Cari colleghi di studi, vorrei porVi una questione ostica e allo stesso tempo sottile. Qualcuno avra sentito il nome della poetessa Cristina Campo alias Vittoria Guerrini. Su questa figura un po sfocata per la cultura piccina e cattolica,si era steso un velo d'oblio. Il suo ingegno è andato alle fonti del sacro, e nonostante fosse una convinta sostenitrice della liturgia tridentina
è stato imposto il più totale silenzio sulla sua figura e sulle sue idee
nel mondo cattolico.Questo vecchio articolo conferma le contraddizioni e le paure del mondo cattolico romano, il volerla volutamente ignorare perchè pericolosa
. Da anni la figura e il pensiero è discusso , le sue idee sono una bomba che mette a nudo le palesi contraddizioni di un cristianesimo romano allo sbando.Lo invio per aprire una discussione, che sicuramente andra "oltre"
.Saluto e ringrazio per l'attenzione.
RIATTUALIZZAZIONE DEL PAGANESIMO?
Calunnie contro Cristina Campo fondatrice di Una Voce-Italia
di don Ivo Cisar
Nonostante "argomentazioni spesso legittime" (p. 435 nt. 41), la difesa della liturgia cattolico-classica da parte di Cristina Campo (1923-1977), promotrice nel 1966 della prima sezione italiana di Una Voce, nasconde il tentativo di riattualizzare il paganesimo. Questa la dietrologia di Gianni Rocca che su "Studi Cattolici" n° 496 del mese di giugno 2002, pp. 426-435 (Cristina Campo & la "tradizione primordiale), "legge fra e dietro le righe una complessa operazione culturale di netta impronta gnostica" (p. 426). Lo fa risalendo attraverso la frequentazione personale o intellettuale, da parte della Campo, di Elémire Zolla, Ernst Bernhard, Andrea Emo, Simone Weil e, al vertice, René Guénon. La Tradizione a cui si rifà non sarebbe quella cattolica, ma quella pagana. Egli si appoggia soprattutto sulla biografia della Campo scritta da Cristina De Stefano dal titolo Belinda e il mostro, pubblicata nel marzo 2002 dalla casa editrice Adelphi, "la più attiva centrale neognostica del nostro tempo" (p. 426).
Per compiere tale "risalita", l'autore deve equivocare sul termine "tradizione" e interpretare la Campo attraverso un vasto prisma delle dissertazioni dovute alla penna dei nomi citati o altrui su di loro, ignorando il suo cammino spirituale fino alla conversione alla fede cattolica (verso il 1964), non distinguendo le fasi della sua vita, compreso il distacco dallo Zolla, ignorando pure la sua critica alla Weil (vedi Cristina Campo, Introduzione a Simone Weil, Attesa di Dio, ora in Sotto falso nome², Milano, 1998, pp. 168-180). Ne risulta un articolo contorto e calunnioso, che proietta la sua ombra anche sulla liturgia approvata dal beato Giovanni XXIII e da Giovanni Paolo II, la quale non può essere vista attraverso la Campo e le sue vicende personali di letterata curiosa, erudita e fine, e questa vista a sua volta attraverso degli altri con cui si tenta di identificare il suo pensiero, e questi altri visti ancora attraverso dei loro biografi: ne risulta un quadro di seconda e terza mano, compresa l'interpretazione della stessa De Stefano.
Notiamo ancora che non basta per svalutare la sua figura il fatto di comparire nelle collane dell'Adelphi che ha pubblicato per esempio anche L'abbandono alla Provvidenza divina di Jean Pierre de Caussade.




Rispondi Citando

