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  1. #1
    ulfenor
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    Predefinito Nel tempio della dea fortuna...

    http://www.centrostudilaruna.it/palestrina.html

    Palestrina. Nel tempio della dea fortuna
    La celebrazione del potere primigenio


    Renato del Ponte, Dei e miti italici Il tempio dedicato alla Dea Fortuna a Palestrina rientra tra le costruzioni monumentali erette nell’antichità in forma di altare telluricocosmico. Qualcosa di radicato al suolo e avvinto alla struttura stessa della terra, come scaturito dai contrafforti del colle. Dalla base alla sommità del rilievo dominante l’antica Praeneste si levava il grandioso e scenografico tempio: qualcosa di simile all’altare di Pergamo, inglobante l’intero altopiano, oppure a certe rappresentazioni fantastiche della liturgia faraonica.

    Molti tra i più celebri studiosi rinascimentali, scrutando i pochi resti antichi che si potevano vedere tra le povere casupole di Palestrina, si erano ingegnati a immaginare quale forma avesse in origine il tempio che si sapeva essere della Fortuna Primigenia. Ricostruzioni ideali di Giuliano da Sangallo o del Palladio liberavano la fantasia ad immaginare i più colossali edifici, secondo le geometrie di un gigantesco neoclassicismo.

    Renato del Ponte, La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità Ma neppure la fantasia poteva superare la realtà. Furono le bombe americane dell’ultima guerra a liberare in più punti le incrostazioni e a mostrare in tutta la sua portata quello che era stato davvero il magnifico tempio. Si trattava di una imponente costruzione che, già nel IV secolo, occupava l’intero colle: un sistema di terrazze saliva per gradi sino alla sommità, in cui si trovava il tempio più interno, e ogni tappa del viaggio ascensionale era segnata da vari livelli, con scalinate, rampe, stazioni. Tutto il complesso aveva l’aspetto di un sistema geometrico costruito in asse col tempio più alto e con la statua del culto supremo, in un quadro che qualcuno ha definito “ideologico”, volendo rimarcarne gli aspetti di celebrazione del potere divino attribuito al contatto con l’energia generatrice dell’uomo.

    La terrazza degli Emicicli, quella dei Fornici, quella delle Fontane, quella della Cortina erano altrettante tappe del sacro itinerario. Sino alla sommità, dove, sul culmine del colle, si levava il tempio vero e proprio della Fortuna Primigenia. Era un luogo essenzialmente oracolare. In una grotta naturale ai primi livelli della salita, all’estremità della parete addossata al suolo, è stato trovato uno spazio impreziosito di colonne scanalate e con i resti di un pavimento musivo. È l’Antro delle Sorti, in cui l’oracolo emetteva i suoi responsi. Questi, altre volte, secondo Cicerone, venivano ottenuti, per così dire, alla maniera nordica, interpretando le sortes, lettere incise su pezzetti di legno che venivano estratte dalla roccia e interpretate. E il sacello costruito sul luogo in cui si operò questo oracolo era ritenuto particolarmente sacro.

    Jean-Michel David, La romanizzazione dell'Italia Poco distante, dietro l’abside del Duomo attuale, là dove un tempo sorgeva la basilica di epoca repubblicana, ecco comparire l’aula absidata, anch’essa in parte scavata nella roccia e dotata di ricca decorazione architettonica. Qui fu rinvenuto il famoso mosaico detto del Nilo, risalente all’80 avanti Cristo, che oggi si conserva al Museo. Questo capolavoro contiene una specie di mappa geografica dell’Egitto e un vero bestiario esotico. Ma, ciò che più interessa, è che è stato messo in relazione con le mutazioni della Fortuna e con il viaggio fatto da Alessandro Magno in Egitto, quando rese onore a Giove Ammone. Una presenza, questa di Giove, che era anche a Praeneste sin dagli inizi, dato che - secondo Tito Livio - Cincinnato, che conquistò la città alla fine del IV secolo, portò a Roma come preda di guerra proprio una statua di Giove Vincitore, posizionandola sul Campidoglio.

    Il culto alla Fortuna è uno dei più antichi su suolo italiano. In esso si intrecciavano motivi legati sia alla fertilità che alle potenze oracolari. Esiste la prova che nel santuario prenestino il culto ufficiale alla Fortuna era gestito dai patres e dai sacerdoti virili, mentre quello femminile legato alla fecondità era appannaggio di collegi di matres. Questa duplice vocazione del tempio è stata riconosciuta dagli studiosi come prova di un sincretismo che, per la verità, era assai diffuso a Roma. Lo stesso abbinamento che è stato fatto tra la Fortuna e Iside, cui in epoca ellenistica anche a Praeneste veniva reso onore, non è che un’ennesima riprova della capacità pagana di unificare in concetti organici anche ispirazioni diverse. Le fonti antiche affermano che esistevano due statue della Dea Fortuna: una di bronzo dorato e una di marmo bianco, nella posa di allattare Giove e Giunone bambini. La presenza di Giove all’interno di un tempio dedicato alla Fortuna non sembra essere, dunque, una contraddizione tra significati della sovranità e quelli della maternità. Anzi, era proprio luoghi come questo che nell’antichità si intendeva celebrare ad un tempo tanto il potere sovrano che l’origine della vita, fondendo in un unico culto la gerarchia uranica della potenza e quella tellurica della genealogia.

    Andrea Carandini, Remo e Romolo. Dai rioni dei Quiriti alla città dei Romani (775/750 - 700/675 a.C. circa) Alla celebre iconografia della Fortuna recante la cornucopia dell’abbondanza si affianca quella, che era ricorrente specialmente sulle monete, di una duplice Dea: una vestita con la corona sul capo, l’altra a seno nudo con un elmo sulla testa. Del resto, sulla più alta terrazza, là dove, secondo Cicerone, l’olivo avrebbe secerto miracolosamente del miele, si trovava la statua guerriera della Fortuna, posta ad un gradino più elevato di quella materna del santuario situato livello inferiore. Rappresentazione ben chiara che questo santuario riuniva in sé tutti i valori principali della vita, celebrando alla maniera pagana e in modo uniforme tanto la virilità quanto la femminilità.

    Alcuni studiosi hanno poi rimarcato l’importanza della Dea Fortuna nell’ambito delle credenze italico-latine più arcaiche, sottolineando come i loro più profondi attributi fossero quelli legati al primordiale potere di assicurare la fecondità e riproduzione della discendenza. La speciale tutela sulla nascita e sulle sue arcane provenienze era l’aspetto principale, assicurato dal dettaglio rivelatore che la Dea Fortuna la si diceva avere potere di protezione sul corpo e, particolare, sugli organi genitali.

    Giandomenico Casalino, Il nome segreto di Roma Una divinità della genealogia, della trasmissione del sangue, della nascita? È proprio questo che deve intendersi sotto denominazione di Fortuna Primigenia, intimamente legata, in altre parole, al concetto di “buona nascita originaria”. Questa era, dunque, per i nostri antichi padri la vera “fortuna primigenia”: avere buona razza, essere di ceppo sano e legato all’origine.

    È tra le pieghe di monumenti e luoghi che fanno parte del nostro panorama quotidiano, e dei quali, di solito, trascuriamo di ricordare i più profondi significati, che si nascondono alcune verità essenziali della nostra civiltà. Per dire, andare oggi a Palestrina a visitare il tempio della Dea Fortuna significa inevitabilmente ammirare il palazzo della famosa famiglia papalina dei Colonna-Barberini, costruito nella zona più alta dell’antico santuario che come un cuculo si è posato sul nido di una religione più antica e diversa, occultandone oggi l’intimo senso. Ma i simboli parlano, a chi sa intenderli, anche se offuscati dalle manomissioni e dalla dimenticanza.


    Luca Leonello Rimbotti

    Tratto da Linea del 26 ottobre 2006.

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  2. #2
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    Predefinito Le affinità con il sacrario del colle San Pietro in Verona

    Ci sono molte affinità che legano il colle che domina la città di Verona. Ai piedi di quel colle che fu il luogo di potere spirituale e politico, gli scavi effettuati hanno messo in evidenza situazioni cultuali delle più diverse e solo apparentememti eterogeneee. All'apice sul poggio esisteva il tempio di Giano anchesso divinità primigena e nonchè pater degli dei. Ancora alle sue pendici troviamo disseminati tutta una serie di luoghi dedicati a culti varii.una fontana chiamata popolarmente "fontana del ferro" il residuo del luogho sacro alla divinità ctonia Feronia. Anche se qualcuno ingenuamente faceva risalire l'etimo alla ferrosità dell'acqua, che non aveva e non ha nessuna traccia di ferro. Anche a Palestrina nelle adiacenze del complesso della Fortuna Primigena troviamo il culto della Dea vicina a Paan Feronia. Ma le similitudini non finiscono quà: un certo Mario Maro offrì al serafeo di Verona, un'ara a Serafide (divinità Tolemaica che si sostitui a Osiride) e sempre un un Mario Maro negli stessi anni offrì una statua di Iside e Arpocrate (parte della collezzione Barberini, oggi a Monaco)al Serafeo che si trovava ai piedi del Tempio della Fortuna Primigena.E per tutta una serie di analogie sappiamo che questi colline SACRARIo erano vicine alla collina Rhacotis (l'antico nome di Alessandria d'Egitto prima dell'arrivo di Alessandro Magno e l'insediamento dei Tolomei, collina anchessa sacrario)Che occupava il colle dominante Alessandria d'Egitto e comprendeva il Ginnasio e il teatro come sul alle pendici del colle di Verona troviamo il maestoso complesso del Teatro Romano luogo pubblico sacro a differenza dell'arena che era destinata a rappresentazioni popolari assimilabili al nostro odieno stadio.Vorrei poter approfondire questo discorso anche stimolato da articoli interessanti come quello che ha aperto questa discussione . Le informazioni sono in parte frutto del testo : "PIANO DI FONDAZIONE DI VERONA ROMANA" di Umberto Grancelli.Grazie a presto

  3. #3
    ulfenor
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    Beh non dimentichiamoci che una divinità come giano padre degli dei nel resto d'europa non ve ne e traccia l'unico posto si può riscontrare una simile divinità e l'india vedica......

  4. #4
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    Predefinito Lo sai perchè non cìè traccia

    La mia è una domanda con una parziale risposta. Perchè non c'è traccia di templi dedicati a giano nell'Europa, ma pochissimi anche in Italia. Nella religione romana arcaica di Dumézil lo spiega perfettamente, e tu sei daccordo con questa tesi ? in seguito ti parlerò più approfonditamente di GIANO a meno che non lo voglia fare tu.

  5. #5
    ulfenor
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    La mia è una domanda con una parziale risposta. Perchè non c'è traccia di templi dedicati a giano nell'Europa, ma pochissimi anche in Italia. Nella religione romana arcaica di Dumézil lo spiega perfettamente, e tu sei daccordo con questa tesi ? in seguito ti parlerò più approfonditamente di GIANO a meno che non lo voglia fare tu.
    No non lo perche non vi sono templi dedicati a giano nel resto d'europa, e vero che in italia non vi sono poi molti templi di giano in italia...

  6. #6
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    Predefinito Ecco il problema anche di Verona

    Dumézil lo spiega così : dato che Giano è il dio dei primordi i suoi templi vengono usati per altre divinità, ecco che se ne perde le tracce dell'originaria divinità, Giove fu il più diffuso sostituto.
    Grancelli nel suo testo ipotizza (questo intorno al 1930) che il tempio che era presente sulla sommità di colle S.Pietro era in origine dedicato a Giano e in seguito passò a Giove. Rimane il residuo di questo culto in una cappella che era posta nel palazzo della sommità, dedicata alla madonna della folgore. Nell'iconografia rateriana, che raffigura una semplificata Verona intorno al 500 d.c.(epoca teodoriciana) è ripotato il tempio classico che domina la collina. Gli archeologi da sempre hanno osteggiato questa ipotesi , dicendo che era priva di fondamento. Alla luce attuale si propende verso la visione di Grancelli,confortati da Dumézil, anche se quelle di umberto furono intuizioni,dato che non potè mai scavare in quel luogo sacro e a tutt'oggi NESSUNO ha mai voluto scavare. Adirittura negli anni 1950 pensarano bene di fare una bella colata di cemento sul piazzale affinchè a nessuno venisse la voglia di indagare , un monito. Credo che l'indagine l'archeologica è pilotata dalle pressioni politiche o ancora peggio religiose, Verona è l'esempio più nefando di questo comportamente sinistro. La città scaligera è blindata e anche le informazioni sono controllate e "scelte" dal giornale locale l'Arena controllato dall'opus e dal capitalismo cattolico di centro sinistra (un'alleanza strana ma funzionale).

  7. #7
    ulfenor
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    Dumézil lo spiega così : dato che Giano è il dio dei primordi i suoi templi vengono usati per altre divinità, ecco che se ne perde le tracce dell'originaria divinità, Giove fu il più diffuso sostituto.
    Grancelli nel suo testo ipotizza (questo intorno al 1930) che il tempio che era presente sulla sommità di colle S.Pietro era in origine dedicato a Giano e in seguito passò a Giove. Rimane il residuo di questo culto in una cappella che era posta nel palazzo della sommità, dedicata alla madonna della folgore. Nell'iconografia rateriana, che raffigura una semplificata Verona intorno al 500 d.c.(epoca teodoriciana) è ripotato il tempio classico che domina la collina. Gli archeologi da sempre hanno osteggiato questa ipotesi , dicendo che era priva di fondamento. Alla luce attuale si propende verso la visione di Grancelli,confortati da Dumézil, anche se quelle di umberto furono intuizioni,dato che non potè mai scavare in quel luogo sacro e a tutt'oggi NESSUNO ha mai voluto scavare. Adirittura negli anni 1950 pensarano bene di fare una bella colata di cemento sul piazzale affinchè a nessuno venisse la voglia di indagare , un monito. Credo che l'indagine l'archeologica è pilotata dalle pressioni politiche o ancora peggio religiose, Verona è l'esempio più nefando di questo comportamente sinistro. La città scaligera è blindata e anche le informazioni sono controllate e "scelte" dal giornale locale l'Arena controllato dall'opus e dal capitalismo cattolico di centro sinistra (un'alleanza strana ma funzionale).
    Se ho capito bene giano padre degli e dio degli inizi pian piano e stato sostituito da altre divinità quali giove che erano diventate più importanti cosi facendo si sono ridotti di numero i suoi templi.

    Interessante quello che dici su colle s.pietro che gia era sede di un tempio di giano che in seguito e passato a giove dove sulla sommità del colle vi si erge una capella alla madonna della folgore posta nell palazzo sulla sommita che ospita il residuo di tale culto.
    Beh purtroppo non e una novita che il clero distrugga o faccia di tutto per nascondere le prove degli antichi culti agli dei indigeni.

  8. #8
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    Predefinito Non conosco la situazione di altre città

    Parlo della città che più conosco. Verona è una città splendida, con dei musei altrettanto meravigliosi. Ma dal dopoguerra ad oggi abbiamo assistito ad un degrado totale. Un turismo smpre più superficiale, arriva per assistere ,in Arena, al solito evento lirico, con un'attenzione per la coreografia più che per la musica. Di questo passo le mandrie(di turisti) impazzite seguono bandierine sventolate che le conducono al fatale balcone(falsa la storia, tutto è invenzione, di storico non esiste nulla, ma la sopraintendenza santifica). Mentre l'altra città quella veramente significativa e storica è snobbata, è sempre piena di mille progetti tutti costantemente disattesi. Quella parte della città poco frequentata dal turismo di massa da quasi fastidio è il residuo di un passato nobile, potente, monumentale e sacro. Verona come Lucca sono le due città papalini per eccellenza della nostra Italia, due città piene di storia di angoli solitari e inquetanti per la loro bellezza stratificata nelle vicissitudini del tempo. A Verona il teatro romano,come l'arena, sono serviti da cave di marmo per la pozzolana e di pietre da costruzione per i "nuovi" edifici. E' impossibile cancellare le tracce romane, sono talmente tante e colossali che per quanto si sia asportato nei secoli resta sempre tanto.
    Allora si procede, su quei resti si edificano conventi ,chiese, case per i patrizi cristiani che coprono, occultano e tolgono così dal ricordo del popolo, come le antiche festività. l'imperativo è l'oblio. Le cavità sotterranee si chiudono, e non se ne deve parlare ne quantomeno indagare, ancora oggi è così. La Verona sopratutto cristiana è tutta presente visitabile, sempre in restauro. La Verona di Grancelli quella della rifondazione romana è un miraggio per l'intelligenza UFFICIALE, una cosuccia da trascurare. Forse l'arena è il monumento che più ha avuto attenzioni (per forza è troppo in vista ed è la simbolo della città) ,ma a cosa lo hanno adibito, al festival bar, concerti pop, lirica da scena.L'arena la hanno confusa con un palasport che però incidentalmente ha una straordinaria acustica. Scaviamo liberamente sotto le chiese(anche se la curia non vuole), rendiamo pubbliche queste indagini affinche tutti possano comprendere è magari fare le loro osservazioni.
    Ma a Verona questo non è possibili forze oscure si oppongono da sempre, Comprendendo le origini e avere chiaro i culti e i luoghi sacri arcaici , arriviamo a conoscere il cammino spirituale di una popolo, e la vocazione di una città.

  9. #9
    ulfenor
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    Parlo della città che più conosco. Verona è una città splendida, con dei musei altrettanto meravigliosi. Ma dal dopoguerra ad oggi abbiamo assistito ad un degrado totale. Un turismo smpre più superficiale, arriva per assistere ,in Arena, al solito evento lirico, con un'attenzione per la coreografia più che per la musica. Di questo passo le mandrie(di turisti) impazzite seguono bandierine sventolate che le conducono al fatale balcone(falsa la storia, tutto è invenzione, di storico non esiste nulla, ma la sopraintendenza santifica). Mentre l'altra città quella veramente significativa e storica è snobbata, è sempre piena di mille progetti tutti costantemente disattesi. Quella parte della città poco frequentata dal turismo di massa da quasi fastidio è il residuo di un passato nobile, potente, monumentale e sacro. Verona come Lucca sono le due città papalini per eccellenza della nostra Italia, due città piene di storia di angoli solitari e inquetanti per la loro bellezza stratificata nelle vicissitudini del tempo. A Verona il teatro romano,come l'arena, sono serviti da cave di marmo per la pozzolana e di pietre da costruzione per i "nuovi" edifici. E' impossibile cancellare le tracce romane, sono talmente tante e colossali che per quanto si sia asportato nei secoli resta sempre tanto.
    Allora si procede, su quei resti si edificano conventi ,chiese, case per i patrizi cristiani che coprono, occultano e tolgono così dal ricordo del popolo, come le antiche festività. l'imperativo è l'oblio. Le cavità sotterranee si chiudono, e non se ne deve parlare ne quantomeno indagare, ancora oggi è così. La Verona sopratutto cristiana è tutta presente visitabile, sempre in restauro. La Verona di Grancelli quella della rifondazione romana è un miraggio per l'intelligenza UFFICIALE, una cosuccia da trascurare. Forse l'arena è il monumento che più ha avuto attenzioni (per forza è troppo in vista ed è la simbolo della città) ,ma a cosa lo hanno adibito, al festival bar, concerti pop, lirica da scena.L'arena la hanno confusa con un palasport che però incidentalmente ha una straordinaria acustica. Scaviamo liberamente sotto le chiese(anche se la curia non vuole), rendiamo pubbliche queste indagini affinche tutti possano comprendere è magari fare le loro osservazioni.
    Ma a Verona questo non è possibili forze oscure si oppongono da sempre, Comprendendo le origini e avere chiaro i culti e i luoghi sacri arcaici , arriviamo a conoscere il cammino spirituale di una popolo, e la vocazione di una città.
    Bella citta verona non ci sono mai stato ma se potro un giorno la visitero veramente tu non sai quanto mi facciano imbestialire ste cose cioè uno può condurre scavi per riportare alla luce il passato glorioso della propria città

  10. #10
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    Predefinito Il cardo è il decumano e viceversa

    Devi sapere che una delle particolari del testo del Grancelli è che oltre a tutta una serie di conoscenze e di ragionamenti ottenuti in anni di studi e di riflessioni, arriva a dire che il decumano è il cardo e viceversa. Tutti gli studiosi di Verona fin dal 1700, senzaltro in buonafede ritenevano il cardo quello che in realtà per Grancelli era il decumano. La tesi del "Piano di fondazione di Verona romana" negli anni 1980 fu avvallorata da un accademico che insegnava archeoastronomia all'università di Padova tale prof. Giuliano Romano che nel suo scritto "ad sideras" spiega come nelle città veniva determinato il cardo. Ogni città ha un suo angolo di fondazione verso il nord, alle volte quando i grdi sono intorno ai 45 gradi è difficile determinare qualè è il cardo come nel caso di Verona. Romano spiega che le città come Verona il cardo veniva determinato dai gromanti in questa maniera. Osservavano il punto di nascita all'orizzonte del sole il solstizio d'estate , mentre l'altro punto era quello dove tramontava il sole all'orrizzonte il solstizio d'inverno, la retta che univa i due punti costituiva il cardo in città come Verona. Verona è una città sacra, per il colle che la domina-Palatium delpotere-, pomerio di origine e luogo dedicato agli dei dove gli alti sacerdoti officiavano per le divinità delesti e ctonie, inoltre la città scaligera fino ai primi dell'novecento aveva l'isola dentro l'Adige, come Roma con la tiberina o Parigi.

 

 
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