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  1. #1
    Fieramente Leghista
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    Predefinito magistratura itagliona, 2 pesi 2 misure: oreste scalzone e wolfgang abel

    un articolo tratto dall'arena di Vr che è ennesima conferma di quanto la magistratura italiota sia ridicolmente sbilanciata all'estrema sinistra: tutti sanno che pochi giorni fa in seguito all'indulto è stato condonato ogni pendenza legale del pluriomicida scalzone che ha vissuto in comoda latitanza in Francia e che ora ha annunciato che rientrerà in itaglia "per ricominciare a far casino". Non proprio così per una figura di colore politico all'estremo opposto, Wolfgang Abel coprotagonista del caso "ludwig", che scontata totalmente la pena s'è visto infliggere un supplemento...

    Abel, pena finita ma resterà detenuto

    Il caso Ludwig. Ha finito di scontare la condanna a 27 anni per tre omicidi e tre stragi compiute con Marco Furlan
    Il giudice di sorveglianza gli infligge tre anni nella casa lavoro di Sulmona

    Sono passati molti anni da quando all’inizio degli anni Ottanta Verona fu attraversata da una serie di sconvolgenti omicidi seriali firmati «Ludwig». Delitti presto estesi anche ad altre città - Trento, Vicenza, Milano, persino Monaco di Baviera - e che cessarono solo con l’arresto di due studenti giovani veronesi, Wolfgang Abel e Marco Furlan, fermati all’interno della discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere con una tanica di benzina in mano, dopo che ne avevano già versato buona parte del contenuto in vari punti del locale al cui interno c’erano circa 400 giovani. Ne seguì un processo, al termine del quale i due vennero condannati a 27 anni di carcere.
    Mentre Furlan era fuggito prima della sentenza definitiva del 1991 per poi essere catturato nel maggio 1996 a Creta, dopo altre quattro anni di latitanza, e ora è detenuto nel carcere di Opera, Abel dal febbraio 1991 è stato ospite del Due Palazzi di Padova. Per lui ora, grazie agli abbuoni e agli sconti di pena «regolari» (tre mesi per ogni anno di detenzione scontato, compresi i due anni nel manicomio criminale di Reggio Emilia e quattro anni tre mesi e dodici giorni della carcerazione preventiva), sarebbe arrivato il momento della libertà. A 48 anni di età.
    «Sarebbe» e non «è», perché i giudici di sorveglianza del Tribunale di Padova gli hanno confermato i tre anni di pena accessoria previsti nella sentenza definitiva e lo hanno spedito alla casa di lavoro di Sulmona, dove troverà altri cinquanta internati, e che è una delle quattro ancora esistenti in Italia (le altre tre sono a Castelfranco Emilia, Modena, con circa trenta internati, Saliceta San Giuliano, Modena, circa 25 internati, e Favigliana, Trapani, meno di dieci internati).
    Le motivazioni, probabilmente, sono gli stessi che nel 2002 portarono al rigetto della semilibertà. A partire dal fatto che non ha mai confessato le sue responsabilità. «Non ha contribuito allo svolgimento delle riflessioni sulle proprie condotte antigiuridiche», avevano scritto allora i giudici per motivare il rigetto, «e sulle loro motivazioni». Ossia non ha mai dato segno di essersi veramente pentito di aver ucciso 28 persone, tanti sono gli omicidi che gli sono stati attribuiti (fu riconosciuto colpevole con Furlan di di tre omicidi «singoli» e di tre stragi). «Abel, che pure ha serbato regolare condotta e che ha avuto accesso all'esperienza dei permessi premio», spiegavano ancora i giudici, non meritava la semilibertà perché non bastava «la corretta fruizione dei permessi-premio, la cui concessione risponde a una tecnica valutativa della pericolosità sociale».
    L’avvocato difensore di Abel, Fabio Pinelli, ha già impugnato la decisione in Cassazione. Anche perché il suo assistito non solo si è nel frattempo laureato in matematica e ha sempre mantenuto una buona condotta carceraria, ma aveva già ricevuto delle offerte di lavoro. Una gli era arrivata da una ditta veronese di Cavaion, la Baumann, che fabbrica carrelli di sollevamento industriali e gli aveva offerto un posto di lavoro. Era stato il titolare in persona, Wolfgang Baumann, ingegnere e amico del padre di Abel, a proporre il contratto per il suo reinserimento. E Abel, in aggiunta, aveva proposto anche di svolgere attività di volontariato come esperto di informatica in una struttura gestita da un sacerdote, proprio una di quelle figure che erano state uno dei bersagli preferiti delle sue imprese criminali.
    Ma ci sono anche motivazioni di ordine giuridico nel ricorso del difensore. La condanna originaria prevedeva infatti come misura di sicurezza, a pena espiata, un periodo di ricovero in una casa di cura e custodia. In questi istituti sono «ricoverati» (una volta scontata la condanna), per un periodo minimo di un anno, i condannati che hanno usufruito di una diminuzione della pena a causa di una parziale infermità mentale. Ma questo non è il caso di Abel, perché non è mai stato riconosciuto come matto, e la misura è quindi venuta a decadere. Tuttavia, secondo l’avvocato Pinelli, il Tribunale di sorveglianza ha ritenuto di modificare quella che in origine era una previsione «terapeutica» in una misura afflittiva detentiva, cioè la custodia in una casa di lavoro. A questo tipo di strutture sono assegnate, secondo la legge, le persone dichiarate «delinquenti abituali, professionali o per tendenza», una volta che abbiano scontato la pena alla reclusione. Il regime, in questi istituti, è di normale detenzione e, spesso, manca pure la possibilità di lavorare, come ha denunciato recentemente il deputato di Rifondazione Comunista Francesco Caruso, che dopo una visita proprio a Sulmona ha annunciato una proposta di legge per la loro chiusura.
    La difesa di Abel contesta che il giudice di sorveglianza abbia il potere di trasformare una misura di sicurezza in un’altra. E la decisione configurerebbe una violazione del principio di legalità, essendo palese una erronea applicazione di una misura afflittiva al di fuori dei casi previsti dalla legge. L’ordinamento penitenziario, conclude la difesa, non consente la trasformazione della misura individuata dal giudice della cognizione e neppure la sua applicazione ex novo.
    A Sulmona, nel carcere normale, Abel troverà un altro serial killer veronese, Gianfranco Stevanin, che vi è detenuto per scontare la condanna all’ergastolo.
    La negazione della libertà a fine pena ad Abel, oltre che essere conferma di un dispositivo previsto nella sentenza del 1991, è chiaramente legata anche a una preoccupazione sociale, per l’enormità dei crimini commessi. In fin dei conti la vicenda di Ludwig, sotto la cui sigla di ispirazione neonazista veniva annunciata la purificazione del mondo da omosessuali, prostitute e preti, è stata un fenomeno criminale quasi unico al mondo. E il suo fantasma continua a incutere timore.

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  2. #2
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    Premesso che considero "luwdig" un miserabile pazzo
    credo che se uno sconta la pena alla fine dovrebbe uscire
    Per quanto riguarda Scazzone,come tutti gli ex capi come Curcio
    etc ha goduto di un trattamento di favore dallo stato che ha SERVITO.
    Ha ragione al 100% il pmli quando parla di "sedicenti brigate rosse"
    le brigate rosse in realtà sono state create dalla cia,e usate dallo stato
    che FINGEVANO di attaccare.

  3. #3
    Fieramente Leghista
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    Citazione Originariamente Scritto da I'm Hate Visualizza Messaggio
    Premesso che considero "luwdig" un miserabile pazzo
    credo che se uno sconta la pena alla fine dovrebbe uscire
    Per quanto riguarda Scazzone,come tutti gli ex capi come Curcio
    etc ha goduto di un trattamento di favore dallo stato che ha SERVITO.
    Ha ragione al 100% il pmli quando parla di "sedicenti brigate rosse"
    le brigate rosse in realtà sono state create dalla cia,e usate dallo stato
    che FINGEVANO di attaccare.
    sul fatto che sia abel che il "collega" furlan fossero e siano dei poveri squilibrati mentali non ho dubbi nemmeno io. Ma il punto è che siccome agivano sbandierando in ogni caso richiami a certa ideologia "cattiva" a prescindere, per loro si arriva addirittura al "supplemento di pena", cosa semplicemente inaudita e inconcepibile nel paese dell'eterno indulto.
    Mentre si sa che scalzone & c. in ogni caso agivano in nome di un ideologia buona "nonostante tutto"...
    Sul fatto che le BR fossero iper-infiltrate e pilotate penso che fosse così in buona parte, ma che ci fosse un'ampia base di puri & duri tragicamente idealisti che ci credeva è cosa difficile da mettere in dubbio...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da halexandra Visualizza Messaggio
    sul fatto che sia abel che il "collega" furlan fossero e siano dei poveri squilibrati mentali non ho dubbi nemmeno io. Ma il punto è che siccome agivano sbandierando in ogni caso richiami a certa ideologia "cattiva" a prescindere, per loro si arriva addirittura al "supplemento di pena", cosa semplicemente inaudita e inconcepibile nel paese dell'eterno indulto.
    Mentre si sa che scalzone & c. in ogni caso agivano in nome di un ideologia buona "nonostante tutto"...
    Sul fatto che le BR fossero iper-infiltrate e pilotate penso che fosse così in buona parte, ma che ci fosse un'ampia base di puri & duri tragicamente idealisti che ci credeva è cosa difficile da mettere in dubbio...
    Quoto.

 

 

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