Risultati da 1 a 10 di 10

Discussione: I due negazionismi

  1. #1
    Omia Patria si bella e perduta
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    Predefinito I due negazionismi

    Alla luce dal dibattito attualmente in corso sulle leggi contro il negazionismo vorrei fare alcune considerazioni personali.

    1) io sono contrario alla persecuzione penale del negazionismo, perché sono per la libertà di opinione, penso che la storia non debba essere fissata per legge una volta per tutte ma frutto della ricerca e non spetti a un parlamento scegliere quali siano le acquisizioni delle ricerca storica. Piccolo esempio, una delle acquisizioni della nostra storia è che il fascismo causò la morte di circa 100 mila libici (un terzo o più della popolazione) attraverso l'internamento nei campi di concentramento, la distruzione dei pozzi, la repressione, ecc.
    Oggi però se qualcuno nega la morte dei 100 mila libici non è colpito da nessuna pena, mentre in molti paesi negare lo sterminio degli ebrei è reato. Perché solo la negazione di alcuni genocidi debba essere punita, mentre per altri no?
    2) ci sono due tipi di negazionismo sulla deportazione durante la Seconda Guerra Mondiale.
    Il primo è dire non è vero che furono sterminati 6 milioni di ebrei, ma molti meno, che non ci sono prove delle camere a gas, ecc. Il secondo è dire che solo gli ebrei soffrirono, mentre tutti gli altri politici, omosessuali, zingari, slavi ecc. no o molto meno (stiamo parlando di più di 6 milioni di persone).
    Io sono contro entrambi i sia nella versione hard (è un'invenzione) che soft (fu molto meno di quel che si pensa). Inoltre, sotto il primo negazionismo ci stà spesso una manovra di decolpevolizzazione del nazismo, mentre sotto il secondo una di legittimazione di Israele oggi. Non è sempre così, ma molto spesso.
    Allora, il primo tipo di negazionismo è esecrato e represso penalmente in certi paesi, mentre il secondo no. Ma quale dei due è più pericoloso, a parte l'insulto alla memoria storica?

  2. #2
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    Io fondamentalmente trovo abominevole il fatto che si atia facendo di questo presunto olocausto (che sia avvenuto o meno non mi cambia nulla) la nuova religione civile e il mito di fondazione dell'occidente.

  3. #3
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    Quando si parla di Storia si dovrebbe parlare di ricerca storica. Differentemente dalla ricerca scientifica che parte da una ipotesi e attraverso il metodo sperimentale cerca di provare la veridicità della ipotesi stessa, la ricerca storiografica dovrebbe essere epurata dalla formulazione di ipotesi in quanto nella storiografia l'unica cosa che contano sono i documenti inequivocabili e riconosciuti validi dagli storici di professione e non contano assolutamente nulla le illazioni, i dubbi non comprovati nè le ipotesi ad hoc.
    Il negazionismo ed anche il revisionismo in tal senso oggi è innegabilmente legato all'ambiente del neofascismo e del neonazismo e parte da una ipotesi (a volte oserei parlare di speranza) che si cerca di provare non per amore reale della verità storica ma per tentare di riabilitare una ideologia oramai morta.
    Dietro questi tentativi si cela l'incapacità (o la mancanza di coraggio) degli stessi neofascisti e neonazisti di porsi in coerenza morale ed etica oltre che politica con i loro punti di riferimento del passato e dunque diventa per loro essenziale trovare una cifra minore di sei milioni infondendo nelle cifre minori una sorta di redenzione che loro non ammetterebbero mai di volere.
    Detto questo il discorso cambia quando si parla di qualcosa che con la Storia non ha nulla a che fare ovvero la strumentalizzazione della Shoah come religione mondana o ideologia del mito fondazionale della democrazia borghese e capitalista come unico motore plausibile del mondo.
    La frase "perchè non accada mai più" non serve oramai più solamente a fondamento della creazione dello Stato di Israele illegale e fondata sul razzismo, il genocidio del popolo palestinese e di quello del Sud del Libano e la deportazione (ironia della storia ebraica); la frase stessa diventa lo spaventapasseri ma anche lo specchietto per le allodole per negare qualsiasi diritto fondazionale a tutto ciò che esula dalla democrazia imperialista e capitalista dell'Occidente.
    Per questo dunque si parla esclusivamente del 27 gennaio come giorno della Memoria (scritto maiuscolo come si conviene per un Dio che in quanto tale non è soggetto alle categorie storiche dello spazio e del tempo) per la Shoah ma si dimenticano il mezzo milione di zingari sterminati, si dimenticano gli omosessuali deportati e uccisi nei campi nazisti (e questi si dimenticao ancora più facilmente dato che in Italia ad essere omosessuali si rischia di cadere nelle ire della morale cattolica che condanna gli stessi ma assurge a beati gentaglia come monsignor Stepinac che prese parte ai massacri nazisti), si dimenticano i comunisti morti nella Germania nazista, e si dimenticano i venti milioni di sovietici morti per combattere la Germania nazista, si dimentica che i primi ad entrare ad Auschwitz furono proprio i sovietici, si dimentica che i primi ad entrare a Berlino furono i sovietici, si dimentica che i sionisti di Jabotinsky collaborarono con i nazisti, si dimentica che nei campi di sterminio parte del controllo dei deportati era affidato proprio ad ebrei collaborazionisti, si dimentica che Jabotinsky è considerato il padre poltico del Likud, si dimentica che a pochi chilometri da Auschwitz c'era una campo di lavoro forzato nazista in cui i deportati venivano impiegati per lavorare e testare i prodotti farmaceutici (e anche lo Zyklon B) di quella che dopo la guerra si sarebbe chiamata Bayer (quella dell'aspirina) e che quando a Norimberga l'amministratore delegato della società venne chiamato a rispondere dei suoi crimini lui rispose "Delle mie azioni io rispondo solamente ai miei azionisti".
    Si dimenticano tante cose per essere la giornata della memoria storica.

    A luta continua

  4. #4
    al termine della notte
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    mi manca ancora qualche motivo d'odio.sono sicuro che esiste.
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    Il negazionismo ed anche il revisionismo in tal senso oggi è innegabilmente legato all'ambiente del neofascismo e del neonazismo
    oggi è fondamentalmente vero.
    in ogni caso l'origine del negazionismo non ha certo radici neonaziste
    se di tutto ciò che oggi è chiamato cultura ufficiale rimanesse la parola merda sarebbe già gran cosa

  5. #5
    ordineteutonico
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    Citazione Originariamente Scritto da L.Ferdinand Visualizza Messaggio
    oggi è fondamentalmente vero.
    in ogni caso l'origine del negazionismo non ha certo radici neonaziste
    E' corretto dire che la nascita della storia dell'olocausto ha invece origini sioniste?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da L.Ferdinand Visualizza Messaggio
    oggi è fondamentalmente vero.
    in ogni caso l'origine del negazionismo non ha certo radici neonaziste
    Invece è sbagliato. La paternità del revisionismo è assolutamente tarsversale rispetto alle idee politiche, c'è perfino un revisionista ebreo. E' il pubblico che vi si avvicina che è per lo più di un colore, perchè gli altri non hanno il coraggio...

  7. #7
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    c'è perfino un revisionista ebreo.
    c' era. Sempre che sia esistito vermente.
    Va beh, ti dico come stanno le cose: Cole era un agente israeliano.
    Infiltrato fra i negazionisti/revisionisti/nazicomunfascisti.. Geniale, no?

  8. #8
    Paul Atreides
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    Altro revisionista ebreo

    http://de.wikipedia.org/wiki/J._G._Burg

  9. #9
    Paul Atreides
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    Il revisionismo nasce con Paul Rassinier, che proprio nazista non era...

    La ripresa esplosiva del revisionismo in Francia avviene con Faurisson ma in collegamento con tutta una serie di case editrici e riviste di estrema sinistra. La casa editrice di Pierre Guillaume [''La Vieille Taupe''], le riviste ''La Guerre sociale'', ''Le Frondeur'', ''Jeune Taupe''. E sempre da sinistra provengono Serge Thion e Roger Garaudy [il quale ultimo comunque si è interessato allo sfruttamento dell'olocausto, piuttosto che al revisionismo sull'olocausto]. Per conferme basta leggere il saggio di Philippe Videlier, ''Il negazionismo in Francia: Faurisson e non solo'', nel testo collettaneo a cura di Enzo Collotti, ''Fascismo e antifascismo. Rimozioni, revisioni, negazioni'', Laterza, 2000, pp.109-137].

    E sempre per restare al caso francese, ecco una vicenda emblematica

    http://fr.wikipedia.org/wiki/Serge_Quadruppani



    Veniamo all'Italia. Germinario scrive: "almeno fino alla metà degli anni Ottanta la destra radicale italiana confermò il tradizionale atteggiamento di disinteresse per il tema del negazionismo. Sia le sparute traduzioni di scritti di negazionisti stranieri che le pubblicazioni filofaurissoniane di provenienza bordighista non ebbero alcuna ricaduta d'interesse sull'ambiente, né riuscirono a suscitare un interesse di studi al proposito'' [F. Germinario, ''Le ciprie di Auschwitz. Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia'', in Id., ''Estranei alla democrazia'', BFS, 2001, p. 79]. Proprio in questo passo emerge un altro punto importante: i primi a riprendere in Italia le tesi di Faurisson furono proprio settori della sinistra bordighista [v. nello stesso testo di Germinario il paragrafo intitolato ''Il negazionismo bordighista''].

    La storia, more solito, è assai più complessa...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Il revisionismo nasce con Paul Rassinier, che proprio nazista non era...

    La ripresa esplosiva del revisionismo in Francia avviene con Faurisson ma in collegamento con tutta una serie di case editrici e riviste di estrema sinistra. La casa editrice di Pierre Guillaume [''La Vieille Taupe''], le riviste ''La Guerre sociale'', ''Le Frondeur'', ''Jeune Taupe''. E sempre da sinistra provengono Serge Thion e Roger Garaudy [il quale ultimo comunque si è interessato allo sfruttamento dell'olocausto, piuttosto che al revisionismo sull'olocausto]. Per conferme basta leggere il saggio di Philippe Videlier, ''Il negazionismo in Francia: Faurisson e non solo'', nel testo collettaneo a cura di Enzo Collotti, ''Fascismo e antifascismo. Rimozioni, revisioni, negazioni'', Laterza, 2000, pp.109-137].

    E sempre per restare al caso francese, ecco una vicenda emblematica

    http://fr.wikipedia.org/wiki/Serge_Quadruppani



    Veniamo all'Italia. Germinario scrive: "almeno fino alla metà degli anni Ottanta la destra radicale italiana confermò il tradizionale atteggiamento di disinteresse per il tema del negazionismo. Sia le sparute traduzioni di scritti di negazionisti stranieri che le pubblicazioni filofaurissoniane di provenienza bordighista non ebbero alcuna ricaduta d'interesse sull'ambiente, né riuscirono a suscitare un interesse di studi al proposito'' [F. Germinario, ''Le ciprie di Auschwitz. Aspetti della pubblicistica negazionista in Italia'', in Id., ''Estranei alla democrazia'', BFS, 2001, p. 79]. Proprio in questo passo emerge un altro punto importante: i primi a riprendere in Italia le tesi di Faurisson furono proprio settori della sinistra bordighista [v. nello stesso testo di Germinario il paragrafo intitolato ''Il negazionismo bordighista''].

    La storia, more solito, è assai più complessa...
    Questa la riporto sull'altro thread.

 

 

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