempio per tutti."
IL MASSACRO DI KAFR QASEM
29 Ottobre 1956 (Palestina)
Il giorno in cui gli israeliani assaltarono l'Egitto , unità delle guardie di Frontiera israeliane iniziarono alle 16:00 ciò che chiamarono un "giro nel triangolo dei villaggi". Dissero ai capi villaggio di questi villaggi che il coprifuoco darebbe iniziato alle 17.00 invece che alle 18.00 usuali. E gli abitanti dovevano stare a casa. Il capo villaggio protestò che vi erano circa 400 abitanti che lavoravano fuori, e non c'era tempo sufficiente per informarli della novità. Un ufficiale l'assicurò che sarebbero stati attenti.
Nel frattempo, i soldati si posizionarono all'entrata del villaggio. Alle 16.55 circa, inconsapevoli dell'imboscata che li attendeva, i contadini innocenti ritornarono a casa, dopo la dura giornata di lavoro. I soldati israeliani scesero dai loro veicoli e ordinarono ai cittadini di allinearsi. Allora l'ufficiale comandante urlò: "falciateli!" e i soldati trucidarono, a sangue freddo, i palestinesi. Con il massacro ancora in atto, i soldati israeliani iniziarono a finire i superstiti.
Il governo di Israele ebbe gravi difficoltà nel nascondere la verità, ma dopo che le indagini si conclusero, Ben Gurion, Primo Ministro israeliano, annunciò che qualcuno nel Triangolo era stato ferito dalle guardie di frontiera. La stampa prese parte alla cospirazione, ne coprire l'"incidente".
La stampa ebraica scrisse "errore?" e "disgrazia", quando si menzionarono le vittime, e era difficile capire di chi si trattasse. Ancora più assurdo il processo che condannò i colpevoli con pene lievi. La corte, che trovò il maggiore Meilinki e il tenente Daham colpevoli dell'assassinio di 43 persone, condannò il primo a 17 anni e il secondo a 15 anni. Ciò che va sottolineato sul comportamento degli ufficiali israeliani era la varietà di autorità competenti nell'emissione della sentenza. Infine, il comitato per il rilascio dei prigionieri, ordinò la remissione a un terzo delle condanna per tutti coloro che erano stati imprigionati. Nel settembre 1960, Daham venne nominato dalla municipalità di Ramle, addetto agli affari arabi.
IL MASSACRO DI KHAN YUNIS
3/11/1956 (Palestina)
Un altro massacro venne commesso il 3 Novembre 1956 quando gli israeliani occuparono la città di Khan Yunis e l'adiacnete campo profughi. Gli israeliani dichiararono che vi era stata resistenza, ma lo stato di rifugiati era finito quando gli israeliani arrivarono, tutte le vittime erano disarmate.
Parecchie case di Khan Yunis furono rase al suolo. Corpi gettati dappertutto e poiché venne istituito il coprifuoco, nessuno di essi poté essere sepolto. (più tardi una indagine dell'UNRWA scoprì che gli israeliani a Khan Yunis e nel campo rifugiati uccisero quel giorno 275 civili).
Dopo che gli israeliani si ritirarono da Gaza, sotto la pressione degli USA, una fossa comune venne scoperta a Khan Yunis nel Marzo 1957. La fossa conteneva i corpi di 40 arabi, che avavno le mani legate dietro la schiena ed erano stati uccisi con un colpo alla nuca. ("IMPERIAL ISRAEL", Michael Palumbo; London; Bloomsbury Publishing; 1990 pp. 30 - 32, citazione della Assemblea Generale dell'ONU: Official Record, supplemento 11.ma sessione, nop.)
IL MASSACRO DI GAZA
5/4/1956 (Palestina)
La sera di mercoledì 5 Aprile 1956, le forze di occupazione sioniste, spararono colpi di mortaio contro la città di Gaza. Il fuoco venne concentrato contro il centro cittadino, dove la popolazione civile svolgeva i propri affari quotidiani. Molti dei colpi venenro diretti contro Mukhtar Street, Piazza Palestina e le strade vicine, così come contro il Shuja'iyya district. A causa di questo massacro terroristico attuato dalle bande dell'esercito sionista contro il popolo palestinese, 56 persone vennero uccise e altre 103 ferite, inclusi uomini, donne , bambini. Qualcuno di loro morì per le ferite riportate, portando il numero di morti ammazzati a 60, incluse 27 donne, 29 uomini e 4 bambini.
IL MASSACRO DI AL-SAMMOU
13 Novembre 1966 (Palestina)
Forze israeliane attaccarono un villaggio, distrussero 125 case, la clinica e la scuola del villaggio e altre 15 case nei sobborghi del villaggio. 18 persone venenro uccise e 54 ferite.
IL MASSACRO DI AITHAROUN
1975 (Libano)
Gli israeliani perpetrarono questo massacro iniziando con delle bombe-trappola, catturarono e uccisero tre fratelli. Trascinarono i loro corpi per le strade. 9 civili furono uccisi e 23 feriti.
IL MASSACRO DI KAWNIN
15/10/1975 (Libano)
Un carro armato israeliano schiacciò un autoveicolo con 16 persone a bordo, solo nove si salvarono.
IL MASSACRO DI HANIN:
16/10/1976(Libano): dopo un assedio di due mesi e un ora di bombardamento, le forze di occupazione devastarono il villaggio, trasformandolo in un bagno di sangue. 20 furono i martiri.
IL MASSACRO DI BINT JBEIL
21/10/1976 (Libano)
L'affollato mercato fu bersaglaito da un improvviso tiro di sbarramento israeliano, macellando parecchie persone. 23 uccisi e 30 feriti.
IL MASSACRO DI ABBASIEH
17/3/1978 (Libano)
Durante l'invasione del 1978, gli aerei da combattimento israeliani distrussero la moschea della città, che era usata da done e bambini come rifugio antiaereo. I martiri furono 80.
IL MASSACRO DI ADLOUN
17/3/1978 (Libano)
A Adloun, il 17 marzo, due veicoli che trasportavano 8 passeggeri furono attaccati dagli israeliani, mentre avanzavano verso Beirut. Solo un passeggero si salvò.
IL MASSACRO DI SAIDA
4/4/1981 (Libano)
Una delle aree residenziali di Saida venne bersagliata dall'artiglieria israeliana, provocando l'assassinio di parecchi civili e la distruzione di molte case. 20 persone furono uccise e 30 ferite.
IL MASSACRO DI FAKHANI
17/7/1981 (Libano)
Un orrendo massacro venne compiuto quando aerei da combattimento attaccarono una area residenziale affollata, vennero usate le armi più avanzate, che uccisero e ferirono parecchi civili. 150 persone venenro uccise e 600 vennero ferite.
IL MASSACRO DI BEIRUT
17/7/1981 (Libano)
Aerei da combattimento israeliani effettuarono parecchi raids su parecchi quartieri di Beirut, Ouzai, Ramlet, Al baida, Fakhani, Chatila e nell'area dell'Università araba, uccisero parecchi cittadini: 150 persone e altre 600 furono ferite.
IL MASSACRO DI SABRA E SHATILA
Parecchi eventi condussero il gruppo di terroristi estremisti delle forze Libanesi del kata'ib, che appoggiavano l'esercito sionista nell'effettuare massacri contro i palestinesi. Dall'inizio dell'invasione sionista del Libano, i sionisti e i loro agenti lavoravano nel tentativo si estirpare la presenza palestinese in Libano. Vi sarebbero stati i peggiori massacri che il mondo avrebbe mai sentito, attuati dalle forze israeliane, e dalle milizie sotto loro comando, contro i campi palestinesi del sud del Libano (al-Rushaidiya, 'Ayn al-Hilu, al-Miya Miya, e altri). Questi massacri furono lo sbocco di un lungo calcolo. Vennero attuati da un gruppo di forze Libanesi sotto il comando di Ilyas Haqiba, capo dell'intelligence del kata'ib e con l'approvazione del ministro della difesa sionista Ariel Sharon e del comandante del distretto nord; Generale Amir Dawri. Gli alti ufficiali israeliani avevano pianificato di permettere alle forze Libanesi di entrare nei campi palestinesi una volta che Beirut fosse stata circondata.
Due giorni prima dell'inizio del massacro, la sera del 14 Settembre, il briefing di pianificazione e coordinamento tra il terrorista Sharon e il suo compare Eitan. Il piano prevedeva di lasciare che le forze del kata'ib devastassero i campi, il 15 Settembre gli israeliani devastarono Beirut ovest, e isolarono i campi. Un incontro ad alto livello si tenne il giovedì mattina, 16 Settembre 1982, in cui gli israeliani erano presentati dal Generale Amir Dawri, comandante supremo delle forze del nord. Il compito di attuare l'operazione venne assegnata a Eli Haqiba, ufficiale della sicurezza della forze Libanesi. All'incontro era presente Fadi Afram, Comandante delle forze Libanesi. il processo di distruzione dei campi iniziò al tramonto di giovedì 16 Settembre, e continuò per circa 36 ore.
L'esercito sionista circondò i campi, fornendo tutto il supporto necessario al massacro, aiuto, rifornimenti per attuare il loro crimine efferato. Fornirono bulldozers e le mappe necessarie. In aggiunta scagliarono bombe illuminanti per rischiarare la notte, così che nessun palestinese potesse sfuggire alla trappola mortale. Chiunque sfuggisse, donne, bambini, vecchi, venivano riportati indietro dalle truppe sioniste, ad affrontare il loro destino. A mezzogiorno di venerdì , il secondo giorno del massacro terrorista, e con l'approvazione dell'esercito israeliano, le forze del kata'ib ricevettero altre munizioni, mentre le forze presenti nel campo vennero rimpiazzate da truppe "fresche". Il sabato mattina, 18 Settembre 1982, il massacro raggiunse il culmine, e migliaia di residenti nei campi vennero annientati. Informazioni riguardanti il massacro iniziarono a uscire dopo che bambini e donne sfuggirono dai campi all'ospedale di Gaza, dove disero ai dottori cosa era successo. Notizie del massacro arrivarono ai giornalisti stranieri il venerdì mattino, 17 Settembre alle ore 17.38.
Uno dei giornalisti che andò al campo, dopo il massacro, riportò ciò che vide, dicendo: "I corpi dei palestinesi venenro gettai tra le macerie del campo di Shatila. Era impossibile sapere esattamente quante vittime vi fossero, ma dovevano essere più di 1.000. Qualcuno degli uomini che erano stati giustiziati erano disposti lungo un muro, e un bulldozer era stato usato nel tentativo di coprire i corpi e nascondere le conseguenze del massacro. Ma mani e piedi delle vittime spuntavano dalle macerie."
Hasan Salama (57 anni), il cui fratello ottantenne era stato ucciso nel masaco, dice: "Provenivano dalle montagne, su trenta enormi autocarri. All'inizio uccisero le persone con i coltelli, per non provocare rumore. Allora il venerdì i cecchini a Shatila uccidevano chiunque, attraversasse le strade. Il venerdì pomeriggio, uomini armati andavano nelle case e sparavano su uomini, donne e bambini. Quindi fecero esplodere le case, trasformandole in cumuli di macerie." Amnoun Kabliyouk [p. 10] scrisse nel suo libro, riguardo la tragedia di una ragazza palestinese che, come gli altri ragazzi, affrontò il terrificante massacro. Tredicenne, fu la sola sopravvissuta della sua famiglia (padre, madre, nonno, fratelli e sorelle, tutti uccisi). Disse a un ufficiale Libanese: " stavamo in un rifugio fino a tarda notte di giovedì, ma allora decisi di andarmene con la mia amica, poiché non potevamo respirare più. Allora, all'improvviso, vedemmo persone alzare bandiera bianca, con le mani alzate, e avvicinarsi alle truppe del kata'ib dicendo: "veniamo in pace".
I falangisti li uccisero subito sul posto. Le donne gridavano, gemevano e imploravano pietà. Io scappai indietro, verso le case e mi nascosi in una vasca da bagno. Vidi che catturavano i nostri vicini e li uccidevano. Tentai di vedere fuori dalla finestra, ma uno del kata'ib mi vide e mi sparò. Così mi rimisi nella vasca, dove restai per cinque ore. Quando mi alzai, mi catturarono e mi trascinarono assieme agli altri. Uno mi chiese se fossi palestinese, e risposi di sì. Il mio nipotino di nove anni era accanto me, e gridava e piangeva tanto che uno degli uomini si arrabbiò e lo uccise. Io mi infuriai e gli dissi che il bambino era tutto ciò che restava della mia famiglia. Ciò lo rese ancora più arrabbiato, prese il bambini e lo tagliò in due parti." Il massacro continuò fino al mattino di sabato 18 Settembre 18, lasciando da 3.000 a 3.500 civili palestinesi e Libanesi uccisi, quasi tutti donne, bambini e vecchi.
IL MASSACRO DI JIBSHEET
27/3/1984 (Libano)
I tanks e gli elicotteri delle forze di occupazione spararono sulla folla, uccidendo parecchi civili. 7 persone furono martirizzate e 10 ferite.
IL MASSACRO DI SOHMOR
19/9/1984 (Libano)
Le forze di occupazione devastarono al città con i tanks, e altri veicoli, ordinarono agli abitanti di riunirsi nella moschea, dove gli spararono. 13 martiri e 12 feriti.
IL MASSACRO DI SEER AL GARBIAH
23/3/1985 (Libano)
Il massacro venne effettuato nell'edificio Al-Husseinieh dove le persone si erano rifuggiate per ripararsi dal bombardamento delle truppe israeliane che devastarono la città con moltissimi veicoli.7 i martiri.
IL MASSACRO DI MAARAKA
5/3/1985 (Libano)
Le forze di occupazione piazzarono esplosivi nell'edificio Husseinieh. Venne fatto esplodere durante la distribuzione degli aiuti. Parecchi civili vennero assassinati. 15 persone rimasero uccise.
IL MASSACRO DI ZRARIAH
11/3/1985(Libano)
A seguito del pesante bombardamento, le forze di occupazione, devastarono la città con 100 veicoli e perpetrò un efferato massacro di bambini, donne e vecchi. 22 civili furono macellati.
IL MASSACRO DI HOMEEN AL-TAHTA
21/3/1985(Libano)
Dopo l'attacco al villaggio con 140 veicoli le forze di occupazione ordinarono agli abitanti di raccogliersi nella scuola del villaggio, che venne distrutto con i prigionieri all'interno. 20 innocenti furono martirizzati.
IL MASSACRO DI JIBAA
30/3/1985(Libano)
Una enorme forza nemica attaccò la città e la mise sotto assedio. Quando la gente tentò di sfuggire all'assedio, i soldati nemici gli spararono addosso, uccidendo e ferendo. 5 gli assassinati e 5 i feriti.
IL MASSACRO DI YOHMOR
13/4/1985 (Libano)
All'una del mattino, truppe corazzate israeliane entrarono nella città usando veicoli civili e aprirono il fuoco sulle case uccidendo 10 persone, tra cui un famiglia di sei persone.
IL MASSACRO DI TIRI
17/8/1986 (Libano):
Un crimine spietato venne commesso contro civili nella città, con le forze di occupazione che tagliavano mani e orecchie. 4 persone uccise e 79 mutilati e feriti.
IL MASSACRO DI AL-NAHER AL-BARED (CAMPO PALESTINESE)
11/12/1986 (Libano)
Aerei da combattimento israeliani attaccarono il campo profughi palestinesi, uccidendo parecchi profughi. 20 uccisi e 22 feriti.
IL MASSACRO DI AIN AL-HILLWEE (CAMPO PALESTINESE)
5/9/1987(Libano):
aerei da combattimento israeliani attaccarono due volte il campo uccidendo 31 persone e ferendone altre 41. I rifugiati vennero colpiti da un radi mentre evacuavano i feriti e i morti, altri 34 persone vennero uccise.
IL MASSACRO DI OYON QARA
20 Maggio 1990, un soldato israeliano allineò dei lavoratori e li assassinò sette con il mitra. 13 Palestinesi vennero uccisi dalle forze israeliane nel successive dimostrazioni.
IL MASSACRO DI SIDDIQINE
25/7/1990(Libano)
Aerei da combattimento israeliani attaccarono una casa, tra gli uccisi, un bambino di tre anni.
IL MASSACRO DELLA MOSCHEA DI AL-AQSA
8 Ottobre 1990
Una estesa politica sionista, basata sull'esercizio del controllo della città di Gerusalemme e di svuotamento dei suoi residenti arabi attraverso molti mezzi sordidi, come un terrorismo sionista e spargimento del sangue del popolo palestinese, una politica che i sionisti hanno attuato in parecchie occasioni, le autorità sioniste iniziarono, il lunedì 8 Ottobre 1990 a effettuare questo feroce massacro contro i fedeli palestinesi. Parecchi giorni prima del fatto, i "fedeli del Tempio", distribuì ai media una dichiarazione, in occasione del festival religioso che chiamavano il "festival del trono". Nella dichiarazione l'organizzazione annunciò che intendeva effettuare una marcia sul monte del Tempio (come lo chiamano). Si chiamavano a raccolta gli ebrei, per partecipare a questa marcia, secondo la dichiarazione, sarebbe stata un'azione decisiva nel porre la pietra di fondazione per il cosiddetto "terzo tempio". In aggiunta, il capo dell'organizzazione, Ghershoun Salmoun, annunciò che "l'occupazione Arabo-Islamica del tempio doveva cessare, e gli ebrei dovevano rinnovare il loro profondo legame con la sacra area."
La marcia, in cui 200.000 ebrei presero parte, guidate verso la moschea di al-Aqsa, per porre la pietra di fondazione del "terzo tempio". Allo stesso tempo, alle 10.00, mezz'ora dopo l'inizio del massacro, le forze israeliane d'occupazione disposero gli sbarramenti lungo le strade che conducevano a Gerusalemme, per impedire ai palestinesi di giungere in città.
Inoltre chiusero le porte della moschea stessa e proibirono ai residenti di Gerusalemme di uscire. Tuttavia, migliaia di persone si erano già raccolte nella moschea, rispondendo alla chiamata dell'imam e del movimento islamico per proteggere e impedire ai "fedeli del Tempio" di devastare e forse imporre il controllo ebreo sull'area. Quando i fedeli mussulmani iniziarono la resistenza al gruppo sionista allo scopo di impedire la disposizione della pietra di fondazione del loro cosiddetto tempio, le forze israeliane d'occupazione iniziarono il massacro, usando tute le armi a disposizione, armi automatiche, bombe caricate con i gas velenosi, elicotteri, ecc. I soldati israeliani, le forze dell'intelligence e i coloni ebrei spararono raffiche continuamente, in tutte le direzioni, in modo pianificato e coordinato. Migliaia di fedeli palestinesi di tutte le età e di tutte le religioni, caddero nella trappola mortale. 23 palestinesi furono assassinati, e altri 850 furono feriti in vario modo. I soldati israeliani iniziarono a sparare alle 100 e si fermarono dopo 35 minuti. Aprirono il fuoco, a sangue freddo, sui fedeli palestinesi. Continuarono anche fuori la moschea.
L'infermiera Fatima Abu Khadir, che venne ferita da un proiettile che le fratturò il polso, dichiarò: "Entrammo nella moschea con l'ambulanza. Vidi un gran numero di feriti che erano a terra. Allora io vidi molti soldati, centinaia di soldati. Erano a 30 metri dall'ambulanza si inginochiavano per prendere la mira, e le loro armi miravano all'interno dell'ambulanza. Dopo non potetti sentire nulla". Notizie di agenzia descrivono i feriti all'interno della moschea di al-Aqsa, che dicevano che il sangue copriva "l'interi duecento metri tra il duomo della roccia e la moschea di al-Aqsa. Il sangue fluiva dappertutto, attraversava i gradini, sporcava l'intero recinto interno bianco, cosi come le porte della moschea. I muri delle due moschee recavano una lunga striscia di impronte insanguinate, e i vestiti bianchi delle donne erano insanguinati. Chiunque, i feriti e i più fortunati, i soccorritori, i giornalisti e i soldati israeliani, tutti sembravano nuotare nel sangue. Il fisico Muhammad Abu 'Ayila riferisce ciò che accadde a lui e a un uomo ferito, che cercarono di portare un primo aiuto, e di come i sionisti, alla vista del sangue che usciva dal recinto della sacra moschea, accecò la loro vista fino al punto che essi non distinguevano bambini dai vecchi, uomini dalle donne, tra feriti e possibili avversari. "uscì dall'ambulanza per portare un kit di pronto soccorso. Avevo una uniforme bianca. I soldati mi videro e sapevano che ero un dottore. Ma quando raccolsi un ferito presso di me e cercai di proteggerlo, fui colpito alle spalle da tre proiettili. A quel punto il ferito accanto me morì. Potrebbe essere stato salvato, se non fossi stato colpito." Parecchi dei feriti, infatti, lo erano nella testa e nel petto.
Allora, in una farsa organizzata per giustificare il crimine commesso dai sionisti, che avevano le mani sporche del sangue palestinese, il terrorista Yitzhaq Shamir, Primo Ministro dello stato sionista all'epoca, formò una commissione d'inchiesta, chiamata "Zamir Committee", con a capo Tu'fi Zamir, ex comandante del Mossad. Il risultato della commissione, venne annunciato da Moshe Almert, capo dell'ufficio Media Office del governo d'occupazione, disse "Il rapporti conferma chiaramente che la responsabilità dell'escalation è dalla parte delle migliaia di estremisti mussulmani ,che attaccarono il sacro luogo degli ebrei."
IL MASSACRO DELLA MOSCHEA IBRAHIMI
25 Febbraio 1994 (Palestina)
Mentre i fedeli nella moschea di Ibrahimi della città di Hebron erano inginocchiati e prostrati davanti Dio, volgendo il loro viso verso la sacra casa di dio nel venerdì di preghiera del 25 Febbraio 1994, piovvero a tradimento proiettili sionisti, caddero in ogni direzione, addosso i fedeli, colpendo più di 350 pacifici fedeli, qualcuno rimase ucciso, altri feriti. A questo punto iniziò il secondo capitolo del massacro terrorista, ad opera del colono terrorista Baroukh Goldstein e dei suoi sostenitori. Come nella prima parte, aveva sparato all'ora della preghiera del giovedì sera, nel momento in cui soldati e coloni ebrei impedivano ai fedeli mussulmani di entrare nella moschea per la preghiera dell'alba, con il pretesto che era il giorno della loro "festa" "Boleme".
I del colono terrorista si raccolsero in un altro cortile della moschea e iniziarono a sparare in direzione dei fedeli che pregavano. Dopo qualche tempo, le forze di occupazione permisero a essi di entrare a gruppi nella moschea stessa. Alle 22:00 i fedeli mussulmani venne detto di abbandonare la moschea, e i soldati d'occupazione sionista iniziarono a bastonare parecchi di essi, mentre se ne andavano. Hatim Qufaysha, testimone del crimine sionista, dice: "Alle 5:20 di oggi, Tutti stavano nella moschea. Lasciai le mie scarpe, e vidi un vecchio con una uniforme che correva trasportando un enorme fucile e delle munizioni. Ero sorpreso di vederlo entrare nella moschea durante la preghiera. Aprì il fuoco, e io mi allontanai e chiesi al soldato che sorvegliava l'area di intervenire. Ma lui mi colpì, e quindi, abbandonai la moschea. Un testimone oculare che sopravvisse al massacro dice: "Sentii il suono di una esplosione soffocato. Venne seguito da una raffica di proiettili che passavano sopra le teste dei fedeli."
Talal Abu Sunayna, che venne ferito alle spalle dai soldati, aggiunge:" vidi un colono nascondersi dietro i pilasti della moschea, e sparare sui fedeli con il suo fucile. Un altro colono ebreo stava dietro e caricava il suo secondo fucile, in modo da essere pronto al suo turno." Muhammad Sari, uno dei fedeli presenti al momento del massacro, dichiara, "la gente di solito aspettava, in gran numero, l'alba per pregare il venerdì." Stima che molti fedeli presenti quella mattina in circa 500. Il "muezzin annunciò l'inizio della preghiera, così ci inginocchiammo per la prima prostrazione. Allora all'improvviso, sentii un pesante suono di arma da fuoco dietro di me.
Quando mi voltai in direzione del suono, vidi un soldato che aveva tappato le proprie orecchie e aveva preso il fucile automatico per sparare sui fedeli." Sari venne ferito alle gambe, mentre cercava di alzarsi. Molti giovani cercavano di sfuggire all'agguato e di proteggere, con il corpo, gli altri nella moschea . Nel frattempo Goldstein venne abbattuto dai giovani. Ma a causa del fuoco, la mosche a divenne una macelleria, inondata di sangue. Muhammad Sulayman Abu Salih, custode della moschea di Abramo, descrive la terrificante visione all'interno della moschea: "I terroristi cercavano di uccidere il maggior numero di persone. I corpi erano sparsi dappertutto, sporcando di sangue il pavimento della moschea." Quindi " io gridai verso i soldati di fermarli, ma tutti loro se ne andarono. Gli armati rimasero, ricaricarono le armi, e uccisero subito alemto sette persone, i loro cervelli si sparsero dappertutto sul pavimento. Spararono per dieci minuti, e i soldati non fecero nulla mentre il massacro si compiva."
Sheikh Ibrahim Abdeen, l'imam della moschea, dice che i proiettili provenivano da diversi punti, che fu un bagno di sangue. I soldati israeliani reagirono lentamente, ritardarono l'arrivo delle ambulanze. Nessuno dei terroristi autori del massacro si fermo con la morte di Goldstein. Quando la sparatoria cessò, i soldati entrarono nella moschea. Secondo le testimonianze sul massacro, i soldati assieme ai coloni, aprirono il fuoco su coloro che circondavano Goldstein, e nessuno di loro sopravvisse. Fu così, compiuto un secondo massacro fuori dalla moschea, i soldati spararono sull'ambulanza che era arrivata alla moschea per salvare i feriti; quindi vi fu il terzo massacro, e non si fermarono qui, i soldati perseguitarono i feriti, e coloro che li soccorrevano, fino alle porte dell'ospedale, dove continuavano a uccidere. Altre forze inseguirono le processioni funebri delle loro vittime, fino al cimitero, e continuavano a uccidere. Infine tale miserabile attacco alla moschea di Ibrahimi Mosque provocò la morte di almeno 24 persone e il ferimento di altre centinaia.
IL MASSACRO DI JABALIA
28 Marzo 1994, un poliziotto ebreo aprì il fuoco su degli attivisti palestinesi, uccidendone brutalmente 6 e ferendone 49. Alcuni dei feriti vennero presi dalle auto e "giustiziati" sul posto con un colpo alla testa.
IL MASSACRO DI ARAMTA
15/4/1994(Libano): dopo il blocco della città, armati entrano e ordinano alle persone di raccogliersi nella piazza centrale, dove vennero aggrediti. Portarono gli uomini e le donne per il campo di detenzione. Più tardi devastarono il distretto della città, uccidendo chiunque vedessero. 2 persone furono assassinate e 6 ferite.
IL MASSACRO DELL' ERETZ CHECKPOINT
17 luglio 1994, fonti Palestinesi riportano che forze di occupazione hanno commesso uno spregevole massacro contro lavoratori palestinesi sull'Eretz checkpoint. Testimoni e fonti israeliane affermano che 11 palestinesi sono stati uccisi e altri 200 feriti. Fonti israeliane riportano che 21 soldati israeliani e 1 colono sono rimasti feriti. Due soldati furono feriti da proietili, uno ucciso. Come riportato da fonti israeliane e palestinesi, la scena è descritta come una zona di guerra, che durò sei ore. Quattro tanks israeliani e elicotteri vennero portati dalle forze di occupazione, mentre molti coloni prendevano parte al fuoco contro i palestinesi. Proteste si diffusero in tutti i Territori Occupati. A Gaza, Palestinesi alzarono la bandiera nera e chiamavano alla vendetta. A Ramallah, i negozi chiusero, mentre si registravano numerosi scontri all'Hebron University, due palestinesi sono stati uccisi a Hebron.
IL MASSACRO DI EIR AL-ZAHRANI
5/8/1994(Libano)
Aerei da combattimento israeliani spararono un missile contro un edificio a Deir Al-Zahranee che ospitava abitanti. 8 assassinati e 17 feriti.
IL MASSACRO DELLO SCUOLABUS A NABATIYEH
21/03/1994(Libano)
Aerei da combattimento israeliani spararono contro uno scuolabus pieno di bambini, 4 uccisi e 10 feriti.
IL SECONDO MASSACRO DI SOHMOR
2/04/1996 (Libano)
L'artiglieria israeliana sparò contro un veicolo civile, che trasportava otto civili, uccidendoli.
IL MASSACRO DI MANSURIAH
13 Aprile 1996, alle 10 un elicottero delle IDF, sparò razzi contro un veicolo con tredici persone a bordo, mentre abbandonavano il villaggio di al-Mansuri, uccidendo due donne e quattro ragazze. Il veicolo era una Volvo station wagon con due lampeggianti blu e una mezzaluna rossa sul tetto e la scritta ambulanza in arabo. Un film dimostra, così come un soldato dell'ONU, che arrivò subito dopo l'attacco, che non vi erano armi o attrezzature militari sull'auto, solo cibo e vestiti. Le indagini di Amnesty rivelano che nessuno dei passeggeri fosse un membro di Hizbullah.
IL MASSACRO DI NABATYAIH
18 Aprile 1996, 11 persone sono uccise e altre 10 ferite dall'attacco aereo dell'IDF condotto contro una casa di Nabatiyya al-Faqwah, a tre chilometri a nord di Nabatiyya, nel Sud del Libano. Otto degli assassinati era parte della stessa famiglia: una madre con i suoi sette figli, incluso un bambino di quattro giorni. Intorno alle 60 elicotteri dell'IDF spararono razzi contro tre edifici del villaggio, demolendone una totalmente e danneggiando gravemente gli altri due. Famiglie libanesi vivevano nelle case. I portavoce dell'IDF dichiaravano che gli elicotteri spararono sull'edificio in cui gli 11 vennero uccisi poiché Hizbullah vi effettuava dei tiri di mortaio. Indagini di Amnesty e HRW non confermano queste affermazioni. La dichiarazione delle IDF ignora il fatto che le IDF spararono contro gli altri due edifici nello stesso attacco.
IL MASSACRO DI QANA
18 Aprile 1996, la pulizia etnica attuata dall'esercito terrorista sionista colpiva non solo i civili palestinesi ma anche quelli Libanesi, anche nel sud del Libano.
Nel tentativo di spezzare la forza dell'Hizbollah Libanese, l'esercito terrorista sionista attuò una operazione contro il sud del Libano. Questa operazione era basata sulla mentalità sionista, di stampo terroristico e sanguinario, che crede che "l'esercizio di pressioni contro i cittadini libanesi porterà, praticamente, a seguito di queste azioni, Hizbollah a essere obbligato a cesare il fuoco." Ragionando così, le forze sioniste bombardarono i rifugi in cui vi erano circa 500 civili libanesi, quasi tutti bambini, vecchi e donne, costretti ad abbandonare le loro case a causa dei raids israeliani nei loro villaggi, e che non potevano raggiungere Beirut. Questo bombardamento provocò la morte di 109 civili e il ferimento di altri 116.
Durante l'attacco, l'esercito terrorista sionista usò 5-6 bombe avanzate concepite per esplodere sui bersagli in modo da provocare il maggior numero possibile di perdite. Tuttavia, indagini internazionali, confermano che l'esercito terrorista sionista ha deliberatamente attaccato il rifugio. Ali, uno dei feriti nell'attacco, dice: "uscii la mattina con due amici e andai al rifugio di Qana. Dove vi erano mia moglie e i miei quattro figli.
Erano andati in un rifugio che ospitava almeno 50 persone, all'improvviso il suono di bombe aumentò, un primo rifugio, quindi il secondo esplosero, cercammo di uscire, un altro rifugio venne colpito. Non sapevo cosa fosse successo a mia moglie e ai bambini." Fadi Jabir piange quando parla di ciò che vide dopo il bombardamento israeliano del campo ONU delle forze di peace-keeping a Fayjiya, che ospitava coloro che avevano abbandonato le loro case. Dice " sentì la gente gridare 'Allahu akbar!', una donna perdette coscienza, raggiunsi l'uscita, per vedere cosa fosse successo, e il suo cervello cadde nelle mie mani. Sa'd Allaah Balhas, ferito da un frammento di shrapnel nel massacro sionista, dice: "in un secondo perdetti tutto: i miei figli, 14 dei miei nipoti, mia moglie. Non volevo ancora vivere, chiesi al dottore di uccidermi.
IL MASSACRO DI TRQUMIA
10 Marzo 1998: Israeliani Occupano la West Bank, soladti israeliani aprirono il fuoco con armi automatiche su un veicolo di lavoratori palestinesi disarmati, uccidendo Adnan Abu Zneid, 34 anni e altri due palestinesi. Due altri lavoratori vennero feriti, mentre tornavano da un cantiere presso Tel Aviv. Testimoni descrivono il fuoco israeliano come "indiscriminato." Il Maggiore israeliano Uzi Dayan dice che i soldati si comportarono "secondo regolamento" sparando sul veicolo presso il checkpoint fuori Hebron.
Ali Abu Zneid, 37, cugino dell'assassinato, era nel veicolo e venne ferito sotto i corpi degli altri, dice che i soldati ebrei, "spararono per uccidere". Il Ministro della difesa israeliano Yitzhak Mordechai descrisse l'omicidio come un "incidente".
IL MASSACRO DI JANTA
22/12/1998 (Libano)
aerei da combattimento israeliani aspettavano che i bambini tornassero a casa dai campi per abbracciare la loro madre, quando effettuarono tale selvaggio attacco. La madre e i suoi figli vennero uccisi.
IL MASSACRO DEL 24 GIUNGO 1999
24/6/1999 (Libano)
Martiri: 8
feriti: 84
Target: edifici a Beirut
In una intervista con la rivista "kolhaer", cinque soldati israeliani dissero che il comandante dell'artiglieria disse ai soldati "siamo dei tiratori esperti, comunque vi sono milioni di arabi... questo è il loro problema. Che gli arabi aumentino o diminuiscano è lo stesso ... noi facciamo il nostro dovere. Il problema non è più grande di un gruppo di "Arabosheem" (termine razzista israeliano usato contro gli arabi). Noi dobbiamo lanciare più bombe per uccidere il maggior numero di arabi.
IL MASSACRO DEI VILLAGGI DELLA VALLE DELAL BEKAA OCCIDENTALE
29/12/1999 (Libano):
aerei da combattimento israeliani bombardano dei bambini che celebrano un festival, uccidendone otto e ferendone 11 altri.
Questi sono alcuni dei massacri commessi contro i civili Palestinesi e Libanesi da parte dei sionisti. Se i raids nel sud del Libano, ieri e oggi, sono stati presi in considerazione, mostrano per fare iniziare a emergere la gravità dei crimini contro l'umanità. Se abbiamo indugiato nei dettagli efferati di queste atrocità commesse dal 1948, l'operazione di riferimento, è per dimostrare la deliberata umiliazione e i massacri di arabi, e la violazione dei luoghi santi dei mussulmani e dei cristiani, così come il saccheggio dei luoghi santi e delle proprietà private da parte dei soldati e dei coloni sionisti; così potrete iniziare ad apprezzare cosa sia il sionismo nella sua interezza.
Fonti:
The Palestinian Encyclopedia, Part I, op. cit., p. 413, paraphrased.
Ghazi al-Sa'di, Massacres and Practices, 1936-1983, Amman, Dar al-Jalillil-Nashr wal-Dirasat [The Galilee House for Publication and Research] , June 1985, p. 43.
The Palestinian Encyclopedia, op. cit., p. 413.
al-Sa'di, op. cit., p. 43.
The Palestinian Encyclopedia, op. cit., p. 414.
al-Sa'di, op. cit., p. 43.
The Palestinian Encyclopedia, Part II, op. cit., p. 434.
Dr. Hamdan Badr, The Role of the Hagana Organization in the Establishment of Israel, Amman: Dar al-Jalil lil-Nashr wal-Dirasat, 1985, p. 303.
Ibid.
Arafat Hijazi, Dair Yasin: The Roots and Dimensions of the Crime in Zionist Thought, p. 63.
Roget Delurme [sp?], trans. by Nakhla Kallas, I Accuse, no place of publication: Dar al-Jurmuq lil-Tiba'a wal-Nashr [The Jurmuq House for Printing and Publication], no date, pp. 52-53.
Dominique Lapierre and Larry Collins, O' Jerusalem, 1972, p. 275.
Hijazi, op. cit., p. 63.
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The Palestinian Encyclopedia, Part III. op. cit., p. 653.
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Husayn Abu al-Naml, The Gaza Strip, 1948-1967: Economic, Political, Social and Military Developments, Beirut: Center for Research, PLO, 1979, p. 121.
Ghazi al-Sourani, The Gaza Strip, 1948-1993, Beirut: Dar al-Mubtada', 1993, p. 27.
Abu al-Naml, op. cit., p. 121.
Abd al-Hafiz Muhammad, The Massacre: Beirut, Sabra and Shatila, the Invasion of Lebanon, Amman, the Akhbar al-Usbu' [Weekly News] newspaper, 1982, p. 111.
The Qatar News Agency, The Invasion, the Massacre: Crime of the Twentieth Century, no date of publication, 1982, p....[?].
al-Hamad, op. cit., p. 36.
Amnoun Kabliyouk [sp?], trans. by the Arab Translation Center, Sabra and Shatila: The Investigation of a Massacre, Paris: Manshourat al-Maktab al-Arabi [Arab Office Publications], 1983, p. 34.
Muhammad, op. cit., p. 89.
al-Sa'di, A Document of Crime and Condemnation, Amman: Dar al-Jalillil-Nashr, 1983, p. 262.
Kabliyouk, op. cit., p. 79.
The Qatar News Agency, op. cit., p. 134.
Muhammad, op. cit., pp. 119-120.
Kabliyouk, op. cit., pp. 51-52.
al-Hamad, op. cit., p. 38.
Sahifat al-Muslimun al-Sa'udiya (the Saudi newspaper, The Muslims), March 5, 1993.
al-Hamad, op. cit., p. 55.
Nawaf al-Zaru, Jerusalem: Between Zionist Judaization Plans and the Palestinian Struggle and Resistance, Amman: Dar al-Khawaja lil-Nashr wal-Tai' [Khawaja House for Publication and Distribution], 1991, p. 115.
The Jordanian newspaper, Al-Dustour, October 9, 1990.
al-Zaru, op. cit., p. 129.
Al-Dustour, op. cit.
al-Zaru, op. cit., p. 129.
Ibid., p. 128.
Al-Muslimun newspaper, op. cit.
The Jordanian newspaper, Al-Ra'y [Opinion], February 26, 1994.
Usama Mustafa, "Goldstein: Settler, Soldier, or the Forbidden Fruit of Peace?" the Filastin al-Muslima [Muslim Palestine] magazine (London), April 1994, p. 9.
Al-Ra'y, op. cit.
Mustafa, op. cit., p. 9.
Al-Dustour, op. cit., Feb. 26, 1994.
The Jordanian newspaper, Al-Aswaq [Markets], February 27, 1994.
Mustafa, op. cit., p. 9.
A team of analysts, "The Israeli Campaign Against the Hamas Movement and the Hizbollah Organization: Programs, Goals, Outcomes and Implications", the periodical Qadaya Sharq Awsatiya [Middle East Issues], No. 2, Amman, Markaz Dirasat al-Sharq al-Awsat [Center for Middle East Studies], pp. 84-85.
Ibid., p. 84.
Filastin al-Muslima (London), May 1996 issue, p. 9.
Ibid.
Ibid
Covert




i Tanji, ora ha 73, rifugiato in un campo nella West Bank, proviene da Tantura dice: Avevo 21 anni, presero un gruppo di 10 uomini, li allinearono al muro del cimitero e li uccisero. Quindi presero un altro gruppo, uccisi, trascinarono via i corpi, e così via. Dice Tanji. Aspettavo il mio turno di morire con sangue freddo, vedevo gli uomini cadere davanti a me.
0 e si fermarono dopo 35 minuti. Aprirono il fuoco, a sangue freddo, sui fedeli palestinesi. Continuarono anche fuori la moschea.
Rispondi Citando
),non hanno MAI costretto con la forza i palestinesi ad abbandonare i loro villaggi,ma gli hanno chiesto gentilmente di poter distruggere le loro case e costruirci le loro,premio un soggiorno (gratis!) vita natural durante in un campo profughi,per i diretti interessati e future generazioni!

