Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 22
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    12,957
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Malessere nei DS:Nicola Rossi lascia il Partito

    Ds: Rossi lascia, sale malessere

    Fassino chiede ripensamento, doppio fronte nella Quercia

    (ANSA) - ROMA, 3 GEN - La Quercia perde Nicola Rossi, il suo guru dell'economia: il professore annuncia l'addio al segretario Piero Fassino e scuote i Ds. La decisione, scrive Rossi, nasce 'da un disagio interno' per un 'rapporto improntato ad una evidente distanza', ma Fassino gli chiede di ripensarci. Le dimissioni aprono un doppio fronte: Caldarola e Salvi sparano contro il deficit di democrazia interna, mentre molti dirigenti invitano ad una riflessione sull'imminente battaglia in nome del riformismo.

    ANSA

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    12,957
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La Quercia perde i pezzi Rossi lascia e accusa: «Timidi sulle pensioni»
    di Laura Cesaretti da Il Giornale
    L’economista vicino a D’Alema attacca: «Mi sento a disagio per le posizioni dei Ds». Gelo del segretario: non capisco

    L’addio di Nicola Rossi alla Quercia è una bomba che deflagra con fragore dentro i ds, nell’Ulivo e ai piedi del governo Prodi.
    Il premier fa finta di nulla (e quando mai...), lascia - ben lieto - che la grana ricada su Fassino e D’Alema e sugli equilibri interni al loro partito. Ma la dura denuncia del professor Rossi, economista di fama laureato alla London School of economics e riformista doc, sul fallimento della spinta alle riforme promesse dal centrosinistra non può non essere andata a segno. E che bruci anche a Prodi lo si intuisce dalla reazione stizzita di uno dei suoi «ventriloqui», il dl Franco Monaco: «Giudizi ingenerosi, il governo è riformatore e fa sintesi tra innovazione e solidarietà». Poi l’anatema: su Rossi «fa breccia il mito e il dogma del liberismo», altro che riformismo.
    La lettera con cui il parlamentare annuncia a Fassino che non rinnoverà l’iscrizione ai ds, con i quali ormai c’è «un’evidente distanza» perché spesso «le mie opinioni sono fonte di visibile imbarazzo per la Quercia» e «in non poche situazioni sono io a sentirmi a disagio per le posizioni dei ds», è stata anticipata ieri dal Corriere della Sera: «Sul terreno riformista la sinistra ha esaurito tutte le energie», è l’amara constatazione del professore. Il cui nome, quando era consigliere economico di D’Alema a Palazzo Chigi, fu in ballottaggio fino all’ultimo con quello di Massimo D’Antona come obiettivo delle Brigate Rosse. Da mesi, Rossi non nascondeva le sue critiche alla politica economica del governo, alla finanziaria di Padoa-Schioppa, al rapido impantanarsi dell’annunciata «fase due», alla crescente timidezza su una riforma indispensabile come quella delle pensioni. E proprio ieri, sulla Stampa, lo aveva ribadito con nettezza: «Serve una riforma vera, che guardi lontano, gli aggiustamenti non bastano. Se il governo non è in condizioni di fare un intervento degno di questo nome è meglio che lasci perdere. E alla luce delle ultime dichiarazioni di Prodi mi pare proprio che le condizioni non ci siano».
    La replica di Piero Fassino ha un sapore tutto difensivo: «I ds non hanno mai abbandonato il loro profilo riformista», «non vedo davvero ragioni per cui Rossi debba lasciare il nostro partito». Certo «la politica delle riforme deve fare i conti con ostacoli e resistenze», che però non sono certo «addebitabili ai ds». Nella Quercia, già scossa dalla battaglia congressuale e dalle divisioni sul futuro Partito democratico, si scatena però un terremoto. Intervengono tutti, da un capo all’altro del partito, per commentare quell’addio, dalla minoranza per sottolinearne la portata dirompente e dalla maggioranza per cercare di arginarne i danni. Parlano soprattutto molti «dalemiani», nelle cui file, per il rapporto di amicizia che ha legato il professore all’ex premier, Rossi è stato spesso annoverato. E il malessere dei «riformisti» sconfitti trapela da molte voci. La capogruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro ammette: «È necessario che ci interroghiamo sul fatto che una delle persone più acute del nostro riformismo abbia preso una decisione così radicale: Rossi pone un problema che riguarda tutto il centrosinistra, e soprattutto l’Ulivo». Nicola Latorre si difende: «I ds non hanno mai rinunciato al profilo riformista», giura. «Veniamo da mesi complessi - sospira il relatore della finanziaria Michele Ventura - e posso capire che Nicola abbia potuto pensare che siano prevalse altre posizioni. Ma le sue sono uno stimolo necessario, vorrei invitarlo ad aspettare un tempo medio per vedere il cammino delle riforme». Duro il presidente della commissione Esteri Umberto Ranieri: «Comprendo le sue ragioni, i ds sappiano riflettere sui problemi politici e di funzionamento del partito che hanno condotto Nicola Rossi a questa decisione».

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    12,957
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    «È un addio che indebolisce il premier, Fassino e D’Alema»

    da Il Giornale

    Fu Peppino Caldarola, da direttore dell’Unità, a far debuttare Nicola Rossi come editorialista sul giornale dell’allora Pds. Entrambi riformisti della prima ora, entrambi amici di Massimo D’Alema (che è «cosa diversa dall’appartenere alla filiera dalemiana»), insieme sono stati eletti nel 2001 in Parlamento, e insieme hanno combattuto anche l’ultima campagna elettorale. Combattuto in casa, ancora prima che fuori: fino all’ultimo, la loro candidatura nelle liste dell’Ulivo in Puglia, in quota ds, è stata in forse: troppo autonomi, «cavalli senzi fantino dentro quel network di partiti personali che sono ormai la Quercia e l’Ulivo», dice Caldarola. Alla fine sono stati piazzati negli ultimi due posti in lista, ed eletti per un soffio. E proprio Caldarola, oggi animatore della «terza mozione» anti-Partito democratico dei Ds, è stato uno dei primi a raccogliere le confidenze sul crescente disagio di Nicola Rossi verso il suo partito e il governo Prodi.
    Onorevole Caldarola, la diagnosi di Rossi sull’esaurimento della spinta riformista nei Ds è spietata, la condivide?
    «La rinuncia di Nicola è una perdita clamorosa e senza precedenti per la Quercia: indebolisce Fassino e D’Alema, denuncia in sostanza l’impraticabilità del campo per chi guarda a un centrosinistra capace di innovare. Tanto più grave perchè non è lui ad aver bisogno della politica, è la politica che avrebbe bisogno di lui. Le sue critiche sono tutte condivisibili, anche per chi come me non ritiene ancora definitivamente impraticabile il campo, e spera che il prossimo congresso riesca a rianimare questo partito. Ma non escludo del tutto di arrivare al suo stesso approdo, se questo fallisse».
    Come giudica la replica difensiva di Piero Fassino?
    «È una difesa di ruolo. D’altronde sul segretario si è scatenata una bufera: Rossi è una persona sola ma una persona “pesante”, e la sua defezione è grave. Fassino reagisce chiedendo un nuovo mandato fiduciario, gli dice “resta e vedrai che faremo grandi battaglie”, ma quelle battaglie Rossi le chiede da mesi senza alcuna risposta».
    Che ripercussioni può avere l’addio di Rossi sui Ds e sul governo?
    «È un affluente di quel fiume carsico di malessere profondo che attraversa il partito. Se non si darà una raddrizzata riformista a questo governo e se i ds non decideranno finalmente che cosa sono c’è il rischio che il malessere esploda. Ed è una sconfessione pesante anche per Prodi, una defaillance che non arriva dalla sinistra radicale ma dal cuore del riformismo».
    L’impressione è che la Quercia, che pure è il principale partito di maggioranza e ha ben nove ministri, non riesca affatto a incidere sulla rotta di Prodi e del suo governo, nemmeno quando prova ad alzare la voce.
    «Siamo usciti da un Consiglio nazionale nel quale Piero Fassino ha chiesto con grande solennità una “fase due”, usando espressioni assai incisive su quello che dovrebbe fare il governo. Ma il premier ha smontato, sminuito, ignorato. È andato avanti come se nulla fosse. Ora i Ds sono davanti ad un bivio: o nasce una grande forza del socialismo riformista, capace di incidere sulla politica di governo, oppure continueranno a essere sballottati tra il protagonismo della Margherita e quello del presidente del Consiglio. Che si è garantito per ora l’asse con la sinistra radicale e a Fassino replica “il riformismo c’est moi, voi seguitemi e tacete”, come fosse già il capo-partito. Anche nostro».
    La defezione di Rossi rappresenta una ferita anche per il futuro Partito democratico.
    «Per il partito democratico la sconfitta è perfino più grave che per i Ds. Nicola Rossi non è uno che come me ha nel suo orizzonte la creazione di un partito del socialismo democratico europeo, è un intellettuale della sinistra liberale. Se il progetto del Pd non riesce a trattenere uno come lui, che pure ci ha creduto, e che a pochi metri da traguardo denuncia che la spinta riformista è esaurita, vuol dire che la delusione è molto più vasta e profonda».

  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    12,957
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il FATTO che TPS ieri a denti stretti ha dovuto ammettere che il merito per una situazione migliore del previsto sia anche di Tremonti e di Berlusconi insieme all'abbandono polemico e deluso di Nicola Rossi sono due prove abbastanza evidenti che il cosiddetto Riformismo specie in campo economico non appartiene affatto a questa sgangherata Unione finchè il Sig.Prodi continuerà a credersi il Wiston Churchill dell'Estrema Sinistra ...speriamo che i DS ne prendano coscienza prima possibile...

  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    12,957
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Defezione Rossi. L'economista di orientamento liberal Nicola Rossi ha lasciato i Ds. Lo ha rivelato ieri il Corriere della Sera, riferendo di una lettera inviata da Rossi al segretario del partito Piero Fassino. Rossi avrebbe maturato la decisione già in estate perchè “la sinistra sul terreno riformista ha esaurito tutte le energie”. Ieri, in un’intervista a La Stampa, l’economista ha polemizzato con Prodi e con il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sul tema delle pensioni: “Non serve la manutenzione (espressione usata nei giorni scorsi dal ministro Damiano, ndr); è urgente cambiare, ma il governo non è in grado di fare nulla. E allora è meglio non fare niente piuttosto che una trattativa che dura tre mesi e che alla fine produce il classico topolino. La (riforma, ndr) Dini è insostenibile; bisogna intervenire con l'obbiettivo di alzare l'età pensionabile anche oltre i 60 anni".
    La Margherita ha approfittato subito per dimostrare che nei Ds non c’è molto spazio per i riformisti. Renzo Lusetti ha commentato: “Stimo moltissimo Nicola Rossi: è una persona di grande intelligenza, di grande capacità. Ha dimostrato anche durante la discussione della Finanziaria di avere idee anche molto buone. Io rispetto il suo travaglio interiore, la sua sofferenza, come rispetto anche il suo ex partito, i Ds. Io mi auguro che lui possa venire nel futuro partito, cioè il Partito Democratico perchè c’è bisogno di gente come lui”.
    Evidente il disagio all’interno dei Ds, ma anche l’occasione di una frecciata alla gestione Fassino, come dimostrano le parole di Claudio Velardi, ex consigliere di Massimo D'Alema: “Se Nicola Rossi prende una decisione, immagino per lui, piuttosto dolorosa, sicuramente sofferta, è perchè la politica continua a parlare a se stessa e non indica invece delle soluzioni per l'avvenire del paese. Sono anni e anni che Rossi cerca di portare dentro la politica italiana temi concreti, proposte di soluzione di problemi. A dieci anni dalla prima vittoria del centrosinistra, l'attuale centrosinistra l'unica cosa che è in grado di fare è rimettere al governo le stesse persone che ci stavano dieci anni fa. E' evidente poi che una persona capace e intelligente e competente come Nicola Rossi si senta anche un po' schiacciato, deluso, anche da una classe dirigente che mostra sempre di essere identica a se stessa”.
    Colpito nella sua immagine di Segretario riformista, Piero Fassino ha reagito: “Non vedo davvero ragioni per cui Rossi debba lasciare il nostro partito, non solo perché in nessun momento le posizioni di Nicola Rossi ci hanno creato imbarazzo, ma soprattutto perché i Ds sono impegnati ogni giorno ad affermare nell'azione di governo un chiaro profilo riformista con proposte e idee a cui anche Nicola Rossi ha concorso con la sua passione e competenza”.

    La strada si fa in salita per Fassino. Ha già perso il Correntone di Fabio Mussi e rischia di essere abbandonato anche dagli esponenti che si riconoscono nella terza mozione congressuale di Angius e Caldarola.
    Proprio quest’ultimo ha detto di condividere il giudizio di Rossi ma, per ora, non la scelta di lasciare il partito. Poi aggiunge che, politicamente, “è un fatto che non si può ignorare. Chiaramente indebolisce Fassino, ma anche D'Alema che è presidente del partito e vice-premier. Se poi tra sei mesi (dopo il congresso, ndr.) si consuma anche la separazione dalla sinistra del partito e nell'ala riformista della Quercia molti restano indifferenti o altri se ne vanno, l'operazione del Partito democratico diventa a somma zero”.
    Caldarola sottolinea poi che per la prima volta la fuoriuscita non avviene da sinistra, ma ha per protagonista un tranquillo moderato, un riformista doc, che critica il Governo per la scarsa capacità di fare un politica riformista e non si fa illusioni sul fatto che il solo Partito democratico basti a correggere la rotta. Si apre un fronte che Fassino e D'Alema non ritenevano possibile che si aprisse”.
    E fornisce un suggerimento: “Fassino e D'Alema hanno una sola carta: non accettare i tempi che detta Prodi. Dovrebbero dire: abbiamo bisogno di tempi diversi, così distruggiamo il nostro partito”.

    da Il Legno Storto

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Rossi dentro e Rossi fuori

    Nicola Rossi ha deciso di non rinnovare la tessera dei ds, che prese dieci anni fa. La cosa non riguarda solo lui, i ds e la sinistra, è una questione di rilevanza generale. Iniziando la collaborazione con Libero dichiarai subito che ritenevo la nascita di una sinistra di governo la questione fondamentale, e non nuova, della democrazia italiana. Sinistra di governo significa sinistra anticomunista, riformista, occidentale, pragmatica. Di quella sinistra sono esistiti testimoni ed interpreti, come Ugo La Malfa, Giuseppe Saragat e Bettino Craxi, diversi fra di loro, ma prima di tutto diversi dalla maggioritaria (nella sinistra) forza dei comunisti.



    Naturalmente un Paese democratico ha bisogno di una sinistra di governo e di un’analoga qualità anche nello schieramento conservatore, parlamentarmente identificato come destra. Ma in Italia il ritardo drammatico è quello della sinistra, mentre la destra, di cui non ci stancheremo di sottolineare debolezze e disomogeneità, è più moderna.
    Nicola Rossi è un economista riformista, serio, di cui si possono condividere o meno le idee, comunque fondate su dati di fatto e non su pregiudizi ideologici. Egli crede, come anche noi crediamo, che sia giusto ridistribuire le opportunità, non le risorse, mettere ciascuno nella possibilità di essere il primo, non costringere tutti ad arrivare ultimi. Ha militato nei ds ma oggi non ritiene sia utile continuare, perché dice: “la sinistra non ha più energie riformiste”. Una diagnosi drammatica, che purtroppo condivido. Basti guardare al tema delle pensioni, come anche all’intera struttura della finanziaria approvata a fine anno, per rendersi conto che il governo è in mano alla sinistra massimalista ed al parrocchialismo assistenziale, ovvero ai figli del pregiudizio ideologico contro il mercato, contro il merito e contro la ricchezza. In mano ad una sinistra conservatrice, che punta ai voti dei pensionandi rifiutandosi di tutelare gli interessi dei giovani lavoratori, che protegge i protetti e lascia gli esclusi al sussidio dell’elemosina statale.
    Molti sembrano credere che esista un’alternativa politica chiamata “centrismo”. Falso, la speranza d’Italia passa per un riformismo che dovrebbe essere forte e dominante da una parte e dall’altra e che invece, oggi, è ancora più debole.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3224

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da calvin Visualizza Messaggio
    Tratto dalla Voce Repubblicana di domani

    E’ per lo meno curiosa la reazione del segretario dei ds Fassino alla decisione dell’onorevole Nicola Rossi di lasciare il partito. Fassino ha infatti detto che i ds non hanno mai abbandonato il profilo riformista e che Rossi lascia il partito proprio ora che si pone il problema della fase due del governo, della svolta. Per cui Rossi avrebbe per lo meno commesso un errore, visto che escludiamo che Fassino voglia accusarlo di tradimento. A leggere tale replica di Fassino viene da pensare non che Rossi abbia fatto bene a lasciare i ds, ma benissimo. Perché come si fa a non accorgersi che proprio la fase due voluta dal segretario dei ds è stata bocciata e sconfessata dallo stesso presidente del Consiglio? E ancora come si può accettare pacificamente l’atteggiamento rinunciatario dello stesso segretario del partito? E’ questo il caso Rossi, ben oltre la singola questione di un deputato che lascia il partito: perché si tratta del riformismo dei ds e della loro stessa prospettiva politica. In base all’azione del governo compiuta finora, Rossi traccia un amaro bilancio. Noi lo conosciamo da tempo, per lo meno da quando in un dibattito con La Malfa sulla Finanziaria disse di volere regalare un manuale di economia ai suoi colleghi di governo. Che non si trattasse di un giudizio umorale lo si è capito ulteriormente nel saggio elaborato per il Mulino intitolato eloquentemente: “l’inverno del nostro scontento”. Rossi d’altra parte era un’anima importante del "tavolo dei volenterosi", costretto dal presidente del Consiglio a tornare nei ranghi e senza che il suo partito spendesse una parola A suo sostegno. Per cui la domanda da fare a Fassino è semmai come egli crede di dimostrare il proprio profilo riformista? Prostrandosi ad ogni diktat dei massimalisti? "Non dialogate con l’opposizione sulle riforme" - strillano quelli e subito per i ds non si può dialogare. "Non mi scocciate con la fase 2" - bisbiglia il presidente del Consiglio, ed ecco, che della fase 2 i ds non parlano più. Ci volevano le dimissioni di Rossi per ricordargliela. Quello che poteva fare Fassino era dire che Rossi non faceva uno sbaglio e cogliere nuovamente l'occasione per alzare la bandiera delle riforme, che il governo tiene sotto traccia. Il governo alza quella delle tasse e della lotta all’evasione fiscale. Che c’entra il riformismo? Il dibattito sulla previdenza da il segno, e infatti Rossi ha mollato con un ultima critica al ministro Damiano, che è ds e fassiniano: “sottavoluta la questione della previdenza”. E’ vero che Michele Salvati sul Coirriere della Sera ricorda subitamente che “dati i vincoli in cui si trovava a operare”, Fassino certo non poteva “fare molto di più di quanto ha fatto per spostare in direzione di sinistra liberale l’asse delle politiche governative”. Ma chi glieli ha imposti tali vincoli a Fassino, e visto il poco, per non dire nulla fatto, forse occorreva per lo meno porsi il problema di far saltare tali vincoli. E il bipolarismo? Non viene così a cadere il bipolarismo? Scusate il problema di un sincero riformatore, non è il bipolarismo, sono le riforme. Sono queste che modellano il sistema bipolare. Se lo scontro bipolare impedisce le riforme, questo scontro va interrotto ed i poli semmai si dovranno ridisegnare. Ecco quello che chiede Rossi e se davvero nei ds ci fosse tale decantato profilo riformista, si sarebbero mossi su questa strada da tempo, dal ’99 almeno, visto che ne avevano l’opportunità, essendosi affrancati da rifondazione comunista nel sostegno al governo. Invece la lezione che ne hanno tratto è stata quella di ricostruire il rapporto con Rifondazione e la sinistra radicale, fino a cedergli tutto quello che era possibile: la linea della politica economica, quella estera, financo la presidenza della Camera. E vedrete che non basta ancora. Per cui la vera domanda non è se Rossi ha sbagliato a lasciare i ds nel 2007, ma come ha fatto a dargli ancora credito nel 2001.
    ...

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    12,957
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L’addio di Nicola Rossi
    E i Ds perdono l’economista
    «MI rammarico della scelta annunciata da Nicola Rossi e spero che un ripensamento gli consenta di continuare a essere un dirigente stimato e autorevole dei Ds». Un imbarazzo Piero Fassino è costretto ad arrampicarsi sugli specchi. Non c’è dubbio che la decisione di Nicola Rossi, l’economista di punta dei Ds, di abbandonare il partito ha davvero squassato il Botteghino. L’ex consigliere economico di D’Alema quando questi era a Palazzo Chigi ha scelto di non non rinnovare più la tessera del partito dei Ds. E lo ha annunciato in una lettera indirizzata proprio al segretario della Quercia, perché «sul terreno riformista la sinistra ha esaurito tutte le energie». Sono parole pesanti quelle dell’economista liberal: «Nulla di traumatico - spiega Rossi nella lettera - ma semplicemente la constatazione che il rapporto fra me e i Democratici di sinistra è oggi, più che altro, improntato se non ad una sostanziale estraneità quantomeno ad una evidente distanza. Distanza di cui è forse arrivato il momento di prendere anche formalmente atto». «Non sono poche le occasioni - prosegue il deputato - in cui le mie opinioni sono fonte di visibile imbarazzo per i Democratici di Sinistra e, sia detto con altrettanta franchezza, non sono poche le situazioni in cui sono io a sentirmi a disagio per le posizioni assunte dai Democratici di Sinistra». Rossi ha detto che resterà comunque nel gruppo dell’Ulivo della Camera. Immediata la reazione di Fassino: «Non vedo davvero ragioni- afferma il segretario della Quercia - per cui Rossi debba lasciare il nostro partito, non solo perché in nessun momento le posizioni di Nicola Rossi ci hanno creato imbarazzo, ma soprattutto perché i Ds sono impegnati ogni giorno ad affermare nell’azione di governo un chiaro profilo riformista con proposte e idee a cui anche Nicola Rossi ha concorso con la sua passione e competenza». «C’è una ragione in più del mio rammarico: Nicola Rossi - conclude Fassino - sa quanto me che una politica di riforme deve fare i conti con ostacoli e resistenze, certamente non addebitabili ai Ds, e che possono essere superate solo se coloro i quali credono nel riformismo, anzichè separarsi, rafforzano ancora di più la loro unità e la propria determinazione». Molto amareggiato anche Giuseppe Caldarola. Il deputato Ds dice: «Sono un amico personale di Nicola Rossi, non sono sorpreso della sua decisione. Non condivido, per ora, la sua scelta, ma condivido le sue ragioni». «Sono molto rammaricato - aggiunge - Rossi pone problemi che sono veri sulla fisionomia riformista della sinistra». E Nicola Latorre insiste: «Al profilo riformista i Ds non hanno mai rinunciato e anzi ne hanno rilanciato le ragioni, sia durante la discussione della Finanziaria, sia dopo la sua approvazione. Naturalmente, facciamo parte di un governo di coalizione e su ogni questione occorre cercare le necessarie convergenze avendo come riferimento il programma di governo che abbiamo condiviso tutti insieme».

    da Il Tempo

  9. #9
    Quo usque tandem???
    Data Registrazione
    01 Jun 2009
    Messaggi
    804
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Conferma del fatto che governa Rifondazione...

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Ciociaria Felix Chiamami al 348-3406101
    Messaggi
    29,651
     Likes dati
    1
     Like avuti
    24
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ds: Rossi conferma, lascio partito

    Previsto incontro con Fassino nella prossima settimana

    (ANSA) - ROMA, 4 GEN - Nicola Rossi non ci ripensa e conferma la sua intenzione di lasciare la Quercia, nonostante l'appello di Fassino a restare. Dopo la lettera aperta nella quale l'economista liberal accusava il partito di un deficit di riformismo, Rossi ha acconsentito ad un incontro con Fassino, che dovrebbe svolgersi la prossima settimana, in attesa del rientro dal Sudamerica del presidente D'Alema, che nel '98 lo volle con lui a Palazzo Chigi come consigliere economico.

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Nicola Rossi attacca l'Unione
    Di Mantide nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 17-01-07, 23:40
  2. Nicola Rossi lascia i DS
    Di Wiseman nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 64
    Ultimo Messaggio: 05-01-07, 14:35
  3. Ottima notizia: Nicola Rossi lascia i DS
    Di Zefram_Cochrane nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 04-01-07, 22:03
  4. lettera a Nicola Rossi
    Di pietroancona nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 04-01-07, 14:56
  5. Nicola Rossi e quelli che ci faranno perdere
    Di Barbera nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 04-08-04, 14:52

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito