DI MICHAEL ROSTON
RawStory.com

L’allarme che gli investitori possano essere prossimi ad uno shock è confermato da una delle più grandi banche di credito mondiale, la quale ha rivelato alla comunità finanziaria che un attacco preventivo di Israele, con gli USA in appoggio, potrebbe colpire il programma iraniano per il nucleare, ed è ciò che Raw Story è venuta a sapere.

La divisione bancaria del gruppo ING ha redatto una circolare il 9 gennaio intitolata “Attaccare l’Iran: l’impatto sui mercati di un raid a sorpresa da parte di Israele alle infrastrutture per il nucleare”.

ING è una finanziaria multinazionale di origine olandese che include servizi bancari, assicurativi ed altre divisioni d’affari. La relazione vede come autore Charles Robinson, Economista Capo per Emerging Europa, Medio Oriente ed Africa. Costui ha anche scritto un aggiornamento sulla questione, Prophet, che sottolinea ulteriormente la percezione da parte di ING dei rischi di un attacco.


Robertson, dirigente dell’ING, ha ammesso che un attacco all’Iran avrebbe un “elevato impatto ma sarebbe anche scarsamente probabile” tuttavia ha anche illustrato alcune delle motivazioni per cui un raid potrebbe essere messo in atto. La circolare del 9 gennaio descrive Israele come “non disposto ad accettare la stessa teoria di distruzione reciproca garantita” che ha mantenuto la pace durante la Guerra Fredda. Israele è inamovibile nel non considerare tale opzione valida per un paese geograficamente così piccolo. Quindi Israele è convinto che l’Iran abbia l’intenzione di sviluppare armi atomiche e presumibilmente dovrà agire ad un certo punto.

Delineando anche la tempistica di un eventuale attacco, Robertson afferma che “possiamo essere ragionevolmente sicuri che Isreale sia pronto ad agire e sarà così furbo da farlo quando Bush e Cheney se ne staranno beati alla Casa Bianca”.

Robertson suggerisce febbraio-marzo 2007 come periodo papabile dell’attacco per varie ragioni. Per prima cosa, vige attualmente una situazione paragonabile a quella del raid israeliano agli armamenti nucleari iracheni del 1981, compresi i problemi politici del Primo Ministro Olmert all’interno di Israele. In secondo luogo, alla fine di febbraio per l’Iran scatterà la scadenza dei diktat contenuti nella risoluzione ONU 1737 a cui Teheran dovrà conformarsi ed Israele potrebbe utilizzare il fallimento delle direttive ONU e degli adempimenti alle stesse da parte dell’Iran, come pretesto per un attacco.

Nel suo aggiornamento del 15 gennaio Robertson indica alcune ragioni politiche che potrebbero rendere l’attacco più probabile; infatti avvicendamenti di personale all’interno dell’amministrazione Bush hanno emarginato coloro i quali erano contrari ad un attacco a Teheran.

Il Presidente Bush ha recentemente rimosso dagli incarichi il generale John Abizaid, comandante delle forze USA in Medio Oriente e John Negroponte, capo dell’intelligence; entrambe avevano dichiarato che l’Iran non è un obiettivo prioritario e non rappresenta la giusta mossa al momento.

Lo spiegamento di batterie di missili patriot è stato un tema messo in evidenza dal Presidente nel suo discorso alla Casa Bianca riguardo alla politica USA in Iraq ed ha sottolineato la necessità di difendersi da eventuali lanci di missili iraniani.

La circolare ING è stata inviata una prima volta come indicazione anonima confermata poi dallo staff dell’ufficio marketing della banca che ha diffuso anche l’update del 15 gennaio. L’intero documento può essere scaricato in pdf dal sito www.rawstory.com (versione del 9 Gennaio e update del 15 Gennaio)






Fonte:http://www.rawstory.com
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15.01.2007