Leggendo un libro di Simone Weil sulla storia di Francia, ho trovato questi due passi che mi sembra presentino certe analogie col caso italico, li copio nel caso a qualcuno interessassero:

"Un'altra fonte di veleno nell'amore dei francesi per il regno di Francia ha origine dal fatto che, sempre, fra i territori sottomessi al re di Francia, ve n'erano di quelli che si sentivano terra di conquista e che come tali venivano trattati.
Per es. i territori al sud della Loira, che furono conquistati dai francesi all'inizio del Duecento. Quanto fosse forte, in quelle terre, l'odio contro il potere centrale, lo prova il fervore religioso che a Tolosa circondò il corpo del duca di Montmorency, decapitato per ribellione contro Richelieu. La medesima latente protesta li spinse a partecipare con entusiasmo alla rivoluzione francese. Più tardi diventarono radicalsocialisti, laici, anticlericali; sotto la Terza Repubblica non odiavano più il potere centrale: se ne erano largamente impadroniti e lo sfruttavano.
Si può osservare che ogni volta la loro protesta ha assunto un più evidente carattere di sradicamento e un più basso livello di spiritualità e di pensiero. Si può anche osservare che questi paesi, da quando sono stati conquistati, hanno dato un contributo piuttosto ridotto alla cultura francese, mentre prima esso era stato tanto notevole."

"Paoli, l'ultimo eroe corso, spese la sua vita per impedire al suo paese di cadere nelle mani della Francia. C'è un monumento in suo onore in una chiesa di Firenze; in Francia nessuno lo ricorda. La Corsica è un esempio di contagio implicito nello sradicamento. Dopo aver conquistato, colonizzato, corrotto e contagiato gli abitanti di quell'isola, li abbiamo subiti come questori, poliziotti, marescialli, sorveglianti e in altre funzioni del genere grazie alle quali essi trattavano a loro volta i francesi come una popolazione più o meno conquistata. Essi hanno anche contribuito a dare alla Francia, presso molti indigeni delle colonie, una reputazione di brutalità e crudeltà".