Rifiuti, le accuse dei pm «Ecoballe con il trucco»
I difensori «Costretti ad agire in un clima di grave e quotidiana emergenza»
I verbali: gli impianti non producevano combustibile utilizzabile dai termovalorizzatori
Artifici, raggiri sui contratti stipulati. Una truffa, sostengono i pm; una necessità di fronte alle emergenze in corso, ribattono gli indagati. Tre mesi dopo la formale conclusione delle indagini, a pochi giorni dalla probabile richiesta di rinvio a giudizio, ecco l’atto di accusa contro il sistema amministrativo e imprenditoriale che sta alle spalle di un’emergenza che da dodici anni si accanisce sul territorio campano. Atti depositati in questi giorni dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, che mettono sotto inchiesta ventotto tra amministratori, funzionari del commissariato dei rifiuti, politici, imprenditori. Tra questi, il governatore della Campania Antonio Bassolino, nella doppia veste di presidente regionale ed ex commissario all’emergenza rifiuti. Ma ecco in cosa sarebbe consistita la truffa contestata ai vertici della struttura commissariale: «Gli indagati pongono in essere artifici e raggiri consistiti nel rappresentare falsamente la produzione di compost idoneo al recupero ambientale, come dichiarato nel progetto vincente di gara pubblica». Un’accusa che si sposta sulla mancanza di una reale e capillare gestione della raccolta differenziata, che fa della Campania una delle regioni meno progredite. E che si sposta sul cosiddetto cdr, il combustibile derivato dai rifiuti, vale a dire sul quantitativo della spazzatura con maggiore tasso calorifico, che assicura alti ricavi di energia una volta passato per i termovalorizzatori. Per i pm esistevano due cdr. Quello «taroccato», che veniva di volta in volta offerto alle analisi dei laboratori, in vista delle ricorrenti indagini a campione disposte dalla procura, e quello reale - il cosiddetto cdr2 - che è invece il reale combustibile derivato dal trattamento degli impianti del Napoletano. È questo il motivo che spinge i pm del pool di Camillo Trapuzzano a parlare di «falsa rappresentazione della corretta attività di gestione degli impianti: contribuendo a costituire una apparenza, anche mediante silenzio serbato circa idoneità tecnica degli impianti e la disorganizzazione gestionale, di un corretto e regolare adempimento del servizio oggetto dei contratti». Una truffa che viene contestata anche ai fratelli Paolo e Pier Giorgio Romiti, propietari della Impregilo, gli amministratori delegati di Fibe e Fisia, vale a dire Armando Cattaneo e Roberto Ferraris, ma anche Raffaele Vanoli, ex vice commissario, e Salvatore Acampora, ex direttore tecnico del Commissariato di Governo. Una truffa definita dagli inquirenti «disegno criminoso», dettato da comportamenti omissivi, che avrebbe anche provocato ferite al paesaggio: «Provocando danno ambientale derivante dalla creazione di discariche composte da balle di rifiuto secco, falsamente qualificato come cdr, con inevitabile deterioramento delle risorse naturali». Accuse respinte dagli indagati - difesi dai penalisti Gaetano Balice, Claudio Botti, Michele Cerabona, Lucio Maiorano. Giuseppe Fusco, Luigi Tuccillo, Giovanni Vignola - che ricordano l’esigenza di agire in un clima di quotidiana emergenza.
Il Mattino, 20-01-2007
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