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  1. #1
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito L' Escalation Contro L'iran

    L' ESCALATION CONTRO L'IRAN
    Postato il 23 gennaio 2007 [ 05:22 ] di marcoc

    DEL COL. SAM GARDINER
    Global Research

    Tutti i pezzi sono al loro posto

    I tasselli si stanno posizionando. Saranno al posto giusto entro la fine di febbraio. In quel momento, gli Stati Uniti saranno in grado di attuare l’escalation militare contro l’Iran.

    Il secondo gruppo di attacco partirà dalla West Coast il 16 gennaio. Sarà raggiunto da navi sminatrici inglesi e statunitensi. Ai sistemi missilistici di difesa nordamericana è stato inoltre ordinato di dispiegarsi sul Golfo.

    Uno squadrone di caccia stealth F-117 è appena stato dispiegato in Corea, forse per controllare la stessa Corea del nord che interpreta le operazioni contro l’Iran come un’opportunità per rivelarsi aggressiva.

    Questa si chiama escalation. Gli Stati Uniti stanno appoggiando alcune fazioni iraniane. Come l’Iran dispone di truppe per operazioni speciali in Iraq, così gli Stati Uniti hanno a disposizione truppe speciali che operano in Iran.

    Come l’Iran supporta Hamas, due settimane fa abbiamo scoperto che gli Stati Uniti appoggiano Abbas. Allo stesso modo, come l’Iran e la Siria sono a favore di Hezbollah in Libano, allo stesso modo la Casa Bianca ha consentito alla CIA di aprire un’indagine al fine di sostenere i gruppi di opposizione in Libano. Come l’Iran sta appoggiando la Siria, abbiamo recentemente appreso che a breve gli Stati Uniti sosterranno economicamente i gruppi di opposizione.

    Abbiamo appreso questa settimana che il Presidente ha autorizzato un attacco all’ufficio di collegamento a Irbil.

    La Casa Bianca continua ad affermare l’assenza di piani militari contro l’Iran. Ovviamente, i fatti dicono il contrario. Altrettanto chiaramente, gli iraniani leggeranno che l’amministrazione non sta facendo quello che dice.

    E’ possibile che la strategia della Casa Bianca punti mettere in atto un piano per intimidire l’Iran sotto diversi fronti, e questo non porterà a nulla di tragico. Dall’altra parte, se gli Stati Uniti stanno per colpire l’Iran, assisteremo ad alcuni passi di cui non è stato reso conto.

    Innanzitutto, sappiamo che esiste uno staff guidato dal National Security Council la cui missione è di creare rabbia nel mondo contro l’Iran. Come prima della seconda Guerra del Golfo, questo media group inizierà a spacciare storie per legittimare l’attacco contro l’Iran. I missili statunitensi forniti agli stati del GCC [Gulf Cooperation Council - organizzazione internazionale dei sei stati arabi del Golfo Persico n.d.t.] sono soltanto una parte dello spiegamento della difesa. Mi aspetto di vedere alcuni missili della difesa con sede in Europa dispiegati in Israele, proprio come prima della seconda guerra del golfo.

    Mi aspetto lo spiegamento di ulteriori caccia USAF nelle basi irachene, e forse in qualcuna in Afghanistan.

    Penso che sentiremo parlare dello spiegamento ai confini con l’Iran di alcune delle nuove forze in arrivo. La loro missione sarà quella di controllare ogni movimento iraniano verso l’Iraq. Fra gli ultimi passi prima di arrivare all’attacco, vedremo tankers USAF posizionarsi in luoghi insoliti, come la Bulgaria. Verranno usati per rifornire i bombardieri B-2 per sferrare l’attacco all’Iran. Quando accadrà, mancheranno pochi giorni all’attacco.

    E’ probabile che la Casa Bianca dica la verità. Forse non c’è intenzione di portare l’Iran al passo successivo. Abbiamo solo bisogno di una scintilla. Il pericolo è di avere creato le condizioni che possono portare a una grande guerra del Medio Oriente.

    Sam Gardiner è un ex colonnello della US Air Force. Ha insegnato strategia militare presso il National War College, Air War College e Naval War College.

    Fonte: http://www.globalresearch.ca
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    16.01.2007

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  2. #2
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito

    www.resistenze.org - osservatorio - mondo multipolare - 27-12-06

    da http://www.voltairnet.org/article144391.html
    Nuova Delhi (India) 15 dicembre 2006

    Il punto sulla questione nucleare iraniana.
    Una valutazione di fronte alla resa dei conti

    Per il generale indiano Vinod Saighal* le provocazioni del presidente Ahmadinejad non riusciranno a dissuadere gli Stati Uniti dal distruggere l'Iran. A Washington viene programmata la guerra per conquistare i campi petroliferi, per rafforzare la presidenza Bush e allo stesso tempo soddisfare Israele. Nulla può arrestare ciò. Teheran fa male a contare sulla protezione dei suoi alleati mussulmani, russi e cinesi. In queste circostanze potrebbe essere saggia la prudenza.

    Molto dopo che gli americani avranno lasciato l'Iraq, molto dopo che il mondo avrà scoperto fonti di energia alternative, e anche dopo che le riserve di idrocarburi del Medio Oriente saranno state svuotate, le conseguenze dell'intervento del marzo 2003 degli Stati Uniti in Iraq continueranno a farsi sentire la regione. Gli accordi di Sykes-Picot, subito dopo la I Guerra Mondiale, plasmarono la storia e la geografia del Medio Oriente; i loro effetti hanno continuato a protrarsi sino ad oggi. In ugual modo gli effetti delle politiche degli Stati Uniti nella regione nella prima decade del XXI secolo saranno sentiti probabilmente fino alla fine del secolo. Lo sconquasso in Iraq si riverserà a sommergere il mondo arabo dal Golfo Persico al Mediterraneo. C'è la tendenza a concentrarsi sulle conseguenze immediate di un evento cataclismico, mentre gli effetti a lungo termine spesso possono prendere una configurazione appena immaginata alla nascita del fatto in evoluzione.

    Così è con l'Iraq 2006. Iran, Israele e Stati Uniti sono stati risucchiati nella palude che è stata creata in modo tale che ognuno di questi paesi troverà difficoltà a produrre significativi cambiamenti nelle proprie politiche nazionali e regionali senza colpire gli altri paesi. Essendo l'offensiva di terra degli Stati Uniti per rimuovere il regime in Iran una proposta non più fattibile, a causa degli impegni degli Stati Uniti in Iraq e Afganistan, gli attacchi aerei sembrano essere diventati l'alternativa possibile. È stato detto che un attacco aereo dalle forze israeliane o statunitensi comporterebbe la distruzione sistematica dei centri di ricerca, sviluppo, supporto e addestramento per i programmi nucleari e missilistici e delle altre installazioni militari e riporterebbe indietro di molti anni i programmi nucleari dell'Iran. Un attacco degli Stati Uniti comporterebbe anche l'ampia distruzione delle capacità di ritorsione iraniane. La maggior parte degli analisti crede che l'Iran si rivarrebbe in ogni modo e con qualunque mezzo che potesse mettere insieme per provocare il massimo danno agli interessi degli Stati Uniti e la massima distruzione agli approvvigionamenti di petrolio in Medio Orientale.

    Agitazione geo-strategica

    Gli Stati Uniti hanno dichiarato una nuova guerra fredda alla Russia ? Questa è la domanda che si stanno ponendo statisti ed analisti russi dopo avere sentito l'aspra dichiarazione anti-russa che recentemente il Vicepresidente U.S. Dick Cheney ha fatto ad una conferenza a Vilnius (Lituania). Il cambiamento di sentimenti di Washington verso la Russia, dall'iniziale bonomia tra i presidenti Bush e Vladimir Putin al loro primo incontro sei anni fa, è stato provocato probabilmente dalla manifestazione da parte di Mosca di una politica estera sempre più decisa. Mosca ha sfidato Washington sull'Iran, rifiutando la sua richiesta di sanzioni contro Teheran, andando avanti con la costruzione della prima centrale nucleare collocata in Iran, e rifiutando di tornare indietro su un accordo di $700milioni per la vendita di sistemi di missili contraerei all'Iran. Con l'elevata richiesta globale di petrolio e gas, la Russia sta usando apertamente le risorse energetiche come un'arma politica per stringere la sua presa sui paesi ex sovietici e guadagnare una posizione molto più sicura nei mercati europei dell'energia, rifiutando fermamente la richiesta dell'Occidente di abbandonare il monopolio statale sul transito degli oleodotti e di aprire le sue risorse energetiche a società straniere.

    Tenere l'Iran nella propria sfera sarebbe una chiave del tentativo russo. A quanto riferito, la Russia ha concluso un accordo di vendita all'Iran di sistemi missilistici da difesa aerea Tor M1 per $700 milioni. Anche se l'amministrazione Bush non si è mostrata eccessivamente critica sulla vendita dei missili, i pianificatori del Pentagono e l'U.S.CENTCOM ne avrebbero preso nota. Nonostante la pressione internazionale sul loro programma nucleare, gli iraniani hanno mostrato un aumento di bellicosità- anche se del tutto verbale- contro Israele e gli Stati Uniti. Sia la Cina sia la Russia hanno tenuto aperte le loro opzioni mentre gli Stati Uniti si preparano inesorabilmente per l'attacco finale contro l'Iran ma i russi si trovano coinvolti in un complesso doppio gioco. Indubbiamente il dispiegamento dei sistemi di missili da difesa aera Tor M1 migliorerà notevolmente la capacità di difesa delle installazioni nucleari iraniane.

    Il trasporto delle risorse petrolifere del Bacino del Caspio agli Stati Uniti, a Israele e ai mercati dell'Europa Occidentale è chiaramente puntato a ridurre la dipendenza dai produttori di petrolio dell'OPEC in Medio Oriente. Il fatto che la regione sia stretta in mezzo tra due dei maggiori produttori di energia del mondo- l'Iran (dell'OPEC) e la Russia (non OPEC)- ed il fatto che l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan passi attraverso regioni ad elevata instabilità politica, hanno portato un'ampia presenza militare U.S. nella regione. Questa, a sua volta, ha aumentato la sensazione di vulnerabilità sia in Iran sia in Russia. Le politiche di Washington hanno incontrato critiche per il fatto di aver incoraggiato la polarizzazione delle politiche regionali. Il crescente impegno U.S. nella regione del Caspio e l'importanza geo-politica attribuita al progetto Baku-Ceyhan ha prodotto un riavvicinamento tra Russia, Iran e Armenia; consolidando allo stesso tempo un'alleanza strategica fra Azerbaijan, Georgia, Turchia e Stati Uniti. Per questi ultimi la questione era meno sulla fattibilità commerciale del percorso dell'oleodotto Baku-Ceyhan. L'idea era di creare un corridoio di trasporto est-ovest che in futuro potesse essere espanso ad includere linee ferroviarie, autostrade e reti di comunicazione, portando in un po' di tempo alla connessione delle economie di alcune delle ex Repubbliche Sovietiche nel sud con il mercato mondiale. Perché- nonostante il fatto che l'Iran offrisse il percorso più breve e più conveniente per portare il petrolio dalle repubbliche del Caspio ai mercati globali- nella prospettiva di Washington, il progetto Baku-Ceyhan era una questione di più ampio significato geo-strategico, non solamente perché l'economia della Turchia ne potesse trarre profitto a scapito dell'Iran,

    Prima dell'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti, le ambizioni dell'Iran nel Golfo erano tenute sotto controllo dai paesi arabi circostanti. Ora Teheran e Washington rimangono gli unici veri attori, in quanto l'Iraq ha cessato essere il tradizionale controbilanciamento all'Iran. Assiomaticamente, i paesi arabi si sentono obbligati a fare maggior affidamento sull'Occidente. Essi temono che nel rifiutare l'Occidente, l'Iran possa guadagnarsi l'ammirazione di molti paesi che sono contro le politiche americane. l'Iran, a causa della sua sfida agli Stati Uniti ed ai suoi alleati occidentali, potrebbe cominciare a godere la simpatia oltre che delle comunità shiite del Medio Oriente, anche degli strati popolari nei paesi arabi. La leadership iraniana continua ad aderire all'eredità dell'Ayatollah Khomeini della supremazia religiosa shiita attraverso l'esercizio del potere- velayat-e-mutlaqhe faqih - e ad una linea fortemente anti-statunitense ed anti-israeliana. Khomeini aveva parlato- in modo forse preveggente- dell'inevitabilità di un confronto tra l'Occidente e l'Islam.

    La presenza militare americana nella regione potrebbe agire, se non lo ha già fatto, sulla sicurezza delle future rotte di approvvigionamento energetico. Ha anche portato un nuovo elemento nel calcolo della proiezione di potere: dall'Afganistan nell'Asia Centrale; dal Caucaso al Medio Oriente settentrionale. Secondo la percezione di Washington, l'Iran rimane nella regione il paese che ha il massimo potenziale per l'espansione dell'integralismo islamico e degli armamenti nucleari. È per questa ragione che (di fronte alla crescente pressione in primo luogo delle società petrolifere statunitensi a mettere l'embargo a Teheran, desiderando avere il principale corridoio di esportazione per il petrolio e il gas dell'Asia Centrale) l'amministrazione U.S. ha mostrato riluttanza ad ammorbidire la sua posizione verso alcun ruolo iraniano nella regione. La costruzione della conduttura Baku-Ceyhan per esportare petrolio dall'Azerbaijan e dall'Asia Centrale è puntata essenzialmente ad escludere l'Iran e a fare della Turchia l'attore principale nella regione.

    Teheran è preoccupata che un Azerbaijan indipendente e prospero possa diventare un non gradito modello di comportamento per la grande comunità degli azeri in Iran. Il conflitto sulla condizione giuridica del Caspio ed il fatto che l'Iran si unì alla Russia in appoggio dell'Armenia nel suo conflitto con l'Azerbaijan sul Nagorno-Karabakh sono anche motivo per il deteriorarsi delle relazioni. Di conseguenza l'Iran tralasciò di assicurarsi una parte del petrolio dell'Azerbaijan e aiutò la campagna della Turchia a costruire la linea che connette Baku a Ceyhan, terminale turco sul Mediterraneo. Mosca e Teheran sembrano avere contratto un'alleanza strategica per resistere all'egemonia percepita degli Stati Uniti nel Caspio. Le consistenti vendite militari della Russia all'Iran sono parte della crescente cooperazione militare e strategica tra i due paesi.

    Sia l'Iran, sia gli Stati Uniti, si sono cacciati in un angolo. Il terreno comune che avrebbe potuto essere alla base dei negoziati sta rapidamente scomparendo. E stanno venendo sempre più avanti gli intransigenti. Le personalità più decisioniste e radicali in ambo le nazioni sono molto attive nell'esacerbare le differenze. Il Presidente Ahmadinejad- anche se può essere scalzato dal leader supremo 'velayat-i-faqih' Ayatollah Khameni- ha tuttavia esibito la tendenza ad usare la retorica e a creare intorno sovreccitazione. Sia che sia stato mal riferito o che le sue dichiarazioni siano state distorte dalla traduzione, resta il fatto che lui abbia richiesto l'annientamento di Israele. Anche se la sua lettera al Presidente George W. Bush è un'interessante richiesta di riflessione e potrebbe essere interpretata da alcuni come un serio tentativo di accorciare le differenze, non offre il tipo di proposte concrete che il governo degli Stati Uniti poteva recepire. Nell'insieme le sue dichiarazioni fanno pensare che vada da una provocazione all'altra intenzionalmente

    , facendo spesso dichiarazioni esagerate sulle capacità iraniane.

    O ancora egli potrebbe cercare di rafforzare la propria posizione come futuro leader incontrastato dell'Iran o tenterebbe di dar realtà al progetto di un dominio nucleare iraniano. Una terza possibilità potrebbe essere che attualmente il presidente iraniano sia davvero in cerca di un confronto, pungolando gli americani e gli israeliani ad attaccare l'Iran. Certamente Ahmadinejad non è ignaro che in un scontro militare diretto l'Iran sarebbe facilmente sconfitto e che le sue capacità nucleari e di contrasto bellico sarebbero riportate indietro di anni, se non decadi. È probabile che il presidente Ahmadinejad sia disposto ad accettare una notevole sconfitta per l'Iran con la speranza che nel processo non solo sarebbe capace di unificare ogni iraniano dietro di se ma che potrebbe anche ergersi come leader incontrastato del mondo musulmano nella sua lotta contro l'America. Con ciò egli avrebbe soppiantato gli alti leader arabi che lo precedono- tutti sunniti- che stavano cercando di prendere il manto del comando dell'intero mondo arabo, soprattutto leader come Gemal Abdel Nasser e Saddam Hussein.

    Baghdad è già in modo considerevole sotto l'influenza iraniana, anche se gli iraniani sono esitanti ad alzare prematuramente la mano per sferrare apertamente il colpo. Con la possibilità che Baghdad, la capitale dell'Iraq, cada presto nel loro grembo, gli iraniani e specialmente Ahmadinejad potrebbero star fantasticando di stabilire un ascendente morale su tutti i musulmani, riattivando il grande Califfato di Baghdad, alla maniera dei tempi antichi di Haroun Rashid. Dopo di che, sarebbe solamente una questione di tempo prima che anche la Mecca cada nel loro grembo. Una grande strategia o una grande illusione! Solamente il tempo lo dirà.

    A guidare gli affari dall'altro lato della contesa Iran-Stati Uniti, sta George W. Bush. Gli iraniani hanno chiaramente calcolato male, sottovalutando il Presidente degli Stati Uniti e le forze che lo hanno portato alla Casa Bianca nel gennaio 2001 e, per la seconda volta, nel gennaio 2005. Nello spingere la crisi al punto di eruzione nel 2006 sarebbero chiaramente stati influenzati dalla sconfitta percepita degli Stati Uniti in Iraq e dalle crescenti difficoltà di fronte ai risorgenti taliban in Afganistan. Indubbiamente la tigre U.S finora ha potuto essere battuta in Iraq nella misura in cui non è stata in grado consolidare i propri guadagni nel paese. Comunque, come stato menzionato ad un altro forum nel novembre 2005, i fallimenti americani sono stati esagerati dagli oppositori del Presidente degli Stati Uniti. Come dato di fatto, guardando la loro impresa geo-strategica nel Medio Oriente da una prospettiva di lungo termine, gli americani hanno potuto conseguire alcuni risultati per certi versi ammirabili. Al minimo, i principali sostenitori della seconda invasione dell'Iraq nel marzo 2003 hanno tranquillamente tratto profitto dall'avventura e possono continuare a farlo per molto tempo a venire.

    E' stato ricordato come l'invasione dell'Iraq da parte degli Stati Uniti fosse stata decisa subito dopo l'insediamento di George W. Bush alla Casa Bianca. Circa allo stesso tempo l'Iran veniva incluso tra i paesi che formano 'l'asse del male'. L'Iran quindi doveva essere preso. L'Iran con ogni probabilità sarebbe stato preso. Gli Stati Uniti stavano cercando un casus belli plausibile. Gli iraniani ne hanno offerto uno a George W. Bush praticamente su un vassoio. Ahmadinejad ed i suoi sostenitori farebbero un grave errore a presumere che la bassa stima del Presidente degli Stati Uniti lo costringerà a cambiare corso. Il Presidente degli Stati Uniti e la sua squadra, particolarmente il Vicepresidente Dick Cheney ed il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld sono stati accusati di aver combinato un grande pasticcio nell'intervento in Iraq. Si dice che essi abbiano vinto la guerra, solamente per perdere la pace. I loro oppositori hanno letto in modo errato la gerarchia presidenziale statunitense. George W. Bush non è un rinunciatario: ha già parlato di III Guerra Mondiale e di una guerra di lungo termine al terrorismo globale. Prima che George W. concluda il suo secondo mandato.

    Bush vuole annientare l'Iran. A meno che avvenga un terremoto politico negli Stati Uniti alla fine dell'anno, l'attacco degli Stati Uniti all'Iran è quasi certo. In questa tornata George W. Bush e la sua squadra puntano ad avere ragione. Avendo imparato dagli errori fatti in Iraq, questa volta puntano ad uscire nettamente vincitori. La nazione iraniana sarà polverizzata nel processo, di modo che sull'esito non resti alcun dubbio nella mente di nessuno. Contro tutti i pareri che vengono da varie direzioni, se il Presidente degli Stati Uniti dovesse decidere di colpire l'Iran, il suo partito Repubblicano, così come i Democratici, ancora una volta si stringeranno attorno a lui come fecero dopo l'11/9. Così vuole la nazione americana. A quel punto anche la stima del Presidente degli Stati Uniti potrebbero risalire di nuovo oltre il 50% nell'indice di gradimento.

    George W. Bush sta puntando a lasciare la Casa Bianca da vincitore. E può salvare la sua gloria calante solamente con un risultato positivo in Iran. Gli iraniani non devono dargli questa opportunità. Nell'interesse della sopravvivenza della nazione, i leader iraniani devono cedere di fronte alla determinazione degli Stati Uniti di non permettere loro di proseguire con la nuclearizzazione, aperta o celata. A questo punto della storia iraniana, cedere non è un prezzo eccessivamente caro da pagare, tanto più pensando alla civiltà babilonese della quale loro erano parte nei tempi antichi. La civiltà iraniana è un'eredità preziosa dell'umanità. E compito della leadership iraniana salvarla dalla forza bestiale che può essere scatenata contro di lei dall'egemonia statunitense. Chi desidera il bene dell'Iran, deve conseguentemente mettere al corrente di questo il comando iraniano. La Cina e la Russia farebbero un pessimo servizio al loro attuale amico Iran alimentando artificialmente la sua sicurezza di sé, e se non si unissero alla richiesta fatta dagli Stati Uniti all'Iran di porre fine alla sua capacità nucleare. L'Iran non ha il tipo di amici che possono fronteggiare gli americani e l'Occidente in un scontro militare. Incoraggiare l'intransigenza iraniana a questo punto sarebbe estremamente poco saggio.

    Israele non ha più la schiacciante superiorità militare sui suoi confinanti come aveva ai tempi della guerra fredda e probabilmente fino al volgere del secolo. Non ha più la capacità di agire individualmente contro un paese della taglia dell'Iran. Fatta salva l'equazione nucleare, in una forma o in un'altra, l'Iran sarebbe capace di rispondere colpo su colpo. Difatti, mentre Ahmadinejad sta alzando il livello di decibel contro Israele, questi è rimasto stranamente contenuto della sua retorica. L'Iran ha ora un'influenza molto maggiore su ambo i fianchi di Israele, attraverso Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza. Questa influenza è destinata a crescere e potrebbe condurre ad un più grande afflusso di armamenti sofisticati per i nemici di Israele. Con i redditi del petrolio in aumento, l'Iran potrebbe ambire a sostenere anche la capacità militare della Siria.

    Nel frattempo la pianificazione israeliana per neutralizzare la capacità di azione iraniana starebbe procedendo rapidamente, silenziosa ma sicura. Anche se gli americani hanno contro l'Iran opzioni di intelligence molto migliori di quanto non avessero prima, l'aiuto israeliano a questo riguardo sarebbe cruciale. Israele ha avuto tempo sufficiente per rafforzare le milizie curde nell'Iraq settentrionale così come la loro capacità di intelligence in Iran, specialmente nel nordovest. Alla fine Israele sa che se ci si deve occupare dell'Iran, più presto l'azione ha luogo, meglio è per Israele. Il tempo a questo riguardo, se l'azione dovesse essere posticipata, giocherebbe dalla parte degli iraniani e non di Israele. Perciò se l'azione militare contro l'Iran avesse luogo durante il mandato di George W. Bush, Israele potrebbe aver giocato un grande ruolo in questa decisione.

    Commenti finali

    Nonostante il guazzabuglio di opinioni espresse sulle scelte disponibili per entrambe le parti, gli iraniani potrebbero fare un errore spingendo gli Stati Uniti a compiere il passo estremo. Se gli americani dovessero decidere di colpire l'Iran, andrebbero a cercare un colpo da knock-out. Non sarebbe una questione di riportare il programma nucleare iraniano di nuovo indietro di molti anni. Se dovessero decidere di impegnarsi, gli americani hanno i mezzi tecnologici per mettere fine all'Iran come nazione civilizzata per i decenni a venire. La sciabola sfoderata del Presidente iraniano- attualmente volta a dissuadere gli Stati Uniti dall'attaccare, accentuando il potenziale di ritorsione dell'Iran - potrà solo assicurare che gli americani si impegneranno. Non ci sarà alcun rifugio sicuro. Né le armi negoziate coi russi né alcun aiuto clandestino fornito dai cinesi sarebbe capace di salvare gli iraniani. Gli arabi o le nazioni musulmane sunnite non perderebbero certo il sonno se l'Iran dovesse andare a fondo, realmente a fondo. Nei dieci o venti anni seguenti per i regimi iraniani non farebbe troppa differenza se raggiungeranno o no la capacità nucleare militare. Gli iraniani sarebbero consigliati bene a cedere. Il mondo stesso verrebbe cambiato e reso irriconoscibile, relitto di cataclismi ambientali al cui effetto sull'umanità tuttavia non viene ancora rivolta attenzione con l'urgenza che meritano. E' ancora cane mangia cane, ogni nazione per se stessa, fino al momento in cui il declino planetario diventerà irreversibile.

    A questo punto della sua travagliata storia, l'Iran ha bisogno di un Khatami e non di un Ahmedinejad alla sua testa, per condurlo fuori dalla contrapposizione con gli Stati Uniti ed i suoi alleati occidentali. Costoro infatti hanno infinite risorse rispetto all'Iran e l'appoggio- tacito o collusivo - di molti paesi. L'Iran è virtualmente senza amici. Quando ci sarà l'intervento, non ci sarà nessuno che andrà in suo aiuto. Proprio adesso per gli iraniani la discrezione è certamente la migliore e più valida partita.

    Vinod Saighal, generale, ex direttore generale dell'addestramento militare dell'esercito indiano e già attaché militare all'ambasciata in Francia e nel Benelux; comandante in capo delle forze di peacekeeping nel Vicino Oriente. Oggi è fondatore del Movement for Restoration of Good Government e capo di Eco Monitor Society. E' autore di numerosi lavori di strategia ed analisi politica e recentemente ha pubblicato Dealing with Global Terrorism: The Way Foreward. E' membro del conferenza antimperialista Axis for Peace.

    Traduzione dall'inglese per resistenze.org di Bf

 

 

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