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rafrad6164
Il bello e' che comincia ad averla, anche se siamo solo ai primi passi.
Vedi che alla fin fine si torna sempre li?
Il vero nemico(non dell'occidente, che è un espressione geografica con minor senso e peso di quella espressa dall'Italia Metternichiana) Rimane la Russia, è il destino della Russia cercare di espandersi ad ovest anche se cosi facendo entrerà sempre in conflitto con le altre nazioni d'Europa.
Cosi come è destino della Germania cercare lo spazio ad est venendo a contatto con la Russia e dando fuoco alle polveri.
A tal guisa la storia de 1700 non è poi cosi diversa da quella del 1900
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Originariamente Scritto da
Zapatista
Vedi che alla fin fine si torna sempre li?
Il vero nemico(non dell'occidente, che è un espressione geografica con minor senso e peso di quella espressa dall'Italia Metternichiana) Rimane la Russia, è il destino della Russia cercare di espandersi ad ovest anche se cosi facendo entrerà sempre in conflitto con le altre nazioni d'Europa.
Cosi come è destino della Germania cercare lo spazio ad est venendo a contatto con la Russia e dando fuoco alle polveri.
A tal guisa la storia de 1700 non è poi cosi diversa da quella del 1900
Si dal caso che ci sono anche gli States, che sono + espansionisti di entrambi messi assieme.
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rafrad6164
Si dal caso che ci sono anche gli States, che sono + espansionisti di entrambi messi assieme.
Ma mentre sarà difficile che Washington attacchi Varsavia non so che cosa pensa Putin a Mosca...
e pèoi gli Usa tra circa vent'anni cesseranno di essere una super potenza.
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Zapatista
Ma mentre sarà difficile che Washington attacchi Varsavia non so che cosa pensa Putin a Mosca...
e pèoi gli Usa tra circa vent'anni cesseranno di essere una super potenza.
Per quanto riguarda il primo quesito, gli States non hanno alcun bisogno di attaccare la Polonia, in quanto essa fa parte della Nato ed e' anche un paese molto servile. Che gli States cessino di esser una superpotenza e' un fatto fisiologico, spero comunque prima di vent'anni.
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LE BASI DELL’ARROGANZA AMERICANA IN EUROPA
Domenica, 04 Febbraio 2007 - 13:30 -
di Carlo Benedetti
Per l’Europa è braccio di ferro tra gli Usa e la Russia. E il tavolo che deve reggere questo confronto militarpolitico è quello che si riferisce al nostro scacchiere continentale. E’ qui, infatti, che l’America dell’arroganza punta sempre più a sistemare le sue basi e i suoi missili. Mosca non ci sta. Ha sciolto a suo tempo il “Patto di Varsavia” che era il braccio armato del Cremlino ed ora non accetta che nel cuore dell’Europa, ai confini della Russia, il Pentagono (forte di alcuni governi Quisling) si accinga a costruire e a rafforzare le sue postazioni. La prima “critica” del Cremlino tocca all’Italia. I russi non entrano nel merito delle discussioni che sconvolgono il nostro parlamento e la stessa maggioranza di governo. Puntano alla sostanza guardando alla geopolitica globale e traggono alcune conclusioni di ordine strategico.
Ricordano così la questione dell’allargamento della base di Sigonella dove – su una superficie di 76 ettari -dovrebbero essere costruiti 1300 edifici per accogliere 6800 militari americani. Un progetto che, venuto alla luce nel 2003, entrò subito nel programma di investimenti della Marina militare americana. E a questo si aggiunge ora l’intera questione della base di Vicenza. Un nuovo schiaffo alla sovranità italiana. E Mosca – che guarda con attenzione e rispetto l’attuale governo italiano – non manca di ricordare che a suo tempo fu Berlusconi a mettere il silenziatore sugli impegni presi con gli americani.
Comunque sia l’attacco critico non manca. Dalle onde della radio di Mosca un fine commentatore come Valerij Prostakov (è il “numero uno” degli esperti della cucina politica italiana) ha più volte ricordato la pericolosità delle vicende legate a Sigonella, Vicenza ed Aviano. “Non ci interessa parlare di come le autorità italiane e la popolazione guardino a questa espansione militare americana. In fin dei conti – ha detto Prostakov interpretando le sottigliezze della diplomazia del Cremlino - si tratta di un affare interno. E’ però difficile pensare che tutto questo sia una coincidenza. Perchè nel momento in cui sono potenziate le basi in Italia il Pentagono punta ad analoghi piani nell’Europa orientale”. Il cerchio dell’attacco, per Mosca, si chiude e gli sbocchi di queste accuse sono impensabili.
Si sa, infatti, che in Polonia si pensa di dislocare una base missilistica con una decina di missili da intercettazione su rampe fisse. E che nella Repubblica Ceca si pensa di costruire una potente stazione radar. Tutto questo – dicono gli americani – dovrà servire a “proteggere” gli Stati Uniti da “certi paesi irresponsabili”.
E così Mosca, alzando il tiro, chiede: “Bisogna fare i nomi. Ma è chiaro che il riferimento del Pentagono è a paesi come l’Iran e la Corea” pur se queste nazioni “non hanno missili balistici - e nemmeno di media gittata - capaci di minacciare l’Europa e tantomeno gli Stati Uniti”. Sempre in questo contesto le fonti del Cremlino gettano sul tavolo delle accuse alcune informazioni raccolte dall’intelligence a proposto di militari americani che - di stanza nelle basi in Italia - sarebbero addestrati per possibili prossime missioni in paesi africani, dove si potrebbero “giocare” partite decisive in tema di petrolio e risorse energetiche.
Intanto i commenti giornalistici di Mosca, relativi alle presenze americane nel continente, sono sostenuti al più alto livello della diplomazia. Mikhail Kamynin, portavoce del ministro degli Esteri russo, Ivanov, annuncia che “la decisione degli Usa di posizionare sistemi di difesa antimissile in Polonia e nella Repubblica Ceca va considerata come un passo sbagliato con conseguenze negative per la sicurezza internazionale".
Nonostante gli Stati Uniti continuino ad assicurare che la mossa non è diretta contro Mosca, ma solo contro le minacce missilistiche dell'Asia, la Russia - precisa Kamynin, “non può non vedere la creazione pianificata di una componente strategica delle forze americane nella regione. La presenza di basi vicino alle nostre frontiere è un fattore che dovremo tenere presente nell'elaborare i nostri passi nella sfera militare e politica". Altra pesante denuncia viene da Vladimir Popovkin, comandante delle forze spaziali russe: “L'installazione di una base anti-missilistica impiantata dagli Stati Uniti nell'Europa dell'Est sarà una minaccia alla Russia”.
Intanto gli americani cercano di rispondere all’ondata di proteste che sale a Praga e che si delinea sempre più anche negli ambienti democratici della Polonia. E così Daniel Fried, uno degli assistenti della Segreteria di Stato dell'Amministrazione Bush, scende in campo con un articolo che fa pubblicare nel quotidiano polacco Rzeczpospolita. S’insiste nel sostenere che gli Stati Uniti tendono solo a “difendere l'Europa dal pericolo di un attacco”, riferendosi ovviamente a quei paesi che gli Usa considerano come “stati canaglia”: Iran e Corea del Nord.
Altre critiche al progetto americano arrivano poi dal ministero della Difesa della Bielorussia, che in una nota diplomatica sostiene che “l'installazione di una base antimissilistica americana vicino al confine bielorusso influirà negativamente sulla sicurezza europea”.
Tornando alla posizione di Mosca si può comunque affermare che il Cremlino vuole evitare di prendere decisioni sull’onda dell’impulso. Pur se i militari - forti di una loro rete di intelligence – sostengono che il Pentagono vuole operare per tenere sotto controllo le installazioni missilistiche della Russia centrale e della Flotta settentrionale, anche con l’uso un servizio spionistico satellitare. E così – questa la tesi dei vertici dell’Armata russa – gli americani si apprestano a controllare le mosse interne di Mosca oltre che dalle basi che hanno in alcune repubbliche ex sovietiche anche dallo spazio. Considerano, infatti, l’Europa come la loro filiale all’estero.
Ed ecco che nell’arena politica del rapporto Est-Ovest dopo tanti compromessi raggiunti faticosamente, tornano vecchi rancori e diffidenze. A vincere, intanto, sembra essere proprio l’arroganza americana.
Fonte: www.altrenotizie.org
Come si vede un uomo energico ed intraprendente come Putin riesce rispetto al suo predecessore, a contenere maggiormente l'espansionismo del "grande Satana".
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LIMES Quaderno Speciale 3 - 2006
KOSOVO, LO STATO DELLE MAFIE
PARTE I MORIRE PER PRISTINA?
Paolo QUERCIA - Il Kosovo in bilico
Fabio MINI - Buco nero, Stato mafia e/o Stato canaglia
Manfredo FANTI - Cinque scenari di crisi o di guerra
Franz GUSTINCICH - Tornano le milizie albanesi
Alfonso DESIDERIO - L’arma segreta del Kosovo
Rosario AITALA - Pristina capitale delle mafie
Gian Pietro CALIARI - Re Onu è nudo
Emanuela C. DEL RE - Quanto costa lo status
PARTE II SERBI versus ALBANESI
Milivoje MIHAJLOVIC´ - Che cosa vogliono i serbi
padre LAZAR - Geostrategia dei monasteri
Albin KURTI - Né Serbia né Unmik (in appendice una scheda di Paolo QUERCIA - Quale bandiera per il Kosovo?)
Hashim THACI - Belgrado vuole un Bantustan per gli albanesi
Agim CEKU - Manifesto del Kosovo indipendente
Eno TRIMCEV - Dalla kulla al parlamento
PARTE III ALTRI BALCANI
Miodrag LEKIC´ - Dove va il Montenegro (in appendice una scheda: Italiani e montenegrini, vicini e lontani)
Dario D’URSO - L’insostenibile leggerezza della Bosnia-Erzegovina
Christian SCHWARZ-SCHILLING - ‘Per il Kosovo si poteva aspettare’
Irene ZISSIMOS - Il caso Tracia
Victor RONCEA - Mosca infiltra il buco nero chiamato Romania
Federico EICHBERG - Il mosaico dei Balcani: grandi utopie e piccoli Stati
liMes IN PIÙ
Antonio PENNACCHI - Le iene del Circeo
(nota: nei quaderni speciali non viene pubblicato l'editoriale)
copertina grande formato
Limes n.6 2006 "La Russia in casa" è stato presentato il 18/12 su Repubblica Tv. Per vedere la trasmissione clicca qui.
LIMES n.6/2006
LA RUSSIA IN CASA
Editoriale - Eurussia?
PARTE I LA RICONQUISTA
Vitalij TRET’JAKOV - Manifesto della Grande Russia
Andrej BUNICˇ - Dal furto al balzo strategico
Piero SINATTI - Il ballo della debuttante. Così Mosca si affaccia sui mercati globali
Viktor MJASNIKOV - Dall’Armata rossa all’Armata russa:
le cifre del declino
Paolo SARTORI - La Transnistria chiave del Caucaso?
Viatcheslav AVIOUTSKII - I padroni di Kiev
Anatolij OREL - L’Ucraina torna a casa
Mauro DE BONIS - Bush non sfonda in Georgia
(in appendice un’intervista a Salome ZURABISHVILI:
In Georgia le rose stanno appassendo)
Piero SINATTI - Il Caucaso russo tra Mosca e Grozny
Cecilia TOSI - Azeri sull’orlo di una crisi di nervi
Igor JELEN - Il Kazakistan, fragile colosso
PARTE II EURUSSIA versus EURAMERICA
Massimo NICOLAZZI - Cucinare con Gazprom
Gianni DE MICHELIS - Dalla Russia la sfida che può rilanciare l’Europa
Giovanni DEL RE - Non solo saune. Mosca e Berlino sono partner veri
Fausta SPERANZA - Vodka, caviale e affari all’ombra del Big Ben
Emanuela C. DEL RE - L’impero del patriarca
Mikhail MARGELOV - Washington ci capisce
Vasilij MIKHEEV - Putin teme la coppia Pechino-Washington
Ezio FERRANTE - La spartizione dell’Artico
Roberto NOCELLA - Da Castro a Chávez: la riscoperta russa dell’America Latina
Anna MASLOVA - Ritorno in Africa
Gabriele CIAMPI - Noi, la Russia
PARTE III NEL VENTRE DEL GIGANTE
Giulietto CHIESA - La democrazia dello zar
Angelantonio ROSATO - E dopo Putin?
Dmitrij SABOV - Nazionalismo proletario
Aleksandr MALISˇEV - Di chi è la Siberia
Margherita BELGIOJOSO - Dal’nij Vostok, il ‘pericolo giallo’ tra mito e realtà
liMes IN PIÙ
Gastone BRECCIA - Adieu, Herr von Clausewitz
Davide URSO - Il futuro della Cina si gioca nelle campagne
Pietro MESSINA - Cosa Nostra guarda a oriente
Daria BONFIETTI - Ustica, il passato che non passa
editoriale Limes n.5 2006,
(prima pagina)
EURUSSIA?
PUTIN VUOL PASSARE ALLA STORIA COME IL DECOLONIZZATORE DELLA RUSSIA. Il leader provvidenziale che ha ereditato le rovine dell’impero sovietico e ha posto le basi per un nuovo impero russo. Il quinto, dopo quelli di Kiev (circa 850-1240), di Mosca (circa 1400-1605), dei Romanov (1613-1917) e dei bolscevichi (1918-1991), se accettiamo la classificazione dello storico britannico Philip Longworth.
Quando l’ex agente del Kgb salì al potere, il 7 maggio 2000, la Federazione Russa poteva apparire «un Alto Volta con missili nucleari, grandi atleti e silenziosi funzionari» o uno sceiccato fuori area. Un immenso buco nero assoggettato all’egemonia americana, divorato dagli oligarchi e dalla «famiglia» El’cin.
Pochi avrebbero scommesso allora sulla rinascita della potenza russa.
Ossia della Russia tout court. Giacché uno sguardo alla carta geografica
consente di stabilire che la Russia è potente o non è. Il suo spazio confina
infatti con tutti i protagonisti della geopolitica mondiale, effettivi o aspiranti: i primi a est (Stati Uniti, Cina e Giappone), i secondi a ovest (Unione Europea).
A sud Mosca affronta lungo le pendici del Caucaso la pressione islamista, mentre nelle steppe centrasiatiche gioca la partita per il controllo e lo smistamento delle risorse energetiche. Soprattutto, a ridosso delle sue frontiere, all’Oceano Artico al Baltico, dai Balcani al Mar Nero e all’Afghanistan, campeggia la Nato – l’America vestita da Occidente – la cui proiezione ormai illimitata eccita le fobie del Cremlino e ne rinnova la sindrome da accerchiamento. Conclusione: se il potere sullo spazio russo fosse troppo flebile o conteso fra potentati locali, interessati a spartirne le spoglie con i rispettivi protettori esterni, l’impero di Mosca scadrebbe a colonia. Esattamente il panorama offerto dalla Federazione Russa al crepuscolo
del secolo scorso
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UE-Russia Europei e russi divisi sullo status del Kosovo
Primo meeting dell'anno a Mosca tra le autorità russe e la troika europea. Molte le dichiarazioni di buona volontà ma restano le profonde divergenze. A dividere è soprattuto la questione del Kosovo. L'inviato speciale delle Nazioni Unite ha proposto un'ampia autonomia, che a lungo termine potrebbe portare all'indipendenza.
Una prospettiva che non piace alla Russia, storica alleata della Serbia. Il ministro degli esteri russo Lavrov si è limitato a dire diplomaticamente che spetterà ad albanesi e serbi decidere.
Anche il ministro degli esteri tedesco, Frank- Walter Steinmeir, presidente di turno dell'Unione, non ha voluto sbilanciarsi.
"Entrambe le parti che hanno responsabilità sul Kosovo e sulla Serbia- ha detto-devono avviare le necessarie consultazioni sul piano dell'Onu"
Al di là del Kosovo, le trattative tra europei e russi sono arenate a causa dell'embargo di Mosca sulle importazioni di carne polacca.
Gli ispettori russi andranno in Polonia questa settima per verificare le norme sanitarie polacche.
A causa dell'embargo, tuttavia la Polonia ha posto il veto sull'apertura dei negoziati con la Russia per il rinnovo di un accordo di partnenariato, fondamentale in materia di energia.
Gli europei vogliono maggiori garanzie sull'approvigionamento di gas e petrolio dalla Russia, dopo l'interruzione temporanea il mese scorso delle forniture di greggio per i paesi del nord Europa.
Le trattative a Mosca serviranno a preparare il prossimo summit euro-russo di maggio.
Fonte: www.euronews.net
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Io non dico che Putin non è uno che sa il fatto suo, anzi lo sa e bene se non non sarebbe dov'è.
Dico solo che è un criminale, una sorta di Napoleone(Stalin mi pare tutto sommato esagerato) che con spietatezza e ferocia fa piazza pulita di tutti gli avversari, veri o presunti...
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Per me ci sono anche cose giuste che fa, politica estera, ma è troppo legato a metodi mafiosi.
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Il presidente della Russia Vladimir Putin nel discorso che ha tenuto alla 43-esima Conferenza internazionale sulla sicurezza che si tiene a Monaco di Baviera ha criticato duramente la politica degli Stati Uniti e il loro orientamento verso la creazione di una comunita' internazionale globale e monopolistica. Putin ha ribadito che questa comunita' rappresenterebbe in realta' il centro di un potere alienato e unilaterale. Il presidente russo ha sottolineato che le Nazioni Unite non devono lasciare posto ne' alla NATO ne' all'Unione europea. Il cancelliere Tedesco Angela Merkel ha appoggiato la decisione delle Nazioni Unite che venga accettata la richiesta della Serbia sul rinvio delle trattative sullo status futuro del Kosovo finche' non sara' costituito il nuovo parlamento serbo. La Merkel ha avvertito comunque che le trattative non possano durare all'infinito.
Fonte: www.radioyu.org