Maurizio Blondet
20/01/2007


I soldati americani sono in difficoltà nella guerriglia urbana di Baghdad: costretti e portare metà del loro peso corporeo in materiali, dalle scorta d'acqua alle giberne di munizioni ai giubbotti anti-proiettile, mancano di veicoli corazzati, i loro mezzi sono usurati, e sono facili bersagli per cecchini e bombe «improvvisate» lasciate a lato strada.
Ma il Pentagono promette loro, entro il 2015, un futuro fantastico.
Anzi fantascientifico.
Tute mimetiche «adesive» che consentiranno ai Marines di salire su muri verticali come lucertole; piccoli robot capaci di «saltellare» dentro gli appartamenti e vedere chi ci si nasconde; un «frisbee» - quel giocattolo di plastica simile a un minuscolo disco volante - teleguidato e intelligente, capace di esplodere ed ammazzare terroristi che si nascondono dietro gli angoli ciechi o dentro edifici.
Potete non crederci, ma il progetto è serio.
Ci sta lavorando il DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), ossia il celebre laboratorio che ha inventato, fra l'altro, internet.
Inoltre, il Pentagono ha cominciato ad incoraggiare (e a finanziare) le ricerche di piccole imprese ad alta tecnologia con lo scopo di escogitare nuove armi.
Tutte con uno scopo: ottenere la superiorità nella guerriglia urbana.
Ossia, come si legge in un documento del DARPA, vincere «conflitti in aree urbane densamente abitate, contro nemici dotati di tradizioni sociali e culturali che possono apparire irrazionali finchè non ne comprendiamo il contesto».
Ecco alcuni dei progetti già avviati, per quanto se ne può sapere data la segretezza che li circonda.



VisiBuilding
Sotto questo nome, si cela la creazione di apparecchi che «consentano di vedere all'interno di edifici, determinarne la mappa interna, localizzare masse anomale di materiali e persone dentro di essi».
Ciò che, giustamente, è definito «il bisogno più pressante nelle operazioni militari urbane»: irrompere in edifici sconosciuti è l'azione più pericolosa che possa essere ordinata a dei commandos.
Heterogeneous Urban RSTA Team.
Da quanto si capisce, sarebbe una serie di veicoli volanti teleguidati in miniatura, grandi come aeromodelli o anche come insetti e collegati in rete, che sorvoleranno le strade e i quartieri ostili con le loro videocamere, e comunicheranno ai soldati, dotati di un video tascabile come un cellulare, tutto ciò che è utile per la «ricognizione, sorveglianza e acquisizione dei bersagli» (RSTA, appunto).
Nano air vehicles
Modelli volanti non più grandi di 8 centimetri e non più pesanti di dieci grammi capaci di curiosare all'altezza delle finestre con le loro telecamere, di entrare ronzando in appartamenti ed uscirne. Sono allo studio anche minuscoli robot muniti di ruote o «saltellanti» come grilli che percorreranno i vicoli nei quartieri ostili e penetreranno saltando nelle case, «portando un piccolo carico utile», ossia esplosivo.
Z-Man
Si tratta di una tuta da combattimento che dovrebbe trasformare un soldato nell'Uomo Ragno. Vestito di questa speciale mimetica ricoperta da «materiali biologici ad adesività controllata che consentono ai geki, ragni e piccoli insetti di salire pareti verticali», l'attrezzatura servirà «al soldato individuale per scalare muri costruiti con materiali da costruzione usuali senza bisogno di corde o scale» pur appesantito dall'armamento.
Modular disc-wing urban cruise munition.
Sarà un piccolo disco volante di 20 centimetri di diametro, che ruotando su se stesso come un frisbee sarà capace, volando teleguidato, di «localizzare combattenti defilati nel complesso ambiente urbano» e di liquidarli con la carica esplosiva.
Non sarà lanciato a mano come un frisbee-giocattolo, bensì da un dispositivo simile al lanciatore di piattelli al tiro a segno.
Questo oggetto è già in avanzato sviluppo presso la ditta Triton Systems Inc.
Close combat lethal recon
E' una granata «intelligente» e «da crociera» che, lanciata con un tubo lanciarazzi da un singolo soldato, sarà in grado di colpire nemici che non si trovano sulla linea di mira, volando «attorno ad edifici o sopra di essi».
Ha una telecamera sul muso, per cui il soldato lanciatore può vedere dove la granata sta andando, e guidarla con una fibra ottica.
Tutte le armi, sensori, robot-spia e d'assalto di cui sopra saranno collegate in rete per fornire ai soldati e ai comandi un quadro visivo del teatro del conflitto.



In queste idee si può vedere l'ostinata convinzione americana di poter trasformare un giorno la guerra in un videogioco.
Oppure l'ancor più ostinata volontà delle industrie militari di vendere al Pentagono gadget sempre costosi, perché più sofisticati e infarciti di elettronica.
Ma, evidentemente, le forze USA stanno facendo tesoro dalle amare lezioni apprese nella guerriglia urbana, dove esse si sono dimostrate regolarmente inferiori ai nemici: combattenti irregolari, male armati ed equipaggiati, ma tremendamente determinati ed abili ad approfittare della loro conoscenza del quartiere, dei vicoli e della gente fra cui sono nati e non solo a Baghdad; a Mogadiscio nel 1993 i mitici Rangers subirono perdite del 60 % per mano dei guerriglieri somali (la storia è stata narrata nel film «Black Hawk Down»).
Ma il peggio è che il Pentagono sa che nel futuro dovrà affrontare sempre più spesso questo tipo di conflitto.
Secondo l'ONU, un miliardo di esseri umani vivono attualmente nelle grandi megalopoli del Terzo Mondo, ammassati in sterminate bidonvilles senza servizi né infrastrutture.
E il numero di questi inurbati della miseria non fa che aumentare.
Come ha scritto Mike Davis, un famoso urbanista, nel suo best-seller «Planet of Slums» (Pianeta delle baraccopoli), questa urbanizzazione ha ormai raggiunto proporzioni mostruose.
Lagos avrà venti milioni di abitanti nel 2015, Karachi ne ha già oggi 25 milioni, il Cairo 16 milioni, Dakka sette milioni.
Immensi labirinti di vicoli invasi dai liquami, baracche di lamiera e di stracci, malsani, dove la massima parte degli abitanti sono disoccupati permanenti e assediano i quartieri alti dei ricchi. Ammassi di criminalità, rivolta e disperazione sociale pronti a scatenarsi in disordini sanguinosi ad ogni pretesto.
«Date le tendenze demografiche globali, le forze armate dovranno condurre con ogni probabilità operazioni in tali aree urbane; e ciò non per caso, ma per scelta deliberata in base agli obbiettivi di sicurezza nazionale, e nel momento, nel luogo e coi metodi scelti dai comandi»: così si legge nell'ultimo manuale dedicato alle «urban operations» pubblicato dall'esercito USA l'ottobre scorso.

Il manuale spiega che «la gioventù senza occupazione» che abita nelle bidonvilles, slegatasi dai «controlli sociali tradizionali degli anziani e capi dei clan del villaggi» da cui proviene, sarà «preda facile delle manipolazioni di agenti non-statali», come organizzazioni terroristiche, predicatori fondamentalisti e delinquenza organizzata.
Di qui la necessità periodica di interventi di tipo bellico «a scopo di stabilizzazione» nelle bidonvilles, in forma di «guerriglia urbana ad alto rischio» o per contrastare manifestazioni di piazza con motivazioni politiche o religiose, e coinvolgenti milioni di manifestanti, anche armati.
«Le migliori menti del Pentagono osano avventurarsi su un terreno dove le Nazioni Unite e la Banca Mondiale non osano andare», commenta l'urbanista Mike Davis: «Hanno il coraggio di dire che il teatro specifico delle battaglie del 21mo secolo saranno le megalopoli bestiali e le città fallite del Terzo Mondo, specie i loro sobborghi abusivi. Le dottrine militari si stanno adeguando ad un mondo di guerra a bassa intensità, di durata illimitata, contro le fasce delinquenziali della povertà urbana».

Maurizio Blondet




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