Schwarzy molla Bush: via dall’Iraq
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
I leader democratici del Congresso assediano la Casa Bianca sull’Iraq e trovano alleati fra i repubblicani: il governatore della California Arnold Schwarzenegger e il senatore del Nebraska Chuck Hagel. L’assedio orchestrato dal presidente della Camera Nancy Pelosi e dal capo della maggioranza al Senato Harry Reid punta a far approvare dal Congresso a inizio settimana la mozione non vincolante contro l’aumento di truppe in Iraq: i democratici vogliono dimostrare l’isolamento di Bush e cercano dunque di reclutare repubblicani. Riuscendoci darebbero una veste bipartisan all’offensiva ed eviterebbero l’accusa di essere un partito anti-patriottico.
Da qui l’importanza di quanto sta avvenendo in casa repubblicana. Chuck Hagel, eletto in Nebraska e già in lizza per le presidenziali del 2008, è stato il primo senatore repubblicano a schierarsi contro Bush, sottoscrivendo la mozione con i democratici Joe Biden, Delaware, e Carl Levin, Michigan, che definisce l’aumento di truppe «contrario all’interesse nazionale» e auspica «maggiori iniziative da parte irachena per porre fine alle violenze». Hagel è divenuto il volto della rivolta anti-Bush fra i conservatori grazie a una raffica di apparizioni tv nelle quali ha usato termini duri: «Immettere altre truppe in questo bagno di sangue è un grave errore». Alle sue spalle sono altri due i senatori tentati di abbandonare la Casa Bianca: Norman Coleman, del Minnesota, e Olympia Snowe, del Maine. Il tam tam di Capitol Hill assicura che stanno trattando una stesura del testo «più moderata» al fine di poter firmare. Coleman e Snowe hanno in comune il 2008 quando dovranno essere rieletti in Stati liberal ed anche Hagel ha in mente la stessa data perché, candidandosi alla Casa Bianca, l’unica maniera per emergere è la sconfitta della linea pro-Bush dei rivali John McCain, Mitt Romney e Rudolph Giuliani. Un importante aiuto ai democratici è arrivato da Arnold Schwarzenegger, governatore della California, che si è detto favorevole a ritirare le forze americane dall’Iraq entro la fine di quest’anno. «Dobbiamo fissare una data per il ritiro - ha detto Schwarzenegger sposando l’ipotesi più osteggiata dalla Casa Bianca - e dire molto chiaramente al governo iracheno che dovranno essere loro a curarsi del Paese».
Sebbene Schwarzenegger si dica a favore dell’aumento di truppe e ribadisca che «non bisogna voltare le spalle all’Iraq» la richiesta di stabilire una data per il ritiro sposa le posizioni di senatori democratici come Ted Kennedy e John Kerry, confermando la rottura con il partito repubblicano della California già avvenuta grazie alle leggi contro i gas serra e all’annuncio di leggi per assicurare a ogni cittadino il diritto all’assistenza medica.
Hagel dentro il Congresso e Schwarzenegger fuori disegnano una morsa di dissenso anti-Bush che può contribuire ad aumentare il numero delle defezioni al Senato. Da qui la contromossa della Casa Bianca che ha spinto il leader della minoranza al Senato, Mitch McConnell, a riunire a porte chiuse i fedelissimi del presidente a Capitol Hill per studiare una strategia difensiva di mozioni che - secondo alcune indiscrezioni - potrebbe contare anche sull’appoggio del democratico Joseph Lieberman, favorevole al piano Bush.
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