Maurizio Blondet
21/01/2007
Il dollaro è calato rispetto all'euro giovedì, quando un rapporto delle autorità USA ha riportato che, a novembre, investitori americani hanno comprato «un ammontare-record» di attivi esteri (Buoni del Tesoro, azioni e obbligazioni), mentre gli investitori esteri hanno ridotto i loro acquisti in dollari.
La minor domanda di attivi USA riduce anche la domanda di dollari.
Per contro, gli speculatori nazionali americani hanno raddoppiato i loro acquisti di titoli di debito stranieri.
«Il tema della diversificazione dal dollaro è ancora un motivo di preoccupazione», ha ammesso Matthew Kassel, trader dell'ING Financial Market: «A brevissimo termine ci sarà minore richiesta di dollari». (1)
A novembre, gli speculatori USA hanno acquistato azioni e obbligazioni estere per 21,2 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti dal 1977.
Per quanto riguarda i Buoni del Tesoro stranieri, gli americani ne avevano comprato ad ottobre 7,5 miliardi di dollari; a novembre 17,8; più del doppio.
Specialmente yen, franchi svizzeri, sterline ed euro, ma anche titoli di debito di Paesi emergenti ad alto rischio, persino BOT della Georgia e della Mongolia.
Apparentemente, questo vasto movimento speculativo deriva da una previsione di caduta drammatica della divisa americana.
In pratica gli americani che contano hanno fatto fuggire parte dei loro capitali all'estero, cambiandoli in valute straniere, con l'idea di farli rientrare dopo un crollo del dollaro e cambiarli in dollari al tasso ormai più favorevole.



Il fatto paradossale è che il Tesoro USA ha fornito dati che testimoniano la «continua perfetta salute» dell'economia americana: produzione industriale, prezzi all'ingrosso e la «fiducia» del settore edile sono in aumento.
Evidentemente la speculazione, nervosissima, non crede a questa verità ufficiale.
D'altra parte, dice il Wall Street Journal, quasi il 16 % delle azioni emesse da aziende americane hanno un rating CCC, ossia di molto dubbia solvibilità; e questi quasi junk-bonds ad alto rischio costituiscono il 42 % di tutto il debito scambiato negli Stati Uniti.
Anche l'Europa è gonfia di obbligazioni di questo genere, emesse da debitori prossimi al fallimento, ma la misura è inaccertabile.
Un periodo strano, nota qualche analista.
Ciascuno compra titoli dubbi e azioni sopravvalutate perché nessuno ha ancora cominciato a vendere.
C'è in giro un mare di liquidità: la liquidità abbonda sempre quando non ce n'è bisogno, è quando serve che manca di colpo.
I ricchi della City, quelli della Goldman Sachs che hanno ricevuto la gratifica media di 335 mila dollari stanno facendo incetta di ville a Saint Tropez, dai 3 milioni di euro in su.



Strana, euforica aria.
Tutto va benissimo.
Il petrolio è ribassato a 50 dollari, come nel 2005.
Solo un piccolo neo: l'oro non è ribassato: nel gennaio 2005 era a 425 dollari, ora è a 625.
E' salito del 20 % in un anno.
La domanda d'oro, al contrario di quella di dollari e persino del greggio, non è calata.

Maurizio Blondet




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Note
1) «Currency: dollar falls as data shows US investors buy abroad», Bloomberg, 18 gennaio 2007.




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