Risultati da 1 a 4 di 4
  1. #1
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    Predefinito La Sinistra della Reggia

    Allora, nella commedia Destra/ Sinistra, ci è toccato assistere anche a quest' altra scena: la Sinistra democratica e progressista si riunisce in una Reggia!
    La Sinistra della Reggia ci ha detto che grazie a Prodi ci sarà la nuova crescita, Secondo i dati forniti da "lorsignori" il Pil, che si sostiene essere cresciuto nel 2006 dell’1,7%, è previsto all’1,3 per il prossimo anno. La Germania, che doveva essere la nuova locomotiva trainante del "mondo occidentale", è data al penultimo posto (noi siamo all’ultimo) con l’1,5. Appena un po’ meglio Francia, Spagna, Inghilterra, ma sempre con tassi da sostanziale stagnazione. Gli USA, com’è ormai ammesso da tempo, sono in fase di arresto, che potrebbe anche tradursi in vera crisi. Restano la Cina (dall’11 al 9) e l’India (dall’8 al 6). Insomma, un anno di arretramento generale; eppure, mistero, Prodi afferma nella Reggia che dal risanamento dei conti si passerà alla crescita. E’ meglio lasciar perdere, pèerchè non si trovano i termini adatti a stigmatizzare 'sta presa per il culo
    Intanto la Destra continua anche lei nella recita; vince…. nei sondaggi e nella sostanza dice più o meno le stesse cose della Sinistra. Anzi, l’UDC cerca disperatamente il pertugio da cui poter infilare la strada per avvicinarsi agli "avversari"; la Lega vuol vedere se con la Sinistra della Reggia potrà realizzare la sua paranoia federalista.
    Sembra lo spettacolo dei fratelli De Rege.

  2. #2
    laico progressista
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    Diciamo che la riunione regale del centrosinistra non ha risolto granché.
    I proclami non sono mancati, e stando ai dieci impegni finali ci sarebbe anche da leccarsi i baffi. I punti in sé sono più che positivi, ma il problema è che, allo stato dei fatti, sono scritti sull'acqua.
    Non si è entrato nel merito dei provvedimenti, come avrebbero voluto fare Prodi e Bersani in principio. Ci si è fermati a delle volitive enunciazioni, che hanno tentato di coprire la sostanza dei fatti. E i fatti sono che la sinistra massimalista ha bloccato le riforme. Sulle pensioni, sulle liberalizzazioni, sulla pubblica amministrazione. Bersani oggi dice: "Se il gas è amico dell'ambiente, i rigassificatori me li fate fare?". In questa frase si condensa parte dello stallo, sul fronte energia e sviluppo. Lo stesso varrebbe per il nucleare, anche se il discorso è rimasto un tabù. E sul fronte liberalizzazioni, è la Confindustria a centrare il nocciolo: "il cittadino, oggi, per avere più scelta, più flessibilità, più vantaggi sui prezzi, sceglie noi e non il sindacato". Eppure vallo a spiegare a Ferrero e a Diliberto, che liberalizzare professioni, commercio, distribuzione, privilegi acquisiti, significa abiurare con la politica dell'assistenza e delle garanzie. In compenso, piovono milioni di euro sul mezzogiorno, e ad oggi non è previsto un controllo sulla loro destinazione.
    D'altra parte, sulle questioni civili (Pacs in testa) si resta fermi, proprio dentro ai sedicenti riformisti.
    Dunque, il futuro PD subisce ancora un contraccolpo. Non riesce ad esprimere il cambiamento, e per tutta risposta torna a brandire la minaccia del referendum.

    E' sempre la solita storia. Non si può imbavagliare la sinistra radicale. Esiste ed esisterà sempre. Così come esisteranno sempre le differenze tra clericali tradizionalisti e laici progressisti. E, malgrado qualcuno rappresenti la conservazione, ha diritto a fare la propria politica. Ognuno ha diritto di avere la propria visione e i propri interessi da difendere.
    La ricetta, dunque, non è quella di mettere a tacere chi la pensa diversamente (sul fronte sociale, economico, e di diritti civili), facendo un gioco di forza sulle regole elettorali. Questo non è democratico. E non risolverebbe comunque la questione.
    E' un po' come Bush che invia altri 20.000 soldati pensando di sedare a suon di bombe e mitragliate la rivolta irachena. Può bastonarla quanto vuole, ma oltre a fare una pessima figura, la rivolta tornerà a farsi viva, con altri tempi e forme, in modo se possibile più virulento.
    La ricetta, invece, è evitare un sistema che costringa i diversi alla coabitazione. Bisogna cambiare meccanismo, e fare in modo che le differenze convivano nell'arco parlamentare, e gareggino separati nella competizione politica, dando la possibilità a chi vince la gara di governare con coerenza e sicurezza.
    La testa al muro la sbattiamo ormai da tredici anni, e siamo pieni di bitorzoli sulla fronte. Ma ci sono ancora molti che, malgrado questo, se la volgiono spaccare del tutto.

  3. #3
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    Sapete, io mi chiedo solo una cosa. QUANTO CI E' COSTATA LA MESSINSCENA REGALE???

    e poi parlano di rigore.

    Rutelli dice che ne faranno altri di CdM in giro per l'Italia.

    Tutte queste gite saranno a carico del contribuente mi domando ?

    Quei 10 punti non potevano deciderli nalla sala verde del CdM ove si riuniscono di solito???

    Meno male che questa idea non l'ha avita Silvio Berlusconi se no sai gli strali della sinistra ... e adesso che si fa? Si permette che magari la prossima volta si riuniscano a Racconigi ? (per la gioia dei Savoia)

    Se proprio non possono fare a meno di fare una gita almeno scelgano un posto un po più umile !!! e meno pretenzioso.... visti i risultati!

    scusate i toni ma credo che si sia toccato veramente il fondo!




  4. #4
    laico progressista
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    Caserta non scaccia la crisi dell'Unione


    di Pino A. Quartana*
    Anche dal vertice di Caserta non è venuto fuori niente. Anzi diciamola tutta; è stato un appuntamento pressoché inutile nel corso del quale ancora una volta sono venuti fuori tutti i fattori negativi che caratterizzano l’Unione di centrosinistra, questo patto blindato a dieci nel quale non può entrare più nessun altro; incoerenza, rissosità, tendenza all’inciucismo e all’autoreferenzialità, cinismo e veleni al posto di solidarietà e gioco di squadra tra i partners. E lasciamo pure da parte le evidentissime carenze di comunicazione che sarebbe banale ridurre al solo bofonchiare incomprensibile del Premier. Tutto ciò ed altro ancora sta producendo esiti disastrosi; indici di popolarità crollati verticalmente, distacco sempre più netto tra base elettorale e partiti dell’Unione, all’interno dei partiti dell’Unione, soprattutto fra i Ds dove esiste una separazione sempre più drammatica fra le varie componenti e, poi, fra il vertice e segmenti sempre più ampi della vasta base diessina. Molti sondaggisti sono concordi nel ritenere che in questo momento 4 elettori su 10 del centrosinistra non rinnoverebbero il loro consenso ai 10 partiti del’Unione ed il centodestra viene dato al 54% contro il 43% dell’Unione. Sono risultati preoccupanti e disastrosi. Ancora pochi mesi di questo andazzo e l’Unione avrà bruciato del tutto le future chances di governo. Il vertice di Caserta doveva rilanciare l’immagine dell’esecutivo prodiano dopo il logoramento e la bufera seguiti prima all’indulto e poi alla Finanziaria. Non si può dire che ci sia riuscito, se lo stesso Boselli parla di ‘delusione cocente’ a proposito del vertice nella Reggia del Vanvitelli. Questa è la situazione obiettiva e questo è anche il punto di vista di una sinistra critica non irregimentata e non rappresentata dall’Unione quale quella neoazionista, espressa da questo blog. Il resto, diatriba sul Partito Democratico, sulla legge elettorale, sul riformismo, appare come un diversivo o, come dicevano i positivisti, come pseudoproblemi creati ad arte per tirare a campare, magari fino alla scadenza dei due anni e mezzo di legislatura, la soglia temporale necessaria per far scattare i diritti alla pensione parlamentare a favore dei tanti Signor Nessuno della politica (quelli che non sanno nemmeno cosa è la Consob o il Darfur, tanto per intenderci) trovatisi in Parlamento per nomina divina delle segreterie dei maggiori partiti e non per meriti e reali capacità tali da farli considerare dal popolo come membri di una vera élite. Se si vuole dare una immagine fotografica del problema italiano da una visuale particolare si può dire che la classe politica italiana (a cominciare purtroppo da quella di centrosinistra) è una oligarchia autoreferenziale che di giorno in giorno tende consapevolmente a diventare sempre più, non un’élite, ma una casta. Molti a sinistra hanno dimenticato la magistrale distinzione di Gramsci tra classe dirigente e classe dominante. L’oligarchia politica italiana è sempre più classe dominante e non classe dirigente.

    * segretario nazionale
    Nuovo Parito d'Azione

 

 

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