Caserta non scaccia la crisi dell'Unione
di Pino A. Quartana*
Anche dal vertice di Caserta non è venuto fuori niente. Anzi diciamola tutta; è stato un appuntamento pressoché inutile nel corso del quale ancora una volta sono venuti fuori tutti i fattori negativi che caratterizzano l’Unione di centrosinistra, questo patto blindato a dieci nel quale non può entrare più nessun altro; incoerenza, rissosità, tendenza all’inciucismo e all’autoreferenzialità, cinismo e veleni al posto di solidarietà e gioco di squadra tra i partners. E lasciamo pure da parte le evidentissime carenze di comunicazione che sarebbe banale ridurre al solo bofonchiare incomprensibile del Premier. Tutto ciò ed altro ancora sta producendo esiti disastrosi; indici di popolarità crollati verticalmente, distacco sempre più netto tra base elettorale e partiti dell’Unione, all’interno dei partiti dell’Unione, soprattutto fra i Ds dove esiste una separazione sempre più drammatica fra le varie componenti e, poi, fra il vertice e segmenti sempre più ampi della vasta base diessina. Molti sondaggisti sono concordi nel ritenere che in questo momento 4 elettori su 10 del centrosinistra non rinnoverebbero il loro consenso ai 10 partiti del’Unione ed il centodestra viene dato al 54% contro il 43% dell’Unione. Sono risultati preoccupanti e disastrosi. Ancora pochi mesi di questo andazzo e l’Unione avrà bruciato del tutto le future chances di governo. Il vertice di Caserta doveva rilanciare l’immagine dell’esecutivo prodiano dopo il logoramento e la bufera seguiti prima all’indulto e poi alla Finanziaria. Non si può dire che ci sia riuscito, se lo stesso Boselli parla di ‘delusione cocente’ a proposito del vertice nella Reggia del Vanvitelli. Questa è la situazione obiettiva e questo è anche il punto di vista di una sinistra critica non irregimentata e non rappresentata dall’Unione quale quella neoazionista, espressa da questo blog. Il resto, diatriba sul Partito Democratico, sulla legge elettorale, sul riformismo, appare come un diversivo o, come dicevano i positivisti, come pseudoproblemi creati ad arte per tirare a campare, magari fino alla scadenza dei due anni e mezzo di legislatura, la soglia temporale necessaria per far scattare i diritti alla pensione parlamentare a favore dei tanti Signor Nessuno della politica (quelli che non sanno nemmeno cosa è la Consob o il Darfur, tanto per intenderci) trovatisi in Parlamento per nomina divina delle segreterie dei maggiori partiti e non per meriti e reali capacità tali da farli considerare dal popolo come membri di una vera élite. Se si vuole dare una immagine fotografica del problema italiano da una visuale particolare si può dire che la classe politica italiana (a cominciare purtroppo da quella di centrosinistra) è una oligarchia autoreferenziale che di giorno in giorno tende consapevolmente a diventare sempre più, non un’élite, ma una casta. Molti a sinistra hanno dimenticato la magistrale distinzione di Gramsci tra classe dirigente e classe dominante. L’oligarchia politica italiana è sempre più classe dominante e non classe dirigente.
* segretario nazionale
Nuovo Parito d'Azione