Eutanasia: il Cardinale Martini pensa alla legge francese e apre a nuove riflessioni

L'intervento del Cardinale Carlo Maria Martini sul Sole 24 Ore di domenica 21 gennaio ha aperto una nuova discussione sul tema dell'eutanasia. Martini riconosce la necessità di «norme che consentano il rifiuto delle cure» da parte dei malati in fin di vita ma precisa che resta «di grandissima importanza distinguere tra eutanasia e astensione dall'accanimento terapeutico, due termini spesso confusi». Scrive Martini: «evitando l'accanimento terapeutico non si vuole procurare la morte: si accetta di non poterla impedire». Nella sua riflessione il Cardinale pone in rilievo i propositi del paziente: «Non può essere trascurata la volontà del malato», e aggiunge che «forse sarebbe più corretto parlare di limitazione dei trattamenti». Martini ritiene che da parte della Chiesa d'ora in avanti «dovrà esserci più attenta considerazione anche pastorale», al contempo sottolinea come «dal punto di vista giuridico rimane aperta l'esigenza di una norma che consenta di riconoscere la possibilità del rifiuto (informato) delle cure e consenta di proteggere il medico da eventuali accuse», prendendo a riferimento la nuova legislazione francese.
La legge alla quale fa riferimento il Cardinale è stata approvata in Francia nell'aprile del 2005 e prevede che le cure mediche non debbano essere protratte «con ostinazione irragionevole», espressione che prende il posto di «accanimento terapeutico». Un malato in fase terminale può decidere così «di limitare o di interrompere ogni terapia» e può autorizzare la somministrazione di farmaci contro il dolore, anche se questi possono accelerarne la morte. Il testo è stato approvato con i voti dell'Ump, senza quelli di socialisti e comunisti e consente che «gli atti di prevenzione, di indagine o di cura, quando appaiono inutili, sproporzionati o senza altro effetto che il mantenimento artificiale della vita, possano essere sospesi o non avviati». La legge mette dunque al riparo i medici da eventuali sanzioni quando fanno soltanto quello che il paziente o i familiari hanno domandato con chiarezza.
Nel mondo politico i commenti alla riflessione del Cardinale Carlo Maria Martini sono quasi tutti favorevoli, con qualche distinguo dell'Udc. Dal Governo parla il Ministro Pier Luigi Bersani: «Vorrei che l'Italia si fermasse un attimo e leggesse le parole del cardinal Martini. Queste parole -afferma- possono contribuire a trovare su questi temi la strada che cerchiamo».
Apprezzamento senza riserve anche dal vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti: «È un intervento nel quale mi riconosco totalmente e che rivela l'intensità di un pensiero elaborato e ruminato nel silenzio del suo eremo a Gerusalemme». «Non c'è apertura verso l'eutanasia - osserva l'esponente della Margherita - ma un invito alla riflessione, in primo luogo alla chiesa e anche alle istituzioni, attorno al tema della sofferenza dell'uomo che evoca coerenza dottrinale e anche grande apertura e compassione nel senso etimologico del termine (cioè patire con), per le condizioni di sofferenza che possono investire gli uomini. La dottrina è importante - conclude Castagnetti - ma la compassione e la misericordia non lo è di meno».
Piena condivisione anche dall'area teodem della Margherita con Luigi Bobba che sottolinea: «il cardinale pone al centro della sua analisi innanzitutto il tema dell'abbandono terapeutico che è il vero tema sottaciuto dai media. La sfida vera - ribadisce - è come non abbandonare nessuno, non avere alcuna negligenza terapeutica».
Dai Ds Cesare Salvi sottolinea: «cultura laica e liberale e cultura religiosa riescono benissimo a cooperare quando si soffermano serenamente e senza pregiudizi ideologici su temi così delicati». E Anche Ignazio Marino (Ds), presidente della commissione Sanità in Senato, ha parole di elogio per l'intervento del gesuita: «Martini registra l'esigenza nel nostro paese di una normativa che riconosca al singolo il diritto al rifiuto informato delle cure ed è esattamente la direzione in cui si muove la commissione Sanità del Senato nel suo lavoro per l'approvazione di una legge sul testamento biologico». Dall'Udc Luca Volontè la pensa diversamente: «Solo Marino e Salvi possono aver interpretato le parole del Cardinal Martini in favore dell' eutanasia. Un chiaro caso di lettura della realtà distorta dal desiderio».
Sempre dai Ds Fiorenza Bassoli ringrazia il Cardinale «per la chiarezza e la sensibilità con cui ha portato l'attenzione di noi tutti sulla cura al malato». «Penso anch'io - dice la Bassoli - che la legge francese possa essere di ispirazione, e il dibattito di queste settimane ci porta a dire che l'approvazione di un testo di legge sia anzitutto rispetto dei diritti delle persone nel loro passaggio tra la vita e la morte».
A frenare le posizioni del Cardinale è Rocco Buttiglione, presidente Udc, che si dice d'accordo con il porporato sul distinguere eutanasia e accanimento terapeutico, ma non condivide la posizione dell'ex arcivescovo di Milano sul caso Welby: «la sua non è stata una battaglia per la rinuncia all'accanimento terapeutico ma piuttosto per rendere incerti i confini tra eutanasia, testamento biologico e accanimento terapeutico». Il cardinale Martini, dice ancora Buttiglione invita a «non trascurare la volontà del malato». «La lucidità - afferma il presidente dell'Udc - è importante ma se io chiedo lucidamente l'eutanasia è un motivo sufficiente per concedermela? Nessuno può ordinare a un altro uomo di ucciderlo. Su questo - conclude - ci vuole grande chiarezza».