| Giovedì 18 Gennaio 2007 - 20:39

Dopo una lunga latitanza trascorsa in Francia, “per intervenuta prescrizione”, da ieri Oreste Scalzone è libero e potrà tornare in Italia. L’ex rappresentante dei Co.Co.Ri. (Comitati Comunisti Rivoluzionari) era stato condannato a 16 anni di reclusione nel 1983 per partecipazione a banda armata e rapina, fatti risalenti al 1977, ma non ha mai scontato la pena, in quanto non estradato in Italia.
Un altro “cattivo maestro” tornerà quindi in Italia e lo farà senza pentimenti, senza autocritiche. Sarà accolto come un eroe da tutta l’area della sinistra radicale e, lo ha dichiarato immediatamente dopo il favorevole pronunciamento del tribunale nei suoi confronti, tornerà in Italia “per condurre in condizioni nuove una vecchia battaglia”.
La “vecchia battaglia” di Scalzone era però quella dell’odio, quella della contrapposizione violenta che causò tante morti innocenti di giovani colpevoli solo di credere nei loro ideali.
Scalzone ha detto di voler condurre la sua lotta “a voce nuda, se serve sul selciato, on the road, o in luoghi adattabili all’antica congiunzione fra politica, ragionamento filosofico e teatro”. “In Francia - ha osservato ancora Scalzone - avevo bisogno dell’elettricità e delle onde hertziane, ma in Italia è meglio che si sappia che posso fare a meno dei megafoni da ‘68 e che un giornale accartocciato può fare da portavoce ed infastidire quanto basta”.
Sembrano soltanto farneticazioni e speriamo che tali restino e che Scalzone non venga ad ingrossare le fila dei nostalgici dell’antifascismo militante, di coloro che ancora pensano che uccidere un fascista non sia reato. Altri anni di piombo non ne vogliamo.