Rutilio Sermonti, memorie d'un combattente...
D: Ecco l’esperienza e un aneddoto di Rutilio Sermonti sulla fede contrapposta all’odio.
R: L’odio, non fa parte del nostro patrimonio. Io considero l’odio un sentimento degradante. Anche nei confronti dei più infami. Di quei luridi sciagurati ominidi, che hanno compiuto dopo la guerra quelle orribili azioni nei confronti di donne, vecchi, gente inerme.
L’odio è sprecato per noi.
Io provo disgusto e allo stesso tempo pena e compassione per questi subumani individui.
Mentre affronti gli avversari di guerra, quelli ti hanno sparato addosso e tu spari addosso a loro.
Non vedo perché quelli non avrebbero dovuto sparare a te. Cercavi magari di accopparli per non permettergli di uccidere te. Ma una volta che erano disarmati, era una cattiveria nei loro confronti. Era come sparare ad un tuo collega. Non provi nessun sentimento di odio!
Io vi raccontavo prima, di una volta che ebbi l’occasione di catturare una pattuglia di Belgrado al comando di un sottotenente. E questo sottotenente era convito che noi lo avremmo ucciso, fucilato, torturato, impiccato, e che se ci fossimo accorti che era un ufficiale gli avremmo strappato i gradi. E io gli dissi: “Perché ti dovremmo strappare i gradi?”. Parlava tedesco, era di Belgrado. E lui mi disse: “Ma voi che mi farete adesso?”. Ed io gli dissi: “Se voi aveste preso me, che mi avreste fatto?”. E lui, con tutta disinvoltura, disse: “Wir würden zu inhnen gehangen haben! – “Ti avremmo impiccato!”. E io: “Allora sei fortunato, perché non sarai impiccato, andrai nei campi di concentramento come prigioniero di guerra e finita la guerra te ne tornerai a casa”. Dopodichè ci mettemmo a chiacchierare, lo sentivo come un collega, uno studente. Aveva circa la mia età, forse una anno più di me. Lui era all’università ad economia e commercio, io invece in legge. Abbiamo chiacchierato tutta la notte, lui con le mani legate ed io no. E alla fine ci siamo lasciati facendoci gli auguri.
Questo è il guerriero.
Finché il nemico ha l’arma in mano devi essere spietato, ma quando il nemico è disarmato, basta non ha più senso. Ti vergogneresti a colpire una persona disarmata.
Gli altri non si vergognavano perché non erano guerrieri.
Ed anche oggi, lasciamo stare l’odio!
Noi dobbiamo pensare in termini positivi, non in termini negativi.
Non dobbiamo dire “no a questo” ma “si a questo”. Questo implica il no ad altre cose, certo ma lo implica come forze contrarie. Noi non siamo anti niente. Noi siam L’anticomunismo: noi non siamo anticomunisti! Noi siamo quello che siamo, di conseguenza siamo avversi al comunismo, ma non che siamo anticomunisti! Come l’antifascismo che è un altro criterio di unione, pur’essendo completamente eterogeneo. Noi non abbiamo bisogno di essere anti niente, dobbiamo solo sapere quel che siamo. Camminare in una direzione precisa, quello conta!
(L'intervista è stata rilasciata da Rutilio Sermonti in occasione della conferenza "L'odio e la Fede", svoltasi presso i locali dell'Ass. Cult. RAIDO.
E' inoltre visionabile cliccando qui.)




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